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    IL “SIGNOR TAPPABUCHI” DI VERITÀ NEGATE CHE CENSURA I CC…

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    È SOLO UN CASO SE DAL MUSEO SPARISCONO FOTO DI FENESTRELLE, DAL SITO TESTI VERITIERI?

    di Pino Aprile

    Il “Signor Tappabuchi” di verità insostenibili ma difese oltre i imiti della decenza e del ridicolo lavora molto ultimamente.

    Dal sito dei Carabinieri è scomparso il documentato articolo di Vincenzo Pezzolet che sul modo in cui è stata unificata l’Italia diceva delle cose corrette e, se vogliamo, banali, in un Paese normale: fu una invasione (e come si può diversamente chiamare l’aggressione di un esercito, quello sabaudo, a un Paese in pace con tutti, il Regno delle Due Sicilie, senza manco dichiarazione di guerra?). Lo ha scoperto il giornalista-scrittore de “Il Mattino”, Gigi Di Fiore, che aveva segnalato lo scritto un paio di settimane fa.

    Immaginate lo scompiglio nell’ufficio delle “verità ammesse” e, soprattutto “antiche e accettate” (gergo massonico, non fuori luogo, si sospetta, in casi del genere, visto che le logge rivendicano il ruolo di protagonista dell’unificazione del Paese, pur se eterodirette dalla Gran Bretagna; e pertanto, custodi interessate di una sempre più inverosimile versione dei fatti). Pezzolet, sul sito della istituzione italiana che gode della maggior credibilità e autorevolezza, osa addirittura scrivere che, nell’assedio di Gaeta “i soldati borbonici comportarono da eroi”, mentre i fratelli d’Italia che li avevano invasi li bombardavano da più di tre mesi, e che invece di “avere l’onore delle armi, furono inviati nei campi di concentramento di Fenestrelle e San Maurizio Canavese”.

    Ovviamente, sono cose più che note, ma taciute o persino negate dalla storiografia ufficiale, che (salvo rare eccezioni: spiriti liberi ce ne sono sempre, pur se pochi) si limita a diffamare tutto quello che appartiene alla storia dei vinti e a glorificare tutto quello che è dei vincitori. Un autore preparato e non sospetto di simpatie anti-risorgimentali, l’ambasciatore Sergio Romano, in “Finis Italiae”, scrive che fu un grave errore e un’ingiustizia non ascrivere “nel ruolo degli eroi” dello Stato che nasceva i soldati borbonici e quei meridionali che difesero a prezzo della vita il proprio Paese. L’ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, come il suo predecessore Luigi Einaudi, scrisse, sui danni fatti al Sud con l’unificazione, cose che non riusciamo a leggere ancora sui libri di scuola.

    La verità, pur nota, fa paura. E quindi, chi è Pezzolet, per scrivere quello che hanno già detto i Sergio Romano, i Ciampi, gli Einaudi (e tanti altri, ma non si deve far sapere in giro)? Un conto che lo dica qualcuno a cui non c’è chi possa levare contro la voce (per competenza e autorevolezza), un conto che lo faccia Vincenzo Pezzolet, che magari sarà pure più competente, hai viso mai?, ma di cui uno si chiede: chi è? Sono andato a documentarmi, giusto per capire cosa fa nella vita. Azz…! Confesso che ne ignoravo totalmente valore e opere, e mi scuso con lui: è “soltanto” uno studioso molto accreditato, generale di Brigata dell’Arma dei Carabinieri, direttore responsabile della storica rivista dei CC “Le Fiamme d’argento”, distribuita a Comandi dell’Arma e Sezioni dell’Associazione carabinieri; è autore di importanti libri sulla storia dell’esercito italiano e dei CC e deve averli fatti così male, che il presidente della Repubblica, nel Duemila, lo nominò Cavaliere della Repubblica. Accidenti!

    In effetti (dico a conferma della mia ignoranza sulla consistenza di cotanto autore), il suo testo, sul sito dei Carabinieri, trasmette subito la sensazione di un sapere solido, sostenuto da letture non univoche e confrontate. Eeeeh, ma non si può, non si fa, non si deve… Oggi, se cercate quell’ottimo articolo, vi compare una pagina vuota “non trovata”. Beh, se la lasciavano li, la si trovava ancora, voi che dite?

