Home Succede oggi “TERUN” A BRESCIA: O LE SCUSE O LA SAPETE QUELLA SULLE BRESCIANE?

    “TERUN” A BRESCIA: O LE SCUSE O LA SAPETE QUELLA SULLE BRESCIANE?

    1745
    5

    SE È UNA GUERRA CRETINA DI LUOGHI COMUNI, FORSE NON CONVIENE COMINCIARLA

    Il Brescia torna in serie A e lo fa al grido di “Terun, terun”, come bastasse insultare i meridionali per essere scambiati per una grande squadra (non ho nominato la Juventus, subito pensate a male! E a sparare a Ciro Esposito fu un romanista, poi semigraziato dalla in-giustizia italiana).

    Il fatto in sé è piuttosto banale, ma interessante da analizzare:

    1 – si vince sempre contro qualcuno e se il primo urlo di vittoria è per esaltare se stessi, il secondo è per umiliare lo sconfitto. Se il grido è “terun”, il nemico è meridionale e vuoi umiliarlo per la sua latitudine! Una cosa da scemi, visto che il termine è stato ormai sdoganato e quello che voleva essere un insulto, viene rivendicato come ragione di fierezza, un po’ come “brigante”. Ma se l’intenzione resta offensiva, di quella bisogna tener conto.

    2 – Nella squadra del Brescia ci sono calciatori del Sud e a lanciare il “terun terun” che ha dato il via al coro della curva è stato Leonardo Morosini, di Ponte san Pitero, Bergamo, che insieme a quei colleghi terroni ha conquistato la promozione. Il che riduce la cosa a una botta di goliardia condita da un po’ di ignoranza. Questo non cambia il risultato e chi fa certe cose con leggerezza andrebbe educato a capirlo.

    LA FEDERAZIONE INTERVENGA

    3 – La Federazione calcio ha colpe gravi per la sostanziale tolleranza delle manifestazioni di razzismo contro i meridionali negli stadi (paradossalmente, pur se soltanto a volte, è più attiva se a essere discriminati sono calciatori di pelle nera. Quindi i terroni sono avvisati: per avere maggior tutele da parte della “giustizia”, si fa per dire, sportiva, devono scurire, abbronzarsi…).

    4 – In fondo, nella sua miseriuccia (considerando quanto di più e di peggio si è visto e si vede), questo episodio, meriterebbe di essere accantonato dopo il minimo sindacale di proteste. Invece, proprio perché non è dei peggiori (il che non diminuisce nulla), può prestarsi a una riflessione che può sembrare altrettanto goliardica, ma può far comprendere, con il ricorso alla reciprocità, quanto queste cretinate siano dannose, nella loro pur riconoscibile superficialità; insomma, come far molto danno con poco acume, persino senza rendersene conto. Contro i meridionali c’è un pregiudizio, un luogo comune; allora consideriamo il più diffuso luogo comune sui bresciani (uno dei: ne circolano parecchi, altrettanto stupidi di quelli sui terroni. Per esempio, sono ritenuti un po’ tonti. Se chiedete a chi ricorre ai luoghi comuni sui terroni come sono quelli che conosce lui, quasi sempre vi dice che sono grandi lavoratori, generosi e quelli “brutti” sono gli altri: quelli che non conosce. Se penso ai bresciani che ho conosciuto, non ne ricordo uno tonto e razzista, e il primo che mi viene in mente è un collega bravissimo, di leggendaria correttezza, antirazzista per cultura, educazione e carattere. Divenimmo amici all’istante. La prima volta che lo sentii parlare in bresciano con la mamma, al telefono, pensai che conoscesse l’arabo. Pota!)… il più diffuso luogo comune su Brescia riguarda le bresciane. Vedo che siete al corrente. Un tempo, il valore dei bagnini di Rimini non si misurava sul numero di persone strappate ai gorghi e fatte salite sul pedalò, ma di mutande strappate alle turiste fatte salire sul materasso. Insomma, l’onore conquistato dal bagnino era inversamente proporzionale a quello perso dalle bagnanti. Ma non tutte avevano lo stesso punteggio: la vergine siciliana valeva 100 (vi ricordo che si parla di altra era, pur se vicina), la bresciana (vergine o no) 1. Vera o meno che fosse questa cosa (secondo me, messa in giro dall’ente per il turismo) e fosse quella o un’altra la classifica, le bresciane non facevano curriculum. Vedete cosa mostra il ricordo alla reciprocità? Luogo comune per luogo comune, si dovesse rispondere con la stessa stupidità, si dovrebbe dire: «E ora sappiamo di chi sono figli quelli della curva insultante». Ci si vuol ridurre a questo? Non so se conviene accettare il duello, perché a fronte di “Vesuvio lavali con il fuoco” dei razzisti veronesi, i napoletani passarono alla storia con “Giulietta, si’ ‘na zoccola”. Che non è partita vinta, ma eliminazione a vita del concorrente dal campionato!

