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    LA LEZIONE DEL VIRUS: NO ALLA SANITÀ REGIONALE, RIAPRIAMO GLI OSPEDALI CHIUSI A SUD

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    LE STRUTTURE PRONTE E INUTILIZZATE A SUD POTREBBERO DIVENTARE PRESIDI SPECIALISTICI

    Se da tutto si impara (si deve), il coronavirus cosa ci insegna? La questione è così ampia, delicata e complessa, che merita una trattazione dettagliata e lunga. E bisognerà farla, ma non ora. I punti chiave, però, vanno anticipati per affrontare meglio l’emergenza, contenerne diffusione e soprattutto conseguenze.

    Nell’immediato:

    IN CINA HAN DOVUTO COSTRUIRE NUOVI OSPEDALI, NOI LI ABBIAMO GIÀ: CHIUSI

    1 – Riaprire gli ospedali chiusi al Sud (per le follie della Sanità divisa in 20 pezzetti, uno per Regione, onde dare il meglio alle più ricche e condannare al peggio le più povere). E attrezzarli per far fronte all’emergenza coronavirus. Quanto costa? Molto meno di quanto han dovuto spendere in Cina per costruire mega ospedali in due-tre settimane. Noi ce li abbiamo già belli e fatti. Quante volte abbiamo visto inchieste-denuncia su strutture perfette, attrezzate, macchinari ancora imballati, e magari vandalizzate per abbandono, “risparmiando” sull’uso dopo aver speso (e sprecato) per la costruzione e l’acquisto? All’ospedale di Castrovillari, come se non stesse accadendo nulla in Italia, han chiuso il reparto di pneumologia (pneumologia, non ortopedia…), quando è scoppiata l’epidemia di coronavirus, ovvero quando (non avendone) se ne sarebbero dovuti creare di nuovi. E la Calabria la dice lunga sullo scempio dell’equità sanitaria in Italia: accusata la Regione di sprechi e deficit non tollerabile nella Sanità, la si è commissariata; e dopo tanti anni il risultato è che mentre la qualità del servizio è scesa sottozero e i calabresi sono costretti a curarsi al Nord, il deficit è raddoppiato a cura dei commissari “risanatori”, scaricandone il costo sulle spalle dei calabresi e non di chi (lo Stato) ha imposto quei commissari. Riassumo: meno servizi e peggiori, tasse più alte, deficit doppio ed emigrazione sanitaria. Complimenti. E non ditemi che è un caso: per caso esce il 21 sulla ruota di Bari; queste sono scelte politiche.

    ULTIMI FRA I 17 PAESI MEGLIO ATTREZZATI A FRONTEGGIARE EPIDEMIE

    Ora gli ospedali fatti e abbandonati a Sud possono diventare patrimonio nazionale e occasione di eccellenza, rinascita locale. Le competenze le abbiamo, magari costrette alla precarietà (erano in tal condizione le ricercatrici, a Roma e Milano, in buona parte meridionali, che hanno isolato il virus): così ne impediremmo la dispersione, se non la perdita a favore di altri Paesi, dopo aver investito, le famiglie e il Paese, per formarle. In un mondo globalizzato, il coronavirus ci dice che quello che accade altrove accade ovunque. Usciamone con un vantaggio e più forti. Il mio buon amico Ioannis Daviliis, presidente della comunità greca in Salento, mi ricorda spesso una massima della sua terra: “Quel che avviene, conviene”. È la traduzione mediterranea dell’ideogramma cinese per la parola (in realtà concetto) “crisi” e che è doppio: ssopra l’ideogramma di “disastro”, c’è quello di “occasione”, “opportunità”.

    2 – La Sanità è una cosa troppo seria, per doverne armonizzare la gestione fra le diverse visioni e gli egoismi di venti presidenti e assessori che mirano a essere rieletti nei propri collegi elettorali, interesse che non coincide con quello nazionale. Osserviamo le conseguenze scellerate di tale follia. Con un sistema sanitario vantato (non a torto) fra i migliori al mondo, l’aver privilegiato i privati nelle Regioni più ricche ci ha resi ultimi, nella classifica dei 17 Paesi meglio attrezzati a fronteggiar le epidemie. Evitiamo almeno di spacciare per argomenti le puttanate di Regioni “virtuose” o da “punire”, per i ladri rubano sul costo delle siringhe. Rubano tutti, e gli scandali più numerosi e peggiori (per quantità di mazzette e numero di politici, affaristi, medici coinvolti e finiti in galera) sono in Lombardia.

