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    SE AL SUD SI INCAZZANO, CARO GILETTI, CHIEDITI SE…

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    ANALIZZANDO FREDDAMENTE IL MODELLO “NON È L’ARENA”, FORSE SI CAPISCONO MOLTE COSE

    Ma davvero Massimo Giletti non riesce a capirlo? Con lui polemizzo anche ferocemente, come è noto; ritengo (dimostrato sul campo) che la sua conoscenza dei fatti storici che hanno generato la Questione meridionale e ridotto il Mezzogiorno nelle condizioni note sia ferma a “si sa che…”, e, più o meno, “tutta colpa del Sud” (manco fargliene una colpa: ci sono meridionali che ottengono cattedre universitarie, come da ultrasecolare tradizione, con questo mantra e bocconiani che passano per specialisti, vedi Tito Boeri, che insieme ad altri due geni, è riuscito a “dimostrare” che “di fatto” a Crotone sono più ricchi di Milano. Il professor Gianfranco Viesti, parlò di approfondimento e linguaggio degni di Novella2000, “con tutto il rispetto per Novella2000”).

    Detto delle riserve sulla competenza di Giletti sui temi Nord-Sud in cui si avventura (nessuno, a cominciare da me, ne ha mai abbastanza; almeno provarci, però!), mai mi è passato per la testa che non sia intelligente (lo conosco). E non gli sto facendo un complimento, perché temo che questo, nel suo caso, possa essere un’aggravante.

    Infatti: come fa a non capire?

    Fatti venire un dubbio, Massimo. Trascura le mie cazzate: attribuiscile a mio presunto malanimo (scemenze, si trattasse di fatti personali che ci rendano invisi, non fregherebbe niente a nessuno); spiega pure che ci sono dei cattivoni come me che dicono cose senza base, senso e costrutto. Cosa resta? L’iradiddio, senza Pino Aprile. Esticazzi. Non puoi ignorare che giornalismo non è solo far domande (a Salvini come piace la pizza: lo hai inchiodato, proprio; altro che i 49 milioni spariti; i pregiudicati portati al governo e poi costretti alle dimissioni per sospetta contiguità con affaristi mafiosi; o le condanne per razzismo e oltraggio a pubblico ufficiale); giornalismo è anche farsele le domande.

    La pensiamo in modo diametralmente opposto e non ce le mandiamo a dire. Ma è questo il problema? Chiediti perché c’è una rivolta contro la tua trasmissione, da Sud; perché una ventina di stimati e pacatissimi imprenditori e professionisti calabresi ti abbiano scritto quella lettera indignata (fra loro ho scoperto un mio amico, persona di grande valore e leggendaria moderazione. Minchia, mi sono detto, è riuscito a far incazzare pure lui!); chiediti perché sui social hai scatenato l’inferno contro di te e Non è l’Arena; perché c’è una campagna di boicottaggio dei prodotti delle società che fanno pubblicità nella tua trasmissione (già accaduto quando facevi le stesse cose in Rai, ricordo, a L’Arena; e invitasti chi l’aveva promossa); eccetera. Sulle mie pagine social, che sono aperte alla collaborazione di tanti, ho dovuto porre un limite ai post di protesta contro te e Non è l’arena, per non rischiare di renderle monotematiche e son dovuto intervenire per contenere i toni (dal momento che già i miei non sono bisbigliati, puoi immaginare).

    Te lo vuoi chiedere perché o no? Analizza la trasmissione da giornalista e come se non fosse la tua: prima parte della puntata, Matteo Salvini al caminetto, rubizzo (calore, mojito o sangiovese non si sa), che fa il piacione accarezzato dalle tue domande; lui sorride tanto, tu pure, il tepore di una casa di brava gente in Emilia, che fa la pizza al forno a legna, vuoi favorire? Natale passato, se no “Te piace ‘o presepe?” ci stava tutto.

    Come si fa a voler male al Salvinuccio?

    DELENDA EST CATANZARO!

    Seconda parte: vi ricordate le cose coraggiose e giuste che abbiamo detto la scorsa puntata su quei ladroni degli amministratori di Catanzaro? E come si è comportato male il nostro interlocurore, presidente del Consiglio comunale, Marco Polimeni (non accusato, non indagato, trattato come un criminale)? A un certo punto, ha volto lo sguardo verso un suo presunto suggeritore! Polimeni dice: mi ha rivolto la parola l’operatore di Giletti. Tu analizzi la scena, dici questo e quello, non fai l’unica cosa che avrebbe tagliato la testa al toro: chiedere al tuo operatore se davvero gli aveva detto di spostarsi un po’.

    Poi, in studio, Maurizio Talarico, uno dei venti firmatari della lettera di protesta, sottoposto al fuoco di sbarramento tuo e di tre ospiti, Luca Telese (poco), Alessandro Cecchi Paone e Nunzia De Girolamo: 4 contro uno. Con la De Girolamo che dà lezioni di buona politica (mi limito a ricordare che da ministro dell’Agricoltura, firmò il decreto sul patto commerciale con il Canada preparato dai suoi predecessori veneti, Luca Zaia e Giancarlo Galan, poi carcerato per le mazzette del Mose, in base al quale il solo olio d’oliva italiano da vendere in Canada deve essere veneto). Appena Talarico comincia a parlare, uno dei quattro lo interrompe, quasi sempre in malo modo.

