CAMBIATA LA REGOLA: ADESSO, AGLI INSULTI RISPONDO CON QUERELE

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    Non è stata una sorpresa vedere rimettersi in moto le centraline di diffamazione, quando ho deciso di ascoltare quello che tanti amici e lettori mi chiedevano da anni: trasformare in impegno politico, con il Movimento per l’Equità Territoriale, quello che era solo passione civile, vissuta con gli strumenti che ho (ognuno misura e percorre il mondo con la sua esperienza, le sue armi: le mie sono le parole, per spiegare o costruire azioni. Almeno provarci).

    All’annuncio dell’incontro della Grancia, il web fu sporcato dallo sguaiato parto di un paio di mordicoda: in ogni impresa umana, c’è chi fa e chi cerca di impedire che si faccia. Nulla di inedito, a parte la volgarità, eccessiva persino per il livello a cui ci avevano abituato. Per tutti questi anni, mi ero dato la regola di non replicare mai. Ma l’impegno politico cambiava le cose: non si trattava più solo di me. E quando vidi comparire un ennesimo attacco diffamatorio che, per colpire me colpiva il Movimento, sporsi la prima querela della mia vita. Convinto che sarebbe rimasta l’unica.

    Mi sbagliavo. Evito di occuparmi di quello che si scrive in modo… “seriale” contro di me (è tempo che regali a chi non merita) ma uno di quegli “articoli” mi è stato girato, perché si fanno miserabili insinuazioni sul lavoro di una persona della mia famiglia.

    Non si può piacere a tutti: Uno di cui si parla giustamente bene da duemila anni, quando si pose ai voti il suo operato (guarigioni, miracoli, pane e pesce gratis per tutti, resurrezioni) non prese nemmeno una preferenza. E io non faccio miracoli, non moltiplico pani e pesci, non sono riuscito a resuscitare nessuno, non ho fluenti capelli biondi sulle spalle. Quindi ci sta che a qualcuno non piaccia (non sa che si perde: ‘na pizz e ‘nu quart di mijer, vino. Espressione tarantina). Ce ne passa, però, da qui ad ascoltare: “Io faccio i nomi dei nemici del Sud”. E aspetti l’elenco, che immagini lungo (Salvini? Delrio? Calderoli? Zaia? Renzi? De Micheli? La mafia? Confindustria? Bonaccini? Bossi? Maroni? Trenitalia? Il Partito unico del Nord?….), no, un nome solo: “Pino Aprile”. Azz…, e da quando? Da quando non ho condiviso un’azione politica a Sud proposta da dirigenti di Forza Italia che avevano già governato con la Lega, contro il Sud. Oppure: “Partecipiamo alle elezioni regionali, venite con noi?”. No, preferiamo prepararci bene alle nazionali. “Schifoso, schifosi!”. Oppure: “Abbiamo un partito meridionalista, del Sud” (ce ne sono parecchi, perché chi non si riconosce in quel che già c’è, ne fa uno in cui si trova a suo agio), “perché non aderisci al nostro?”. Se rispondi “no grazie”, sei il nemico. Non è concepita l’idea che si abbia opinione diversa su come fare la battaglia per il Sud (tutti “falsi meridionalisti”, meno uno).

    E via con insulti, insinuazioni, calunnie: “Vuol solo per vendere libri”. Ho provato a spacciare cocaina, ma il mercato era inflazionato. Mi è toccato ripiegare sui libri. Però, ora che mi ricordo, al contrario di chi vorrebbe mi vergognassi di questa attività professionale, scrivevo e vendevo libri pure prima di occuparmi solo di meridionalismo. Già il mio primo, come altri, fu tradotto in diversi Paesi (restò mesi in testa alle classifiche, in Spagna). E di temi meridionalisti ho scritto sui giornali in cui ho lavorato, dalla Gazzetta del Mezzogiorno a Oggi, a Gente, a La Stampa di Torino, alla Rai, con Zavoli, prima di scrivere Terroni; è vero, i più se ne sono accorti solo con il libro, ma non credo che i giornali e la tv più diffusi d’Italia siano tale nascondiglio da passar inosservati: sul settimanale Oggi, a mia firma, vennero dedicate pagine al Parlamento delle Due Sicilie e ai neoborbonici; su La Stampa di Torino pubblicai la “versione Sud” dell’assedio di Gaeta, il primo reportage italiano sulle acciaierie di Mongiana, eccetera. Quanto a Terroni, fu il mio libro con la più bassa tiratura iniziale, per dire quanto credessimo al successo di un testo meridionalista. Ma nella sua scia sono poi usciti centinaia di libri; sui giornali, nelle tv, nel dibattito politico è tornata la Questione Meridionale.

