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    GILETTI, DEL DEBBIO…: COLPE AL SUD, DIRITTI AL NORD

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    LA TELEVISIONE DELL’ITALIA DIVISA: IL RAZZISMO DI FATTO È LA VERA QUESTIONE MERIDIONALE

    “Mi sono rotto le palle di questo tipo di politica!”, urla il prode Massimo Giletti in faccia al presidente del Consiglio comunale di Catanzaro, Marco Polimeni, persona perbene, accusato di nulla, che prova a dire la sua sulla “rimborsopoli” calabrese con soldi pubblici (uno sport nazionale: pensate a quanto è avvenuto in Val d’Aosta, in Liguria, in Lombardia, e quasi ovunque: basterebbe ricordare cosa hanno comprato il Trota e la Minetti con quei soldi).

    E noi ci siamo rotti le palle di questa parodia del giornalismo e dell’uso mirato che si fa della apparente indignazione del conduttor scortese. Se Giletti (e l’originale che forse lui cerca di superare nel peggio, Paolo Del Debbio) abbaia così contro un politico pulito, cosa farà mai a chi qualche macchia ce l’ha? Ce lo ricordiamo, i lineamenti stravolti dallo sdegno (ha una sensibilità selettiva, ma altissima), gridare “Pagliaccio!” a un politico siciliano (non ricordo se per i forestali o gli stipendi dei consiglieri regionali: tanto, la Sicilia, per certa tv italiana, a quello si riduce, più le sorelle di Mezzojuso).

    L’INDIGNAZIONE… TERRITORIALE

    Ora se tanto mi dà tanto, il disgusto di cotanto conduttor civile dev’essere sfociato nel vomito in diretta quando avrà dovuto intervistare Matteo Salvini, segretario del partito che ha fatto sparire 49 milioni di soldi pubblici, da “restituire” in ottant’anni (per noi, Equitalia); uno condannato per razzismo e per oltraggio a pubblico ufficiale, ma nonostante ciò ha fatto il ministro dell’Interno. E invece, il conduttore diviene cortesissimo, si spalma; le foto dei due insieme, sorridenti. E così proteso, attento, cortesissimo, lo abbiamo visto intervistare Berlusconi, allora interdetto dai pubblici uffici e incandidabile per condanna ricevuta.

    E figuratevi cosa avrà fatto contro un Giancarlo Galan, già presidente del Veneto, finito in galera per milionarie mazzette del Mose! La pressione alta da indignazione civile dovrebbe aver rischiato di strozzare il povero Giletti! Per fortuna ha evitato di indignarsi o ha saputo controllarsi tanto bene che non se ne è accorto nessuno. Forse, troppo occupato con i forestali terroni, Massimo il censore non ha avuto tempo di dedicarsi alla trascurabile vicenda veneta (o all’altra delle banche sfondate dagli probi amministratori padani; o…).

    E pensate per Roberto Formigoni, già presidente lombardo finito pure lui in galera per tangenti! Lì, dev’essere stato il medico a ordinare a Giletti di tenersi lontano dall’argomento, per salvarsi la vita (uno con una tale sensibilità civile, vi immaginate cosa avrebbe potuto succedergli, se si fosse occupato dei latrocini padani, manco fossero porcate da furbetti del cartellino di Sicilia?).

    MENTRE GLI SCANDALI SPAVENTOSI A NORD (MOSE, EXPO, TAV, PEDEMONTANE…) LASCIANO LE COSCIENZE TRANQUILLE

    Per questioni sanitarie (e perché, se no?) si sarà mantenuto alla larga dagli scandali dell’Expo, con retate di centinaia di furboni (altro che furbetti) alla volta, tanto da rischiare di mettere in crisi la ricettività carceraria (pensate se avesse saputo che la mafia non è solo a Mezzojuso, e per l’Expo sono state beccate più società a rischio mafia, che in mezzo secolo sulla Salerno-Reggio Calabria). La debolezza delle carotidi (?) deve aver indotto il nostro eroe dello schermo ad alzo rasoterra, a non immergersi nelle porcate e nelle ruberie del Mose, della Tav, delle autostrade appena fatte e ancora in fattura che cadono a pezzi a latitudini più alte della Terronia.

    A proposito di “rimborsopoli”: immaginate cosa avrebbe dovuto strillare Giletti a Edoardo Rixi, già capogruppo della Lega alla Regione Liguria, condannato a 3 anni e 5 mesi per le “spese pazze”, quando (nonostante il processo) fu nominato vice-ministro del governo giallo-verde. E cosa ad Armando Siri, fatto sottosegretario nonostante la condanna per bancarotta fraudolenta, poi costretto alle dimissioni perché implicato nell’indagine sui rapporti di un ex deputato di Forza Italia in affari con il prestanome del boss latitante Matteo Messina Denaro.

