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    DIARIO. DA SUD A NORD I MILIARDI, DA NORD A SUD I VIRUS

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    FERMATO, PARE, IL TENTATIVO DI SOTTRARRE 10 MILIARDI DI FONDI UE A SUD. CONTINUA L’ESODO

    Diario dalla reclusione volontaria-forzata ai tempi del virus. Giorno quarto (per la serie: tu hai capito cosa sta succedendo?):

    1 – ma allora ce li fottono o no, al Sud, questi 10 miliardi di fondi europei, per dirottare al Nord pure questi, con la scusa dell’epidemia? Vi riassumo brevemente la faccenda: il Sole24ore pubblica un articolo in cui, girando un po’ alla larga, arriva al nocciolo marcio della questione “il nodo è che le risorse sono destinate in prevalenza alle regioni del Mezzogiorno (…) mentre in questo momento le necessità sono al Nord”. E quindi, ecco spiegato il titolo: “Sui fondi Ue spunta la solidarietà Sud-Nord”. Azz… E da dove spunta? Chi la fa spuntare? E se la gente si facesse le spuntature sue, invece di andare a “spuntare” in fondi Ue altrui? Nell’articolo si dice che sarebbero “temporaneamente” trasferiti “dove servono” (giustamente, che cazzo se ne fanno al Sud) “immaginando meccanismi compensativi successivi” per i terroni alleggeriti. Ovvero: intanto mi piglio quello che è tuo, poi “immaginiamo” (e se ci si scoprisse scarsi di fantasia?) compensazioni. Vi ricorda niente?

    LA “FONTE” È “COINVOLTA” E ANONIMA. IL TENTATIVO DI SCIPPO, VERO

    Su questo, naturalmente, si è scatenata la qualunque a Sud (meno i soliti che “siamo tutti italiani, non fomentiamo divisioni”; a parte “terroni di merda”, “colerosi che puzzano più dei cani” “topi da derattizzare” e la solidarietà di 840 miliardi rubati al Sud in 17 anni, essendo la “solidarietà” in Italia, unidirezionale: da Sud a Nord, ricompensata con gl’insulti). Ho cercato di saperne di più, ma il Sole24ore attribuisce la genialata a “una fonte coinvolta”. Quindi se anonima, potrei dire quello che ne penso senza rischio di querele. E diamolo per detto. Ma mi era sfuggito che l’articolo non è rimasto senza risposta, perché nella successiva versione online, è stata aggiunta la replica del ministro al Mezzogiorno, Giuseppe Provenzano; così, nel titolino del Sole24ore, il prelievo coatto (scusate: solidale), di 10 miliardi dai fondi per il Sud, prima diventa “ipotesi” e poi di fatto viene escluso: «Non serve rivedere la ripartizione territoriale», chiude l’argomento Provenzano, perché (la spiegazione andatevela a leggere, se curiosi), «rispetto alle esigenze delle regioni al momento più colpite, non fanno la differenza».

    IL MINISTRO PROVENZANO: LE COSE RESTANO COME STANNO

    Totale? Non ho certezze, ma come minimo credo si possa dire: ci hanno provato. Al solito. Bene ha fatto Provenzano a mettere subito le cose in chiaro. E bene facciamo noi a stare con gli occhi aperti, perché non me li vedo che si rassegnano a mollare il malloppo che hanno adocchiato. “Fonte coinvolta” ha appetiti insaziabili…

    E un amico parlamentare mi telefona: «Ma hai visto come vanno a spendere i 25 miliardi di sforamento del deficit, a causa del virus?». No, un altro muro su cui sbattere la testa! «Fai conto che non lo sappia (fai conto…) e dimmelo». «Calibrati in modo che vadano solo a grandi imprese esportatrici e nulla a piccoli o chi opera sul mercato interno. Mazzate di morte ai nostri produttori, ai piccoli esercizi commerciali. Sarà una moria!».

    No, per oggi non ne voglio sapere di più. Sono già abbastanza provato da “fonte coinvolta”.

    TRENI PIENI, PULLMAN: DAL NORD CONTINUA LA MIGRAZIONE AL SUD. CON VIRUS

    2 – Un amico napoletano, da giorni mi manda, per whatsap, screenshot della pagina di Trenitalia per prenotare l’eventuale viaggio di rientro da Milano al Sud: non c’è posto. Azz… La città chiusa?! Provo a farlo io, ipotizzando di voler partire dalle 7 del mattino in poi, da Milano per Napoli: su 33 treni, 28 già pieni, dei cinque rimasti, su 2 te la cavi con 80 euro più o meno, per gli altri 3 vai da minimi sui 112-133 euro (e forse per questo hanno ancora disponibilità). Chiamo, preoccupato e un po’… “girato”, un altro amico che se non ha proprio le mani in pasta sui provvedimenti governativi, qualcosa ne sa, gli dico: «Ma che state facendo?». E gli racconto di questa faccenda dei treni. «Del resto», aggiungo, «nel decreto del governo si dice che tutti debbano restare a casa, a parte chi abbia “esigenze lavorative”, “situazione di necessità” (ho finito le sigarette…?), o “motivi di salute” (mi fa male testa…?), oppure debba rientrare “presso il proprio domicilio, abitazione o residenza”. Sbaglio io, o così, chiunque vuole va dove vuole?». «Non credo proprio, Pino. Tu puoi fare pure il biglietto, ma quando vai alla stazione, controllano e se non hai la corretta giustificazione, ti fermano». «Ma…, ‘overo?». «Pino, è successo a mio cognato».

