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    DIARIO. LA CURA CONTRO IL VIRUS: PRIMA NAPOLI, MILANO O POPOV?

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    LA PENOSA ACCUSA DEL PROFESSOR GALLI AL PROFESSOR ASCIERTO, MENTRE LA GENTE MUORE

    Troppi Galli e qualcuno forse pensa di esserlo più di altri, mentre un piccolo bagno di umiltà sarebbe utile a non far giudicare il livello scientifico alla stessa stregua dei comportamenti pubblici. Ci si riferisce, ovvio, alla volgarità dell’attacco del professor Massimo Galli, dell’ospedale Sacco di Milano (noto per aver “re-isolato”, in Italia, il virus Covid-19, ma… “padano”; ora ne parlo), al suo collega Paolo Ascierto, del Pascale di Napoli, accusato di essersi “intestato” la scoperta del potere contro il Covid-19, del farmaco anti-artritico Tucilizumab (confermato da contatti di Ascierto con virologi cinesi).

    La scena del professor Galli che, a “Carta bianca”, in prima serata, ripete con veemenza che rasenta il livore (non è così? A tanti, a troppi è parso così): “dare a Cesare quel che è di Cesare”, ovvero, togliere ai napoletani per “restituire” ai cinesi e al più dare ai lombardi “che già prima…” (e ti pareva!), resterà nelle videoteche. Ecchediavolo! Sotto accusa, il presunto “provincialismo” di Ascierto, che risulta insopportabile al vero, conclamato provincialismo di Galli: voi no prima, prima i cinesi, prima noi, prima mio cugino e il cognato di mia sorella che nel 2003, mentre mangiavamo una pizza (sfornata per la prima volta all’ospedale Sacco di Milano dall’équipe del professor Galli) aveva detto che…

    Ma brutta scena! Il Paese è terrorizzato, la gente muore, le città vuote, l’economia ferma e crolla; si aspettano le parole degli esperti, i cui camici bianchi confortano, per essere istruiti, rassicurati, educati; e ti trovi dinanzi chi usa quel tempo per sbraitare, in faccia a un collega che sta curando bene (riconosciuto da organismi internazionali, oltre che nazionali), che non è vero che “prima” lui, “prima noi” e, al più, “prima loro”, “gli altri”, chiunque, ma voi no!

    SPERIAMO SIA SOLO STANCHEZZA

    Vogliamo attribuire la penosa, mortificante (soprattutto per lui, se è in grado di accorgersene) sparata di Galli alla fatica di questi giorni? E facciamolo; rasserenati dal fatto che, per fortuna, ci sono specialisti, come Ascierto (e tutti gli altri, o quasi), che reggono meglio la fatica e riescono a non scendere a quel livello (parlo da spettatore: è stato umiliante) e a mantenere un contegno più adatto al ruolo. Senza cattiveria, ma se dovessi scegliere da chi farmi curare, non avrei dubbi.

    LE DUE “PRIME VOLTE” DELLA SCOPERTA DEL VIRUS IN ITALIA

    Non voglio entrare nella polemica scientifica (già dà fastidio vederla fra competenti, figurarsi fra chi non lo è). Mi limito a quel che abbiamo visto in questi giorni: il Covid-19 viene isolato a tempo di record da tre ricercatrici meridionali (una precaria) all’ospedale Spallanzani di Roma, dove sono stati ricoverati e salvati due coniugi cinesi già passati dall’ospedale di Padova. Giorni dopo, il virus è isolato all’ospedale Sacco di Milano, dall’équipe del professor Sacco. Siamo tutti contenti: two is megl’ che one, no? No! Il Sacco non è arrivato secondo, ma primo a scoprire il Covid-19 “padano”. Non è quello cinese, ma variante lombarda o proprio padana, indipendentemente da quello cinese, o diamogli tempo e scopriremo che i cinesi hanno rubato il virus padano e l’hanno copiato (non fanno così pure per le scarpe, il made in Italy?). Insomma, non chiedetemi dettagli, è roba da virologi e metti che se dico qualcosa, poi Galli va a “Carta bianca” e mi fa nero? Una cosa è certa: Galli ha scoperto una cosa diversa da quella della équipe dello Spallanzani, quindi non è arrivato secondo, ma primo ex-aequo con la variante padana, sconosciuta a Roma.

    E noi ci abbiamo creduto. E sarà senz’altro così, che ne so io! Però fan di tutto per confondermi le idee, perché poi leggiamo che il virus in Lombardia è arrivato dalla Germania, quindi sarebbe tedesco, o cinese-tedesco, che in val Padana sarebbe diventato cinese-tedesco-padano. Il professor Arnaldo Caruso, direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia degli Spedali Civili di Brescia, in una intervista, riassume: «Nasce in Cina e arriva in Italia».

    IL COVID PADANO, ANZI TEDESCO, ANZI CINESE, ANZI…

    E allo Spallanzani lo hanno individuato. Poi Galli lo ha rivisto a Milano, ma autoctono, o forse no, cinese via Germania, ma cambiato, non proprio lo stesso, se no non è più “primo” pur se padano e torna solo secondo (state perdendo il filo? E io no?). Diciamo che in Italia siamo così bravi che le terrone a Roma lo scoprono che è ancora cinese e il meneghino sveglio lo riconosce pur in versione padana (o padano-tedes, o… come quell’altro, oppure no, insomma bastaaaa!).

    Ora aspettiamo cosa ci verrà detto, invece di usare spazi della tv pubblica per sprovincializzare i terroni (a cura del provincialismo di più alta latitudine) sullo studente salernitano che ha scoperto, primo in assoluto (per ora…?) la mutazione del gene dal pipistrello all’uomo; o sui ricercatori dell’università della Calabria che per primi (per ora…?), hanno trovato come produrre anticorpi sintetici contro il Covid-19; o sull’esame del sangue, ideato a Bari, che consente di accertare, in 15 minuti, se si è positivi o no al virus (se non verrà fuori che lo facevano già altrove… Ho detto “altrove”, perché mi guardate così?).

    Quando il mondo era diviso in due blocchi, appena in Occidente si scopriva qualcosa o si compiva una grande impresa, veniva fuori la “notizia” che già “prima”, Popov, in Unione sovietica, lo aveva fatto. Per cui, si usava spesso fare la premessa: “dopo che Popov…”; anche senza senso: domani piove; seeee, Popov ha fatto piovere già ieri.

    PER FAVORE, ABBIAMO PAURA, VI DISPIACE OCCUPARVI DI COSE PIÙ SERIE?

    È penoso, in questi momenti, doversi occupare di questo, mi sta rimproverando la maestra. È vero, maestra, ma ha cominciato lui (no, non Popov)!

    Professor Galli, io ho cercato di volgerla, con ironia spero non pesante, nel tentativo di dire una cosa seria strappando un sorriso, ma mi permetta di chiederle una cortesia: queste cose, “prima io, prima tu”, risolvetevele fra di voi, in àmbito scientifico, magari in riservate stanze. Queste piazzate non vanno bene: noi abbiamo paura e da voi ci aspettiamo altro.

    Buon lavoro.

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