Home Ricomincio da SUD RISPOSTA AL VICE PRESIDENTE PER L’AUTONOMIA VENETA…

    RISPOSTA AL VICE PRESIDENTE PER L’AUTONOMIA VENETA…

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    …ALLA VIGILIA DELL’INCONTRO AL PARCO DELLA GRANCIA

    https://robertoagirmo.wordpress.com/2019/08/20/lettera-aperta-a-pino-aprile-polentoni-terroni-lerrore-metterci-gli-uni-contro-gli-altri/?fbclid=IwAR1_3FZyqMEf419IBjaU4RGc7LBR3NGtbka7pP_CI57Nn6NUmMICeDvCBDw

    Gentile dottor Agirmo,

    le rispondo velocemente, perché fra poche ore ci sarà una iniziativa importante, se saremo bravi, per il Sud e gli onesti del Nord: la nascita di una azione poltica per l’equità. E si vedrà quanti facciano ricorso, per convinzione e non per mera convenienza alla propria storia (negata o meno), alla propria identità (reale o meno: quella padana è un’invenzione di cui i veneti hanno accettato persino le liturgie da cabaret, con le provette di acqua del Po prelevata “alla fonte”). Lei cita differenze, ma sembra (se mi sbaglio, mi scuso) che le veda come confini, come ragioni/regioni da cui riconoscere altrettanto ad altri, ma in cui rinchiudersi.

    Io non le considero tali. L’identità è un concetto dinamico: non è essere qualcosa, ma fare le cose in modo che ci rende riconoscibili: il caffè è africano e ce l’ha tutto il mondo, “ma sul’a Napule ‘o sanno fa” (lasci perdere le sciocchezze di Report) e in tutto il mondo “a tazzulell’e cafè” identifica Napoli, come la pizza (ma nulla della pizza è napoletano: la base venne dalla Mesopotamia, l’olio dalla Grecia, la mozzarella dai saraceni, migliorata dai longobardi e perfezionata dai normanni e il pomodoro dall’America); e “’o rraù” è francese, il babà polacco.

    LE IDENTITÀ NON DIVIDONO, SI ARRICCHISCONO RECIPROCAMENTE

    Le identità non dividono, uniscono nello scambio e nel reciproco arricchimento. Lei teme che il Sud sia “contro” i veneti o il Nord in genere. Forse la induce a questo il recente boicottaggio del vostro prosecco. E dovrebbe chiedersi perché: le cose hanno sempre un “prima” che le genera (uno dei più stimati produttori di prosecco, se non il più…, è uno dei miei migliori amici e fra le persone che ammiro maggiormente, pensi un po’!).

    Ma risponda, per favore a una domanda: una lettera come questa l’ha mai scritta ai “padani” che da decenni chiamano i meridionali “terroni di merda”, “porci da derattizzare”, “merdacce mediterranee”, eccetera (chieda a Zaia e ai suoi amici, titolari dell’elenco)?

    Se non l’ha fatto, cosa la induce a scriverla quando il Sud, invece di subire e tacere, reagisce e mostra la violenza esercitata nei suoi riguardi, ricorrendo a un pizzico di reciprocità, ma solo su una merce, non sulle persone? (Il metodo è gandhiano, nonviolento).

    L’antimeridionalismo, la diffamazione delle Due Sicilie, fu lo strumento con cui se ne organizzò invasione e saccheggio (l’Unità è altro). Prima nacque l’antimeridionalismo, poi il meridionalismo, nel tentativo di correggere il racconto e le conseguenze di quella illustrazione razzista. E i primi meridionalisti furono soprattutto settentrionali (l’onestà non ha latitudine).

    NACQUE PRIMA L’ANTIMERIDIONALISMO, SOLO DOPO IL MERIDIONALISMO

    Ancora oggi, Sud e meridionali sono descritti senza legge, capacità, orgoglio e via denigrando. Lo si fa usando i mezzi di comunicazione e persino i Tg di Stato. La ricerca di due sociologi, “La parte cattiva dell’Italia”, dimostra che, ancora oggi, il Mezzogiorno continuano a raccontarlo solo quale terra e popolo di mafiosi. Stefano Cristante, uno dei due autori della ricerca, veneziano, mi narrava il suo stupore, nel corso del lavoro, per la costanza con cui questo avviene, trasformando pregiudizi in conoscenza acquisita. E lei me ne dà una involontaria prova, quando scrive che il “nepotismo” (il figlio di Bossi e altri familiari di capi leghisti sistemati a spese nostre?) e il “cancro dell’Assistenzialismo ha distrutto un territorio potenzialmente ricchissimo”. Traduco: al Sud sono abituati ad aspettare sussidi di Stato, non a rimboccarsi le maniche; il risvolto di questa convinzione è che quei sussidi sono risorse prodotte al Nord, che deve mantenere il Sud.

