Home Ricomincio da SUD DOPO 1O ANNI, L’ITALIA RIAMMETTE “ANCHE” GLI AUTORI DEL SUD A SCUOLA

    DOPO 1O ANNI, L’ITALIA RIAMMETTE “ANCHE” GLI AUTORI DEL SUD A SCUOLA

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    IL MINISTERO INVITA A SEGNALARE AGLI STUDENTI “ANCHE” GLI SCRITTORI TERRONI, CANCELLATI DA DIECI ANNI

    Una buona nuova: la scuola italiana scopre che nel ‘900 ci furono scrittori e poeti meridionali e che qualcuno di loro ebbe addirittura il Nobel per la letteratura (ma sapevano in Svezia che erano terroni?) e si invitano ufficialmente i docenti a riferire della straordinaria notizia agli studenti, contrariamente a quanto disposto una decina di anni fa dallo stesso ministero in salsa razzista.

    Ironia a parte, il ministero dell’Istruzione (una volta “pubblica”, ma la cosa apparve brutta e sconveniente al governo del piduista Silvio Berlusconi, e la parola venne cancellata dalla sciuretta meneghina Letizia Moratti, disgraziatamente a capo di un dicastero fondamentale, poi devastato da chi venne dopo di lei e riuscì a essere peggiore di lei), con una lettera del direttore generale per gli ordinamenti scolastici, Maria Assunta Palermo, richiama… in patria gli scrittori e poeti del Sud dall’esilio cui furono condannati dalla iperleghista arcoriana di Forza Italia, Maria Stella Gelmini, incredibilmente ministro alla demolizione della scuola pubblica, che nel 2010 emanò le ministeriali “istruzioni per il curricolo”, con cui si dettava alle case editrici scolastiche e ai docenti, come impostare il programma di Letteratura del ‘900 nei nostri licei. Veniva fornito un elenco di autori e poi ancora un altro, per eventuale approfondimento: decine, compreso alcuni a cui avresti esitato a far scrivere un biglietto di auguri; e non uno del Sud, nemmeno Salvatore Quasimodo o Grazia Deledda, che pure ebbero il premio Nobel.

    UNA VERGOGNA TARGATA CENTRODESTRA E GELMINI, E NON CANCELLATA DA “TECNICI”, CENTROSINISTRA E GIALLO-VERDI

    Appresi della porcata razzista da due intellettuali irpini, Paolo Saggese e Peppino Iuliano. Non volevo crederci; pur rispettando i due autori (miei cari amici), con ogni delicatezza possibile, per non offenderli, chiesi l’originale della disposizione ministeriale degna di un governo sudafricano al tempo dell’apartheid (anche se dubito che i razzisti bianchi siano arrivati a tanto, lì). Scrissi un capitolo, “I poeti estinti”, in “Giù al Sud”, libro pubblicato nel 2011; con Paolo, Peppino e decine di intellettuali, non solo del Sud, avviammo una campagna di sensibilizzazione: finalmente se ne occuparono i giornali; centinaia di istituti scolastici, comuni, enti pubblici e quasi tutte le Regioni del Mezzogiorno (meno la Puglia allora guidata dal presidente-poeta Nichi Vendola) approvarono documenti, mozioni, contro questa porcata. Non accadde nulla.

    Poi, il governo Berlusconi fu mandato a casa, per aver portato l’Italia sull’orlo della bancarotta, con il brillante aiuto della Lega; e al suo posto arrivò il presunto tecnico Monti, con un ministro “tecnico”, Francesco Profumo, capace di far rimpiangere la Gelmini, nella visione leghista della (ex pubblica) istruzione. Ovviamente, si guardò bene di rimediare alla schifezza (non sappiamo se abbia pure pensato di licenziare il dirigente che si limitò a escludere gli autori terroni del ‘900, lasciando che alcuni di loro, come Pirandello, sporcassero il secolo precedente nelle pagine dei libri di testo italiani). Dopo di lui, sulla scuola italiana si abbatté un disastro epocale, la ministra Maria Grazia Carrozza, meteora inventata da Enrico Letta, capo del governo e suo concittadino: il suo decreto contro le università del Sud sarà ricordato come una delle pietre miliari della demolizione del diritto allo studio per i terroni. Nelle polemiche, anche pubbliche, che seguirono e in uno scambio di “opinioni” (?) che ebbi con lei su “Il Mattino”, mi resi conto che o non capiva cosa aveva firmato o sottovalutava le conseguenze del suo decreto, tanto da mostrarsi (non posso dire: fingersi), sorpresa.

    E dopo Letta, Matteo Renzi, che affida l’Istruzione a Stefania Giannini, la cui disponibilità a sanare la cosa fu immediata e, in seguito a un mio intervento, ancora su “Il Mattino”, pubblicamente espressa. Parve così decisa e sincera, che mi sbilanciai e le promisi: se davvero lo fa, le porto un mazzo di fiori al ministero. Nel frattempo, c’erano inutilmente state, nel corso degli anni, una decina di interrogazioni parlamentari (a una rispose l’allora sottosegretario all’Istruzione Marco Rossi Doria, che per cognome ed esperienze di “maestro di strada” a Napoli pareva dare più garanzie di altri. Pareva); in più, con il governo Renzi, grazie all’iniziativa di una tenace deputata siciliana dei cinquestelle, Maria Marzana, di Canicattì, la Commissione parlamentare Cultura approvò, quasi all’unanimità (addirittura con il voto favorevole dei leghisti, e vergognosa astensione del Pd) una risoluzione perché fossero riammessi gli autori meridionali nei programmi di Letteratura del ‘900.