    PER FAVORIRE I PRIVATI, LE REGIONI RICCHE HANNO INDEBOLITO LA CAPACITÀ DI AFFRONTARE QUESTE EMERGENZE

    Per “rientrare” dai deficit, le Regioni del Sud hanno dovuto tagliare spese sulla pelle dei malati e chiudere ospedali, con il risultato-beffa di esportare pazienti al Nord, alimentando la speculazione di privati, e spendendo molto di più per le stesse cure, se fatte in loco; e generando una sorta di apartheid sanitaria, in cui i più poveri hanno meno diritto a essere curati e alla prevenzione delle malattie; un meccanismo perverso che sottrae risorse alle Regioni del Sud, per favorie il Nord.

    Prima o poi, questo sistema doveva mostrarsi per quel che è: pensato per pochi e per il business. Questa parodia di diritto alla salute deve finire. Intanto, compatibilmente con i problemi del virus da fronteggiare, cominceremo a studiare iniziative popolari e parlamentari per riavere la Sanità uguale per tutti e nazionale; e poi, essendo questo mostro figlio della porcata piddino-leghista della riforma del Titolo V della Costituzione, bisognerà organizzarsi e agire in ogni modo (anche con referendum, raccolta di firme…), per giungere all’abolizione della presunta riforma e vera schifezza, che ha dato il colpo di grazia a un Paese già finto.

    SI STA OPERANDO A SUD CON LO STESSO IMPEGNO PER INDIVIDUARE IL VIRUS?

    3 – Solo un cenno, e magari approfondiamo poi: sicuro che la Protezione civile, lo Stato in ogni suo forma stiano affrontando ovunque l’emergenza con le stesse forze, risorse, impegno? Poniamo non sia così (poniamo): la maggior cura (comprensibile) in zone in cui il virus si è manifestato prima e peggio può portare alla sottovalutazione delle aree in cui sta arrivando dopo, a Sud. Se così fosse, rischieremmo di non aver l’esatta portata della diffusione dell’epidemia in tutto il Paese e, nel frattempo, il trasferimento di malati dalle strutture sanitarie intasate del Nord, in quelle del Sud, pur se meno dotate. Con due conseguenze: ove poi servissero alla popolazione locale, non ve ne sarebbe più disponibilità e la preminenza, pure mediatica, dell’epidemia a Nord, fa stanziare ulteriori risorse, per fronteggiare il male e le sue conseguenze. A questo modo, il divario, anche sanitario, Nord-Sud verrebbe aumentato.

    Ora, non c’è dubbio che la solidarietà (non la chiamerei nemmeno così, quasi si stesse facendo un favore: si fa e basta, perché non si può concepire il contrario) per chi sta male e ha bisogno è un obbligo, ma altrettanto ovvio deve apparire che a tutti devono essere garantite le stesse possibilità di essere curati, ovunque si risieda, nello stesso Paese. Altrimenti, siamo fratelli d’Italia solo quando fa comodo.

    E SE CI FOSSE GIÀ STATA L’AUTONOMIA REGIONALE?

    P. S. Mi sono distratto io, o le Regioni che chiedono l’Autonomia, se c’è l’epidemia, preferiscono che se ne occupi lo Stato centrale?

    Pino Aprile

    Giornalista e Scrittore


    “Fa’ quel che devi, accada quel che può”, è la mia regola. Se ti fai condizionare dai rapporti di forza (ma “loro” hanno tutto: giornali, tv, soldi, potere…) o dalle conseguenze possibili (non otterrai nulla, in compenso ti schiacceranno) non troverai mai il momento giusto per agire. Mentre l’unica cosa che conti è la ragione di agire: se c’è, fallo. E basta. Come? Don Luigi Sturzo disse: chi sa scrivere scriva, chi sa cantare canti, chi ne è capace, faccia politica. Sono nato nel 1950, sono cresciuto in una casa popolare, ho avuto ottimi genitori. Quello che ho scritto mi ha caricato di responsabilità verso gli altri e il futuro (ho un nipote…) e ora devo risponderne. Sono qui per questo.

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