    Vero il contrario: dal momento dell’Unità, il Sud è stato derubato delle sue aziende, delle banche, dell’oro, persino della sua gente, per far progredire il Nord, e poi raccontare che i meridionali erano “indietro” (falso, ma sostenendolo si possono avere cattedre universitarie), e che non sono “riusciti” a recuperare, “nonostante” l’Unità (ovvero attribuire alla causa della Questione Meridionale, il potere di risolverla e concludere che se così non è stato, la colpa è del Sud).

    DOPO UN SECOLO E MEZZO NON È CAMBIATO NIENTE

    Dopo un secolo e mezzo, non è cambiato niente: un ente di Stato, i Conti pubblici territoriali, certifica che ogni anno sono sottratti al Sud almeno 61 miliardi (dieci ponti sullo Stretto. All’anno), dalla spesa pubblica che dovrebbe essere uguale per tutti. Tutte le grandi opere pubbliche sono al Nord; un parlamento senza vergogna vota, quasi all’unanimità (solo M5S contrario), che “priorità nazionale” è far arrivare, fra una generazione, le scarse merci da Torino a Lione un quarto d’ora prima, mentre da un secolo e mezzo non diviene “priorità nazionale” il treno per Matera, collegare le maggiori città del Sud, Napoli e Bari, far arrivare le meraviglie ferroviarie almeno del secolo scorso, da Reggio Calabria a Taranto! E con l’Autonomia differenziata (l’Apartheid: diritti diseguali fra ciuttadini di uno stesso Stato), Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna mirano a sottrarre altre risorse al Sud (di questo si tratta, il resto sono chiacchiere; si arriva a chiedere che divengano patrimonio regionale infrastrutture costruite con i soldi di tutti gli italiani. Nel codice penale c’è un nome per questo: appropriazione indebita!).

    Non sono neoborbonico e non attribuisco al termine il significato offensivo che i sabaudisti (reciprocità…) gli hanno cucito addosso; gli stessi che non trovavano nulla di offensivo nelle carinerie (porci, topi, colerosi, merdacce…) della Lega verso i meridionali (in quel caso, trattavasi di “folklore padano”, secondo gli editorialisti e i complici del Nord e del Sud). I neoborbonici, come tanti altri che non aderiscono all’associazione, recuperano storia negata, non per farne un’arma, ma per demolire menzogne e i pregiudizi alimentati da quelle menzogne.

    L’azione politica che si va a costruire mira all’equità, perché tutti siano messi nelle stesse condizioni di valorizzare le proprie doti: strade, ferrovie, criteri di valutazione delle università non fondati sulla ricchezza del territorio (l’incredibile metro razzista ministeriale, secondo cui più ricco significa migliore), eccetera.

    A DIVIDERE GLI ITALIANI FU LA CREAZIONE DI UNA COLONIA A MANO ARMATA

    Quello che divide gli italiani è stata creazione di una colonia a mano armata, un secolo e mezzo fa e l’inganno storico legato a quella violenza. Io credo all’innegabile esistenza di una nazionalità italiana che è somma di nazionalità locali e profondissime, meraviglia del mondo per quanto hanno prodotto in storia, cultura, ingegno, arte. Questo non divide, unisce. Divide solo se si vogliono usare le diversità per pretendere maggiori diritti in un Paese disuguale (tale, perché voluto e reso tale: sono le volontà degli uomini a disegnare il loro modo di stare insieme).

    A me starebbero bene un’Italia, un’Europa in cui le varie identità potessero dispiegarsi al loro massimo, vedendosi riconosciuti le stesse opportunità, lo stesso rispetto. Mille anni fa, il Sud era unito quasi negli stessi confini di oggi, con regnanti, classe dirigente e popoli che adoravano Cristo, Allah o Jahvè, liberamente e venivano dall’Est, dal Nord, dall’Ovest europeo, dal Medio Oriente e dal Nordafrica, parlavano e scrivevano in una mezza dozzina di lingue, arabo incluso (a Palermo si conserva il più antico documento di carta, ed è la lettera di Adelasia del Vasto, moglie del normanno re Ruggero, scritta in greco e in arabo), mentre si elaborava un’altra lingua che, un secolo più tardi Dante userà per la Commedia. Questa è ricchezza, non divisione. A dividere è l’egoismo di chi ritiene diritti i propri privilegi e pretese i diritti altrui.

