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    SITUAZIONE GRAVE, NON SERIA: NELLA LEGA, AMNESIA EPIDEMICA RUSSA

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    SALVINI RECUPERA LA MEMORIA A SPRAZZI: 6X7? “42”; 7X7? SILENZIO; 7X8? “56”

    Il segretario della Lega e vice primo ministro Matteo Salvini (no…! ma davvero dici? Quello della metropolitana milanese con posti a sedere solo per culi meneghini e terroni di merda e sporchi negri in piedi?), sì, quello che compare in tutte le foto con Gianluca Savoini in piazza a Mosca, in visita ufficiale a Mosca, alla cena con Putin al Senato, in Italia, con il ministro dell’Interno russo…, insomma, avete capito: quello che Savoini si portava sempre appresso; ecco, Salvini dice che non sa chi è Savoini, non l’ha mai incontrato.

    I medici lasciano qualche spiraglio: pare che Salvini stia faticosamente ricordando chi sia Bossi Umberto, perché quando gli hanno detto il nome, lui ha risposto: «Diamanti? Africa?». Il recupero della memoria procede a sprazzi, con buchi che dovranno essere colmati (su alcuni è al lavoro la magistratura, per aiutarlo con nuovi indizi): per esempio, nella tabellina del 7, il paziente risponde «42» alla domanda «6×7?», risponde «56» alla domanda «8×7?», resta muto alla domanda «7×7?», ma si è sulla strada giusta, come si vede.

    KAPITON MATTEO SCOPRE NELLE FOTO UNO CHE NON CONOSCE, MA È SEMPRE CON LUI

    La causa dell’amnesia non è chiara, però si sospetta un agente (in che senso?) epidemico, perché tutti i compagni di partito di Salvini…, ops, no, “compagni” no; allora tutti i “camerati” di Salvini…, ops, ma loro non si chiamano così. Sì, ci son di mezzo nazisti (Savoini, per dire, è definito tale), filo neonazisti e addirittura consiglieri di neonazisti, come Borghezio, e l’anima del partito è razzista, ma loro non si chiamano “camerati”; ok, allora i “soci” di Salvini? Ops, no: si potrebbe maliziosamente porre la cosa in relazione ai traffici di diamanti, i conti all’estero, i 49 milioni spariti, i soldi che arriverebbero da Paesi stranieri… Ok, non andiamo a cercarci guai, facciamo così:

    La causa dell’amnesia non è chiara, però si sospetta un agente (in che senso?) epidemico, perché tutti i “cosi” di partito di Salvini ne sono stati colpiti: nessuno ricorda chi è quel Savoini sempre presente nei palazzi del potere in Italia e in Russia con i capi della Lega e il capo dei capi; nessuno ricorda che era giornalista alla Padania; nessuno ricorda che ha l’ufficio alle spalle della sede della Lega, a Milano, a via Bellerio (ma si entra dall’altra parte); e solo a fatica, qualcuno pare stia per avere ritorni di memoria, più o meno mirati.

    La protezione civile ha disposto massiccio invio di personale specializzato a Milano, a sostegno e guida psicologica di orde leghiste allo sbando per la città che dicono di aver lasciato le loro cose in un edificio in via Bellaria, Belserio, Salterio, Bollario, Sulserio, Belpierio… L’Italia ha avviato rogatorie internazionali per chiedere ai Paesi amici se hanno un antidoto contro questa epidemia e, nel caso se possono fornire pure il numero di conto e l’entità delle dosi di vaccino accreditati estero su estero.

    L’ALTRO MATTEO NE VUOLE APPROFITTARE PER “RIPRENDERSI IL PARTITO”

    Della situazione, con una scorrettezza che si commenta da sé (come aspettare che l’avversario si rompa una gamba, prima di salire sul ring per affrontarlo) pare intenda approfittare l’altro Matteo dell’apocalisse italiana: Renzi. Si dice voglia “riprendere il partito”, che evidentemente vede come “cosa sua”, mentre gli altri ritengono che il Pd sia di tutti i militanti, insomma, non una “cosa sua”, spiegano, ma una “cosa nostra” (no, non in quel senso, non ricominciate!).

    Per ora, l’unica conseguenza della volontà renziana di ripresa sarebbe un’impennata dei titoli di società immobiliari, fra Toscana e Portogallo e l’annuncio di Maria Elena Boschi-Walder che dopo il collegio altoatesino che si fece regalare dal partito a gestione renziana, al modico prezzo di alcuni miliardi di beni statali ceduti all’ente locale, ora vorrebbe farsene donare, si mormora, uno in Francia, a cui si cederebbe in cambio il versante italiano del Monte Bianco (a regalare alla Francia una parte del Tirreno italiano, la più pescosa, aveva già provato Gentiloni; scoperto, dovette fare marcia indietro, mais en France sanno di avere un amico in Italia. E fosse solo quello!).

    Vi aggiorneremo sulla variazione dei confini, se l’iniziativa andrà avanti, nel caso Renzi “si riprendesse” il partito. Le fortune di Parigi, in Italia, dipendono da quel che farà Mosca. Roma cerca di salvarsi via Washington, ma non senza un pellegrinaggio preventivo a Berlino.

    Beati gli stranieri: ognuno ha il suo Matteo, qui da noi; meno gli italiani.

    Pino Aprile

    Giornalista e Scrittore


    “Fa’ quel che devi, accada quel che può”, è la mia regola. Se ti fai condizionare dai rapporti di forza (ma “loro” hanno tutto: giornali, tv, soldi, potere…) o dalle conseguenze possibili (non otterrai nulla, in compenso ti schiacceranno) non troverai mai il momento giusto per agire. Mentre l’unica cosa che conti è la ragione di agire: se c’è, fallo. E basta. Come? Don Luigi Sturzo disse: chi sa scrivere scriva, chi sa cantare canti, chi ne è capace, faccia politica. Sono nato nel 1950, sono cresciuto in una casa popolare, ho avuto ottimi genitori. Quello che ho scritto mi ha caricato di responsabilità verso gli altri e il futuro (ho un nipote…) e ora devo risponderne. Sono qui per questo.

    4 Commenti

    1. Mi permetto di rispondere anche io, far cadere la lega è nelle nostre mani basterebbe che i meridionali non dessero loro neanche un voto e che andassero in massa a votare
      Purtroppo per ignoranza e per individualismo, troppi nostri conterranei si svendono per pochi euro e non capiscono che standosene a casa danno peso ai voti del sistema che sfrutta questa loro enorme debolezza

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