lunedì, Aprile 22, 2019
Perché ogni volta che si parla dell'Italia duale si ignora il meglio del Sud e il peggio del Nord?
Il progresso, la civiltà richiedono qualche sacrificio, e si trova sempre qualcuno disposto a farlo fare ad altri.
Le classificazioni sono gradini, indicano la direzione della violenza che le genera: dall'alto in basso.
E dopo avergli impedito di essere e di fare, si comincia a rimproverare il Sud di non essere e di non fare.
Le strade rivelano le capacità e le intenzioni di un paese. E se il nostro ignora o trascura quelle per il Sud, è perché ignora e trascura il Sud.
Nessuno può farti più male di quel che gli permetti di farti.
Noi recuperiamo pagine strappate, per sapere, finalmente, di noi stessi.
Non ci basterà ritrovare memoria e orgoglio, se non accetteremo anche la responsabilità piena della nostra sorte.
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PINO CHI?

Pino Aprile, nato Gioia del Colle, cresciuto a Taranto, poi trasferitosi ai Castelli Romani, dove vive, e per alcuni anni a Milano. Sposato, due figlie, un nipote, qualche gatto, un cane, una barca a vela, e una biblioteca di undicimila volumi, cui è stata imposta (con donazioni mirate) una cura dimagrante.

PINO COSA?

Giornalista, ha lavorato in Rai al settimanale di approfondimento del Tg1, TV7, e con Sergio Zavoli, nell’inchiesta a puntate “Viaggio nel Sud”; a vent’anni era già cronista alla “Gazzetta del Mezzogiorno”, interrompendo gli studi di Fisica alla Sapienza, Roma (inutili le iscrizioni a Lettere Moderne, Lecce, e a Scienze Politiche, Bari); è stato vicedirettore di “Oggi” e direttore di “Gente”; velista, ha diretto il mensile “Fare Vela”. La professione lo ha portato ovunque nel mondo e gli ha fatto incontrare i grandi del Novecento. Fu il primo a intervistare in carcere Alì Agca, l’attentatore di papa Giovanni Paolo II; l’unico a realizzare un reportage nell’allora impenetrabile Albania di Enver Hoxha e a venirne fuori; l’unico a intervistare Nicu Ceausescu dopo la rivoluzione rumena; raggiunse i khmer rossi nella giungla cambogiana, quando non si sapeva più se fossero stati o no sterminati e in Germania il 9 novembre 1989 (lì, per puro caso!) vide cadere il muro di Berlino.

PINO E POI?

Scrittore di libri tradotti in diversi Paesi: il primo, per immeritevole spinta del premio Nobel Konrad Lorenz, “Elogio dell’imbecille”, nel 1997, sui meccanismi di moltiplicazione della stupidità, è stato a lungo best seller in Spagna (un caso editoriale), mentre in Giappone la prima edizione fu pensata per i manager delle multinazionali; poi, “Elogio dell’errore”, “Il trionfo dell’apparenza”; tre libri di mare e vela: “Il mare minore”, “A mari estremi”, “Mare uomini e passioni”. “Terroni”, rilettura non fiabesca dell’Unità d’Italia e della Questione meridionale, nel 2010, ha fatto registrare tirature che non si vedevano da mezzo secolo, con centinaia di ristampe, decine di premi (“Uomo dell’anno”, nel 2011, a New York, dopo la traduzione in inglese) e dopo quasi dieci anni resta fra i 100 titoli più venduti, pur avendo superato da tempo il mezzo milione di copie (cifra spropositata per saggi storico-politici); “Giù al Sud” ne ha quasi replicato il successo e l’aggiunta di “Mai più terroni”, “Il Sud puzza”, “Terroni ‘ndernescional”, “Carnefici”, “Attenti al Sud” (con Maurizio de Giovanni, Mimmo Gangemi e Raffaele Nigro”) hanno trasformato l’opera di Aprile in un fenomeno più politico che editoriale. “L’Italia è finita” porta a maturazione un’analisi della malaunità del Paese esposta ininterrottamente per circa dieci anni, nelle sue diverse manifestazioni (economia, politica, società, cultura, narrazione storica).

LE CONSEGUENZE DI PINO

La riapertura della Questione meridionale per “Terroni” e gli altri libri ha generato un mercato editoriale, con la pubblicazione di centinaia di altri testi. In pochi anni, Pino Aprile ha incontrato centinaia di migliaia di studenti, tenuto migliaia di conferenze. Sono sorti comitati, associazioni, partiti che coinvolgono decine di migliaia di attivisti, in campi diversissimi: dalla revisione storica alla musica, dall’antimafia all’ambientalismo. Il numero dei lettori dei libri di Aprile si calcola a milioni; migliaia gli articoli su tutta la stampa nazionale. Non c’è trasmissione di approfondimento radio e tv (persino quelle cui Aprile ha evitato di partecipare) in cui non se ne sia discusso. I video degli interventi di Aprile in tv hanno milioni di visualizzazioni; in particolare, uno a “Nemo” (Rai2), in pochi giorni ha superato i 10 milioni, proiettato anche in università statunitensi è ancora uno dei visti dopo quasi due anni.

L’INFLUENZA DI PINO

Pino Aprile ha rifiutato seggi ai Parlamenti italiano ed europeo, ma l’influenza politica dei suoi libri e sui social è fortissima: la pagina Terroni di Pino Aprile, su fb, con soli circa 150mila like e 250 post a settimana, segna record nazionali: copertura da 1,5 a più di 3 milioni, interazioni intorno a centomila e nei periodi di “bassa”, mai sotto 50-60mila. Il Corriere della sera, con 2,6 milioni di like ha solo il doppio, massimo il triplo delle interazioni di Terroni e talvolta addirittura meno (esempio: 87mila Corsera, 95mila Terroni). Ovvero: con il 5 per cento dei like del Corriere, Terroni ottiene dal 35 al 110 per cento delle interazioni del Corriere. Quanto al potere di influenza: può bastare la campagna contro il tentativo di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, di trattenere i 9/10 delle tasse statali, come fossero regionali. I documenti (secretati) furono diffusi dalla pagina Terroni; la campagna coinvolse parlamentari, giornalisti, docenti universitari, sino al lancio, con il professor Viesti primo firmatario, di un appello al presidente della Repubblica, che raccolse subito 60mila adesioni. Il consiglio dei ministri che doveva convalidare il patto con le Regioni secessioniste saltò, e il 15 di febbraio 2019 si scoprì che sarebbe mancata la maggioranza al Senato.

NOTA A PIE’ PAGINA

Pino Aprile ha scritto canzoni per Al Bano Carrisi, e di una, “Ti parlo del Sud”, anche la musica.

IL MAP-PINO

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