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    IL SUD NON PUO’ ASPETTARE IL NORD PER RIPARTIRE: IL GOVERNO CI BLOCCA, I PRESIDENTI DI REGIONE TACCIONO

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    INIZIATIVA DEGLI ISCRITTI AL M24A, LETTERA A CONTE E MINISTRI, CHE OGNUNO PUÒ COPIARE, FIRMARE E INVIARE

    Toc-toc! C’è qualcuno a rappresentare il Sud?
    E adesso, quello che non ci ha fatto il virus ce lo facciamo fare dal governo ostaggio di alcuni presidenti di Regioni del Nord e Confindustria?
    Con tutto il rispetto per i presidenti delle Regioni del Mezzogiorno, che in questa occasione si sono comportati molto meglio dei loro tonitruanti, spesso includenti e persino perniciosi colleghi del Nord, tocca chiedere: e finisce qui?
    Avete salvato vite umane e le condizioni di una pronta ripartenza, insieme ai vostri concittadini rivelatisi più ligi (“ligi”, capisci’ammè) e rispettosi della clausura (nonostante i penosi sforzi della comunicazione nazionale di dimostrare il contrario). E quindi? E poi? Voglio dire: siete stati bravi, ma a che serve se poi il governo, non avendo il coraggio di opporsi alle pretese di un Nord ancora in preda all’epidemia, decide di bloccare la possibile ripartenza in molti comparti del Sud, solo perché vuolsi così colà dove si puote? Anzi, non si puote ancora fare altrettanto, per cui si ferma la corsa, per farla riprendere quando chi “deve” stare avanti potrà farlo di nuovo.
    E voi? Zitti?
    Forse, perché non si vuol disubbidire al decreto del governo? Beh, le Regioni che non potrebbero e fermano chi potrebbe se ne fregano e disubbidiscono: in Lombardia hanno riaperto alla grande migliaia di aziende con “autocertificazioni” che nessuno potrà controllare e se mai lo facessero (ipotesi pura), sarebbe ormai passata la festa e gabbato lo santo; in Veneto idem, ma Zaia lo fa in modo plateale, annunciando la disubbidienza al decreto, per far capire chi è che comanda qui.
    E chi potrebbe farlo con più ragioni non dice nulla, non (giustamente) pretende, e aspetta? Forse far sentire la propria voce in rappresentanza del Sud, avrebbe senso e peso. La gente del Sud è con voi, cari presidenti, consiglieri, sindaci, parlamentari. Il buon comportamento che ha accomunato il Mezzogiorno e i propri dirigenti, senza continuità, si ridurrebbe a fatto episodico, invece di essere colto per quel che è, nel pieno del suo valore: il Sud può se vuole e sa come fare. E soprattutto, si è stufato!
    Sta a voi che sia un nuovo inizio. Usate la forza che vi viene dalle vostre comunità e fatele rispettare: il governo faccia ripartire prima chi può: una settimana non è poco, di qui al 4 maggio.
    E, soprattutto, farsi sentire duramente sulle immonde, criminali (è un furto, quindi un crimine) proposte contenute nella “bozza” divulgata all’insaputa dello stesso governo e del sottosegretario responsabile, dal Dipartimento per la programmazione economica: non rispettare la legge che garantisce al Mezzogiorno una spesa pubblica almeno proporzionata alla popolazione, 34 per cento, se non alle necessità, e togliere ai Fondi Coesione e Sviluppo la destinazione di legge (80 per cento al Sud), per farli rubare al Nord “locomotiva” (dobbiamo ricordare, per dirne solo una, il quasi mezzo miliardo di euro che fu sottratto ai fondi per creare lavoro nel Mezzogiorno e girato al Mose per farne tangenti?).
    Quella “bozza”, subito condannata e smentita, nelle proposte, dal sottosegretario al Dipe, Mario Turco e dal ministro al Mezzogiorno, Peppe Provenzano, è rimasta, però, senza paternità, non si sa chi l’abbia stilata. E questo dovrebbe allarmarvi, cari rappresentanti del Sud, come spaventa noi. Non si fa di tutta l’erba un fascio, perché ci sono parlamentari del Sud molto attivi, che denunciano, propongono, agiscono (dal senatore Saverio De Bonis, del Gruppo Misto alla senatrice Sabrina Ricciardi, dei cinquestelle, per citarne solo due… ma non è che siano tanti, eh!), si tratta di poche voci, però, se pur forti. Immaginate, cari parlamentari del Sud, non importa di quali partiti, se la “proposta” del Dipe consistesse nel sottrarre soldi destinati al Nord, per girarli al Sud. Ecco, e fate quello che avrebbero fatto loro. È chiedere troppo a chi sta in Parlamento in nome e per conto del Mezzogiorno?
    I parlamentari del Sud del Pd, sul rischio di “distrazione con scasso” dei fondi del Mezzogiorno, per la prima volta hanno dato prova di senso di appartenenza territoriale e fatto un documento congiunto per dire: non si deve fare. E va benissimo, ma: 1) purché non finisca lì (la lettera l’abbiamo firmata…); 2) i parlamentari degli altri partiti facciano altrettanto, su queste cose non può esserci: non siamo dello stesso partito. Ecchissene, fatti vostri, siete la voce e i rappresentanti della stessa gente e degli stessi interessi. L’obiezione non vale. Prenderemo nota degli assenti (per capire, a volte, dove arriva la sudditanza meridionale al Nord: questa sarebbe stata una occasione d’oro per i parlamentari del Sud all’opposizione, per attaccare il governo, in difesa del Mezzogiorno. E la prima mossa hanno dovuto farla inaspettata, visti i pregressi, i parlamentari di un partito di governo? Ecchemaronn!).
    Il Sud è cambiato, il virus lo ha reso palese; il Nord non è il Nord che crede di essere e ci hanno fatto credere sia, il virus lo ha reso palese. Il vento è un altro e, detto chiaro chiaro: chi sta sull’onda ora, arriva; chi resta nel cavo di ieri affoga. E il salvagente non ve lo tireremo: rispettiamo le scelte.

    ED ECCO LA LETTERA CHE STANNO INVIANDO GLI ATTIVISTI DI M24A-ET
    Egregi signori del Governo Italiano Conte, Turco e Provenzano, nell’ambito della crisi che il paese sta subendo a causa dell’epidemia e con particolare riferimento al Mezzogiorno, dove le condizioni di povertà e di disoccupazione si sono ora ulteriormente aggravate, da cittadino italiano, attivista del Movimento 24 agosto per l’equità territoriale fondato da Pino Aprile, esprimo le mie preoccupazioni in merito a quanto segue: cliccate sul link, copiate e inviate la lettera con la vostra firma, se la condividete:
    Continua su https://movimento24agosto.it/il-sud-non-puo-aspettare-il-n…/

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    Pino Aprile

    Giornalista e Scrittore


    “Fa’ quel che devi, accada quel che può”, è la mia regola. Se ti fai condizionare dai rapporti di forza (ma “loro” hanno tutto: giornali, tv, soldi, potere…) o dalle conseguenze possibili (non otterrai nulla, in compenso ti schiacceranno) non troverai mai il momento giusto per agire. Mentre l’unica cosa che conti è la ragione di agire: se c’è, fallo. E basta. Come? Don Luigi Sturzo disse: chi sa scrivere scriva, chi sa cantare canti, chi ne è capace, faccia politica. Sono nato nel 1950, sono cresciuto in una casa popolare, ho avuto ottimi genitori. Quello che ho scritto mi ha caricato di responsabilità verso gli altri e il futuro (ho un nipote…) e ora devo risponderne. Sono qui per questo.

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