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    TARANTO PERDE IL FRECCIAROSSA, LO STATO E TRENITALIA LA FACCIA

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    PRIMA LO STATO FACEVA GRATIS FERROVIE E TRENI. AL NORD. ORA SE IL SUD LI VUOLE, PAGHI

    E Taranto perde il “frecciarossa”, ennesima dimostrazione del sistema-Italia: prima arricchire il Nord a spese di tutti, poi penalizzare il Sud per essersi fatto fregare. È “il tutti uguali“ tradotto dalla teoria (colossale presa in giro) della Carta costituzionale, alla pratica razzista di un Paese cui non ha fatto schifo averli addirittura al governo i razzisti, prima con il centrodestra, poi con i cinquestelle. E Trenitalia è il principale mezzo per accrescere il divario fra l’area che ingrassa monopolizzando le risorse nazionali e quella costretta in stato di colonia, e a cui negare persino le premesse di sviluppo: la ferrovia, roba da preistoria della civiltà industriale.

    QUELLA TRUFFA LEGALE CHIAMATA TRENITALIA

    La truffa “legale” agli italiani del Sud chiamata Trenitalia si sostanzia in questo: la società è di diritto privato, quindi deve “fare utile”; peccato che azionista al cento per cento sia Ferrovie dello Stato, che ci mette i “suoi” soldi, cioè i nostri, quindi pure dei meridionali, che pagano per essere esclusi. Infatti, le strutture ferroviarie nel Mezzogiorno non esistono, perché quando lo Stato doveva farle, non le ha fatte, per spendere e buttare letteralmente soldi in tratte quasi inutilizzate (ma che ora vengono “doppiate” da linee ad alta velocità per merci che non arriveranno mai: vedi la Torino-Milano, per dire una); e adesso, Trenitalia “privata” offre servizi da terzo mondo a Sud (riciclando treni dismessi per antiquariato dal Nord), e solo dove uno scempio ottocentesco di binario esiste, se no manco quello. E se vogliono qualcosa di più, i terun de merda devono pagarselo a parte, perché altrimenti non sarebbe “remunerativo” per Trenitalia-del-Nord.

    Totale: hai meno (o proprio niente, vedi Matera e altre città del Sud) o da schifo e poco, e devi pagarlo come buono e nuovo. Ti obiettano: ma è così anche al Nord; se i conti non tornano, il di più deve mettercelo la Regione. Infatti, il “frecciarossa” a Taranto lo hanno tolto, perché la Puglia non scuce il dippiù, come prima, è stato detto, ma il presidente pugliese Emiliano smentisce: non abbiamo mai pagato, è la Regione Basilicata che vuole accollarci un terzo del costo per i pochi chilometri, a 80 all’ora, da Taranto a Metaponto; il risultato è che la Regione Basilicata paga e fa partire il “frecciarossa” da Metaponto.

    “È così anche al Nord!”, obiettano i signori faccia da schiaffi, “Trenitalia fa i conti e se dice che ci rimette, ti chiede quello che manca a pareggio”.

    “UGUALE PER TUTTI”, DOPO CHE IL NORD HA AVUTO E AL SUD SI È TOLTO

    Peccato che quando non si badava alla “remunerazione” del servizio, si è fatto con i soldi di tutti al Nord, dotandolo delle infrastrutture per svilupparsi, mentre altrove si era condannati al mulo; e ora se vuoi, paghi “uguale per tutti” (“uguale”, dopo che “i più” hanno avuto e “ai meno” stato tolto), ma facendo finta di non sapere che così, chi ora può se lo permette e chi non può (per colpa dello Stato che ha privilegiato il Nord), si attacca al tram (anzi, manco a quello, perché grazie ai trucchi della Commissione parlamentare per il federalismo fiscale, alle città del Sud son stati negati anche i soldi per il trasporto urbano, gli asili, eccetera).

