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    SI OCCUPANO DI NOI, MA NON SANNO NEMMENO COME CHIAMARCI

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    E SEMPLIFICANO APPIATTENDO. PIAN PIANO, GLI ONESTI DISTINGUERANNO, AGLI ALTRI BASTERÀ IL PREGIUDIZIO

    E ora (vedi i maggiori quotidiani) si occupano di noi, ma non sanno nemmeno come chiamarci: sudisti o suddisti (non c’è accordo su quante “d”, al momento, vi terremo informati), neoborbonici, neomeridionalisti, secessionisti, terronisti, autonomisti, indipendentisti, sovranisti, comunque monarchici oppure no, ma sotto sotto…, quindi, “populisti” aggiornamento del riesumato “sanfedisti”, inteso come squalificazione assoluta del popolo (“basso”, si capisce, nella visione dei giacobini di ieri e oggi). Tutte definizioni che si rifanno a un’area invisa a lorsignori, perché riferita a una umanità ritenuta grossolana, rozza, insufficiente, inadeguata, in una parola “meno”, che va condotta e non può pretendere di condurre (rilettura in chiave moderna di lazzari, tamarri e cafoni; che magari, oggi, avranno studiato, ma appreso male, non è gente da salotto buono, e pur se taluni si adeguano all’agire e al sentire di lorsignori, saranno tollerati perché utili, ma sempre estranei, non compiutamente assimilabili).

    BANALIZZARE È PIÙ COMODO

    Il che, ove costretti, si traduce in una attenzione (chi sono, cosa vogliono?) che ha il tono del chinarsi sul meno e del raccontare controvoglia, quindi senza la ricerca e l’approfondimento dovuti a quel che non si conosce, ma si dà per saputo, semplificandolo alla grossa e in termini riassuntivi al ribasso. Quelle parole, così, sono usate come sinonimi, il che equivale a dire: è tutta la stessa solfa, uno vale l’altro, nomi tanti, ma la sostanza è la stessa. Ovviamente, non è vero e la cosa viene letta come spocchia (non sempre a torto), da chi, in quel mondo, vede appiattite differenze profondissime che generano confronti seri, a volte feroci e nei casi peggiori (al limite della patologia e pure oltre) sfociano in maniacali campagne diffamatorie. Insomma, un universo la cui complessità sfugge a chi vi getta uno sguardo tardivo e distratto, banalizzandolo.

    È la reazione a un’offesa; che non credo sia nelle intenzioni dei commentatori (salvo alcuni, speci del Sud, obbligati, in quanto terroni evoluti, a marcare, con la denigrazione e il pregiudizio, la loro distanza da “quegli altri”). Reazione giustificata, però, perché generalizzazione e appiattimento generano ulteriore pregiudizio, dando un solo, indistinto colore all’arcobaleno. Quando non si tratta di semplice chiusura e dileggio, dunque disinformazione voluta, la cosa si spiega: questi fermenti a Sud erano considerati folclore, scarto culturale, politicamente inconsistenti, facile bersaglio dei coraggiosi contro chi non conta niente. Quindi, non se ne parlava e, se sì, male.

    Ora, il fermento meridionale dilaga, si organizza, diviene fenomeno culturale autonomo che non riescono a governare, pur avendo il monopolio della comunicazione, dalle cattedre universitarie ai mezzi di informazione, alle tv di Stato e private che trasmettono l’idea di un Sud debitore al Nord dell’annessione, e palla al piede. La contronarrazione, dal Risorgimento all’Autonomia differenziata, di un Nord che deve il suo sviluppo e l’accumulo del superfluo alla sottrazione sistematica del necessario al Sud, ha messo in crisi le verità di regime. E da una nuova consapevolezza, scaturisce la spinta all’azione politica. Questo spaventa e tocca occuparsi della pretesa de “lu populu vasciu” di riequilibrare storia e distribuzione delle risorse. Una classe dirigente abituata a sentirsi ed essere padrona del Paese (con i suoi miti, le sue sette, le sue cordate) avverte qualche scricchiolio.