    Telefona Marco Polimeni e si becca il resto dal plotone di esecuzione in studio.

    Cambio di argomento: il matrimonio fra la vedova di un camorrista e un cantante neomelodico a Napoli, con sfarzi da circo e giù l’ovvio condito di disgusto un tanto al chilo (alzare il tiro sulla Croce Rossa denota più coraggio. E comunque la signora ex vedova, non è camorrista, lo diviene mediaticamente per la proprietà transitiva e trasmissione sessual-coniugale, manco fosse un virus. Mentre la fedina penale di Salvini fa curriculum da statista).

    Sintesi della trasmissione: Salvini (49 milioni spariti della Lega, lui due condanne, di cui una per razzismo) rassicurante, simpatico, gentilmente inquisito se con l’alice o senza (non ricordo qual altro era il quesito fondamentale). Catanzaresi perbene, Maurizio Talarico («Però lei si è trasferito a Roma!», quindi in Calabria gli onesti non possono vivere) e Marco Polimeni («Risponda, risponda, lei non sta rispondendo…»), sul banco degli imputati, fa niente se innocenti. Poi il trash napoletano: corruzione e le pagliacciate, non lo si dice (ce n’è bisogno?) appaiono un dato etnico, meridionale. Vai a spiegare che non è vero, non volevi questo, eccetera eccetera. Due facce: la bella e la brutta. E la brutta è terrona. Punto.

    DUE PESI, DUE MISURE

    Non mi interessa saperlo, chiedilo a te stesso: davvero ti stupisce che “dal Sud”, “ce l’hanno con te”? No dirmi c’è il cugino di tizio, il cognato di Caio, uno di Enna e l’altro di Avellino ti hanno scritto: bravo, continua così. Chiediti perché tanti altri, che manco conosci, sono imbufaliti. Tutti cattiva gente, ignoranti, prevenuti? Ripeto: risponditi e puoi non dirci cosa, ma una riflettici.

    Il sunto, per tanti, è nello scambio di battute fra Polimeni e te, quando il primo ti rimprovera le colate di miele nell’intervista a Salvini e le colate di altro in quelle ai meridionali. «Lei stia sul suo», hai replicato, e che non si permetta nessuno di dirti come intervistare chi.

    E invece è proprio lì la questione: che ci sia una differenza. «Lei forte con i deboli e deboli con i forti», chiosa Polimeni. E come vedi, non lo pensa solo lui, e quanìdo si incazzano se il miele è per il forte del Nord e… il contrario per i deboli del Sud, che fai, ti stupisci? Non vuoi chiederti perché? Il perché vero, non spiegazioni auto-assolutorie in premessa, modello: il mondo è cattivo, gli altri sono malevoli ,e questo è il prezzo per il successo della trasmissione… Mi sbaglio? Può darsi. E ora spiega a tutti gli altri perché si sbagliano.

    Se non è un format (come quella schifezza di trasmissione che fa Paolo Del Debbio) studiato apposta per avere un certo risultato di audience lisciando il pelo al Nord e prendendo a sberle il Sud, che poi dà tanta visibilità, protestando (strano, per una rete che punta tutto sull’approfondimento vero, non alla Barbara D’Urso), allora qualcosa dev’esserti sfuggito di mano, Giletti.

    Le ragioni degli altri non possono essere tutte sbagliate, non sempre. Chiediti se non debba riequilibrare di temi e toni. Se, invece, sei convinto che per interlocutori incensurati del Sud ci voglia “l’intervista d’attacco” e per pregiudicati potenti del Nord quella soft, fai bene a insistere. Non stupirti, però, se anche gli altri insisteranno con le loro proteste. E che fra quelli ci sia o no io, non cambia nulla.

    6 Commenti

    1. Capisco che Pino Aprile, da Giornalista con la schiena dritta, non possa non occuparsi di un personaggio come Giletti, quando ci sia una notizia da dare o un commento da fare. Per tutti gli altri, oltre che leggere il blog, suggerirei di evitare Giletti, il suo programma e tutta la sua rete in particolare, come altre in generale: vedete un film, ascoltate musica, leggete un libro, uscite di casa. Non lasciatevi asfissiare da questo inquinamento mediatico, ma anzi togliete a Giletti e ai suoi compari l’ossigeno degli ascolti: quando si renderanno conto che stanno ragliando inutilmente per loro sarà troppo tardi.

      • sai, se passa un certo modello e diventa “il modello”, se non lo segnali, si rischia di farlo passare per “come deve essere”. Io guarderei il film, in effetti. Ma, come si dice: me tocca…

      • Questo avrebbe senso se come me tutti i terroni buttassero il televisore e non pagassero più il canone. Ma che tu lo veda o no se paghi il canone loro se ne fregano e vanno avanti. Lo so la7 non è la rai, ma con un terzo di utenze in meno le pubblicità si ridurrebbero in valore della stessa quantità, e anche gli incassi del buffone in questione, non molto diverso poi dal mentana ridens

        • già…, anche se la cosa migliore sarebbe avere da questi strumenti una informazione corretta, perché nulla garantisce che altri, al posto di questi, farebbero di meglio. Questo il guaio

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