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    RICOMPAIONO I LEP NEL PROGRAMMA DI GOVERNO, ANCHE SE…

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    … IN UNA FORMULAZIONE APERTA A OGNI LETTURA. MA MEGLIO DI NIENTE

    I Lep, livelli essenziali delle prestazioni che dovrebbero essere garantiti a tutti i cittadini, in egual misura e qualità, usciti dalla porta del programma di governo, sono rientrati dalla finestra, al punto 20, sui 29 (girava voce che un paio di senatori, se non fossero ricomparsi, avrebbero potuto votare contro, rendendo problematica una maggioranza già risicata al Senato). E la formulazione non sembra nemmeno brutta, pur se aperta a ogni lettura.

    Una buona notizia? Boh, intanto è sicuramente meglio che siano citati e non che siano taciuti; quindi da questo punto di vista è un bene. Poi, il modo in cui sono citati può fare la differenza e aiutare a capire (o a temere). Ma io non ne sono capace; almeno non ora. A questo, si aggiunge l’inquietudine per quanto dichiarato dal ministro alle Regioni, Francesco Boccia: l’Autonomia si farà, sul modello dell’Emilia Romagna, ovvero il modo paraculo (stando a quanto si è visto fin qui) di fare le stesse cose del Veneto e della Lombardia, ma un po’ meno becero e più sfumato, perché mica sono come quei cattivoni leghisti in Emilia Romagna…

    LA COSTITUZIONE NELLA PARTE CHE INTERESSA A LORSIGNORI È URGENTE, IN QUELLA “UGUALE PER TUTTI” È LETTERA NATA MORTA

    Quindi? Quindi non si sa. È troppo presto, per giudicare. A pelle, ma parlo a titolo personale, il che dà valore quasi nullo alla cosa, sentir dire che l’Autonomia è nella Costituzione e pertanto si deve fare, mi fa salire la pressione. Per una serie di ragioni: 1) nella Costituzione è scritto che tutti i cittadini italiani hanno gli stessi diritti (istruzione, mobilità, sanità…), ma con il cavolo che questo è mai parso a qualsiasi governo, di ogni colore, impegno imprescindibile e tanto meno urgente. Al contrario, quei diritti sono stati umiliati, calpestati e negati da sempre a un terzo del popolo italiano, a Sud, e al 40 per cento del territorio. 2) La Costituzione “più bella del mondo” è stata modificata dal centrosinistra e migliorata da giuristi della levatura di Verdini (macellaio) o Calderoli (odontotecnico) e altri giganti che il mondo ci invidia. Da cotanto ingegno super partes derivano le modifiche che portano alla scellerata Autonomia dei ricchi contro i poveri. Invece di riaggiustare la Costituzione stuprata, si ritengono inderogabili e urgenti le conseguenze della riforma, di cui pur tutti mostrano di aver paura; 3) dalla Costituzione deriva anche che prima devono essere definiti i costi del Lep, e poi si può passare al trasferimento di competenze e risorse dall’amministrazione centrale alle regionali; ma siccome lorsignori hanno fretta, ci si ingegna su come agire al contrario, senza farla troppo sporca. Il guaio è che se si calcolano prima i conti dei Lep, non resta niente da ruspare per le Regioni più ricche ma malate di bulimia che prima cercano di abbuffarsi da sole, poi di contare quanti siamo a tavola e se restano o no avanzi per gli altri.

    Insomma, se ci si appella alla Costituzione, si tenga conto delle vere priorità e che sia tutta e non solo il rigo che da tutto a te e toglie tutto agli altri.

    Nel governo precedente, la Lega tendeva a far passare in silenzio e di forza l’Autonomia differenziata (basterebbero le parole: si parla di diritti. Differenziati. Una volta c’era un Movimento che per queste pretese usava il vaffanculo); capita la trappola, un attimo prima che fosse troppo tardi, i cinquestelle hanno posto paletti, chiesto garanzie e la cosa è slittata. Il nuovo governo si è impegnato a farla passare. Già nei suoi 10 punti (subito raddoppiati), il M5S lo aveva messo per iscritto, ma collegando il varo dell’Autonomia ai Lep da definire “contemporaneamente”. Oddio, la logica direbbe prima stabilisci il costo di quei servizi, poi programmi quanto spendere, ma va bene lo stesso. Nella prima stesura del programma di governo, però, il sì all’Autonomia era rimasto, i Lep erano stati cancellati in un brodo di paroloni pro-Sud che i governi italiani si lasciano in eredità da un secolo all’altro. Ora sono riapparsi.

