MA PINO DANIELE DENUNCIATO DA BOSSI, DOVETTE PAGARE TUTTO

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    IL POTERE ASSOLVE SEMPRE SE STESSO

    La grazia a Umberto Bossi, dopo la condanna per aver chiamato “terun” l’allora presidente Giorgio Napolitano (gli altri meridionali, non essendo presidenti, oltre a essere terroni, dai razzisti della Lega sono stati detti anche “di merda”, porci, colerosi, topi…).

    E quindi adesso Bossi restituirà ai parenti di Pino Daniele i 65mila euro di risarcimento che gli fece pagare, per aver detto: “Bossi mi fa schifo, è un uomo di merda”?

    E Bossi ha mai chiesto scusa ai meridionali che lui e i suoi camerati hanno offeso per decenni e ora, per opportunismo elettorale, evitano (almeno in pubblico?) di insultare?

    No, eh? Per citare ancora Pino: “Questa lega è una vergogna/ noi crediamo alla cicogna”).

    Non mi piace per niente questa indulgenza, che suona orribile: uno schiaffo in faccia a tutti quelli per decenni insultati dal fondatore di un partito che, come disse il co-fondatore Roberto Maroni, per prendere voti usa il razzismo (prima contro i meridionali, poi gli extracomunitari, le “zingaracce”, i migranti, e via discriminando gli ultimi, o presunti tali, per conto dei carnefici). Il potere assolve sempre se stesso, anche quando si presenta con la faccia e la storia di Umberto Bossi, la cui statura morale è testimoniata da una lunga e squalificante serie di processi e condanne e l’uso familiare di fondi del partito (capace di far sparire 49 milioni e ottenere, con le leggi compiacenti di questo Stato feroce con i deboli e genuflesso con i potenti, di far finta di restituirli in una ottantina di anni, a rate! Forse mai successo al mondo).

    Se ogni azione umana ha un contenuto morale, quello della grazia a Bossi è purtroppo il solito: noi siamo noi, e voi non siete un cazzo. Marcello Dell’Utri è appena tornato libero: condannato a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, ne ha scontati cinque e qualche mese, ma l’anno scorso era tornato a casa, arresti domiciliari, per motivi di salute, dopo una lunga campagna mediatica in suo favore (se era l’unico modo per curarsi adeguatamente, è un bene; altri malati non godono di altrettanta attenzione da parte di catene televisive, di Stato, e di giornali. Come dire: meno male che almeno chi può…).

    Il presidente Sergio Mattarella e lo stesso Giorgio Napolitano che ha dato affettuoso assenso alla grazia hanno ragionato da iscritti al club dei signori del palazzo, toccati da sensibilità intraspecifica; non li ha sfiorati l’idea che questa grazia divide gli italiani in due categorie: quelli a cui non puoi dire “terun” (ma se lo dici, poi ti perdonano) e quelli a cui puoi dire “terun de merda” e di peggio e nessuno li difende; e provi far da solo, vai a sbattere contro l’immunità parlamentare di chi insulta.

    Il Ministero di Grazia e Giustizia forse va inteso più correttamente così: la grazia per chi può e la giustizia per chi non può.

    Non in mio nome la grazia a Bossi, signor presidente. È una faccenda fra di voi. Noi restiamo esclusi. E, a questo punto, la cosa ci onora, se la compagnia è quella.

    Pino Aprile

    Giornalista e Scrittore


    “Fa’ quel che devi, accada quel che può”, è la mia regola. Se ti fai condizionare dai rapporti di forza (ma “loro” hanno tutto: giornali, tv, soldi, potere…) o dalle conseguenze possibili (non otterrai nulla, in compenso ti schiacceranno) non troverai mai il momento giusto per agire. Mentre l’unica cosa che conti è la ragione di agire: se c’è, fallo. E basta. Come? Don Luigi Sturzo disse: chi sa scrivere scriva, chi sa cantare canti, chi ne è capace, faccia politica. Sono nato nel 1950, sono cresciuto in una casa popolare, ho avuto ottimi genitori. Quello che ho scritto mi ha caricato di responsabilità verso gli altri e il futuro (ho un nipote…) e ora devo risponderne. Sono qui per questo.

