Home Succede oggi LA RAI SCOPRE CHE LO STATO RUBA AL SUD PER DARE AL...

    LA RAI SCOPRE CHE LO STATO RUBA AL SUD PER DARE AL NORD

    40813
    6

    MAGISTRALE PUNTATA DI PRESADIRETTA SUL “DIVARIO”. OTTIMO RICCARDO IACONA

    Gran sorpresa e soddisfazione per la lunga e corretta puntata di Presadiretta, di Riccardo Iacona, su Rai3. Già i messaggi che arrivano, per tono e frasi, rivelano quanto la cosa sia fuori dalla norma: “Ma dicono le cose che diciamo noi!”; “Stanno parlando dei soldi sottratti al Sud e portati al Nord” (come dire: ma allora si può fare); quasi commuove lo stupore di uno: “Lo dicono davvero!”. Poi, addirittura “i professori”: e Viesti, e Sales e il ministro per il Mezzogiorno, Provenzano, che sa di cosa si parla…

    Cosa significa tutto questo?

    Per prima cosa: lo stupore. La dice lunga sulla consuetudine della comunicazione nazionale di liquidare il divario Nord-Sud, anzi, il “ritardo” (e se uno è in ritardo è colpa sua), come questione dei meridionali e non Questione determinata da scelte politiche. Una comunicazione nazionale che, anche e quasi soprattutto attraverso le tv di Stato! (vedi la ricerca dei sociologi Cristante e Cremonesini, “La parte cattiva dell’Italia”) ignora sistematicamente il meglio del Sud e il peggio del Nord, creando una latitudine del bene e una del male. Ascoltare Iacona chiedere al presidente dell’Emilia Romagna, Bonaccini, se è d’accordo che si debba restituire al Sud il 14 per cento rubato e trasferito al Nord segna un punto di non ritorno. E il presidente non dice: “Ma di cosa parla!”, si limita a assentire, anche se (più forte di lui) butta lì la frasetta su che fine potrebbero fare quei soldi al Sud… capisciammè! Se vuole, gli possiamo ricordare che fine han fatto altri, vedi il quasi mezzo miliardo di euro del Sud trasferito al Mose, per diventare tangenti (ogni tre euro, due in mazzette e uno in lavori, secondo la magistratura. Ma dubito che al presidente Bonaccini sia mai scappata una frasetta sui furti e lo scempio del Mose). Insomma, per riassumere cosa è successo: siamo passati da Giletti-Del Debbio e consimili a Iacona di ieri sera (i Giletti-Del Debbio e consimili andrebbero condannati a imparare a memoria la puntata di ieri di Presadiretta. E poi allontanati dalla tv). Qualcuno ha scoperto che non è il Sole che gira intorno alla Terra. Iacona nasconda il cannocchiale…

    Seconda cosa: perché questo è diventato possibile? Ripeto quanto detto più volte: la politica più alta ed efficace è informare. Se la divulgazione incrina un modo di vedere e “sapere” (sempre funzionale al potere dominante), chi per primo lo fa viene ignorato, irriso, ostacolato, tenuto a distanza. Quei temi, però, piano piano, entrano nel dialogo comune, sia pure per essere negati; e questo induce i più onesti (e persino qualche paraculo) a chiedersi se non ci sia qualcosa su cui ricredersi e, un po’ alla volta, quello che veniva escluso a priori, è riconosciuto argomento possibile nella conoscenza collettiva (prima non sapevano; poi sanno e non condividono; o sanno, persino qualcosa condividono, ma non il modo in cui alcuni la espongono; poi…). Il muro è caduto, il resto è solo questione di tempo.

    Terza cosa: questo sta avvenendo a ogni livello, dalla revisione storica, alla lettura dei dati e dei cardini dell’economia nazionale, alla rappresentanza politica dei diritti dei meridionali che, negata dai partiti “nazionali” (che ora cercano di recuperare, poco e magari solo a chiacchiere), cerca altre vie fuori da quelli. Il che genera l’improvvisa e folta fioritura di sigle, gruppi, partiti, movimenti meridionalisti e induce i partiti “nazionali” a cercare in quelli una sponda. La comunicazione è funzione del potere, a volte lo precede, a volte lo segue (si son visti salti di quaglia da medaglia olimpica, da un campo all’altro). La “legittimazione” dei temi prima negati, di norma si fa per gradi, riconoscendo come divulgabili i più evidenti (magari proposti come fatti slegati, episodici, non conseguenza di un progetto unico), accompagnati da giusta cautela nella scelta degli interlocutori.

    Va benissimo. Questo percorso indica che i temi eretici proposti anni fa e tenuti fuori dalla porta, come i cani in chiesa, vengono lentamente “istituzionalizzati”. Un segnale importante (certo, poi li vedi magari affidati a un titolare di cattedra in “Tutta colpa del Sud” e ti cascano le braccia; ma ho già detto che questo genere di riciclo è inevitabile in fenomeni di tale portata).

    Tutto ciò detto, ieri sera Riccardo Iacona ha messo in mora tutti i suoi colleghi. Bravo.

    Pino Aprile

    Giornalista e Scrittore


    “Fa’ quel che devi, accada quel che può”, è la mia regola. Se ti fai condizionare dai rapporti di forza (ma “loro” hanno tutto: giornali, tv, soldi, potere…) o dalle conseguenze possibili (non otterrai nulla, in compenso ti schiacceranno) non troverai mai il momento giusto per agire. Mentre l’unica cosa che conti è la ragione di agire: se c’è, fallo. E basta. Come? Don Luigi Sturzo disse: chi sa scrivere scriva, chi sa cantare canti, chi ne è capace, faccia politica. Sono nato nel 1950, sono cresciuto in una casa popolare, ho avuto ottimi genitori. Quello che ho scritto mi ha caricato di responsabilità verso gli altri e il futuro (ho un nipote…) e ora devo risponderne. Sono qui per questo.

    6 Commenti

    1. rubare al sud ha origini lontane.
      Vogliamo parlare dell’oro rubato al regno delle due Sicilie dopo l’unità d’Italia?

    2. C’è un’altra ruberia, meno nota, ma forse, in proporzione, maggiore delle altre: quella delle cattedre universitarie, posti di ricercatore e professore, spostati da sud a nord. Semplificando, funziona così: se ogni anno i pensionamenti sono “100”, il MIUR redistribuisce i “100” punti ri-assegnando a tutti 50 punti, mentre gli altri 50 tornano al ministero, che li assegna alle singole università sulla base di molto risibili criteri “meritocratici”, per lo più basati sullo sviluppo territoriale dei luoghi delle università. In pratica Bologna, Milano e la Lombardia fanno man bassa, anche rispetto a Roma e Firenze. Questo meccanismo ha portato, negli ultimi 5-6 anni, al trasferimento di un migliaio di cattedre da sud a nord, equivalenti a 2000 ricercatori. Il cane si morde la coda: più un territorio drena risorse, più si sviluppa, più le sue università sono “meritevoli”, più studenti emigrano da sud a nord, più famiglie del sud trasferiscono proprie risorse al nord, più cervelli si insediano a nord. Perfetto esempio di economia circolare.

    LASCIA UN COMMENTO

    Inserisci un commento!
    Inserisci il tuo nome qui