    Non abbiamo idea di come siano andate le cose. Ma per arrivare a un esito del genere, immagino le segnalazioni “agli alti vertici” (e quanto alti va capito, dal momento che Pezzolet è già alto vertice), i conciliaboli, le telefonate, le spiegazioni richieste, lo stupore di chi non sa e “apprende” che è stata ferita la fiabetta del Risorgimento sul sito dei Carabinieri, con qualche schizzetto di verità; lo stupore di chi sa e dello stesso Pezzolet, magari, che si chiede dov’è il problema, sono cose notissime, autorevolmente già raccontate. Insomma, se è andata proprio così, non sappiamo, com’è finita, però, sì: la pagina (mooolto interessante) è scomparsa.

    Che faccia avrà il Signor Tappabuchi dei muri della stanza in cui sono chiuse le verità negate? È un tipo senza età e senza tempo, condannato a rendere presente il passato e il futuro, perché le “verità ammesse” siano le sole a circolare; costruisce oggi quelle di domani e quelle di oggi sono quelle di ieri riproposte e imposte inalterate e, soprattutto, inalterabili, inalterabili.

    Oppure, non è vero niente di tutto questo: semplicemente è un errore del sistema che ha fatto sparire la pagina (oddio: “errore del sistema” può dare più di una lettura…), quindi, la vedremo ricomparire senza aggiustamenti. Per maggior sicurezza, noi (e non solo noi) abbiamo fatto uno screenshot, abbiamo copiato il testo e li riproporremo. Ripetutamente… Come sapete, non c’è più potente moltiplicatore che il sospetto della cancellazione.

    Ma saranno tutte dietrologie. Vedrete. Quindi mi scuso per questi dubbi. E sento di dovere una spiegazione. Ci aveva colpito una foto esposta nel museo dei Carabinieri, con questa didascalia: “Dopo la battaglia del Volturno, oltre 40.000 prigionieri napoletani furono rinchiusi nella fortezza di Fenestrelle (Torino)”. Nel dibattito feroce su Fenestrelle, “il lager dei Savoia” (con uso di insulti a mezzo stampa, basterebbe leggere il libro di un noto storico medievalista che annunciò di aver sbugiardato chi smentiva che Fenestrelle fosse il prototipo del Club Mediterranée d’altura), le cifre sono tutto. E se i carabinieri che hanno archivi che noi non abbiamo dicono 40.000, la cosa ha un peso particolare. E la rilevammo in diversi.

    Finché accadde qualcosa: i nuovi visitatori del museo CC trovarono la foto di Fenestrelle, ma la didascalia sotto era cambiata, diventando: “Fortezza di Fenestrelle (Torino) dove vennero rinchiusi appartenenti al disciolto esercito borbonico” (uno un po’ pignolo osserverebbe che quando vennero rinchiusi l’esercito borbonico non era stato disciolto, e l’imprecisione pare piccola, ma dal punto di vista anche giuridico fa differenze enormi. Ma io non sono pignolo, e quindi non lo dico).

    Così, può capitare che uno si chieda: chi è intervenuto? Ci sono state pressioni? E quanto forti per indurre a quella che, comunque la si rigiri, è cosa che non poteva passare inosservata e qualche boccuccia storta era prevedibile. E uno dice: che faccia avrà il Signor Tappabuchi dei muri della stanza in cui sono chiuse le verità negate?

    Ora, chi tornasse al museo, potrebbe scoprire un aggiornamento (me lo hanno riferito, non ci sono andato): forse, per risolvere definitivamente la questione, la foto della fortezza non c’è proprio più, né con didascalia, né senza. Così non disturberemo la lieta novella della fiaba risorgimentale, facendo sapere ai visitatori di un tale tempio, che i “fratelli d’Italia” chiusero i “fratelli d’Italia”, ma terroni, in campi di concentramento. Prego, dove è possibile, nel museo, vedere il residuo petalo del fiore che una bimba (lasciate stare che fosse una delle sopravvissute al massacro cialdiniano e patriottico di Gaeta) dette al prode generale Cialdini per ringraziarlo di averli liberati (non si sa da che, ma smettetela di fare domande non previste dallo scheda della guida al museo)?

