Home Altro IL FURTO DELLA MIA PENNA-TALISMANO, COMPAGNA IRRAZIONALE

    IL FURTO DELLA MIA PENNA-TALISMANO, COMPAGNA IRRAZIONALE

    308
    2


    Lettera aperta a un ladro che in ospedale deruba malati, morti e i moribondi

    A distanza di quasi cinque mesi, avverto la conseguenza del tuo furto ai miei danni: ero in un letto di ospedale, il cervello inondato di sangue, la parte sinistra del corpo semiparalizzata e in stato di incoscienza o semi-incoscienza. Ero entrato in Pronto Soccorso sorretto da mia figlia e mio nipote. Non ricordo niente, so solo quel che ho letto nei referti medici e mi hanno riferito i miei.
    Solo per questo hai potuto approfittarti di me, altrimenti avrei subito messo al sicuro la penna, consegnandola a mia figlia. Ma io non sapevo nemmeno più chi ero: mi hanno detto che ho passato nove ore su una sedia, in attesa del ricovero. Ero convinto di essere stato condotto subito a reparto.
    Perché me la piglio tanto per una penna, se nel frattempo, mi hanno rubato pure la macchina acquistata da poche settimane e l’assicurazione (versione online di primaria compagnia che ti ritrovi imposta dalla casa automobilistica, insieme al contratto di finanziamento), prima non ti risponde per mesi, poi ti costringe a far causa per essere rimborsato? C’è una bella differenza fra il danno di una penna e quello di un’auto. Quindi, perché la penna?
    Sono uno scrittore, un giornalista. Ho sempre usato penne stilografiche. Non mi frega niente degli oggetti, non mi sono mai “innamorato” delle cose, nemmeno delle auto da giovane, non bado a come mi vesto: mi copro, non mi importa di abiti, scarpe, orologi, telefonini…, insomma, tutto quello a cui, chi ha più gusto di me per le cose, dedica più tempo e soldi. E non è una brutta idea: in fondo è bellezza, eleganza, armonia, se non sfocia, esagerando, nella degenerazione, il feticismo.
    Mentre io compenso il disinteresse per le cosei, con l’esagerazione per due oggetti: la penna e la barca a vela. La seconda è un ormai storico Coronado 25 che ha mezzo secolo, acquistato circa 25 anni fa di terza o quarta mano, non ricordo più. Ma per me è la più bella del mondo.
    Quanto alla penna, non è un oggetto, ma un talismano, la mia arma, ed è plurale: nel quotidiano, “combatto“ con una Delta mignon prodotta dagli “stilisti identitari” Salvatore e Annamaria Argenio di Napoli (e la mignon fu disegnata su mia richiesta, insistenza e persecuzione). Ne ho una azzurra-Due Sicilie e una rosso porpora. Nonostante siano resistentissime, le danneggio spesso, mi cadono: le poggio sul comodino prima di addormentarmi (spesso la notte di sveglio e prendo appunti) e le riprendo appena sveglio, le infilo nella tasca dell’accappatoio dopo la doccia (che interrompo, a volte, per scrivere un pensiero, un’idea). Insomma: con me, le penne lavorano; e mi cascano per terra, si rompono, le mando in riparazione (Dio protegga gli Argenio).
    Per lo schema dei miei libri e la correzione della prima stesura, invece, da vent’anni, usavo la Montblanc Meisterstuck personalizzata (una penna disegnata un secolo fa, il cui nome, e fa bene la Montblanc a ricordarlo, la descrive correttamente: Meisterstuck vuol dire “capolavoro”), quella con il pennino punta sottile. Avendo entrambe le altre in restauro, quando sono stato male, usavo questa.
    Ora, miserabile ladruncolo, uno che, come te, è capace di approfittare di chi gli viene affidato in condizioni così gravi che gli impediscono di difendersi e persino di intendere, non può capire certe cose, ma provo lo stesso a dirtele: gli esseri umani sono tali, non perché hanno l’intelligenza (anche i cani ce l’hanno e, ognuno al suo livello, gli altri animali; mentre ora si studia quelle piante); no, gli uomini sono tali, per la capacità di immaginare quello che non c’è, di attribuire valori, persino un’anima, alle cose che si vedono e non si vedono. Essendo ladro della peggiore specie, perché derubi chi dovresti soccorrere, dubito tu abbia un Dio e se dici di averlo, sei disonesto pure in quello, ma la fede, per dire, è una di queste cose: Dio non lo vedi, ma ci credi. Io non sono credente, ma essendo moderatamente umano, ho i miei lati irrazionali, che emergono nelle attività in cui mi sento più me stesso: navigare e scrivere. I miei libri nascono su foglietti sparsi, chili di moleskine, a penna (stilo), poi tutto finisce al computer, ovvio, ma il percorso prevede una liturgia, dei riti in sequenza, sempre uguali (per la correzione delle ultime bozze, per esempio, uso una matita portamine Parker del 1952, color verde acqua, come la penna stilografica che è in set con quella).