    IL FORMAT: IL SUD SUL BANCO DEGLI IMPUTATI

    E invece no, con il Nord non funziona. Ormai è un format: si prende un terrone da rimprovero (o pure intonso, come Polimeni, in assenza di quelli che intonsi non sono, ma comunque calabresi), lo si mette sul banco degli imputati e lo si massacra in diretta, con l’occhio all’audience. Del Debbio ha portato questo schema a livelli da delirio, concentrando nel suo serraglio plotoni di esecuzione di solida formazione leghista o affine; ma Massimo ormai mangia la coda al suo presumibile maestro di caricatura del giornalismo.

    Il format è di fatto razzista, persino al di là delle intenzioni di chi lo usa, come testimoniato dalla ricerca su 30 anni di informazione della tv di Stato (e figuratevi le altre!) sul Sud: solo il 9 per cento del tempo totale dedicato al Mezzogiorno, e per oltre il 90 per cento, quel misero 9 è criminalità e malasanità. Quando vedremo Giletti, i Del Debbio & C. con i lineamenti deformati dallo sdegno per il treno che non arriva a Matera nel 2020, le 14 ore per fare 300 km in treno in Sicilia; la spesa sanitaria ridotta per i meridionali; i 2 posti letto ogni mille abitanti al Sud contro gli 8 al Nord; i quasi 400 euro pro-capite per assistenza familiare a Trieste e gli 8 a Vibo Valentia…?

    Per quella degenerazione culturale che ha radici profondissime (la campagna diffamatoria che precedette l’unità e quella susseguente per giustificare i crimini compiuti per farla), il Sud non ha diritti, solo colpe; l’assenza dei primi lascia indifferenti e la ricerca e l’esasperazione delle seconde, sino a farne una caratteristica etnica, giustifica l’assenza dei primi (non se li meritano quelli lì…); al Nord il contrario. Questa è la vera Questione meridionale: il razzismo inconsapevole (o conclamato, nei casi peggiori) che divide l’Italia in due, quella che ha diritto a tutto e colpevole di nulla e quella che non ha diritto a niente e colpevole di tutto.

    Il culmine della serata è stato quando Giletti ha accusato il suo interlocutore calabrese di avere un suggeritore, urlandogli di far allargare l’inquadratura, perché si vedesse il burattinaio. Peccato che l’operatore che inquadrava non era del consigliere calabrese, ma di Giletti, che avrebbe potuto chiedergli di allargare il campo. Stando a quanto replicava il poverocristo calabro, a rivolgergli la parola è stato proprio l’operatore di Giletti! C’è chi sospetta che la scena fosse stata preparata. Comunque stiano le cose, a Giletti la faccia feroce vien bene solo quando guarda a Sud e a scandali da cortile: le migliaia di euro rubati da politicanti di mezza tacca, i morti di fame tenuti in vita con i sussidi mascherati da forestale, la mafia che ce l’ha con le sorelle di Mezzojuso… La mafia socia delle aziende del Nord (processo Aemilia, oltre duecento condanne…); le tangenti più alte di sempre (Mose), i presidenti di Regione in galera per mazzette milionarie o i 49 milioni svaniti della Lega (circa un centinaio di miliardi delle vecchie lire, neh!?)… mica è roba terrona.

    In un’altra vita ho conosciuto un Massimo Giletti: o non è lui, o ha saputo nascondere bene quel che era, o invecchia male!

    Pino Aprile

    Giornalista e Scrittore


    “Fa’ quel che devi, accada quel che può”, è la mia regola. Se ti fai condizionare dai rapporti di forza (ma “loro” hanno tutto: giornali, tv, soldi, potere…) o dalle conseguenze possibili (non otterrai nulla, in compenso ti schiacceranno) non troverai mai il momento giusto per agire. Mentre l’unica cosa che conti è la ragione di agire: se c’è, fallo. E basta. Come? Don Luigi Sturzo disse: chi sa scrivere scriva, chi sa cantare canti, chi ne è capace, faccia politica. Sono nato nel 1950, sono cresciuto in una casa popolare, ho avuto ottimi genitori. Quello che ho scritto mi ha caricato di responsabilità verso gli altri e il futuro (ho un nipote…) e ora devo risponderne. Sono qui per questo.

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