Home Ricomincio da SUD DAL BLOG ET-M24A. EQUITÀ TERRITORIALE: SUD È OVUNQUE I DIRITTI SONO CALPESTATI

    DAL BLOG ET-M24A. EQUITÀ TERRITORIALE: SUD È OVUNQUE I DIRITTI SONO CALPESTATI

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    …QUINDI È, DI FATTO, MERIDIONALISTA

    di Pino Aprile

    Ma allora l’Equità Territoriale è un movimento meridionalista? Certo. Anche. Ma è soprattutto lo strumento di un modello di sviluppo che non poggi sul presunto effetto trainante di pochi, cui si dà (più esattamente: si prendono) di più e troppo, ma punti sulla crescita di molti cui garantire le stesse possibilità.

    Equità Territoriale non è solo Nord-Sud; è anche Sud-Sud, Nord-Nord, Tirreno-Adriatico, costa-interno, pianura-montagna, persino giovani-anziani, donna-uomo.

    Mi spiego: se il divario Nord-Sud è stato costruito con una guerra a scopo di annessione, seguita da più di un secolo e mezzo di discriminazioni, generando la Questione Meridionale, è ovvio che il Movimento per l’Equità Territoriale deve pretendere pure al Sud le ferrovie che al Nord hanno fatto, con i soldi di tutti, anche i nostri; e così le strade, gli ospedali, i Centri di ricerca di cui si vantano a Nord, ma pagati da tutti noi a beneficio soltanto loro, eccetera. La disparità di trattamento è così spudorata, feroce, che la battaglia per l’equità, in Italia, diviene di fatto un’azione per affrancare il Mezzogiorno dallo stato coloniale e di abbandono da parte dello Stato. E su questo non possono esserci sconti: alla pari o niente. Non esiste “quasi”. Tanto che, se questa equità fosse ancora negata, non resterebbe al Sud, per salvare la dignità e avere un futuro, che andarsene da solo. Secessione.

    Equità Territoriale è un’idea che forse sembra nuova, ma è antica e rivoluzionaria e sta scritta nella Costituzione italiana, il testo più ignorato e vilipeso: a ogni cittadino si devono garantire le stesse condizioni per sviluppare le proprie doti, altrimenti non ha ragione di esistere uno Stato. Cosa che sembra andare a vantaggio del singolo, ma è la fortuna dell’intera comunità, perché se chiunque è messo in grado di dare il meglio di sé, l’intero Paese ne trae beneficio. Sarebbe più ricca, sana l’Italia, se dal Trentino a Lampedusa ci fossero scuole ben attrezzate che consentissero a tutti di evolvere senza lo svantaggio preventivo di alcuni; collegamenti che permettessero a turisti, merci e produttori di raggiungere presto e bene mete e mercati o se questo resta garantito, a spese di tutti, solo a metà del Paese? Ma vi sembra che si debbano ancora porre domande del genere, come se non fossero scontate le risposte?

    Invece, il progetto economico dominante va in tutt’altra direzione: le risorse concentrate su poche città, tutte del Nord, nella paracula presunzione di farne “le locomotive” che si tirano dietro il Paese (poco importa che sia vero o no: «Milano prende e non restituisce», ricordate?). Non è un progetto solo italiano, ma planetario: guardate la Cina, con le sue megalopoli in competizione con il mondo e sterminate campagne lasciate nella storia di ieri; né è diverso altrove: in Gran Bretagna, l’ingordigia della regione londinese ha reso astiosi gli altri sudditi di sua maestà, che hanno votato la Brexit, per punire Londra; fra le città e le immense terre interne degli Stati Uniti, non sembra di essere nello stesso Paese. Questo schema viene ora esasperato, puntando su una rete mondiale di città verso cui far convergere intelligenze, risorse, eccellenze anche umane. Uno schema che impoverisce tutto il resto, lo riduce a colonia, mercato, riserva da cui attingere. Per sottomultipli, questo lo vediamo in ogni campo: Regioni ricche da ulteriormente arricchire e povere da impoverire; scuola qual fabbrica di numeri uno e non di medie alte; altissima velocità dove c’è già l’alta e zero treni dove non ce ne sono mai stati…