    SE IL CAMPANILISMO SCIVOLA NEL RAZZISMO

    5 – Non bisogna confondere il divertente e ineliminabile sfottò fra città, persino quartieri della stessa città, con il razzismo. Il mio collega bresciano abita a Bergamo e mi raccontava cosa son capaci di dirsi bergamaschi e bresciani (credo più i primi ai secondi, che il contrario; non ricordo bene. Il che non influiva sulla deliziosa riuscita del suo matrimonio con una bergamasca). Io gli riferivo delle cortesie al veleno fra tarantini e baresi (più i primi verso i secondi, presi di mira pure da leccesi, foggiani…). Il confine fra senso di appartenenza e razzismo non è sempre facile da capire, ma proprio perché il primo non sia incoraggiato a sfociare nel secondo, la vigilanza deve essere massima, correndo più il rischio del troppo, nel sanzionare, che del troppo poco. Esattamente il contrario di quanto la Federazione calcio abbia fatto finora, con rare eccezioni e persino squalificandosi, mantenendo a lungo al vertice un presidente che qualsiasi bocciofila di periferia avrebbe sbattuto fuori un secondo dopo una delle sue tante uscite razziste su calciatori neri e gay.

    6 – Quindi, il bergamasco Morosini (lo si vede nel filmato) ha fatto una cosa un po’ cretina, ma senza vero intento offensivo, credo (infatti è stato subito “carocchiato” sulla nuca da un compagno di squadra, magari per sentire se dava suono di pieno o vuoto. Come forse sapete, la popolazione della pianura padana aveva il record mondiale di cretinismo, sino al tardo Ottocento, ovvero sino a che, dopo l’Unità, e vediamo se scoprite a spese di chi, non riuscirono a permettersi alimentazione meno precaria e non ridotta a sola polenta, anche se l’ignoranza della causa suggeriva a improvvisati analisti, Lombroso incluso, fantasiose conclusioni. E qualcuno ancora si diverte a dire che tracce serie di quel fenomeno sono tuttora rintracciabili, non solo negli stadi). Calciatore, squadra e società sportiva non hanno che da scusarsi e invitare i loro tifosi a comportamenti più civili, dando loro l’esempio in campionato. E tutti lo apprezzeremo. La Federazione comunque batta un colpo, perché serva a dirci che la musica cambia, anche quando si tratti di grandi club cui tutto è concesso.

    7 – In caso contrario, sapremo che non era una battuta cretina, ma qualcosa di peggio; e che la Federazione non ha avuto per caso un presidente che faceva osservazioni razziste in occasioni pubbliche, ma il presidente che si meritava e si merita, solo un po’ più sincero degli altri.

    Pino Aprile

    Giornalista e Scrittore


    “Fa’ quel che devi, accada quel che può”, è la mia regola. Se ti fai condizionare dai rapporti di forza (ma “loro” hanno tutto: giornali, tv, soldi, potere…) o dalle conseguenze possibili (non otterrai nulla, in compenso ti schiacceranno) non troverai mai il momento giusto per agire. Mentre l’unica cosa che conti è la ragione di agire: se c’è, fallo. E basta. Come? Don Luigi Sturzo disse: chi sa scrivere scriva, chi sa cantare canti, chi ne è capace, faccia politica. Sono nato nel 1950, sono cresciuto in una casa popolare, ho avuto ottimi genitori. Quello che ho scritto mi ha caricato di responsabilità verso gli altri e il futuro (ho un nipote…) e ora devo risponderne. Sono qui per questo.

    5 Commenti

    1. Il grande Bud Spencer, napoletano, era originario di Brescia per parte di padre.
      Si quella del giocatore è stata una battuta cretina.

    2. Vivo a bs città da una vita, qui il cretinismo, razzismo verso i meridionali purtroppo, è ancora diffuso, certo le eccezioni ci sono ma sono in minoranza. Vi dirò di più, da che c’è questo governo con la lega, in tanti si sentono accreditati a assumere comportamenti poco ortodossi in alcuni contesti, anche agli sportelli (vari) pubblici. Dicono in giro i bresciani; adesso col reddito di cittadinanza manteniamo i meridionali “terroni” ecc, l’ho sentito personalmente poche settimane fa in una clinica qui in città dove ero per una radiografia, in sala d’attesa con altra gente, parlavano dell’argomento, avrei voluto schiaffegiarli quegli esseri repellenti. Saranno anche luoghi comuni però è allarmante che si parli ancora così verso i meridionali, anche Vittorio Feltri poche settimane fa ha riconosciuto che il Sud fu stuprato ecc.ecc. L’altro giorno ero in macchina fermo in una zona in città, aspettavo uscisse mia moglie da un negozio, passa una ragazzina di circa 13anni al telefono e la sento dire ” che una loro amica si era recata in terronia”, ??? Che dire, potrei raccontarne tante, vi dico l’ultima; qui c’è la cultura che piuttosto di sposare un meridionale preferiscono e intimano alle loro figlie di sposarsi i neri, ??? Personalmente proporrei col cominciare a abolire la parola “terrone” come è stato fatto con la parola “negro verso i neri”, sono sorpreso che l’idea non venga ancora a qualche parlamentare del Sud. Cominciamo dalla base, perché senza una base non raccogli niente. Posseggo 2 suoi libri: Terroni, Carnefici. Mi stia bene.

      • Tutti vittime dell’ignoranza e del pregiudizio seminati a piene mani: lo leggono sui giornali, lo ascoltano in tv, lo sentono urlare persino in Parlamento…, alla fine ci credono. Ci vuole una paziente opera di informazione. Quanto a terroni, la penso diversamente, come i neri ci hanno insegnato: non “di colore”, nero! Era così anche per “brigante”, che è diventato un termine d’onore. Pazienza ci vuole e non lasciar mai passare senza risposta il pregiudizio, l’insulto. Un caro saluto

    LASCIA UN COMMENTO

    Inserisci un commento!
    Inserisci il tuo nome qui