    10 Commenti

    1. “e ora, per opportunismo elettorale, evitano (almeno in pubblico?) di insultare?”

      Il fatto che, dopo decenni di propaganda parasecessionista, si sono accorti di aver bisogno di noi, perché senza il Sud, la “Padania” finirebbe per diventare a sua volta la Terronia di Germania e Francia, come lo è stata per secoli, fino appunto all’allargamento del regno sabaudo all’intera penisola.

    2. L’uomo per grazia di Dio ha dalla sua il discernimento, e quindi la possibilità di scegliere. Forte di questa facoltà io qui, non avrò remore del dire coma la penso in politica. Personalmente, pur avendo pranzato al suo fianco nella Trattoria del Bollito…caratteristico ristorante sulla strada che da Torino porta a Telecupole, non ho mai votato per Bossi.
      Di lui ricordo la volgarità sia nel dire che nel fare. Ma quello che mi diede più fastidio fu la risposta data ad un giornalista che le chiese: “Onorevole Bossi, se a lei con una figlia femmina da maritare le dessero come scelta un meridionale, un negro, un extracomunitario e uno zingaro, cosa sceglierebbe?”. La sua risposta fu: ” La darei a tutti tranne che ad un terrone!”.
      Detto questo, io oggi voterò Salvini. Lo voterò perché tra Bossi e Salvini a livello d’intelligenza politica, c’è un abisso. Salvini infatti, mentre il primo parlava col “ce l’ho duro”, il secondo parla con l’anima con la mente e col cuore agli italiani che lo ascoltano! Salvini non comprerebbe mai una laurea in Albania per il figlio! Salvini è uomo alla mano che non ha paura di girare scamiciato tra la folla! Salvini ama il suo Paese…che poi è anche il mio!…lui infatti non lo vuole dividere inventandosi una nuova quanto improbabile Padania: lui lo vuole semplicemente difendere da chi pensa che qui ci sia ancora qualcosa da rubare. E Salvini non è razzista come Bossi: Lui si è reso conto che noi non abbiamo più le risorse economiche per poter affrontare un massiccio esodo di africani diretti in l’Italia, e questo non significa essere razzisti! Lui sa benissimo che qui ci sono 5 milioni di suoi connazionali che vivono un disaggio economico da far paura e che vorrebbe risolve! Detto ciò, io sono fermamente convinto di non sbagliarmi e quindi lo voterò in piena coscienza.
      Se dovessi sbagliarmi pazienza: vorrà dire che alla prossima tornata elettorale cambierò…perché io amo la democrazia! (fdr)

      • è vero, c’è una differenza enorme: uno ci chiamava porci, terun de merda, e il gigante del pensiero soltabto colerosi che puzzano più dei cani, invocando il vesuvio per toglierci di mezzo. ed è persona onesta a capo di un partito onesto, che se rubano 49 milioni e vengono scoperti, li restituiscono in soli 80 anni, mentre lasciano a crepare in mare gli ultimi della terra, calcolando quanti voti porta la loro sofferenza. quanto ad amare la democrazia, lui chiedeva soltanto “il potere assoluto”. Boh! Faccia lei…

    3. Nessuna dietrologia, ma temo che questa grazia sia stata “concordata”. L’idea di trasformare Bossi in un martire padano in questo momento non piaceva proprio a nessuno e immagino gli sia stato caldamente suggerito di richiedere una grazia che toglie tutti dall’imbarazzo. Meno noi, purtroppo.

    4. Io sono una siciliana doc, anche se la maggior parte della mia vita l’ho trascorsa a Nord; dissento però dalle sue parole: la grazia accordata a Bossi con l’assenso di Napolitano sono per me da parte loro, una lezione di stile e signorilità, e sottolinea appunto quanto LORO siano diversi da lui

    5. Non in mio nome la grazia a Bossi, signor presidente. È una faccenda fra di voi. Noi restiamo esclusi. E, a questo punto, la cosa ci onora, se la compagnia è quella.
      Antonio Sparviero

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