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    UN PD SENZA VERGOGNA GUIDA LA NUOVA LEGA NORD CONTRO IL SUD

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    L’Equità territoriale del Pd-Lega-Nord: l’ex segretario Pd, Maurizio Martina (nulla fu risparmiato a quel partito, il che ne spiega la triste sorte) insiste contro lo sgravio fiscale del lavoro al Sud. E si merita l’ammirata attenzione de “La nuova Padania”: «Il Pd non dimentichi le regioni produttive», ammonisce, uscendo dal sonno della ragione (se l’avevano messo a nanna, però, una ragione c’era: quando dorme, dà il meglio di sé, l’assenza, come quando è sveglio. Ma almeno si sa perché). «La decontribuzione sul lavoro va estesa a tutto il Paese. Basta liti tra i territori».

    Vediamo il lato positivo: si è accorto che ci sono liti tra territori. E non va bene. Come mai non ci ha fatto caso nessuno? Tutto Martina vi deve dire? «È sbagliato innescare una ‘contrapposizione’ tra Nord e Sud» (Non se ne ricorda la voce quando dal Nord chiamavano i terroni, porci, merdacce, topi da derattizzare. Ma forse dipende dal sensorio pigro: ha i suoi tempi…).

    Ora, lasciate perdere che Martina non conta niente e per fornire certificazione della sua esistenza in vita, deve presentarsi con due testimoni disposti a fare brutta figura (fu fatto segretario precario del Pd, perché i potenti del partito non accettavano che lo divenisse un altro di loro e si accordarono su un segnaposto, in attesa di capire chi prevalesse), fermiamoci al concetto in sé, che lui esplicita senza indicar la fonte (roba sua non può essere: troppo complesso il quibus): «È sbagliato innescare una ‘contrapposizione’ tra Nord e Sud». Come si fa a non essere d’accordo?

    Infatti ricorderete che quando il governo Renzi stanziò quasi 5000 milioni per le ferrovie, equamente destinandone il 98,8 per cento al nord e l’1,2 da Firenze in giù, Maurizio Martina, insorse: «È sbagliato innescare una ‘contrapposizione’ tra Nord e Sud». Ve lo ricordate? No? Forse perché non aveva nulla da obiettare, gli andava bene così. E tacque.

    Oppure ricordate quando Matteo Renzi e manolesta Graziano Delrio prelevarono dalla cassa della Coesione 3,5 miliardi per il Mezzogiorno e finanziarono l’incremento dell’occupazione al Nord, dov’è massima, sottraendo risorse al Sud, dove massima è la disoccupazione. Martina sbottò: «È sbagliato innescare una ‘contrapposizione’ tra Nord e Sud». Ricordate? No? Forse perché l’equo Martina a senso unico non aveva nulla da obiettare, gli andava bene così. E tacque.

    Oppure quando sempre il governo Renzi, stanziò 80 euro a beneficio di chi avesse già uno stipendio non molto basso, escludendo quelli senza stipendio o con paghe da fame, così destinando gli 80 euro solo al Nord. Martina sarebbe intervenuto come una furia per dire «È sbagliato innescare una ‘contrapposizione’ tra Nord e Sud», se non avesse deciso di farsi i cavoli suoi: gli andava bene così (infatti, non la stavano “innescando” la contrapposizione, ma solo continuando ad alimentarla, togliendo a Sud e dando al Nord, come da un secolo e mezzo; quindi tutto ok).

    E tacque quando, con il governo Letta, la ministra Maria Grazia Carrozza, purtroppo titolare dell’Istruzione, varò il decreto ammazza università del Sud, grazie al quale le università più ricche del Nord venivano aiutate maggiormente e quelle meridionali condannate al declino e alla chiusura. «È sbagliato innescare una ‘contrapposizione’ tra Nord e Sud», avrebbe detto Martina, se non fosse rimasto muto.