    Che faccia avrà il Signor Tappabuchi dei muri della stanza in cui sono chiuse le verità negate?

    Poi sparisce l’articolo di quel po’ po’ di generale, storico e cavaliere del lavoro e ti vengono in mente quelle idee sicuramente sbagliate, per cui ti chiedi: che faccia avrà il Signor Tappabuchi dei muri della stanza in cui sono chiuse le verità negate? E pensare che veniamo da una civiltà che si estese a gran parte del Mediterraneo e dell’Oriente, grazie a un condottiero che, anche lui a mano armata, univa, salvando e sommando le culture, non cancellandole. Era Alessandro, ma il Grande. Infatti, ancora ce lo ricordiamo.

    Paraparapappappara, paraparapappappara, paraparapappappara, paraparapappapà!

    Pino Aprile

    Giornalista e Scrittore


    “Fa’ quel che devi, accada quel che può”, è la mia regola. Se ti fai condizionare dai rapporti di forza (ma “loro” hanno tutto: giornali, tv, soldi, potere…) o dalle conseguenze possibili (non otterrai nulla, in compenso ti schiacceranno) non troverai mai il momento giusto per agire. Mentre l’unica cosa che conti è la ragione di agire: se c’è, fallo. E basta. Come? Don Luigi Sturzo disse: chi sa scrivere scriva, chi sa cantare canti, chi ne è capace, faccia politica. Sono nato nel 1950, sono cresciuto in una casa popolare, ho avuto ottimi genitori. Quello che ho scritto mi ha caricato di responsabilità verso gli altri e il futuro (ho un nipote…) e ora devo risponderne. Sono qui per questo.

    16 Commenti

    1. Quando si fa un blog TUTTI i commenti (esclusi quelli penalmente rilevanti) devono essere pubblicati, altrimenti è una pagliacciata. Il mio breve articolo su Alipadania (come in altri casi) è scomparso e questo non è assolutamente corretto.

      • Intanto non è scomparso ed è qui sotto, dove l’ho appena trovato e dove resta, perché non ho alcuna intenzione di rimuoverlo; “devono” mi pare eccessivo: sul proprio blog, ognuno fa cosa vuole e, nel caso specifico, ripeto, io non rimuovo il messaggio. Non corretto è usare termini come pagliacciata, oltretutto fuori luogo. Infine, è più facile essere presi in considerazione quando ci si presenta con nome e cognome. Detto tutto questo, confermo di aver letto con interesse la sua testimonianza, che condivido

        • Il devono è usato perché pubblicare è una forma di rispetto per chi segue il blog, altrimenti poi non lo si segue più perché la censura lo rende inaccettabile.
          Pagliacciata può non piacere ma esprime il concetto che se si comincia con le censure poi la fiducia sulle lotte comuni viene a farsi sostituire dal sospetto che ci siano altri fini, dopo molte volte che succede è naturale. Ho abbandonato da tempo il signor Grillo visto che molti commenti scomodi erano censurati, e i risultati si sono visti col tradimento tuttora in corso.
          Il nome, mah che cambia? Non insulto nessuno e se metto Mario Rossi o regressista non cambia niente. Non sono vanitoso e non voglio assolutamente presentarmi a elezioni, ecc.
          Però il post non c’è… Intendiamoci non è che ci tenga in sé solo che volevo mettere tutti in guardia su un’altra prossima fregatura, potete anche farne un post a vostro nome aggiungendo altro, l’importante è il risultato.
          Salute

          • Pagliacciate non piace, perché è un insulto, poi può girarla come vuole. Peccato, il modo di porsi a volte chiude dialoghi o induce a diffidenza. Spcie quando non si sa con chi si parla. Mah! È andata. Salute

            • Da parte mia c’è sempre fiducia comunque; nell’interesse comune.
              Il mio nervosismo derivava dall’associazione con quanto successo col M5S, prima cominciarono con le censure e poi sono finiti col totalitarismo PDno
              Lei ha comunque la mia mail, non sono anonimo…

      • in nave, peggio che bestiame (non solo lì: morti, suicidi, per il odo infame; a Rimini dovettero mettere guardie per impedire ai deportati di uccidersi), a Genova buttati sul molo, per le strade (ci sono descrizioni da tregenda), poi a piedi fin sopra la montagna, compreso un moribondo per tbc, che morì appena arrivato