    Riporto il punto 20 del programma del Giuseppe Conte bis. Sembra rassicurante, ma non è colpa nostra se ci hanno abituato a non fidarci. Pronti a riconoscere il merito, ma prima vogliamo verderlo e capire in che modo si traducano queste frasi:

    “È necessario completare il processo di autonomia differenziata giusta e cooperativa, che salvaguardi il principio di coesione nazionale e di solidarietà, la tutela dell’unità giuridica e economica; definisca i livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, i fabbisogni standard; attui compiutamente l’articolo 119, quinto comma, della Costituzione, che prevede l’istituzione di un fondo di perequazione volto a garantire a tutti i cittadini la medesima qualità dei servizi. Ciò eviterà che questo legittimo processo riformatore possa contribuire ad aggravare il divario tra il Nord e il Sud del Paese. Nella ricognizione ponderata delle materie e delle competenze da trasferire e delle conseguenti ricadute – di natura politica, giuridica, economica e sociale – che questo trasferimento determina, occorre procedere con la massima attenzione. In questa prospettiva, decisivo e centrale sarà il ruolo del Parlamento, che andrà coinvolto anche preventivamente, non solo nella fase legislativa finale di approvazione. È inoltre necessario rivedere il testo unico per gli enti locali, introducendo un’Agenda urbana per lo sviluppo sostenibile delle città, delle città metropolitane, di Roma capitale, attuando la legge per la valorizzazione dei piccoli comuni, sopprimendo gli enti inutili. Occorre, infine, garantire il rispetto delle autonomie a statuto speciale e la tutela delle minoranze linguistiche”.

    Non si capisce quale interesse dovrebbero avere le Regioni più ricche a volere l’Autonomia, per garantire, attraverso il fondo di perequazione, “a tutti i cittadini la medesima qualità dei servizi”. Se è la stessa, che bisogno c’è di tutto ‘sto casino? A meno che (guarda cosa ti vado a pensare!) “la stessa” non è la stessa, ma un minimo, che le più ricche aumenteranno per la maggior ricchezza e quindi, quei servizi e quei diritti saranno, di fatto “differenziati”. Diritti differenti per cittadini di uno stesso Paese si hanno con l’Apartheid, anche se ti inventi altre parole per dirlo. Ma sarà così? Magari no, però il contrario non lo puoi dire, anzi, sembra più probabile.

    MA IL PARLAMENTO POTRÀ DIRE LA SUA, PRIMA E DOPO

    C’è di buono che il Parlamento non sarà chiamato a dire sì o no a un testo governativo, frutto di accordi a due con le Regioni (una follia, ma stava per essere fatto. Solo la reazione dal Sud e dal basso, che ha poi investito Parlamento, opinione pubblica e partiti, lo ha fermato); il Parlamento potrà dir la sua, proporre modifiche e non solo a cose fatte, ma anche prima. È un gran passo avanti.

    Purché non sia verso il baratro. Abbiamo visto il Parlamento votare compatto, dalla Lega al Pd (M5S no), per definire “priorità nazionale” una linea ferroviaria ad alta velocità per far guadagnare qualche minuto alle merci da Torino a Lione, fra una generazione; e nessuno vergognarsi perché non è ancora “priorità nazionale” far arrivare un treno a Matera nel 2019, o quasi ovunque a Sud, dove, in sette regioni, circolano meno treni che nella sola Lombardia. E a votare quella schifezza c’erano pure tutti i rappresentanti meridionali di quei partiti.

    Senza capacità di vergognarsi, la democrazia e l’equità restano chiacchiere a vuoto.

    Pino Aprile

    Giornalista e Scrittore


    “Fa’ quel che devi, accada quel che può”, è la mia regola. Se ti fai condizionare dai rapporti di forza (ma “loro” hanno tutto: giornali, tv, soldi, potere…) o dalle conseguenze possibili (non otterrai nulla, in compenso ti schiacceranno) non troverai mai il momento giusto per agire. Mentre l’unica cosa che conti è la ragione di agire: se c’è, fallo. E basta. Come? Don Luigi Sturzo disse: chi sa scrivere scriva, chi sa cantare canti, chi ne è capace, faccia politica. Sono nato nel 1950, sono cresciuto in una casa popolare, ho avuto ottimi genitori. Quello che ho scritto mi ha caricato di responsabilità verso gli altri e il futuro (ho un nipote…) e ora devo risponderne. Sono qui per questo.

    7 Commenti

    1. Il razzismo c’è anche nella rossa Emilia-Romagna, solo che è più subdolo, perché ufficialmente sempre negato e nascosto dietro slogan e paroloni di solidarietà…..

    2. Caro Pino io non mi fiderei, i poteri del nord sono molto forti e non molleranno la presa, dobbiamo stare in guardia e intanto continuare a incentivare il consumo dei nostri prodotti magari con l’apertura di centri commerciali che promuovano le nostre eccellenze. Saluti

    3. Pino, ancora una volta i rappresentanti istituzionali del nostro SUD si sono piegati agli interessi dei soliti noti!!! E se iniziassimo a prendere nota dei nomi che ci dovrebbero rappresentare e non li VOTASSIMO MAI PIU’?. Ti saluto e forza che questa volta ce la facciamo.

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