    Il nemico del Sud, però, per questo manipolo di calunniatori, sarei io. Sono andato a discutere di meridionalismo ovunque: nelle scuole, nelle associazioni, nelle università, pure all’estero (specie a New York), pensando fosse importante informare e far riflettere sul fatto che questo Paese ha negato al Sud verità storica, treni, strade, scuole, diritti e rispetto.

    Non credo di essermi risparmiato, se (per dire dei ritmi), dopo aver dormito un’ora e mezzo in tre giorni di peregrinazioni fra Campania, Sicilia, Calabria e Puglia, mi sono svegliato a 120 all’ora contro il guardrail fra Grottaminarda e Vallata (primo incidente della mia vita), sbattuto contro il lato opposto della strada (mi spiace per i cialtroni cui do fastidio: andrà… meglio la prossima volta).

    Non mi stupisco per le conseguenze fastidiose e deteriori di quello che faccio. Accade a chi, per qualche ragione, finisce poco o tanto in vista (ci sono pure quelli che si piazzano dietro il giornalista che fa la diretta tv, ma almeno non lo insultano). Il limite è stato superato. Tramite le vie giudiziarie verificherò se uno dei miei stalker ha già altre condanne per calunnia. Giusto per sapere con chi ho a che fare.

    La regola è cambiata: non sono credente e non sono tenuto a prendere esempio da Chi invocava “Padre, perdona loro…”. Sono ateo, umano, e ‘nu poc ‘ngazzus, quindi da mo’, all’altrui benedetta libertà di discutere le mie idee e le mie scelte, corrisponde l’analogo mio diritto a non condividere quelle degli altri, senza per questo dover essere insultato. Il tempo di pazienza e tolleranza scambiate per certezza di impunità è finito.

    Per cominciare, sono costretto, per ora e mio malgrado, a querelare il signor Saverio Paletta; e resto in attesa del giudizio del tribunale per verificare se ha calunniato, diffamato (e danneggiato) il sottoscritto.

    Ci vediamo in tribunale.

    P. S.: la pletora di insultatori e calunniatori seriali è composta da soli meridionali; dei quali, salvo un paio di eccezioni, non troverete un rigo contro i furti di risorse destinate al Sud, le stragi risorgimentali di terroni (al contrario, li scopri al servizio di prof negazionisti), le frasi razziste di politici, giornalisti e docenti del Nord, non un rigo contro le offese ai meridionali in trasmissioni tv.

    Pino Aprile

    Giornalista e Scrittore


    “Fa’ quel che devi, accada quel che può”, è la mia regola. Se ti fai condizionare dai rapporti di forza (ma “loro” hanno tutto: giornali, tv, soldi, potere…) o dalle conseguenze possibili (non otterrai nulla, in compenso ti schiacceranno) non troverai mai il momento giusto per agire. Mentre l’unica cosa che conti è la ragione di agire: se c’è, fallo. E basta. Come? Don Luigi Sturzo disse: chi sa scrivere scriva, chi sa cantare canti, chi ne è capace, faccia politica. Sono nato nel 1950, sono cresciuto in una casa popolare, ho avuto ottimi genitori. Quello che ho scritto mi ha caricato di responsabilità verso gli altri e il futuro (ho un nipote…) e ora devo risponderne. Sono qui per questo.

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