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    PER IL PUGLIESE CONTE, MILANO VALE IL SUD A PERDERE

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    https://www.lacnews24.it/leditoriale-di-pino-aprile/per-il-conte-di-puglia-milano-val-bene-un-sud-a-perdere_141228/

    Giuseppe Conte, nella sua lettera-lenzuolo al Corriere della sera, confessa che, “per un principio di equità territoriale”, sente di dover fare qualcosa a Milano, “per quei 200mila bambini che vivono in povertà nella metropoli”. Ma nell’intera area metropolitana, di minori entro i 15 anni ne trovi scarsi 180mila. Fossero pure tutti poveri nella città più ricca d’Italia (a noi era sfuggito, a Conte no), ne mancano altri 20mila. Conte potrebbe farseli prestare da famiglie del Sud, dove quelle in difficoltà sono più numerose, nonostante si sia statisticamente ritenuti “non poveri”, a Sud, con più di 565 euro al mese, mentre al Nord, per l’Istat, si è poveri con meno di 835. I bambini poveri erano circa un milione e 260mila, in Italia, prima della batosta del Covid, con il massimo di uno ogni sei a Sud e il minimo al Centro, con uno ogni dieci.

    Un colpo di sole di ferragosto? Oppure, Conte ha copiato dal compagno di banco sbagliato, perché la cifra di 200mila bimbi poveri la sparava già alcuni mesi fa il deputato cinquestelle Stefano Buffagni.

     

    Ma è da dati come questi che Conte sviluppa il suo ragionamento (vabbè, è un modo di dire), per chiedere, di fatto, perdono se il M5S è parso una “forza politica prevalentemente concentrata a recuperare il divario” Nord-Sud. Si pente e si duole con tutto il cuore: il Movimento ha “commesso errori”. “Con il nuovo corso porremmo rimedio”, promette.

    “L’equità territoriale”, nella versione di Conte è: migliorare le condizioni di chi sta già meglio, per evitare che si possa essere sospettati di voler favorire chi sta peggio. Per stare allo stesso livello e approfittando del fatto che lui è pugliese, e io pure (rubo i suggerimenti a un avvocato barese), la lettera di Conte ricorda il tormentone dei comici Toti e Tata: «Metti un po’ di Scamarcio, in tv, ché stasera ho voglia di niente». Gli stessi che inventarono Kiavik, supereroe per caso: «M’avete chiamato? E io sono qui». Il guaio, è che lui mo’ ci vuol rimanere a ogni costo, persino cercando di superare in comicità Toti e Tata, con i 200mila bambini milanesi poveri, quando ce ne sono meno di 180mila e soltanto poco più di uno su dieci è povero. E “scusandosi” per aver “erroneamente” dato l’idea di voler ridurre il divario Nord-Sud, proprio mentre la Banca d’Italia mostrava (rapporto n. 7 – Infrastrutture) che per far crescere il Paese, si “deve ridurre il divario Nord-Sud”).

    Una conferma, ove servisse, degli studi di grandi economisti italiani e no, e di prestigiose Fondazioni su temi economici e sociali (la Edison, di recente, con la ricerca coordinata dai professori Quadrio Curzio e Fortis), della Banca Mondiale, secondo cui soltanto smettendo di ostacolare lo sviluppo del Mezzogiorno e riducendo il divario Nord-Sud l’Italia può non solo smettere di precipitare sempre più in basso, ma crescere sino a superare la Germania quale primo Paese manifatturiero d’Europa.

    La riduzione del divario è la ragione per cui l’Unione Europea assegna all’Italia il doppio dei soldi che sarebbero arrivati con il Recovery Fund, se il Sud (per le politiche discriminatorie dei governi nazionali) non fosse la macroregione con il più basso reddito e i più alti indici di disoccupazione del nostro continente.

    A questo punto, un politico nuovo, pur se nato vecchio e persino se si tratta di Conte («M’avete chiamato? E io sono qui»), “per un principio di equità territoriale”, proporrebbe finalmente una legge speciale per… sanare il divario. Ma sarebbe banale. Conte sarà pure capitato per caso prima a capo del governo («Posso dirlo questo?», chiedeva in Parlamento, lui capo, ai vice suoi datori di Presidenza del consiglio, Di Maio e Salvini), e ora alla guida dei resti del M5S, ma vuole stupire.

    Ero in un dibattito televisivo su la7, quando Di Maio presentò il “Chi è questo?”. La conduttrice, Tiziana Panella, mi chiese cosa ne pensassi; si poteva solo andare a pelle, non sapendo nessuno nulla di lui; risposi che in Puglia si ritiene che i bitontini siano particolarmente furbi, tanto che si dice: “Signerje si’ de V’Tont, trase de chiatt e te mitt de pont”: lei è di Bitonto, entra di piatto e si mette di punta, arrivi da ospite e ti fai padrone. Conte è di Volturara Appula, sui Monti Dauni, nel Foggiano, non di Bitonto, ma ci avevo azzeccato, pur sparando alla cieca.

