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    MA IN PARLAMENTO M5S È IL DOPPIO. E SI VINCE A SUD

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    LA LEGA HA DUE VOLTE I VOTI, MA METÀ DEI PARLAMENTARI

    E ora cosa accade al Sud? Il peggio che poteva succedere, a meno di una guerriglia continua fra gli alleati di governo, che potrebbe portare alla rottura del “contratto” e nuove elezioni, con cui la Lega tenterebbe di far cappotto, ingoiando quel che resta di Forza Italia e un altro po’ di M5S. La condizione di Di Maio è quella di Renzi e del suo governo, dopo che si sgonfiò il palloncino del 40 per cento: in Parlamento ha i numeri di quando ha vinto, nel Paese quelli del tonfo. La situazione è addirittura speculare: 33-17 per cento (M5S- Lega) in Parlamento, 34-17 (Lega-M5S) nel Paese. Con una differenza seria: Renzi, e poi Gentiloni, potevano puntellare i loro inguardabili governi con scarti di Forza Italia e addirittura della Lega (pure un Flavio Tosi condannato per razzismo andava “sinistramente” bene alla “sinistra”); Di Maio non può nemmeno questo: si è messo in gabbia da solo nella cella della Lega.

    DI MAIO COME RENZI: FORTE NEL PALAZZO, DEBOLE FUORI. MA PUÒ APPROFITTARNE

    Salvini che agiva da padrone del governo e ministro a tutto con il 17 per cento, ora già dà per scontate le peggiori nefandezze a danno del Sud: le “grandi opere a perdere” ma solo a Nord, che quando non sono inutili (vedi Tav Torino-Lione), sono pure dannose (vedi Terzo Valico Genova-Milano, Mose), ma sempre a costi spaventosi (troppe mazzette, corruzione, favori e regali agli enti locali con la scusa del treno veloce, vedi le follie della Tav a Vicenza, dove tocca pagare anche i bus elettrici alla città). Fiumi di denaro pubblico solo a Nord, non importa con quali scuse.

    E già la Lega (Salvini farà la faccia di quello che è stato costretto…) dà per varata la Secessione delle regioni ricche con furto della cassa, detta Autonomia differenziata (a chi fa finta di niente o che addirittura possa essere “un bene per il Sud”, come il leghista di napoletano Cantalamessa o il compare che raccoglie adesioni alla Macroregione meridionale benedetta dalla ministra leghista all’Autonomia veneta, Stefani, c’è bisogno ancora di spiegare che ogni cosa “differenziata” vuol dire che la differenza favorisce il Nord e fotte il Sud? O davvero si vuol fingere di credere che la Lega in particolare e il Nord in generale, vogliano “differenziare” qualcosa perché colti da improvvisa botta di equità fra Nord e Sud? E Cristo morì di freddo…).

    SALVINI FORZERÀ, M5S SI DISINTEGRA SE LO ASSECONDA

    Quindi, ora Salvini spingerà come avesse il 34 anche in Parlamento e i cinquestelle il 17. Il M5S o subisce o viene sbattuto fuori. A meno di colpi di scena del M5S (che da solo, comunque, non può nulla), se decidesse di far pesare i suoi numeri in Parlamento, a cui potrebbero aggiungersi altri, occasionalmente, per profittare dei conflitti interni al governo. Strategia difficile, ma impedirebbe alla Lega di far passare tutto quel che vuole e la porrebbe in difficoltà con le Regioni del Nord.

    A quel punto, non resterebbero che la crisi e nuove elezioni, ma non si può escludere un tentativo di “governo del presidente”, che potrebbe (meno assurdo di quanto sembri) convenire anche alla Lega, per non intestarsi una delle leggi finanziarie più dure (ma inevitabile) degli ultimi decenni e lasciare la patata bollente del rapporto con l’Europa e le multe miliardarie ad altri.

    NUOVE ELEZIONI O “GOVERNO DEL PRESIDENTE”? O L’UNO E LE ALTRE.

    Ma il M5S recupererebbe (forse…) qualche briciola delle tonnellate di fiducia perse, mostrandosi deciso contro l’onnivoro alleato a senso unico che raccoglie voti pure a Sud, per dirottare tutti i soldi e le opere pubbliche solo a Nord. Così, alle successive elezioni, i cinquestelle potrebbero giocarsela diversamente (non dimentichiamo che queste erano europee e, nella raccolta di consensi, il M5S ha scarti maggiori degli altri partiti, fra votazioni locali, politiche o europee).

    CHI PREVALE A SUD PREVALE NEL PAESE

    I cinquestelle hanno un asso pesantissimo nella manica, da poter calare: il famoso “governo del cambiamento”, per le timidezze, l’inesperienza, le titubanze (e qui mi fermo…) del Movimento a conduzione Di Maio, si è risolto nel “governo del come prima”, per le grandi mangiatoie dei gruppi imprenditoriali parassitari del Nord, più una spolverata di reddito di cittadinanza, qualche buona norma anticorruzione in più (che la Lega cerca già di sterilizzare), un impegno alla spesa pubblica a Sud al 34 per cento (che rischia di essere assicurato solo per l’anno in corso, e sempre che non cada il governo). Mentre la Lega si propone come la forza che garantisce sempre e solo i forti, ovvero i ladroni e mangioni del Nord (Mose…, rifacciamo l’elenco?), tirandosi appresso voti del Sud, dando ai terroni di bocca buona qualcuno più sfigato di loro da odiare.

    Il M5S può tentare il recupero del recuperabile dello spirito originario “del cambiamento”: ci sono forze, temi, persone, volontà che meritano di continuare quanto hanno avviato di buono. E su singoli provvedimenti, sarebbe imbarazzante e poco giustificale l’opposizione di parlamentari del Sud di altri partiti (ok al treno per Matera, metti: ti che fai, voti no perché sei di Matera ma del Pd o di Forza Italia?).

    La politica è l’arte del possibile con l’uso spregiudicato della forza. Quanto accade da almeno quattro anni, e lo abbiamo visto dal Pd al M5S, alla Lega: vince chi vince a Sud. Quindi è qui che deve darsi da fare chi non vuole perdere (di nuovo…).

    Ma al Sud tocca aspettare quello che fanno gli altri? Certo che no. Quindi: e ora il Sud?

    I TERRONI HANNO BLOCCATO LA SECESSIONE DEI RICCHI. ORA BISOGNA RIFARLO.

    Non c’è molto da interrogarsi, si comincia subito: Autonomia differenziata e decreto del ministero leghista dell’Istruzione contro le università del Sud, due schifezze che sono state fermate per la reazione massiccia del Mezzogiorno (mondo accademico, sindacati, popolazione, intellettuali, imprenditori…), cui si sono accodati i partiti solo in un secondo tempo, per non perdere botta e su cui Salvini ha preferito non insistere, per non prendere botte.

    Quindi, sappiamo cosa fare e come e abbiamo dimostrato che si può dettare, dal basso, da fuori, ditelo come volete, l’agenda politica al governo e ai partiti. E sappiamo pure cosa ci vuole: volontà.

    Ma ne parliamo dopo.

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