Home Altro LA CASSAZIONE SUL CASO-RIACE: NON CI SONO “COMPORTAMENTI FRAUDOLENTI”

    LA CASSAZIONE SUL CASO-RIACE: NON CI SONO “COMPORTAMENTI FRAUDOLENTI”

    884
    2

    NESSUNA “OPACITÀ” NELL’ASSEGNAZIONE DEGLI APPALTI

    I giudici della Cassazione non rilevano “comportamenti fraudolenti nella condotta” di Mimmo Lucano, sindaco, ora sospeso, di Riace, il paese della Calabria divenuto simbolo di accoglienza e integrazione dei migranti, tanto che si parla di “Metodo Riace” e Lucano è candidato al Nobel per la pace. Per le pesantissime accuse, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e abuso d’ufficio, il sindaco è stato allontanato dal suo paese, separato anche dalla sua compagna. A segnare quanto seguisse la vicenda con istituzionale equidistanza, alla vigilia del pronunciamento della Cassazione, il ministero dell’Interno, retto da Salvini, aveva fatto sapere che si sarebbe costituito parte civile, se si fosse andati a processo.

    Per i giudici della Cassazione non ci sono indizi di “comportamenti” fraudolenti che Mimmo avrebbe “materialmente posto in essere” per assegnare servizi, quale la raccolta di rifiuti, a due cooperative. Lo si legge nelle motivazioni depositate oggi; per questo, i giudici hanno annullato con rinvio il divieto di dimora di Mimmo nella sua Riace, la cittadina calabrese diventata un simbolo per l’accoglienza dei migranti. Il divieto era stato disposto dal Tribunale della libertà di Reggio Calabria lo scorso ottobre, a seguito dell’inchiesta della Procura di Locri che ha rinviato il sindaco a giudizio. A proposito dei servizi affidati da Lucano alle cooperative L’Aquilone e Ecoriace, la Cassazione esclude “opacità”, perché la legge consente “l’affidamento diretto di appalti” in favore delle cooperative sociali “finalizzate all’inserimento lavorativo delle persone svantaggiate” a condizione che gli importi del servizio siano “inferiori alla soglia comunitaria”.

    “INCERTE BASI” DELL’ACCUSA SUI “MATRIMONI DI COMODO”

    E l’accusa di “presunti matrimoni di comodo”, tra immigrati e cittadini di Riace, “favoriti” dal sindaco, “poggia sulle incerte basi di un quadro di riferimento fattuale non solo sfornito di significativi e precisi elementi di riscontro ma, addirittura, escluso da qualsiasi contestazione formalmente elevata in sede cautelare”.

    Mentre c’è “gravità indiziaria” in quanto Lucano ha fatto per favorire la permanenza in Italia della sua compagna Lemlem. Ma la Cassazione segnala il valore della “relazione affettiva” tra i due e il fatto che Mimmo sia incensurato.

    Ritengo sia il caso di ripubblicare quello che scrissi, d’impulso, quando esplose “il caso Riace” e cercarono di presentarci Mimmo come un fior di delinquente. Rispetto il lavoro di tutti, nelle istituzioni (ho scritto bene?), ma conosco il sindaco di Riace:

    AVEVO SCRITTO: “MIMMO, NON CI CREDO”. CONFERMO.

    Caro Mimmo Lucano o Lucano l’Afgano, insomma: Domenico Lucano, sindaco di Riace, le persone per bene non ci credono. Attendi sereno la conclusione delle indagini sulle presunte scorrettezze che avresti fatto nella gestione delle risorse per i migranti che sono diventati ospiti e cittadini del tuo Comune. Consolati così: nel Paese del Rovescio, che tu sia indagato è la conferma della tua pulizia.

    Mentre un ministro cui comprano casa a sua insaputa (ma ci abita a sua saputa e poi se la vende pure) viene assolto perché il giudice non può dubitare della sua buona fede, quando dice che, al momento di versare i soldi, dal notaio, il ministro si era allontanato un attimo e non si è accorto che qualcuno pagava il dippiù senza dirglielo; e l’allora ministro dell’Interno, Alfano, non si era accorto che a gestire il più grande centro d’accoglienza d’Europa, quello di Crotone, altro che Riace, era un imprenditore poi indagato per il sospetto di legami con la cosca degli Arena; mentre un senatore alfaniano, Castiglione, è stato rinviato a giudizio per un’inchiesta sul Centro accoglienza rifugiati di Mineo.

    Mimmo posso avere l’onore di stringere la mano a un indagato? Grazie”.

    La vicenda giudiziaria non è terminata, ma ora ci sia consentito guardarla con occhi diversi.

    Pino Aprile

    Giornalista e Scrittore


    “Fa’ quel che devi, accada quel che può”, è la mia regola. Se ti fai condizionare dai rapporti di forza (ma “loro” hanno tutto: giornali, tv, soldi, potere…) o dalle conseguenze possibili (non otterrai nulla, in compenso ti schiacceranno) non troverai mai il momento giusto per agire. Mentre l’unica cosa che conti è la ragione di agire: se c’è, fallo. E basta. Come? Don Luigi Sturzo disse: chi sa scrivere scriva, chi sa cantare canti, chi ne è capace, faccia politica. Sono nato nel 1950, sono cresciuto in una casa popolare, ho avuto ottimi genitori. Quello che ho scritto mi ha caricato di responsabilità verso gli altri e il futuro (ho un nipote…) e ora devo risponderne. Sono qui per questo.

    2 Commenti

    1. Vai avanti con coraggio , questa povera Italia ha bisogno di uomini con coraggio che
      Rispondono alla coscienza
      Ti apprezziamo in tanti

    LASCIA UN COMMENTO

    Inserisci un commento!
    Inserisci il tuo nome qui