    Ora, se da capo del M5S (per concessione di Grillo, in condominio con Grillo, contro Grillo… boh!), che era diventato il primo partito nazionale facendo a Sud il pieno di voti, tanto che la geografia pittata in giallo-cinquestelle sulla cartina d’Italia ricalcava i confini dell’ex Regno delle Due Sicilie, Giuseppe Conte annuncia, con lettera-lenzuolo sul Corriere della sera che “per un principio di equità territoriale” bisogna fare qualcosa, non significa che finalmente avremo il treno per Matera, gli asili a Reggio Calabria, si finirà davvero la Salerno-Reggio Calabria, senza limitarsi a inaugurarla, prendendo in giro gli indigeni, che applaudono lo stesso. No, per “il medesimo principio di equità territoriale” (aridaje!), si “dovrà tenere conto delle tante aree svantaggiate che sono al Nord”, e “senza dimenticare la centralità della guerra alla vera povertà che ogni giorno vediamo sfilare anche in città come Milano, nelle code per il Pane Quotidiano”. Infatti, negli ultimi vent’anni da Sud sono emigrati circa 2,3 milioni di disperati, forse per andarsi a mettere in coda per il pane a Milano.

    E addirittura, Contik («M’avete chiamato? E io sono qui») tira ancora fuori la storiella della “locomotiva” Milano che deve trainare l’intero Paese, come non si sapesse ormai che è ferma in stazione da vent’anni a bruciar carburante sottratto all’intero Paese. La crescita (ancora una volta: gli studi di Banca d’Italia, della Svimez) parte dove c’è un divario di sviluppo da recuperare; per citare l’esempio usato dall’economista Gianfranco Viesti: “La cancelliera Angela Merkel non ha detto: facciamo ripartire la Germania, così faremo ripartire l’intera Europa e consentiremo lo sviluppo dei Paesi mediterranei. Ha detto: investiamo prioritariamente le nostre risorse nel Sud dell’Europa. Perché così fa gli interessi di lungo termine del proprio Paese: l’economia tedesca va molto meglio, se Italia e Spagna ripartono. Per quanto possa apparire paradossale, è la crescita delle aree deboli la vera locomotiva in una economia integrata, in Italia e in Europa”.

    Contik fa il contrario: parla dei bambini poveri di Milano (ma al Sud ormai non ne nascono quasi più e la mortalità infantile ha indici non europei); della necessità di “migliorare i servizi” per i “quartieri più decentrati” di Milano, mentre al Sud ci sono circa venti milioni di persone e il 41 per cento del territorio “decentrati” (i treni sono in media più lenti ora che un secolo fa, sono stati tagliati mille chilometri di ferrovie, e l’alta velocità è pagata da tutti gli italiani, per farne godere quelli del Nord e del Centro); e la Banca d’Italia “Con riferimento alle infrastrutture di trasporto”, ricorda “che le aree con i collegamenti stradali e ferroviari più veloci nonché quelle con le maggiori possibilità di accesso ai principali scali aeroportuali e portuali, in termini di traffico merci, sono prevalentemente collocate nelle regioni centro settentrionali (in particolare in Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Toscana); le regioni del Sud e delle Isole si trovano in una condizione di relativo svantaggio”.

    Propone una legge speciale per il capoluogo lombardo, perché abbia ancora di più, mentre il Mezzogiorno può attendere

    Conti scrive a vanvera di Centri di ricerca per Milano, ma i più grandi, iper-sovvenzionati a spese di tutti gli italiani, sono già a Milano (lo Human Technopole che tanto prende e poco dà) e a Genova (l’Istituto Italiano di Tecnologia che tanto…, eccetera).

    Non vale la pena continuare. Salvo chiedersi: perché Conte fa questa cretinata (a parte la solita costatazione che a fare il peggio per il Sud e avvantaggiare il Nord sono quasi sempre meridionali… evoluti o aspiranti tali?). Quelle iniziali sulla camicia dell’Uomo di Volturara, G. C., non stanno per “Giuseppe Conte”, ma per “Giulio Cesare” (o Giuseppe Giulio Cesare Conte). Avendo il nostro fatto il liceo e appreso dal De Bello Gallico, adattabile a noi e a oggi, che “Italia omnis in partes tres divisa est” e che al Sud, il M5S, ha bruciato il suo patrimonio di voti in due anni (ora sembra terra di conquista di Fratelli d’Italia), va alla conquista di quelli del Nord, dove il M5S è quasi inesistente e se si mette a fare la Lega, si scontra con l’originale che è più forte e meno stupido.

    Come tutte le favole (questa non lo è, ma vale per quelle che ci raccontano), anche questa ha una morale: il Sud è a perdere; se vuoi esistere politicamente, inginocchiati al Nord.

    E puoi pure pubblicare le tue lettere sul Corriere della sera.

    Pino Aprile

    Giornalista e Scrittore


    “Fa’ quel che devi, accada quel che può”, è la mia regola. Se ti fai condizionare dai rapporti di forza (ma “loro” hanno tutto: giornali, tv, soldi, potere…) o dalle conseguenze possibili (non otterrai nulla, in compenso ti schiacceranno) non troverai mai il momento giusto per agire. Mentre l’unica cosa che conti è la ragione di agire: se c’è, fallo. E basta. Come? Don Luigi Sturzo disse: chi sa scrivere scriva, chi sa cantare canti, chi ne è capace, faccia politica. Sono nato nel 1950, sono cresciuto in una casa popolare, ho avuto ottimi genitori. Quello che ho scritto mi ha caricato di responsabilità verso gli altri e il futuro (ho un nipote…) e ora devo risponderne. Sono qui per questo.

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