    2. Fulvio Izzo nel suo bel libro I Lager dei Savoia, parla di una rete clandestina operante in tutta l’Italia settentrionale che aiutò i nostri ragazzi a fuggire dai lager sabaudi.
      Citando una lettera dell’ex ministro napoletano Pietro Calà Ulloa, afferma che circa 8000 dei nostri soldati riuscirono a fuggire dal Piemonte attraverso le Alpi in Francia, in Svizzera o nel Veneto allora ancora austriaco.
      Questa rete che la stampa liberale definiva “i comitati austro-borbonico-papalini”, riusciva a fornire passaporti falsi ai nostri soldati e nel novembre 1861 la polizia piemontese scoprì che uno di questi comitati operava proprio a Torino!
      Sarebbe interessante poter fare ulteriore luce su questa pagina pochissimo conosciuta di un periodo così triste e oscuro della nostra storia e capire chi furono i piemontesi che aiutarono i nostri ragazzi in questa storia di autentica carità cristiana.

    3. Ho anche il sospetto che in questa rete di aiuto ai nostri soldati prigionieri ci fosse anche Don Bosco, il quale conosceva anche Fenestrelle, essendoci stato di persona nel 1850 a trovarvi il suo arcivescovo, monsignor Fransoni, ivi detenutovi per un mese e poi espulso dal Regno di Sardegna per essersi opposto alle Leggi Siccardi, primo attacco massonico all’influenza della Chiesa nei domini sabaudi.
      Purtroppo non ho notizie dirette al riguardo, in quanto il principale biografo del Santo, il Lemoyne-Ceria non ne parla nella sua voluminosa opera che servì la la causa di beatificazione (1929) e poi canonizzazione (1934) di Don Bosco.
      Però, tali cause, avvenute sotto papa Pio XI (1922-1939, che, giovane seminarista aveva conosciuto Don Bosco), nel pieno del clima della conciliazione tra stato sabaudo-fascista e Santa Sede, non potevano parlare di queste vicende, in quanto se venute alla luce, avrebbero potuto compromettere nuovamente i rapporti pur faticosamente ripresi in positivo tra Chiesa e stato italiano.
      Questo ripeto, è un mio sospetto, e sarebbe interessante se si potesse far luce su eventuali rapporti tra il grande santo piemontese e i nostri prigionieri, tenendo conto che tutto ciò che accadeva a Torino e dintorni non sfuggiva all’occhio attento e all’azione del coraggioso prete di strada che, più volte rischiò di essere ucciso da sicari inviati dalla massoneria, per contrastare la sua opera di autentica carità cristiana che in quel tormentato periodo, data la natura dei rapporti di scontro tra governo e Chiesa in Piemonte, non poteva non essere vista come un atto di accusa nei confronti del regime liberale.

    4. Quell’articolo,se è stato rimosso è perché’ era una ciofeca. Una ricostruzione storica che anche un ragazzino delle medie , usando le informazioni della rete , avrebbe fatto meglio . Una sola cosa per tutte; non è vero che non sono stati resi gli onori militari al Re e alla Regina , e alla guarnigione che aveva difeso la fortezza. Basterebbe questo a giudicare come inattendibile l’autore dell’articolo

      • In quell’articolo si diceva che non fu reso l’onore delle armi ai soldati duosiciliani, nonostante il loro eroico comportamento (non al re e la regina) e vennero invece deportati e rinchiusi nei campi di concentramento di Fenestrelle e San Maurizio Canavese. In quell’articolo si dice che il Regno delle Due Sicilie fu attaccato da un esercito “invasore” (manco la diochiarazione di guerra), eccetera. Non sono cose che si trovano sui libri di scuola, né alle medie, né all’università, se ancora oggi si deve leggere un ponderoso testo di uno storico in cui si parla della guerra fra “italiani” e “borbonici e briganti”, che quindi non sarebbero stati “italiani”… Temo che lei lo abbia letto distrattamente quell’articolo del generale dei CC. E le foto di Fenestrelle e le didascalie troppo esplicite dal museo dei Carabinieri perché sarebbero state rimosse? Ciofeche pure quelle? Naaaa

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