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    TURISTI IN FUGA DA AUTOVELOX-TASSA

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    LO STATO DERUBA I COMUNI DEL SUD, E MOLTI SI RIFANNO COL TRUCCO

    E ti passa la voglia di andarci. Dove? In alcuni dei più bei posti che il Sud offre, trasformati, vuoi per necessità, vuoi per paraculaggine, in campi minati: parlo degli autovelox strategici che devono rimpinguare le casse di Comuni dissestati. Ovviamente, non tutti stanno lì per questo, ma è segreto di Pulcinella che sono ormai, per molte amministrazioni, una sorta di tassazione straordinaria (per tacere i casi da codice penale che ogni tanto arrivano alle cronace. Magari apprendi, giusto due giorni dopo che hai pagato una delle salatissime multe, che l’autovelox con cui sei stato beccato era illegale e, se vuoi, puoi fare ricorso. Chiami i vigili del Comune di competenza, per dire se almeno si può evitare la decurtazione dei punti sulla patente e ti spiegano che «Ma ormai ha pagato…». «Ma non dovevo!». «Però l’ha fatto». Ti trattieni, per evitare denunce di ben altro tipo: insomma, stai a vedere che la colpa non è di chi irregolarmente ti ha multato, ma tua, perché, non sapendolo, hai pagato! «Certo», rispondo, «solo immediatamente dopo è venuto fuori che il vostro autovelox è illegale e non dovevo pagare. Ho letto che dovrei far ricorso al Prefetto o al giudice di pace». «E vuole che glielo dica io?». «Beh, mi avete fatto una multa che non potevate farmi, non vi chiedo manco i soldi indietro, almeno di non vedermi decurtati i punti!». «Faccia lei, non posso dirglielo io». Quindi il cittadino fottuto dalle autorità, invece delle scuse e dei soldi indietro, si vede sbattuto ad altra autorità. Provo con la Prefettura, ovviamente per telefono, visto che è lontano: la prima, la seconda, non è questo l’ufficio, le passo…, non risponde, ma dovrebbe, ma non risponde, non so che dirle, riprovi… alla fine, mandi affanculo l’Italia e le sue istituzioni, e dopo averci rimesso i soldi, per non rimetterci pure tempo e malesangue, accetti anche il furto dei punti dalla patente. Ma se dovessero andare a fuoco il Comune che ti ha fottuto e la Prefettura che non risponde, diciamo che il dolore riuscirai a superarlo).

    NIENTE TRENI, COSTRETTI ALL’AUTO E CASTIGATI

    Chiunque segua quello che faccio, sa che passo la mia vita in viaggio. Cerco di usare il treno tutte le volte che posso, per tre ragioni: non sono costretto a guidare (non ho auto, le noleggio); non spreco tempo: in treno ti siedi, apri il computer o il libro e lavori; si rispamia. Ma i treni a Sud sono quello che sono, dove ci sono e a patto che non impieghino 10 ore per 200-300 chilometri o poco più (quasi sempre: ricordatevi di firmare l’appello contro Trenitalia che gioca a fare l’azienda privata con soldi pubblici). Totale, sono costretto a prendere troppo spesso auto. Ci sto attento, ma non puoi restare sempre iper-concentrato sul tachimetro, per controllare se il piede, per sola gravità, ha spinto un po’ più l’acceleratore, se la strada passata in discesa ti regala quei 10-20 chilometri all’ora in più che ti faranno beccare (e, guarda caso, in quei tratti piazzano l’autovelox). Aggiungeteci dei limiti impossibili di velocità da lumaca dove potresti finalmente correre, tanto che alla fine nessuno li rispetta, per non impiegare il doppio del tempo per arrivare a destinazione. E la fregatura, fosse pure solo per legge probabilistica, è assicurata.