    Me lo dice una persona affidabile, seria, sincera, con cui ho grandissima confidenza. Insomma, credibile. Ma temo non la sappia completa manco lui. La vicenda del cognato potrebbe somigliare alla mia, quando aprirono i varchi nel muro di Berlino: entrai nella zona Est e da lì volli fare “il viaggio della libertà” a Ovest con una coppia di tedeschi orientali. Alla stazione della metropolitana di Alexanderplatz, decine di vopos che sino al giorno prima sparavano a chi provava a passare di là, timbravano migliaia di passaporti senza manco guardarli. Porgo il mio e mi bloccano. Oh, è tutt’apposto, timbra! Macché, quello (lui non sa una parola di inglese, io di tedesco) chiama il capo, che mi ridà il passaporto senza timbro: sei entrato da Checkpoint Charlie, devi uscire da lì. Fui l’unico a essere mandato indietro.

    Boh. Segregato nel mio studio, molto poco “smart” digitale per far inchieste online, rifletto sulla mia confusione, quando un amico calabrese mi chiama: «Ohi Pì’, ma tu ni sa nendi quannu finiscia ‘sta cosa?». Se mi dici quale… «Continuano ad arrivare pullman e pullman pieni dal Nord. Lo fanno apposta?».

    SE IL VIRUS FOSSE ESPLOSO A SUD E I TRASFERIMENTI FOSSERO STATI VERSO NORD?

    Eh…, torniamo all’inizio: ma questa diaspora di ritorno di terroni del Nord quanto dura? Quanti ne porta dalle zone infette o a rischio al Sud (prima di commentare, pensate agli studenti “sorpresi” lì, che stanno sulle spese; a chi ha accompagnato parenti malati al Nord: emigrazione sanitaria, you know? Eccetera. Più quelli che semplicemente se ne fottono)? Una mobilità forse eccessiva per un Paese “chiuso in casa”, voi che dite? E quel virus in trasferta (perché c’è e già comincia a spuntare) farà giù quello che ha fatto su? Voi che dite?

    E ora la domanda: poniamo che le cose fossero andate diversamente; che l’epidemia avesse avuto i suoi primi e violenti focolai a Sud e in piena pandemia virulenta, decine di migliaia di persone avessero riempito treni e pullman, per rifugiarsi dai parenti al Nord. Il governo avrebbe preso gli stessi elastici provvedimenti? Il sistema informativo avrebbe sorvolato con la stessa leggerezza sulle conseguenze possibili?

    Non chiedetemi la risposta: ho un neurone solo ed è già stremato per aver partorito la domanda.

    A ISCHIA ASPETTANO ANCORA LE SCUSE DI CHI LI HA CHIAMATI RAZZISTI

    3 – A proposito: a Ischia stanno ancora aspettando le scuse di chi (giornalisti, “opinion leader”) li ha chiamati razzisti, per aver tentato di impedire lo sbarco di 150 turisti lombardi, uno dei quali poi risultato infetto, dando così una randellata mortale all’isola che vive di solo turismo e trasformata in lazzaretto. E stanno ancora aspettando che chi li ha chiamati razzisti, invitando al boicottaggio dell’isola da parte dei turisti, usi le stesse parole e lanci lo stessa anatema contro la Liguria, il cui presidente, Giovanni Toti, ha chiesto ai lombardi (e gli vogliamo dare torto?) di non trasferirsi in massa nelle loro seconde case al mare (ma ormai lo hanno fatto).

    Pino Aprile

    Giornalista e Scrittore


    “Fa’ quel che devi, accada quel che può”, è la mia regola. Se ti fai condizionare dai rapporti di forza (ma “loro” hanno tutto: giornali, tv, soldi, potere…) o dalle conseguenze possibili (non otterrai nulla, in compenso ti schiacceranno) non troverai mai il momento giusto per agire. Mentre l’unica cosa che conti è la ragione di agire: se c’è, fallo. E basta. Come? Don Luigi Sturzo disse: chi sa scrivere scriva, chi sa cantare canti, chi ne è capace, faccia politica. Sono nato nel 1950, sono cresciuto in una casa popolare, ho avuto ottimi genitori. Quello che ho scritto mi ha caricato di responsabilità verso gli altri e il futuro (ho un nipote…) e ora devo risponderne. Sono qui per questo.

    2 Commenti

    1. Come sempre sei lucidissimo nel muoverti attraverso le ragnatele ordite per sacrificare il Sud, senza che, come ben hai già marcatamente detto, i nostri rappresentanti muovano un dito. Una cosa è certa; oggi si parla di solidarietà perché il vento soffia di brutto contro il nord. Ove fosse avvenuto il contrario (a parte che si sarebbero realizzate le tante “gastime” da sempre lanciate dai lombardo veneti, avrebbero detto “aranci aranci, cu àvi i guai si chiànci”, tradotto in sintesi, sarebbe “non ce ne fotte niente”

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