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    L’ITALIA DA MORO A SALVINI: L’INVOLUZIONE DELLA SPECIE

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    MA IL BULLO RIUSCIRÀ A PORTARLA ANCORA PIÙ IN BASSO DEL PAPEETE!

    Magari ci sembrava che esagerassero, e forse era così: sapete, cari giovani amanti del trash, che Aldo Moro andava in giacca abbottonata e cravatta al mare? Scarpe nere e calzini! Magari ci pareva eccessivo che non si spogliassero del rigore istituzionale nemmeno in spiaggia; e, se rappresentanti del popolo italiano, non ritenessero di poter agire “come mi pare” contro “zingaracce” e giornalisti che disturbano il figlio di papà che gioca con i mezzi delle nostre Forze dell’ordine (agli ordini!). Enrico Berlinguer (forse perché di sinistra…?), invece nel suo mare sardo entrava in costume nero (da lui imparai una pratica di facile ed efficacissima talasso-terapia contro la debolezza delle vie respiratorie superiori, soggette a frequenti infiammazioni: inspirare l’acqua di mare con le narici e risputarla dalla bocca. Fatto più volte, più giorni, per l’inverno eri quasi al riparo da riniti, otiti, faringiti).

    Quel decoro di chi incarna una funzione pubblica lo si osserva persino nelle foto di Aldo Moro nelle mani delle Brigate Rosse. Addirittura, il suo corpo esamine nella Renault con cui qualcuno volle avvisare l’Italia che non poteva smettere di essere colonia, conserva una dignità che umilia gli assassini.

    FROCE CON I DEBOLI, PECORA CON I FORTI

    Oggi, Matteo Salvini, presunto uomo forte del governo (ma solo contro i deboli: prima terroni ed extracomunitari, ora migranti, rom, sopravvissuti a stupri e torture dei campi di concentramento libici e al mare. Con i forti, diventa un tappettino: dai padroni delle ferriere e delle Tav, ai potenti da Putin a Trump), mentre per il pupo si trasformano i mezzi della polizia in giostra, ci rappresenta ridicolizzando l’inno nazionale per il piacere delle cubiste; elegge l’ombrellone a succursale del ministero (visto che non ci va mai…); delle conferenze stampa on the beach, fa occasione di insulti (ha sempre qualcuno di nuovo da indicare per l’odio quotidiano, oltre i soliti morti di fame).

    Certo, i tempi cambiano; abbiamo visto il Parlamento, i ministeri, le strutture statali riempirsi di nani, ballerine, mignotte, amici di mafiosi e persino persone poi finite al 41bis per mafia, mentre accuse o condanne per reati infamanti diventavano curriculum per incarichi di governo… E ci siamo abituati al sempre peggio. E magari a giustificare generalizzando: e perché, gli altri? Dimenticando che gli altri perfetti non sono, ma la democrazia e la logica prevedono selezione per gradi: chi si fa togliere una multa grazie al partito, non è sullo stesso piano di chi ruba 49 milioni o prende tangenti da decine di milioni sugli appalti di opere pubbliche; chi sta al governo avendo commesso reato di abusivismo edilizio aggiungendo una stanza alla villa al mare, non è sullo stesso piano di chi va al governo avendo una condanna per bancarotta fraudolenta, avendo spostato fondi in paradisi fiscali per fregare il fisco e con un socio sotto inchiesta dell’antimafia. Nessuno sarà vicino alle nostre idee, ai nostri interessi, come ognuno di noi lo vorrebbe, ma qualcuno sarà meno lontano degli altri; da tutti ci sentiremo traditi quando qualcosa non sarà in linea con quanto ci aspettiamo ed è stato promesso, ma qualcuno farà una porcata in meno, magari solo perché più paraculo o perché, colto in fallo, si vergogna (succede). Non bianco e nero, ma sfumature di grigio (e si trattava, se ricordate il libro, di sfumature masochiste…).

    PRENDE QUEI VOTI PERCHÉ CHI LO VOTA GLI SOMIGLIA?

    Ora la domanda è: se uno come Salvini prende tutti quei voti, è perché in lui si identificano tanti italiani? Si rivedono in lui (addirittur come lui!) mentre insulta, offende, minaccia, istiga all’odio e facilita la libertà di armarsi e la giustizia fai-da-te, nonostante le stragi quotidiane negli Stati Uniti ci mostrino le conseguenze? Si dice “italiano” e parla di “patria”, dopo i suoi “Padania is not Italy”, a capo del partito che usava il tricolore per riempirlo di merda e bruciarlo in piazza? Che “Chi sbaglia paga”, ma se spariscono 49 milioni dal partito, ritirtano la costituzione di parte civile al processo contro gli imputati eccellenti (il ragioniere che sia condannato pure…) e la fanno tutti franca? Che porta pregiudicati al governo? Il Salvini che non ha mai lavorato, ed eletto al parlamento europeo non ci ha mai messo piede, salvo per rimproverare chi ci andava di non far nulla? Che non sta mai al ministero (però guai ai furbetti del cartellino), ma fa il bulletto in discoteca, mentre incendi dolosi distruggono paradisi in Sicilia e i genitori di bambini uccisi da gente di panza devono ricorrere alle pompe funebri di gente di panza, nel paese in cui la stessa caserma dei carabinieri è in uno stabile di gente di panza, ma lui lì non va a fare i suoi spot elettorali con la scusa del ministero e manco il disc jockey? E l’unica ferocia che riesce a sfoderare è contro gli ultimi sulla Terra?