    Stronzate? Può darsi, anzi, sicuro. Ma a quel percorso, quei riti, senza osare alcuna spiegazione, io attribuisco, irrazionalmente, delle conseguenze sulla qualità e l’esito del mio lavoro, segnano tappe che misurano la distanza dal compimento dell’opera. Ci sono capi Stato o proprietari di imperi economici che indossano sempre la stessa cravatta per siglare accordi planetari, per dire; calciatori che devono usare un calzino non lavato della scorsa partita… Gli esseri umani son fragili, certi gesti privi di senso non sono, per questo, meno importanti, anzi!, fanno parte di un algoritmo personale e illogico di incoraggiamento e rassicurazione. Ed è così, per me, da una ventina di volumi.
    Lo so che posso lavorare al nuovo libro con un’altra penna e non cambia assolutamente nulla. Ma la mia liturgia del libro non è razionale, ed è proprio l’impossibilità di giustificarla logicamente che la rende insostituibile, determinante. Il mio nuovo libro è molto avanti, ormai; è arrivato il momento della Montblanc Meisterstuck, dovrei procedere, ma sono fermo da due settimane.
    Capito, bastardo?
    Senza il mio talismano, non entro nel fiume. La mia penna “era” (nelle tue mani, è come fosse morta) personalizzata. Se hai voluto fare il gradasso e l’hai regalata, sappia chi la detiene (spero non tuo figlio, se ne hai), che sulla clip di quella penna ci sono incise le mie iniziali: P. A., Pino Aprile, per gentilezza dell’allora amministratrice delegata della Montblanc. Ma per te o per chi ha quella penna (spero non tuo figlio, se ne hai), quelle lettere significano: Possin’Ammazzatte (guarda che ho sporto denuncia ai carabinieri e per te, o per8 chi da te ha avuto la mia penna, vuol dire andare in giro con il corpo del reato: quella penna è marcata).
    Per capire a quale livello sei umanamente ridotto, confronta quello che fai tu (spogliare morti, moribondi e quasi tali affidati alle tue “cure”) con quello delle meravigliose persone e splendidi professionisti del Policlinico di Tor Vergata che mi hanno salvato la vita e la qualità di vita, al punto che non sono uscito dalla sala operatoria per essere attaccato, inabile, a dei tubi, in una struttura specializzata, e non sono su una sedia a rotelle. La vita è questa: lo stesso camice nasconde un volgare rubagalline e degli angeli che ci rimettono al mondo, il peggio e il meglio della specie.
    A proposito, posso suggerirti un altro confronto: di tutti gli oggetti per scrivere che ho nominato (e che hanno valore venale di centinaia di euro) non ne ho comprato uno: mi sono tutti stati regalati, in decenni, da miei amici e lettori. Siccome sei incapace di capirlo da solo, te lo spiego: mi sono stati dati per affetto o per stima (ed è il vero pregio di quegli oggetti). Tu sei costretto a rubarne uno (a me, e chissà che agli altri), ovvero a sottrarre una cosa che, appena arriva nelle tue mani, perde tutto il suo valore. Un poveraccio, ecco cosa sei.
    Ma io sono fermo da due settimane, mortacci tua…

    Pino Aprile

    Giornalista e Scrittore


    “Fa’ quel che devi, accada quel che può”, è la mia regola. Se ti fai condizionare dai rapporti di forza (ma “loro” hanno tutto: giornali, tv, soldi, potere…) o dalle conseguenze possibili (non otterrai nulla, in compenso ti schiacceranno) non troverai mai il momento giusto per agire. Mentre l’unica cosa che conti è la ragione di agire: se c’è, fallo. E basta. Come? Don Luigi Sturzo disse: chi sa scrivere scriva, chi sa cantare canti, chi ne è capace, faccia politica. Sono nato nel 1950, sono cresciuto in una casa popolare, ho avuto ottimi genitori. Quello che ho scritto mi ha caricato di responsabilità verso gli altri e il futuro (ho un nipote…) e ora devo risponderne. Sono qui per questo.

    2 Commenti

    LASCIA UN COMMENTO

    Inserisci un commento!
    Inserisci il tuo nome qui