    Non sul venetismo, il neoborbonismo o il sicilianismo ci si scontra, ma sui treni lì sì e qui no, le strade lì sì e qui no, eccetera, con i soldi di tutti, a vantaggio solo di alcuni. Per questo, l’azione politica corretta è: o equità o secessione. Non è volere la secessione, ma essere costretti a ricorrervi, se l’equità continuerà a essere negata.

    Il resto è fumo per nascondere la vera ragione che sta disintegrando un Paese mai voluto unito.

    Pino Aprile

    Giornalista e Scrittore


    “Fa’ quel che devi, accada quel che può”, è la mia regola. Se ti fai condizionare dai rapporti di forza (ma “loro” hanno tutto: giornali, tv, soldi, potere…) o dalle conseguenze possibili (non otterrai nulla, in compenso ti schiacceranno) non troverai mai il momento giusto per agire. Mentre l’unica cosa che conti è la ragione di agire: se c’è, fallo. E basta. Come? Don Luigi Sturzo disse: chi sa scrivere scriva, chi sa cantare canti, chi ne è capace, faccia politica. Sono nato nel 1950, sono cresciuto in una casa popolare, ho avuto ottimi genitori. Quello che ho scritto mi ha caricato di responsabilità verso gli altri e il futuro (ho un nipote…) e ora devo risponderne. Sono qui per questo.

    14 Commenti

    1. Però i Veneti non sono stati responsabili della conquista piemontese delle Due Sicilie e relative atrocità compiutevi.
      Anche il loro benessere è molto recente, non più vecchio di un cinquantennio.
      Diverso è il discorso sulle autonomie fiscali su cui concordo pienamente con lei.

    2. In bocca al lupo per la nuova avventura politica, da un napoletano, che la seguirà. Penso solo al beneficio collettivo derivante dalla connessione del sud al resto d’Italia e del mondo. Io Ci vedo come una California eternamente mancata. PS – collettivo sta per nazionale.

    3. Egr.dr. Aprile,sono un suo lettore e ammiratore,ma la cosa che mi preoccupa sono i danni che hanno
      prodotto i 150 anni nelle coscienze della gente del sud.
      Una sostanziosa parte di essa ,anche nella classe medio borghese,c’è la convinzione che noi del sud siamo infreriori,deliinquenti e scansafatica.
      La cosa che più mi umilia che in un paesino della Campania di 8000 anime ci sono 2 (dico due ) sede
      della lega di salvini!,,,,,,,
      Secondo me ci vorrebbe un nuovo Messia con i suoi apostoli .
      Comunque,mai si parte ,mai si arriva……..Auguri.

    4. Assolutamente, ed è per questo che urge un’iniziativa politica che parta da Sud per riequilibrare il paese, e sono convinto che se ben fatta, possa trovare apprezzamenti anche negli elettori settentrionali.

    5. Dott Aprile , io aderisco alla sua iniziativa . Ho 75 anni e da oltre 60 anni vivo al nord dove ho studiato e meso in piedi da quasi cinquant’anni una piccola impresa che opera in tutta italia. Le chiedo la cortesia di valutare la possibilità di coinvolgere nella sua iniziativa politica anche noi ” terroni” lontani dalla nostra terra dandoci la possibilità di intervenire con notizie di cronaca direttamente da dove tali fatti avvengono perché in questo modo possiamo informare il meridionale medio che non legge giornali come anche al nord di TOTI , SALVINI , ZAIA , succedono fatti di cronaca che la stampa nazionale – solo perché non avvenuti al sud – evita di evidenziare . LA SUA INIZIATIVA DEVE ESSERE NAZIONALE , COINVOLGERE TUTTI I MERIDIONALI , che abitino al nord o risiedano al sud PERCHE’ SOLO SE AVRA’ RESPIRO NEZIONALE POTREMO INTERVENIRE IMMEDIATAMENTE A CORREGGERE O COMPLETARE SOPRATTUTTO LE NOTIZIE TENDENZIOSE CHE HANNO COME OBIETTIVO EVIDENZIARE LE CARENZE DEL SUD. NOI VEDIAMO E VIVIAMO I FURTI E I NEPOTISMI DELLA CLASSE POLITICA DEL NORD ; VIVIAMO LE FORME DI INTIMIDAZIONE DI STAMPO MAFIOSO O ‘NDRANGHETISTA CHE DELINQUENTI NATI CRESCIUTI E PASCIUTI IN LOMBARDO VENETO PERPETRANO SENZA CHE I GIORNALI NE FACCIANO MENZIONE. Valuti questo suggerimento e se può essere funzionale alla sua azione credo che non sarò il solo ad assecondare con gioia il suo progetto. La saluto cordialmente scusandomi per il tempo sottrattole. Saluti Francesco Paoli.

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