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    ACCIAIO SENZA LICENZA DI UCCIDERE I TARANTINI. O NIENTE ACCIAIO

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    QUEL CHE FU VIETATO A GENOVA, VIENE GARANTITO A TARANTO: DISPORRE DELLA VITA DEGLI ALTRI

    Il bene da salvare è l’acciaio; i tarantini sono “a perdere”. E per non perdere l’acciaio, il governo ha già offerto alla Arcelor-Mittal la liberatoria (che era stata rimossa) per poter produrre in deroga e violazione di tutte le norme a tutela della salute e della vita dei lavoratori e dei cittadini; e compiere, impunemente, sacrifici umani. Oddio, umani…: tarantini, terroni; mica genovesi, perché quando si trattò di tutelare la salute e la vita dei genovesi, l’area siderurgica a caldo, appartenente alla stessa azienda, che agiva in questo stesso Paese, governato dalle stesse leggi, derivanti dalla stessa Costituzione, fu smantellata. Giustamente. E trasferita a Taranto, per sommarla a quella già esistente, con incremento di tumori e decessi. Ma non essendo genovesi, si può fare: terrone più, terrone meno… Anzi, meno è meglio (“O Gesù dagli occhi buoni/ fai morir tutti i terroni…”, ricordate?)

    E cosa dicono ora i soloni complici di fatto del delitto di strage? “L’Italia non può fare a meno dell’acciaio”. Dei tarantini sì. L’Italia, per l’acciaio, ha deciso di sacrificare la vita di centinaia (accertati; forse migliaia) di italiani, la salute di migliaia (accertati, forse decine di migliaia), a patto che siano meridionali e non genovesi.

    QUASI 400 VITTIME ACCERTATE, IL 90 PER CENTO DELLA DIOSSINA DI TUTTA ITALIA

    Esagero? La magistratura calcolò (e stabilire il nesso causa-effetto è difficilissimo, in questi casi) che poco meno di 400 decessi erano da attribuire alle emissioni inquinanti dello stabilimento. Era il 2014, quando queste verità giunsero a processo. Ma i governi di ogni colore hanno sempre tutelato, con normative speciali (11 interventi in pochi anni, per mettere gli inquinatori al riparo dalle leggi dello Stato. A Taranto, a Genova no); il governo Renzi si inventò l’ombrello criminale per garantire ai produttori d’acciaio l’immunità. E gli altri al seguito. E chissenefotte dei tarantini.

    Come fa a dormire la notte questa gente, sapendo (indagine dei pediatri) che a Taranto nascono bambini con il cervello pieno di minerali pesanti; che nel sangue di quelli da 3 a 6 anni, ci sono 20 milligrammi di piombo, quando la quantità ammissibile è zero e 2 milligrammi sono considerati un picco massimo; quando nella carne dei tarantini c’è il 90 per cento di tutta la diossina scaricata in Italia sulle persone; un decimo di quella dell’intera Europa (si è a 10-15 volte il disastro di Seveso, dove, per rimuovere il veleno, si è letteralmente scorticato il territorio, buttandolo poi in Campania); dove le donne possono nettarsi della diossina che ha colonizzato i loro corpi, mettendo al mondo tre figli, a cui la trasferiscono attraverso la placenta e il latte (risanarsi, avvelenando i figli); un quarto delle coppie sono sterili, la percentuale di ragazze in menopausa precoce è altissima.

    POTERE È DECIDERE CHI MUORE PRIMA (I TERRONI), AL POSTO DI CHI

    Di cosa parlate? Ma cosa dite? Dove sono le leggi che dovrebbero proteggere questa gente e che voi violate e fate violare? Chi vi fa padrone di quelle vite? Chi cazzo siete per decidere di chi deve campare e chi no, chi deve ammalarsi e chi no? Non serve leggere “Potere e sopravvivenza” di Elias Canetti (ma aiuta), per apprendere che potere è decidere chi muore prima o al posto di chi; se il potere è del Nord, a morire siano i tarantini e i genovesi no; a morire siano i tarantini e l’acciaio no (in altri Paesi l’acciaio si fa lo stesso, senza avere licenza di uccidere e rispettando le leggi).

    E non cambiò nulla, anzi!, quando la fabbrica fu venduta (sul come gravano ancora sospetti; caso stranissimo, la cordata italiana, partecipata dallo Stato, perse; vinse quella franco-indiana, cui si assicurò che la vita dei tarantini non vale niente e avrebbero potuto continuare a calpestarla. Provate a immaginare una cosa analoga in Francia: una cordata italo-indiana vince un appalto miliardario contro una cordata cui partecipa lo Stato francese, e lo stesso Stato francese mette per iscritto che gli italo-indiani possono sterminare francesi, violando tutte le leggi. Vi torna?). E ancora parlano i protagonisti di questo capolavoro, da Renzi, a Calenda, a Di Maio, a Salvini (al governo con Di Maio quando la Arcelor-Mittal rilevò l’azienda) ed altri che ci credono tutti immemori.

    E dobbiamo star ad ascoltare e a leggere sciocchezze e falsità di chi si erge in cattedra a distanza di sicurezza, accusando le vittime di non avere a cuore le strategie industriali del Paese, che “non può fare a meno…”. A discettare dalla Tv di Stato, sul delitto che si sta compiendo (rischiare di perdere la produzione di acciaio, senza la licenza di uccidere i tarantini) si deve vedere un Federico Fubini, del Corriere della sera, che ammise di aver taciuto una notizia spaventosa da lui stesso trovata: l’austerità imposta imposta dall’Europa alla Grecia ha comportato la morte di almeno 700 bambini, cui sono mancati cibo e medicine! Quell’austerità grazie alla quale la Germania ha fatto suo, a due euro, tutto quello che vale qualcosa della Grecia. E perché lui, un giornalista!, avrebbe taciuto di quella strage? Per non correre il rischio di suscitare sentimenti negativi contro l’Europa. E voi capite che chissenefotte di 700 bambini, se c’è da tutelare il buon nome dell’assassino.

