Home Ricomincio da SUD NASCE L’INTERGRUPPO PER IL SUD IN PARLAMENTO. FINITA L’ERA DEL SILENZIO

    NASCE L’INTERGRUPPO PER IL SUD IN PARLAMENTO. FINITA L’ERA DEL SILENZIO

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    Nasce l’intergruppo parlamentare in difesa dei diritti del Mezzogiorno. La notizia, a dirla tutta, esce prematura, per la bravura di un giornalista che ha colto cosa si stava preparando da un po’ di tempo e che oggi assume ben altro peso politico, per le polemiche su un presunto squilibrio a Sud di questo governo (ripristina, per un’area dimenticata da sempre, la fiscalità di vantaggio che l’odio leghista cancellò 25 anni fa, affossando ancor più il Mezzogiorno) e mentre l’egoismo padano raggiunge vette di involontaria comicità: La Stampa di Torino, con le parole dell’iper-leghista del Pd, Stefano Bonaccini, titola a tutta prima pagina: “Il governo non dimentichi il Nord” (quindi, non conta che tutte le grandi opere pubbliche siano a Nord, e oltre 60 miliardi all’anno siano rubati a Sud e regalati a Nord), e il parlamentare di Forza Italia Lucio Malan si rende ridicolo, capovolgendo la realtà, ma restando serio: “Non si può pensare di abbandonare le zone più povere del Nord, per avvantaggiare quelle più ricche del Sud” (quindi, è ancora troppo poco che il reddito pro-capite del Nord sia circa il doppio che a Sud).

    L’intergruppo accoglie già una sessantina di parlamentari, di tutti i partiti (persino uno che era con i cinquestelle aderì quando e ora con la Lega) e docenti universitari, atenei, associazioni di categoria.

    Se vogliamo, è una chiarificazione della politica italiana, che non è destra-sinistra, ma Nord-Sud. Il Paese non è diviso ideologicamente, ma geograficamente, da una narrazione razzista della sua storia unitaria, che concentra tutto il male a Sud (giustificando la negazione di infrastrutture, diritti e servizi, con “la colpa” dei meridionali) e tutto il bene e i privilegi (alta velocità, autostrade, servizi, investimenti pubblici) a Nord.

    L’Italia può diventare una solo rileggendo la sua storia, raccontando a italiani del Nord e del Sud come stanno e stavano davvero le cose (la Questione Meridionale sorse con il saccheggio del Sud), non cercando di ingannarli ancora con fiabe risorgimentali e descrizioni razziste. O così o l’Italia si spezzerà: i tempi si stanno accorciando, le convulsioni politiche e sociali paiono entrate nella fase parossistica, in cui dopo il niente che accade in decenni, tutto succede in pochi mesi.

    La nascita dell’intergruppo sembra quasi un frutto maturo al momento giusto per tentar di gestire in parlamento un periodo così delicato, decisivo. Il giornalista che ne ha dato la notizia ritiene che l’iniziativa sia figlia del dopo-Covid e dell’esasperazione degli egoismi padani per l’arrivo dei soldi del Recovery Fund destinati al Sud e su cui il famelico Nord vuol mettere le mani.

    Non è così (c’è, tra l’altro, un errore nell’estensione del diritto al 34 per cento della spesa pubblica allargata a Sud, anche ai Recovery Fund. che invece vedono salire al 70 per cento la quota del Sud); già nel 2018 la società civile meridionale contro la più grande rapina mai tentata dall’ingordigia padana: l’Autonomia differenziata. La divulgazione dei documenti segretati della rapina e i trucchi per svuotare la cassa comune cominciò fuori dal parlamento, con un gruppetto di docenti, meridionalisti, scrittori (basterebbero le 60mila firme raccolte dall’appello del professor Gianfranco Viesti).

    La causa fu abbracciata anche da un piccolo nucleo di parlamentari, che pian piano fecero squadra, confrontandosi e scambiando documenti con quegli stessi accademici, giornalisti e scrittori che avevano portato il caso alla ribalta nazionale. Il risultato fu che diversi senatori annunciarono (altri lo resero noto più discretamente ai propri dirigenti politici) che non avrebbero votato l’Autonomia e se il governo avesse tentato la forzatura, sarebbe caduto. Era il 20018. Un anno dopo, invece, la Senatrice Sabrina Ricciardi con la consapevolezza che la tematica dovesse essere affrontata facendo rete, e dunque in maniera trasversale, costituì l’intergruppo, cui aderirono numerosi colleghi, specie cinquestelle, ma poi anche del Pd e del centrodestra.

    Sorse così l’dea di un tavolo che dedicasse maggior attenzione al Mezzogiorno, che se si trova ad avere, in otto regioni, meno treni della sola Lombardia, forse è perché attenzione non ne ha avuta; e se sì, da parte di chi non ha avuto coraggio di agire di conseguenza.

    Il tempo di gestazione dell’intergruppo, dopo una partenza veloce, è stato lungo. E che maturi adesso ha forse il senso di quelle coincidenze della storia che fanno succedere le cose al momento giusto: si gioca l’ultima partita di un’Italia che o si unisce nella parità di diritti (lavoro, infrastrutture, rispetto) o vede sancita la verità di un Paese mai nato e razzista, con un Nord che ha diritto a tutto e tutto vuole e prende e un Sud colonia e diffamato sin dai libri di scuola.

    Il covid-19, come racconto in “Il male del Nord”, ha fatto conoscere reciprocamente gli italiani più di decenni di disinformazione avvelenata da parte dei telegiornali di Stato e di grandi quotidiani padani al servizio dei loro padroni. Le parole dei pazienti bergamaschi giunti in coma negli ospedali del Sud e restituiti vivi e sani alle loro famiglie, sono un atto d’accusa contro un secolo e mezzo di comunicazione nazionale: credevano che i terroni fossero come glieli hanno sempre descritti, che negli ospedali del Mezzogiorno si entrasse per morire, trattati come bestie. Hanno scoperto competenza e umanità.

    “Io avevo sempre parlato male dei siciliani”, ha detto uno di loro. Oggi li ha conosciuti. L’Italia si fa così. O muore. Sono sempre di più i meridionali che lo sanno, nonostante gli schiavi da cortile che remano contro; se il Nord non lo impara presto, il Sud non aspetterà il Nord. L’intergruppo può essere lo strumento di fare quello che si chiede alla politica: mediare, spiegare, produrre equità. Il Movimento 24 Agosto per l’Equità Territoriale collabora dall’inizio con i creatori dell’intergruppo. E ha già fornito loro gli elaborati della nostra Commissione Economia sulla ripartizione equa dei Recovery Fund. Il tempo del silenzio e dell’inazione è finito.

    Senza equità, il Sud non ci sta più a questo gioco.

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