    TOCCA A LORSIGNOR AVER A CHE FARE CU LU POPULU VASCIU!

    Poco più di un fastidio, ma un fastidio… fastidioso: dovranno mica lorsignori dover avere a che fare con la servitù? “Populisti”, di destra e di sinistra, “sovranisti”, “sud(d)isti”, ‘nzomma che bonnu chisti? Serve un termine per ghettizzare ed escludere. E se ce ne sono troppi, li si accomunano in un sol concetto (negativo, si capisce; deteriore, retrogrado, si capisce: ‘zomma, facinu schifu va!). Ma uno sguardo, per poterlo dimostrare, glielo si deve dare. E accade come quando si scopre qualcosa di nuovo: la prima definizione è vaga, generica (individuata una nuova galassia), poi, con il tempo (qualcuno più curioso e meno prevenuto c’è sempre), si indaga meglio e si scopre che è composta da ammassi stellari di un certo tipo; e che, vista l’età media degli astri, si ha una quota alta di nane bianche e stelle nere; e poi che l’intero sistema orbita intorno a un buco nero gigante e si individua pure una pulsar (i “fari” del cosmo, per la regolarità della radiazione) che è l’orologio più preciso mai registrato.

    Così, a mano a mano, un’area dell’universo diviene, da un indistinto qualcosa, un catalogo di astri e fenomeni diversissimi, in sintonia di moto (verso il buco nero, ruotando), ma in conflitto di forze (stelle che “mangiano” le altre, sottraendo materia ed energia; altre che collassano, esplodono, si spengono…). Quindi, parrebbe che un’esplorazione sia cominciata, nonostante, dalla lettura degli articoli (paginate, ueh!), emerga che c’è chi ritiene di conoscere già quel che c’è da sapere e spiega agli altri quello che non sa; nascondendo, nel rifiuto di capire di più, il timore di quel che potrebbe scoprire. Per aiutare chi, invece, uno sforzo, pur modesto, ma senza chiusura pregiudiziale, mostra di averlo fatto (complimenti), pubblichiamo un piccolo catalogo di questa galassia terrona comparsa a disturbare il cielo della politica “vera”, della cultura “vera”, della storia “vera”, del potere vero”:

    DEFINIRSI “SUDISTI” DA MERIDIONALI È COME PER I NERI DIRSI “NIGGER”: OFFENSIVO

    sud(d)isti, con una o due “d”: termine coniato con intenti dispregiativi, per squalificare i meridionalisti di oggi, rispetto a quelli di ieri (“come siamo caduti in basso”) e, per opposizione, qualificare al livello dei padri storici del meridionalismo, quanti, graditi a lorsignori, chiamano “sud(d)isti” gli altri. Dettaglio divertente: alcuni insospettabili meridionalisti dell’ultimo minuto (va bene, non c’è un ordine di arrivo, però…) si stanno proponendo come “sudisti”, non avendo idea dell’accezione denigratoria. Un po’ come se i campioni dell’emancipazione dei neri d’America si fossero presentati come “Nigger Power”, potere negro (termine offensivo), e non “Black Power”, potere nero.

    Neomeridionalisti: variante di sud(d)isti, per distinguere i “veri” meridionalisti di ieri e di oggi, dai falsi meridionalisti che disturbano lorsignori e sono assimilabili ai neoborbonici (vedi voce);

    Neoborbonici: associazione per la ricerca e la divulgazione di documentazione storica che faccia luce su bugie, mezze verità e silenzi della versione accademica del Risorgimento e del Regno delle Due Sicilie. Il termine, ironico, si deve a Riccardo Pazzaglia, ma è usato per screditare tutto e tutti, alla pari di “borbonico” e, per estensione, “meridionale”. Si fa intendere che siano monarchici, nostalgici, retrogradi e via squalificando. Al loro interno (sono il primo gruppo e più numeroso: 26 anni), mille sfaccettature; più altri gruppi minori consonanti, o confliggenti.