    Non serve continuare: questa è gente spudorata. Parlano di un Paese in cui, con i soldi di tutti, in una sola regione, la Lombardia, circolano più treni che in tutte quelle del Sud messe insieme; in cui il Mezzogiorno produce petrolio ed energia per tutto il Paese, ma paga più cara la benzina e l’elettricità, e non può nemmeno curarsi in loco i tumori che ne conseguono; in cui tutti gli italiani vengono svenati per fare l’alta velocità solo per pochi privilegiati e tenere basso il costo del biglietto rispetto a quel che dovrebbe essere, mentre ci sono città del Sud dove il treno non è ancora arrivato o linee servite da un solo convoglio antidiluviano al giorno per fare 300 chilometri il 14 ore e mezzo; e si rubano, con trucchi e carte false parlamentari, i finanziamenti ai Comuni più poveri, per permettere a quelli più ricchi di dotarsi pure del superfluo; si finanziano gli asili vuoti a Nord e si lasciano senza asilo i bambini a Sud; in cui si spendono 185 euro pro-capite per la Sanità in Alto Adige, e meno di 16 in Calabria; e se c’è il diluvio in tutta Italia, si indennizzano solo gli alluvionati del Nord, specie veneti ed emiliani, e si lasciano affondare i meridionali; si pongono accise sui carburanti quattro volte maggiori per aiutare i terremotati emiliani (5 mila senza tetto e qualche morto d’infarto), rispetto a quelli de L’Aquila (85mila senzatetto e 309 vittime, con aggiunta di pubblici insulti agli abruzzesi da parte dell’allora capo della Protezione civile); in cui gli allevatori padani truffano l’Unione europea e le multe miliardarie sono pagate con i soldi destinati al Sud; in cui, violando leggi e norme costituzionali, si sottraggono ogni anno ai meridionali oltre 60 miliardi a loro spettanti, per darli al Nord e magari sprecarli in tangenti del Mose, dell’Expo, della Tav per pochi intimi, e altre idrovore di risorse pubbliche a perdere.

    Meno male che Martina avverte: «È sbagliato innescare una ‘contrapposizione’ tra Nord e Sud». E Giorgio Gori, sindaco di Bergamo, non è da meno; Giuseppe Sala, sindaco di Milano, ruba parole e “concetti” alle peggiori caricature della Lega; Stefano Bonaccini, presidente dell’Emilia Romagna, brucerebbe tutto quello che c’è oltre i confini della sua regione, per dar carbonella per le grigliate notturne sulla spiaggia romagnola.

    Questi non hanno perso il senso della misura, mai avuto; non la capacità di vergognarsi, di cui si scorgerebbe pure qualche traccia, se ci fosse stata. Hanno perso il senso della realtà: litigano per il miglior tavolo dinanzi all’orchestra che suona nella sala del Titanic che va a fondo.

    Non hanno capito che è finito il tempo della colonia meridionale. Che hanno tirato troppo la corda e oggi sappiamo e non tolleriamo più; ci rivolta lo stomaco la loro prepotenza e ingordigia. Non hanno capito che abbiamo una sana rabbia civile che ci porta ad accettare di stare insieme solo se alla pari. Se no, meglio da soli. Contro l’ultrasecolare Pun, partito unico del Nord contro il Sud, oggi spaventa la consapevolezza terronica delle ragioni della Questione meridionale, e la nascita di un intergruppo parlamentare di esponenti del Sud di tutti i partiti (compreso del PD e persino uno della Lega, ex cinquestelle).

    Altro che i belati dell’inconsistente Martina mandato dai suoi pupari allo sbaraglio a dar lezioni alla presunta servitù che, con le inedite pretese di equità (è scritto nella Costituzione), innervosisce il padrone: «È sbagliato innescare una ‘contrapposizione’ tra Nord e Sud».

    Gli hanno detto che la cosa fa curriculum per la segreteria nazionale (stavolta non per caso e per poco). Ma della Lega.

    Pino Aprile

    Giornalista e Scrittore


    “Fa’ quel che devi, accada quel che può”, è la mia regola. Se ti fai condizionare dai rapporti di forza (ma “loro” hanno tutto: giornali, tv, soldi, potere…) o dalle conseguenze possibili (non otterrai nulla, in compenso ti schiacceranno) non troverai mai il momento giusto per agire. Mentre l’unica cosa che conti è la ragione di agire: se c’è, fallo. E basta. Come? Don Luigi Sturzo disse: chi sa scrivere scriva, chi sa cantare canti, chi ne è capace, faccia politica. Sono nato nel 1950, sono cresciuto in una casa popolare, ho avuto ottimi genitori. Quello che ho scritto mi ha caricato di responsabilità verso gli altri e il futuro (ho un nipote…) e ora devo risponderne. Sono qui per questo.

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