    Quindi, le Regioni più povere, se vogliono il treno, devono sottrarre fondi destinanti ad altri servizi essenziali (scuola, salute…): o ti curi o viaggi, le due cose insieme no. E se, per avere un treno, devi penalizzare l’assistenza sanitaria, i tuoi malati andranno a farsi curare al Nord (il conto da pagare arriva alla Regione di provenienza), che quindi trarrà guadagno ulteriore dalla negazione ai meridionali di equità nei diritti di base. E così per l’istruzione: se penalizzi quella, i tuoi ragazzi andranno a studiare altrove, con un ennesimo travaso di risorse dal Sud al Nord, per mantenerli (e poi perderli).

    Il razzismo e l’iniquità che lo sostiene sono un colossale affare per il Nord, che ha persino un partito (ma gli altri, “nazionali” pure loro, non sono da meno) per l’umiliazione dei terroni, alcuni dei quali ormai così colonizzati nell’animo, che votano per i loro carnefici (la psicologia spiega come l’oppresso dimentichi l’insulto e difenda le sue catene).

    MENO SERVIZI, MENO DIRITTI, MA COSTI PIÙ ALTI

    Il tutto si traduce in costi esorbitanti, al Sud, per diritti e servizi che al Nord, con i soldi di tutti, hanno gratis o quasi, il che equivale a reddito aggiuntivo. Se non hai trasporti pubblici urbani o regionali decenti, devi usare l’auto: e costa di più; se non hai treni, devi usare l’auto: e costa di più; e potrebbe non bastarne una in famiglia (se la usi per andare al lavoro, come accompagno i figli a scuola?); se le strade fanno pena, ci metti più tempo, ed è più facile che trovi limiti troppo bassi di velocità e becchi multe e che i Comuni del Sud (ricevendo, per azione indegna dello Stato, solo il 50 per cento del fabbisogno, rispetto al 300 per cento dato a quelli del Nord), più spesso siano indotti a far cassa colpendo gli automobilisti… Continuate l’esercizio con altri servizi-diritti negati.

    Agli onesti del Nord vorrei chiedere: davvero credete che al Sud non hanno treni (e figurati alta velocità), perché “non si rimboccano le maniche”? A voi le ferrovie (più corse al giorno nella sola Lombardia che in sette regioni del Sud messe insieme), chi le ha fatte? Vi siete rimboccate le maniche o ci ha pensato lo Stato direttamente o con finanziamenti e altro a enti locali? E guardate la mappa delle grandi opere in atto, con i soldi di tutti: tutte al Nord, mentre quelle opere mancano al Sud. Vi sembra corretto?

    DOMANDA AGLI ONESTI DEL NORD

    Ripeto la domanda: quando le ferrovie erano a carico di tutto il Paese, le hanno fatte solo al Nord; ora che sono, parzialmente ma pesantemente, a carico delle comunità locali, vi pare corretto che le più povere, prima escluse, debbano esserlo anche adesso, perché non possono permettersi quello che i più ricchi hanno avuto gratis, anche a spese dei più poveri?

    Se ritenete l’equità un valore: e tollerabile una tale situazione e tali criteri?

    Pino Aprile

    Giornalista e Scrittore


    “Fa’ quel che devi, accada quel che può”, è la mia regola. Se ti fai condizionare dai rapporti di forza (ma “loro” hanno tutto: giornali, tv, soldi, potere…) o dalle conseguenze possibili (non otterrai nulla, in compenso ti schiacceranno) non troverai mai il momento giusto per agire. Mentre l’unica cosa che conti è la ragione di agire: se c’è, fallo. E basta. Come? Don Luigi Sturzo disse: chi sa scrivere scriva, chi sa cantare canti, chi ne è capace, faccia politica. Sono nato nel 1950, sono cresciuto in una casa popolare, ho avuto ottimi genitori. Quello che ho scritto mi ha caricato di responsabilità verso gli altri e il futuro (ho un nipote…) e ora devo risponderne. Sono qui per questo.

    2 Commenti

    1. Prevedo che il Settentrionale medio dirà che non è giusto, che non è colpa sua ma dei politici (eletti anche da lui, ma lo negerà), poi farà spallucce, aggiungerà che non ci può fare niente (a cambiare voto manco di pensea) e continuerà a godere della situazione attuale.

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