    Ci sono delle località, sulla costa jonica calabrese, specie subito dopo il confine con la Basilicata e nella Sibaritide (ma anche il Salento) che sono vere e proprie trappole per automobilisti. In alcune zone non accetto più inviti, ormai, se devo attraversare quei Comuni. E finché fossi solo io, chissene; miei conoscenti pugliesi e calabresi (ma non solo) mi raccontano di turisti innamorati dei luoghi, della cucina, della gente…, che si ritrovano con le multe ad avvelenare i bei ricordi e avvisano gli amici fattisi in vacanza che non torneranno, visto che il costo (con la sorpresa a posteriori) gli fa passare la voglia. Un mio amico salentino mi dice di una nota località, con meraviglia di spiaggia e famoso locale, ma zero parcheggi, dove i forestieri vanno incantati, si fermano a mangire e bere con gli occhi persi nella natura da paradiso, lasciando l’auto sul bordo della strada semisterrata. In agguato, il comitato di accoglienza con blocchetto delle multe in mano. Quando i turisti tornano, trovano il conto… «Ne ho visti con la multa in mano, il braccio fuori da finestrino, con il gesto dell’ombrello, che urlavano: “Col camion che ci rivedete da queste parti!”», anche se non sono sicuro che si trattasse di un camion.

    AI COMUNI DEL MEZZOGIORNO, SOLO METÀ DELLE RISORSE CHE SPETTANO

    In un Paese in cui ai Comuni del Nord viene dato il 300 per cento del fabbisogno e a quelli del Sud il 50 (rapporto dell’ex ministro Piero Giarda al Parlamento), le amministrazioni derubate dallo Stato (ché di furto si tratta, tanto che ora decine di Comuni meridionali hanno presentato denunce per recuperare il maltolto) per dare ai cittadini un minimo di servizi, o anche solo pagare gli stipendi ai dipendenti, devono alzare le tasse; con il risultato che Reggio Calabria ha le tasse più alte d’Italia, ma solo lo 0,07 per cento degli scolari ha la mensa, contro il 100 per cento di Monza. Ma nemmeno questo può essere sufficiente (tacendo del caso di amministratori ladri, che non sono al Sud, al Nord e ovunque), così molti ricorrono al pizzo camuffato da codice stradale; formalmente, è tutto a norma di legge (salvo vere e proprie ruberie illegali da autovelox che ogni tanto sono scoperte), di fatto è un ritorno al sistema dei briganti di strada: fotti il forestiero che passa. «Lì ne castigano 7-8 al giorno», mi dice l’assessore di un paese salentino. E io sono stato uno di quelli. Sono più di 200 al mese, ovvero, un incasso aggiuntivo di decine di migliaia di euro, con cui credo che possano pagare se non tutta, buona parte dei dipendenti comunali. «Ma lo schifo è…», il paese poco distante, «quasi 1.200 multe al mese».

    E I TURISTI SCAPPANO

    Per quel che mi riguarda, me ne terrò alla larga. E non solo da lì: non dispongo di risorse sufficienti per addentrarmi nelle zone minate del Mezzogiorno e, girando come faccio (ora sono in nel Leccese, domattina a Taranto, domani pomeriggio a Reggio Calabria, nella notte a Salerno), devo ormai stare attento, scegliere percorsi alternativi o rinunciare.

    E adesso immaginate che sia un turista: la mancanza di treni al Sud o treni decenti e la rapina di Stato a danno del Mezzogiorno, comportano (paraculi e ladri a parte, ripeto) il ricorso a sistemi indegni per nutrire bilanci asfittici, il che disgusta i turisti, che prenderanno altre vie. Senza pizzo. E io pure.

    Pino Aprile

    Giornalista e Scrittore


    “Fa’ quel che devi, accada quel che può”, è la mia regola. Se ti fai condizionare dai rapporti di forza (ma “loro” hanno tutto: giornali, tv, soldi, potere…) o dalle conseguenze possibili (non otterrai nulla, in compenso ti schiacceranno) non troverai mai il momento giusto per agire. Mentre l’unica cosa che conti è la ragione di agire: se c’è, fallo. E basta. Come? Don Luigi Sturzo disse: chi sa scrivere scriva, chi sa cantare canti, chi ne è capace, faccia politica. Sono nato nel 1950, sono cresciuto in una casa popolare, ho avuto ottimi genitori. Quello che ho scritto mi ha caricato di responsabilità verso gli altri e il futuro (ho un nipote…) e ora devo risponderne. Sono qui per questo.

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