    RENZI IGNORÒ ANCHE LA RISOLUZIONE UNANIME DELLA COMMISSIONE PARLAMENTARE CULTURA

    Pareva fatta. Con chi, con Renzi? Quello che stanzia gli 80 euro “per aiutare” chi sta peggio, e lo fa in modo da escludere i senza reddito meridionali e i più poveri, perché quei soldi vadano quasi soltanto a chi ha già un reddito medio-basso, quindi al Nord? Totale: esiliati erano ed esiliati rimasero gli autori terroni. Converrebbe tacere quel che accadde dopo e che non cambiò nulla, salvo un cenno su una ministra all’Istruzione, la “più migliore” di tutti, Valeria Fedeli, che si scoprì non aveva laurea, come da suo inesatto curriculum, e nemmeno diploma di maturità. Ovviamente, rimase al suo posto (in Germania, per aver copiato nella sua tesi di laurea un brano altrui senza citarlo, un ministro dovette andarsene seppellito dalla vergogna nazionale; al governo con Renzi e Gentiloni, noi abbiamo avuto una ministra, Marianna Madia, sulla cui tesi di laurea ci potevi fare un’intera puntata di “La sai l’ultima?” ed è rimasta lì. Offesa, persino).

    Ora “giungono segnalazioni a questa Direzione generale”, esordisce la missiva ministeriale ai dirigenti scolastici, che, nello studio della letteratura, “non sempre adeguatamente rappresentati” siano gli autori meridionali e le autrici (la discriminazione, infatti, riguarda pure le donne, poco considerate nell’elenco di stampo razzista e sessista emanato dal ministero). La direttrice generale avverte che il diktat para-leghista di gelminiana vergogna del 2010 ha solo “un valore orientativo” e che i docenti possono “in piena autonomia” proporre autori diversi.

    Insomma, il tutto parrebbe avere il senso di: gli elenchi sono quelli, ma volendo, si può persino rivelare agli studenti che esistettero scrittori terroni nel ‘900 e alcuni vennero premiati quali migliori del mondo. Un po’, l’equivalente della distribuzione dei fondi pubblici: il Nord si prende i suoi e quelli degli altri, e se viene scoperto, dopo mille battaglie, si può discutere di una quota (elemosina) destinata “alla perequazione” (che viene fatta in modo che i quattrini tornino a Nord, come si è visto con i trucchi di Lega e Pd nella Commissione parlamentare per il federalismo: da Giorgetti a Marattin, you know?).

    LA LETTERA DEL MINISTERO ROMPE UN LUNGO SILENZIO E FORSE ANNUNCIA LA FINE DI UNA NORMA RAZZISTA E VERGOGNOSA

    Invece, pur con le mille cautele burocratiche e ministeriali della missiva, la cosa suona più seria, tant’è che la lettera si conclude con un annuncio: “Con l’occasione, si preannuncia che le Olimpiadi di italiano che si terranno nel corso del 2020 e le Giornate della lingua italiana ad esse collegate, potranno avere ad oggetto testi tratti da opere di Autori meridionali e Autrici”.

    Il che parrebbe preludere a una prossima, meritatissima destinazione “ad cessum”, della porcata razzista per cui si combatte da quasi dieci anni contro governi senza vergogna di centrodestra, tecnico, di centrosinistra, giallo-verde.

    Un piccolo passo verso la civiltà, ma così piccolo e così tardi che, dopo averci prenato per dieci anni, quasi manco ti viene voglia di esserne contento. Ma…, eppur si deve.

    2 Commenti

    1. Apro per la prima volta questo blog dopo aver saputo che sabato a Taranto dovrebbe esserci un incontro al Salone della Provincia. Ho dunque cercato il suo nome ed ho letto i suoi commenti . Che dire? Di certo la nostra Puglia non ha mai avuto un intellettuale capace di coniugare la cultura di cui la nostra storia è un elemento fondamentale con la realtà territoriale odierna che per quanto si sia espressa con un colosso industriale di tutto rispetto, ha mancato nel saper cogliere quelle importanti risorse naturali che avrebbero potuto condurre la puglia e tutto il sud in un’arena internazionale per rioccupare quel ruolo che la storia le aveva riservato secoli prima. Ora, qualcuno pare si sia accorto che il sud potrebbe essere il volano per una ripresa econmomica che miri a diffondere non solo cultura ma anche a realizzare imprese e centri industriali connessi con le risorse che il nostro mare e il nostro porto sono in grado di offrire al paese, tanto grandi sono le potenzialità del Porto di Taranto da poter sostenere anche il Nord dal momento che anche il Nord oggi avrebbe esaurito il suo ruolo dominante nelle attività industriali causa la grande campagna di privatizzazioni e svendite delle più fiorenti industrie manifatturiere, alimentari e settori vari , tutte ormai sostituite dalla grande invasione commerciale dei cinesi e dei sultani che acquistano immobili di grande valore artistico che mettono in minoranza persino l’esistenza della nostra civiltà. Mi fermo e spero che questo incontro di sabato ci sia davvero .
      grazie
      Elena Quidello

      • Perdona il ritardo; nella messe di messaggi di auguri (quasi 200milla followers su una pagina, più altre decine di migliaia su altre), questo mi era sfuggito. Stanno muovendosi molte cose, perché il grado di consapevolezza sulle ragioni della condizione del Sud cresce velocemente. È la strada giusta

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