    Insomma, cos’è: la seduzione del bullo che in classe non faceva i compiti, rispondeva male ai professori, per far ridere tutti, faceva le battute sulla prof bella o brutta, prendeva le note e diceva chissenefrega? E così faceva colpo sulle ragazze, aveva piccoli imitatori che abbozzavano provocazioni “accettabili” e le raccontavano come fossero gravi e grevi quali quelle del loro inarrivabile modello in bassezza? Cresceva, così, nel corso dell’anno, il codazzo di svampite e disossati del bullo, costretto, per superare l’assuefazione, a spararle sempre più grosse.

    Poi, però, arrivava la fine dell’anno. Ma quei pavidi che, in almeno tre-quattro, spalleggiati e approvati dal loro cattivo maestro, prendevano coraggiosamente a spintonate il più mingherlino, dicevano “facci vedere le tette” alla più timida, in vista degli esami, cominciavano a farsela sotto, a prendere le distanze, a ricordarsi che al loro papà dovevano portare la pagella.

    C’è un momento in cui si pagano i conti e per quanto esaltante “far casino”, la scuola finisce e ti chiedi che cosa ne sarà di te.

    UNA VOLTA FINIVANO AIUTANTI GOMMISTI, OGGI AL GOVERNO

    Quei leaderuzzi da balera finivano aiutanti gommista (mentre le ragazze scoprivano che un geometra a stipendio sicuro era meglio).

    Oggi i gommisti sono in crisi, perché pagano poco e vogliono che lavori, mentre il partito e il governo ti pagano tanto, proprio perché non fai niente, a parte spararle, come a scuola, senza obbligo di intelligenza e coerenza: no-Tav-sì-Tav, Prima-il-Nord-Prima-Foggia, chi-sbaglia-paga-se-è-dei-nostri-no…

    O il Paese è nella fase dell’ipnosi da bullo, in attesa del risveglio dinanzi ai quadri di fine anno; o quel tizio là, quell’impresentabile è la copia di chi lo vota: una speranza di successo per chi non ha una parola, ma qualunque parola convenga al momento; non lavora, ma vuole soli e campar bene; se ne fotte delle regole, quando tutelano gli altri (Salvini non strinse la mano al presidente Ciampi, “perché lei non mi rappresenta”; chiama i migranti terroristi, manco presunti, ma il sottosegretario Siri, era “innocente sino a condanna definitiva”, anche se aveva già una condanna) e ne pretende per sé rispetto esagerato delle regole, persino inesistenti, con la polizia che identifica chi osa offendere la sua sensibilità invocando “Restiamo umani”.

    Ne abbiamo fatto di strada. All’indietro: l’involuzione della specie.

    La foto di cotanto ducetto al Papeete, fra culi, tette e tatuaggi offesi dall’inno nazionale segna il punto più basso raggiunto dalle istituzioni in mano a questa gente.

    Ma solo per poco: vedrete che riusciranno a superarsi.

    Pino Aprile

    Giornalista e Scrittore


    “Fa’ quel che devi, accada quel che può”, è la mia regola. Se ti fai condizionare dai rapporti di forza (ma “loro” hanno tutto: giornali, tv, soldi, potere…) o dalle conseguenze possibili (non otterrai nulla, in compenso ti schiacceranno) non troverai mai il momento giusto per agire. Mentre l’unica cosa che conti è la ragione di agire: se c’è, fallo. E basta. Come? Don Luigi Sturzo disse: chi sa scrivere scriva, chi sa cantare canti, chi ne è capace, faccia politica. Sono nato nel 1950, sono cresciuto in una casa popolare, ho avuto ottimi genitori. Quello che ho scritto mi ha caricato di responsabilità verso gli altri e il futuro (ho un nipote…) e ora devo risponderne. Sono qui per questo.

    6 Commenti

    1. da quando è nato questo governo notavo che i media tutti, anche quelli diciamo sinistri più che di sinistra, davano addosso ai 5stelle più che ai leghisti, i grillini erano gli incapaci ed espressione del sud e dei nullafacenti del sud mentre i leghisti erano i capaci espressione del NORD labbborioso, a far sembrare che il rapporto di forze all’interno del governo fosse il contrario di quello che era, che il reddito di cittadinanza era un provvedimento assistenzialista mentre di quota cento neanche una parola, e subito mi è parso evidente che l’obbiettivo della stampa di regime era colpire i 5stelle anche favorendo l’ascesa dei leghisti più che i partiti di riferimento. Il giochetto possiamo dire ha avuto un successo forse anche più ampio e veloce di quanto questi si auspicassero, anche grazie all’aiuto degli stessi grillini.

      qui un’analisi interessante: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-sovraesposizione_di_salvini_per_i_liberisti_e_stampelle_mediatiche_varie_il_vero_obiettivo__colpire_il_m5s/27802_29879/

      • i cinquestelle hanno sempre avuto la stampa contro, a parte il fatto; dopo l’immonda alleanza con la lega, chi li aveva votati riponendo in loro speranza di cambiamento vero, sè è sentito tradito. la fiducia è come la verginità: si perde una volta sola e per sempre. e le elezioni successive lo hanno dimostrato. la sfiducia rende sospetto anche quello che viene fatto di buono. e ne hanno fatto

    2. I 5stelle hanno mille difetti, ma francamente non vedo oggi un’alternativa credibile ne a destra ne a sinistra.
      Finora hanno in qualche modo costituito un argine a Salvini con cui pure sono assieme al governo.

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