    LA DISINFORMAZIONE A GIORNALI E RETI UNIFICATE

    Sullo stesso giornale si continua a leggere un falso continuamente smentito e riproposto: che il rione Tamburi fu costruito a ridosso dello stabilimento siderurgico, per la comodità di quanti vi lavoravano (quindi di cosa vi lamentate?). Lo ha appena ripetuto Dario Di Vico (che non è Fubini), aggiungendo che i paesi limitrofi modificarono i piani regolatori, per questo. Una bufala colossale, anzi due: costruzione del Tamburi dopo lo stabilimento, e cambio di piano regolatore. A queste due, l’allora ministro Corrado Clini (a cui arrivavano già scritte le mozioni con i desiderata degli allora padroni del siderurgico; fu poi arrestato perché su un suo conto cifrato in Svizzera finivano soldi pubblici destinati a interventi all’estero), ne aggiunse una terza: che il rione era stato costruito abusivamente.

    Io sono cresciuto ai Tamburi e abitavo in quella che era l’ultima (ora terzultima) palazzina prima degli ulivi e dell’acquedotto romano: edifici costruiti da Ina-Casa, case popolari, lo Stato, non speculatori e di certo non abusivamente. Quando andammo ad abitare lì, lo stabilimento non esisteva: nacque dopo, dall’altra parte della strada, mio dirimpettaio, a ridosso del quartiere, non il contrario! Per favore, almeno i colleghi più seri, prendetene nota e non ripetete cosa diceva il collegio di difesa dei Riva!

    ANDATECI VOI A VIVERE AI TAMBURI, CON FIGLI E NIPOTI. POI CI DITE

    Inviterei tutti quelli che ritengono accettabile il sacrificio di vite umane in cambio dell’acciaio, di trasferirsi nel mio ex rione con la famiglia, i nipoti (Clini disse che i suoi non li avrebbe fatti vivere lì. Quelli degli altri, invece…, non erano suoi). Sono case fatte benissimo, perfette ancora oggi, dopo sessant’anni. Quella che fu la nostra è ampia, spaziosa, luminosa (era…), quattro camere, mio padre vi fece costruire cucinetta e forno a legna. So che non riuscivano a venderla, due-tre anni fa, a 50mila euro. Se vi volete accomodare… Così sarete più credibili quando ci spiegherete la “visione industriale” che un Paese deve avere, fa niente se qualcuno deve vedere sterminata la sua famiglia di cancro (noi poi traslocammo, i dirimpettai di pianerottolo rimasero; il cancro li ha decimati; l’ultimo che vi resta, il mio amico di adolescenza, è al secondo cancro).

    Ci dite cosa volete fare dei tarantini prima che dell’acciaio? In Germania, l’immensa regione carbonifera e siderurgica della Ruhr è stata trasformata in un parco, perché per la Germania i tedeschi hanno un valore. L’autore di quel miracolo di riqualificazione degli impianti industriali si chiama Roland Guenter, considera l’Italia la sua seconda patria, lui e sua moglie sono innamorati della Puglia; sollecitato, tramite il comune amico Salvatore Giannella, si disse disposto a venire gratis a Taranto per esaminare la possibilità di riconversione della fabbrica. La sua generosa proposta parve interessare molto, ma fu lasciata cadere.

    Deve essere chiaro: nessuno è contro l’industria; ma o l’acciaio si fa osservando le leggi a tutela della salute e della vita dei tarantini (niente di diverso da quel che si fece per i genovesi) o non si fa e lo Stato garantisca, oltre alla salute, il lavoro agli operai che resterebbero in mezzo a una strada. Lo Stato, violando le sue stesse leggi, ha creato questa situazione; i tarantini hanno già pagato con immense tragedie familiari, sociali e con la vita, dentro e fuori lo stabilimento (sapete che non si conosce il numero dei lavoratori del siderurgico morti sul lavoro? Manco li contavano, e le norme di sicurezza non sono state osservate, in tanti casi, nemmeno in aree di estrema pericolosità: quando morì Alessandro Morricella, a 35 anni, investito da un colata di ghisa fusa, i giornalisti scoprirono che mancavano persino i guanti adatti, dove si aveva a che fare con minerale incandescente.

    ORA SI GARANTISCANO A TARANTO VITA E LAVORO, CON O SENZA ACCIAIO

    Taranto ha già pagato. O si salva l’acciaio, senza uccidere ancora la città, o si salva la città. E a quel punto, parta la bonifica, per riqualificare il territorio avvelenato e impiegare le maestranze cui, dopo aver tolto il diritto alla salute e alla vita, non si può togliere anche quello al lavoro.

    5 Commenti

    1. Se proprio non possono fare a meno dell’industria, almeno legalizzassero l’eutanasia, in modo che se ci ammaliamo di cancro almeno possiamo morire dignitosamente e senza le lunghe e dolorose sofferenze che patisce il malato e con lui i suoi famigliari stretti e impotenti.
      E parlo da figlio e nipote di morti di cancro.

    2. “Fa quel che devi, accada quel che può”.
      Credo che oggi sia arrivato il momento di riprenderci la “parola”. Credo che ora serva la mobilitazione di tutti noi.
      Grazie Pino

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