    L’Equità territoriale è il contrario di tutto questo. Ma vuol dire anche equità a Sud come a Nord, fra fascia costiera e aree interne che si stanno spopolando: paesi con case bellissime e vuote, castelli e chiese scrigni d’arte e storia che si disfano. Un valore enorme, accumulato in secoli, talvolta in millenni, viene dissipato nell’indifferenza. A volte basterebbero un treno, trasporti pubblici decenti che colleghino ai centri vicini e a quelli principali (pensate quanto poco costerebbero, in rapporto alla ricchezza che così si salva), calare investimenti pubblici, università, centri di ricerca, ospedali di eccellenza, non sempre e solo nei centri maggiori e già dotati: quello che è un “in più” dove c’è già tanto, può impedire la fine di un paese, una cittadina.

    Equità territoriale è dare le stesse opportunità di sviluppo e adeguate strutture alla pianura e alla montagna, alla costa e all’Appennino. E questo non vale solo a Sud: nelle Marche, per dire, non è meno sentito tale problema, o nell’interno della Liguria. Non parliamo della Sardegna, letteralmente abbandonata.

    Equità territoriale è dare alla fascia adriatica gli stessi treni, la stessa raggiungibilità di quella tirrenica. L’Italia è un concentrato di disuguaglianze. Equità territoriale è, nella stessa Regione (del Sud come del Nord) distribuire le risorse rispettando i diritti di tutti, non secondo il peso elettorale, il che privilegia sempre la città capoluogo e il suo circondario, a scapito delle zone più periferiche.

    Quindi ET è un movimento meridionalista? Certo; e lo è nel senso che ovunque diritti e qualità umana di qualcuno vengono diminuiti, lì è Sud, e tu, io siamo in pericolo. “L’altro” sei tu, “l’altro” sono io, magari non subito, ma se passa l’idea che “l’altro” può essere “meno”, è solo questione di tempo, e tocca anche a te, a me.

    Ora, come compiti a casa di ognuno di noi, proviamo a immaginare l’estensione del principio di equità al resto d’Europa e oltre. Utopia? Lo è finché non lo si fa. E comunque sia, conosco un po’ di gente che ci crede. Così è nato il Movimento per l’Equità territoriale, ET-M24A. E siccome ormai ci siamo, tocca provarci. E per non far brutta figura, riuscire.

    Pino Aprile

    Giornalista e Scrittore


    “Fa’ quel che devi, accada quel che può”, è la mia regola. Se ti fai condizionare dai rapporti di forza (ma “loro” hanno tutto: giornali, tv, soldi, potere…) o dalle conseguenze possibili (non otterrai nulla, in compenso ti schiacceranno) non troverai mai il momento giusto per agire. Mentre l’unica cosa che conti è la ragione di agire: se c’è, fallo. E basta. Come? Don Luigi Sturzo disse: chi sa scrivere scriva, chi sa cantare canti, chi ne è capace, faccia politica. Sono nato nel 1950, sono cresciuto in una casa popolare, ho avuto ottimi genitori. Quello che ho scritto mi ha caricato di responsabilità verso gli altri e il futuro (ho un nipote…) e ora devo risponderne. Sono qui per questo.

    10 Commenti

    1. Quando il Movimento 24Agosto presenterà finalmente le sue liste alle prossime elezioni regionali e nazionali?
      Non se ne può più di PD, Lega e Fratelli d’Italia!

    2. Ciao Pino, non vedo l’ora di fare parte del movimento io mi chiamo Giovanni Ferrante e sono di Napoli io ci credo e ti ringrazio di esistere FORZA PINO NAPOLI È CON TE ❤💪😉

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