    QUANTI “…ISTI” VUOI?

    Autonomisti: vogliono un Sud non separato dal resto d’Italia, ma con istituzioni che spostino in loco il potere decisionale, per non subire decisioni Nord-centriche. Alcuni vogliono la macroregione meridionale, proposta da esponenti di destra già alleati con la Lega (o ancora tali).

    Secessionisti: separarsi dall’Italia. Sono soprattutto siciliani. Una variante sono i secessionisti siciliani neoborbonici (ma anche neoborbonici siciliani non secessionisti) e i secessionisti siciliani antiborbonici. In crescita pure secessionisti neoborbonici continentali e secessionisti continentali non neoborbonici.

    Sovranisti: termine di grande successo, che significa tutto e il suo contrario e serve a squalificare, ma altri lo adoperano per qualificarsi contro “i poteri mondialisti”. Nel caso italiano, è usato pure per l’ambiguità di sovranismo quale resistenza alla disgregazione degli Stati per la globalizzazione e ritorno del sovrano, Borbone, ovvio, quindi un quasi sinonimo di neoborbonici (che però, a parte qualcuno, sono repubblicani).

    Terronisti: coniato dall’ex direttore del Corriere del Mezzogiorno, Marco De Marco, che in risposta al mio “Terroni”, scrisse “Terronismo”, per opporre alle denunce (alias: lamentele) dei torti del Sud, il meridionale che non dà la colpa agli altri, emigra e fa bene (“i piedi leggeri”) e non rompe le palle a lorsignori. Il termine è una sorta di gemello perfetto di sud(d)ista.

    Populista: incluso di recente, per la sua accezione negativa, che lo rende adoperabile per indicare i meridionali restii a farsi allineare da lorsignori, dalla storia di ieri alla politica di oggi. Termine e visione ripropongono la frattura fra il popolo e i giacobini che, animati da idee liberali e moderniste, fecero la rivoluzione, ma “senza il popolo e contro il popolo” (scrisse uno di loro, Vincenzo Cuoco), consegnando il loro Paese e la capitale a un esercito straniero. Populista sta diventando, oggi, sinonimo di sanfedista (vedi voce).

    Sanfedista: i tamarri, popolani calabresi, che guidati dal cardinale Ruffo riconquistarono il Regno, sconfiggendo i francesi che lo occupavano. I lazzari, popolani di Napoli, erano riusciti a fermare le truppe del generale Championnet, finché i giacobini napoletani non li presero a cannonate alle spalle. Con la riconquista di Napoli a opera di Ruffo, lazzari e tamarri furono tutti sanfedisti e i giacobini vennero venduti dai loro protettori francesi al Borbone, costretto, dal protettore inglese, Nelson, a giustiziarli. Santificati i giacobini, squalificato il popolo “sanfedista” e oggi, forse, populista (con un colpo solo, ne sputtani due…).

    4 Commenti

    1. E’ la reazione neorisorgimentalista iniziata sotto la presidenza di Ciampi, inizialmente per combattere le tesi secessioniste o pseudo tali di Bossi, e poi contro la rinascita identitaria meridionale.

      • Borbonici, sudisti o altro non importa come ci definiscono l’importanza è svegliare la coscienza del popolo del sud che è assuefatta da tante promesse fatte e sempre alla ricerca di chi può far risollevare il sud anche se poi questi individui sono stati i primi che continuano a depredare le nostre regioni ma hanno quel carisma quel modo di parlare che e popolano si avvicina di più al popolo e si dimenticano di quello che non hanno fatto per noi purtroppo abbiamo la memoria corta. Ci vorrebbe prima la ricostruzione di una nuova classe dirigente politica sia locale che nazionale che parte dal sud che preparata per portare avanti tutte le nostre aspettative che sappiano rispondere ai soliti attacchi che fanno verso il sud come luoghi comuni che non mancano mai dove anche persone del sud ricalcano abitualmente senza sapere la nostra storia e identità.

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