APPELLO A DRAGHI PER IL MINISTERO DELL’EQUITÀ

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    Signor Presidente del Consiglio, professor Mario Draghi,

    con il Recovery Fund, il Suo governo gestirà la più grande quantità di soldi mai giunta nel nostro Paese. Nelle indicazioni europee, queste risorse devono servire a eliminare le disuguaglianze interne, conseguenza di un secolo e mezzo di discriminazioni a danno del Sud e delle aree interne, nella spesa per le infrastrutture, i servizi. Concetti ribaditi nel Regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio che istituisce il “dispositivo per la ripresa e a resilienza”, approvato dal Parlamento europeo l’11 febbraio scorso e più specificatamente nell’art. 4 del Capo 1 “Coesione economica, sociale e territoriale”, nell’art. 9 “principio di addizionalità”, nell’art. 11 del Capo 2 “criteri di ripartizione”, e negli allegati 1 e 2.

    Lei stesso, da governatore della Banca d’Italia, avvertì che, senza porre il Sud nella condizione di svilupparsi, l’Italia non avrebbe mai potuto crescere davvero. Ma la composizione del Suo governo non sembra avere le premesse per questo (una prima valutazione sui fatti sarà possibile solo quando sarà nota l’allocazione delle opere e degli investimenti, nel PNRR). Al dubbio, però, per tenersi bassi, inducono alcuni segnali: la nomina a ministro dello Sviluppo di Giancarlo Giorgetti, che da presidente della Commissione Federalismo, con dati falsi e chiedendo una seduta segreta, fece sottrarre ai Comuni del Sud quanto loro spetta per la perequazione orizzontale.

    Per il ministero degli Affari regionali ha scelto Maria Stella Gelmini che, quando diresse quello dell’Istruzione, fece eliminare dai programmi di studio della Letteratura del Novecento per i licei, tutti i poeti e gli autori meridionali, pur se premi Nobel (Salvatore Quasimodo, Grazia Deledda), e propose corsi di riqualificazione per i soli docenti meridionali, escludendo la possibilità che anche soltanto uno di loro potesse non averne bisogno e soltanto uno del Nord potesse averne bisogno.

    Ministro alla Pubblica amministrazione è stato da Lei indicato è Renato Brunetta, che definì la conurbazione Napoli Caserta “cancro”.

    Per il ministero alla Coesione e al Mezzogiorno, ha voluto Mara Carfagna. Il Suo governo è composto da tecnici, competenti di livello, a presidiare i campi cui Lei sembra attribuire un ruolo cardine per la Sua azione e da politici per il resto. Parrebbe, quindi, che la Questione meridionale (e delle aree interne, che non son messe meglio) non rientri fra le priorità: nomi di tecnici di grande livello, stando a indiscrezioni giornalistiche, Le erano stati autorevolmente suggeriti. Lei ha preferito non la competenza, ma la rappresentanza politica.

    Non è un giudizio sulle persone, ma la sottolineatura di un criterio.

    Il che, signor Presidente, visto anche lo squilibrio anti-meridionale di altre nomine, fa pensare si attribuisca al ministero per il Sud una sorta di valore risarcitorio, più nel mostrarne l’esistenza che nel considerarne il fine. L’Italia non ha mai rispettato il pari diritto di tutti i suoi cittadini ad avere treni, strade, scuole, assistenza sanitaria eccetera (come mostra la mancata definizione dei Lep, i livelli essenziali delle prestazioni, mentre si chiede si anticipare l’Autonomia differenziata a favore dei più ricchi); né la natura aggiuntiva delle risorse europee per il Sud, usate come sostitutive di quelle nazionali, ottenendo così il risultato opposto di incrementare i divari, invece di ridurli.

    La composizione del Suo governo sembra dire che per il Mezzogiorno c’è un ministero e tutto il resto è… per il resto. Sembra un ministero non per ridurre, ma per sancire una distanza, un’alterità, come una volta quelli per le colonie.

    Il che dà ragione a quanto sostenne Gaetano Salvemini al suo ritorno dall’esilio statunitense, causa fascismo: abolire tutte le leggi e i provvedimenti a favore del Mezzogiorno e chiedere che lo Stato legiferi per risolvere i problemi degli italiani, azzerare le disuguaglianze, ovunque siano questi problemi, queste disuguaglianze, nel Paese.

    Lei, signor Presidente, è stato strenuo difensore dell’Unione Europea, in momenti difficili; sa che il nostro continente non è mai stato così debole, economicamente e politicamente, negli ultimi secoli e sta perdendo quota pure nel controllo del Mediterraneo, mentre la percentuale di ricchezza mondiale scende da meno del 20 verso il 15 (a metà del secolo scorso era circa il doppio, all’inizio il 50); sa che se non riparte la Germania, non riparte l’Europa; e se non riparte l’Italia non riparte la Germania; ma se non riparte il Mezzogiorno, non riparte l’Italia, nonostante le pretese di presunte locomotive che drenano risorse pubbliche e sono ferme da vent’anni su un binario morto. E questo è ribadito nei tre criteri di ripartizione delle risorse del Recovery Fund (popolazione, disoccupazione, reddito) utilizzati e suggeriti dall’UE, dal voto di Senato e Camera dei Deputati e dal documento congiunto delle Regioni del Sud, nella Conferenza Stato-Regioni.

    Presidente, se il Mezzogiorno non ha treni, autostrade, servizi adeguati, infrastrutture di livello europeo; se i suoi porti sono esclusi dalle rotte internazionali, a partire da Gioia Tauro, che pure ha già i fondali per i quali si investe a Genova; se i suoi prodotti tipici sono esclusi dalla protezione di trattati commerciali, eccetera, è perché la politica nazionale ha voluto che fosse così, ha voluto il Sud escluso.

    Lo studio delle disuguaglianze spiega che quando queste superano certi livelli, la coesione stessa dei Paesi è a rischio e i risentimenti possono evolvere in forme difficilmente controllabili, mentre l’illusione di un vantaggio per pochi oggi distrugge il futuro di tutti. La composizione del Suo governo sembra assecondare questa mancanza di visione collettiva e del domani.

    Le chiediamo di avviare un’opera storica di risanamento delle fratture nazionali: cancellare la geografia dalle scelte di governo, eliminare i ministeri delle Regioni e del Mezzogiorno, ignorare le presunte specificità territoriali dai criteri di investimento pubblico, istituire il ministero dell’Equità e rifarsi alla lezione di Salvemini: lo Stato interviene dove ci sono disuguaglianze da sanare, perché tutti possano disporre delle stesse condizioni per mettere a frutto, proprio e collettivo, le loro doti.

    Il contrario, non è un Paese, ma due.

    Pino Aprile

    Giornalista e Scrittore


    “Fa’ quel che devi, accada quel che può”, è la mia regola. Se ti fai condizionare dai rapporti di forza (ma “loro” hanno tutto: giornali, tv, soldi, potere…) o dalle conseguenze possibili (non otterrai nulla, in compenso ti schiacceranno) non troverai mai il momento giusto per agire. Mentre l’unica cosa che conti è la ragione di agire: se c’è, fallo. E basta. Come? Don Luigi Sturzo disse: chi sa scrivere scriva, chi sa cantare canti, chi ne è capace, faccia politica. Sono nato nel 1950, sono cresciuto in una casa popolare, ho avuto ottimi genitori. Quello che ho scritto mi ha caricato di responsabilità verso gli altri e il futuro (ho un nipote…) e ora devo risponderne. Sono qui per questo.

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