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    FRA 4 GIORNI ESCE “IL POTERE DEI VINTI”, IL MIO LIBRO PIÙ INSOLITO

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    UN ROMANZO SULLE INQUIETUDINI DEL FUTURO POSSIBILE E GIÀ QUI…

    Meno 4: il due aprile arriva in libreria “Il potere dei vinti”, il mio libro più insolito, che ho riscritto per più di undici anni e che con tanti dubbi ho infine consegnato all’editore, perché è il mio primo romanzo e io non sono un romanziere. E allora, perché ho scelto proprio questa chiave di comunicazione?

    CHI GUIDERÀ LA QUARTA ERA DELL’UMANITÀ

    Il tema che tratto è l’incertezza sulla forma e gli strumenti del potere nella quarta era dell’umanità in 200mila anni, quella della globalizzazione informatica. Le tribù di cacciatori-raccoglitori erano composte di una cinquantina di individui e solo una decina andavano a caccia, gli altri (donne, bambini, inabili) restavano nell’accampamento; il potere era semplice: capocaccia e stregone (durò 190mila anni).

    Nell’era agricola, strumento e forma del potere, oltre il possessore della terra (il re), erano le corporazioni dei mestieri (durò 10mila anni).

    Con l’era industriale, l’unico modo di fare politica, per introdurre un nuovo potere che sostituisse il precedente (sovranità dal sovrano al popolo, che ci credette pure…) era di nascosto, essendo assolutista quello monarchico. Così sorsero sette di carbonari, di illuminati di questo o quello, o Giovane Italia, Giovane Europa, massoneria… La dimensione dei poteri fu “nazionale”, come l’economia, i giornali, le monete, gli Stati che a seguito di quella ideologia nacquero in un bagno di sangue (secondo calcoli approssimativi, circa 250 milioni di vittime a cavallo di due secoli).

    IL DOMANI NASCE DOVE NESSUNO STA GUARDANDO

    Dopo 200 anni dal 1789 (rivoluzione francese), nel 1989 (caduta del muro di Berlino), è iniziata l’era della civiltà informatica, la nuova e definitiva globalizzazione. Qual è la sua forma di potere, quale il suo strumento? Ne stiamo vedendo qualcosa con l’innervazione di tre continenti, da parte della Cina, tramite strade, rotte, commerci (e la Russia con le reti energetiche). Per capire dov’è il potere, basta guardare dove portano le strade e le navi: quando l’impero era romano, a Roma.

    In fondo, c’è una logica e una continuità in questo: le civiltà hanno fondamentalmente viaggiato con il sole, da est a ovest, come si stesse ripetendo un ciclo: prendiamo quale inizio (per comodità), quelle mesopotamiche, poi Egitto e Grecia, poi Roma, poi paesi europei affacciati sull’Atlantico (Spagna, Portogallo, Francia, Gran Bretagna), poi Stati Uniti, ora Cina…

    TUTTO SI DECIDE A FINISTERRAE

    E come sarà questo passaggio da un’era all’altra, da un potere a un altro, con quali strumenti e quali violenze? Riusciremo a evitare che avvenga senza che il mondo nuovo debba prima riempire i cimiteri di quello vecchio?

    Ho pensato che la migliore mediazione per il passaggio di questi temi fosse la loro sintesi a una vicenda umana, personale. Così è nato il protagonista, un bretone di origine salentina, che il crollo di tutti i valori (la famiglia, la politica, la professione) porta, per involontaria e strana deriva, a Santa Maria di Leuca, a Finisterrae, dove, come in un buco nero di grande potenza, tempo e spazio possono invertirsi e la fine della terra diviene fine del tempo, perché un altro ne cominci.

    Lì accadranno molte cose, fino all’appuntamento che attende il protagonista con l’inferno del suo passato, da cui stenta a nascere un futuro. Però inevitabile.

    Ve ne riparlerò, se ne avrete voglia.

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