Home Succede oggi A UN TRIESTINO NON PIACE IL CAFFÈ NAPOLETANO. EMBÈ?

    A UN TRIESTINO NON PIACE IL CAFFÈ NAPOLETANO. EMBÈ?

    918
    2

    TUTTA QUI LA “NOTIZIA” (IN REPLICA STIRACCHAIATA) DI REPORT. AL NORD PREFRISCONO L’ARABICA, AL SUD LA ROBUSTA

    Qual è il caffè più buono? Quello che ti piace. Il caffè non è come il vino: si sceglie la bottiglia, e si beve tutti da quella. Il caffè, in Italia, è personale e a Sud distingue un individuo da un altro, più delle impronte digitali: al vetro, in tazza fredda, corto, lungo ma non troppo, lungo in tazza grande ma non americano, macchiato, macchiato freddo, o caldo, o macchiato solo di schiuma, stretto ma non strettissimo, corretto al… L’idea di caffè “più buono” somiglia al modo in cui lo vediamo bere agli americani: ce n’è uno più buono (vabbe’) per tutti, versato dallo stesso contenitore (con latte o senza?); e non può che essere quello che costa di più. O la specialità preferita: arabica, che è più cara; per cui, se ti piace la robusta, sei come un bevitore di vini da taverna (rosso o bianco?), mentre i signori vanno per annate e di riserva.

    NON È COME IL VINO, È BUONO IL CAFFÈ CHE PIACE

    Non è così. Il più grande bevitore di caffè che conosco è un mio amico napoletano che lo compra a grani crudi, per tostarli come dice lui, con i tempi di tostatura che dice lui, nella miscela che dice lui. Un giorno, al bar, dopo il primo sorso, chiese: «Quanto c’è di arabica in questa miscela, il 20 per cento?». La barista (e pure io…) lo guardò come avesse chiesto il nome della moglie del contadino che aveva raccolto il caffè. «Non so», replicò confusa, un po’ mortificata, «la prendiamo già fatta. Se vuole, vado a leggere sulla scatola»: 19,5 per cento. Con poche gocce, Francesco aveva sbagliato di un quarantesimo! «Il caffè che mi leva soddisfazione, che più mi piace», dice, «è arabica al 20, il resto robusta, ma quella bella forte, aggressiva, che ti prende a schiaffi!». E badate, non dice: «Il più buono», ma, correttamente, «che più mi piace». Il che dimostra che non è solo sincero democratico, ma anche vero conoscitore di caffè. Altro che Report.

    REPORT; SE LE DENUNCE SONO QUESTE…

    Già, perché il tema si ripropone con il nuovo “servizio” di Report sul caffè di Napoli che fa schifo (disse il filosofo: una volta e vabbe’, due volte e vabbe’, ma sembre sembre…). Ammiro i colleghi di Report, ma questo accanimento terapeutico su Napoli ha incrinato, ai miei occhi, la loro credibilità. Non posso farci niente: se succede, guardi le cose in altro modo e quella diffidenza diviene la lente con cui misuri non solo le intemerate sul caffè, e poi sulla pizza, e poi di nuovo sul caffè…, ma anche il resto. E perché, non dovrebbero occuparsene? Certo, ci mancherebbe, ma se cominci a vederci malizia che prima non vedevi, sospetti che le cose siano forzate perché migliora la resa in ascolti e ricadute sui social, io devo interrogare me stesso, e chi mi ha indotto a valutare diversamente il suo operato, pure.

    Non vorrei si finisse a fare quei servizi di “denuncia” che fanno effetto, perché capovolgono un presunto luogo comune (‘o ccafè sul ‘a Nnapule ‘ o ssanno fa! Non è vero: Report dice che fa schifo! Oh Maronna, mo se sceta ‘o Vesuvio! Come dire a Verona: Giuletta è ‘na zoccola!): funziona, certo, come funzionano tutte le sorprese (la pizza a Napoli fa venire il cancro! Certo, certo, sempre meglio del brodino che l’ammoscia): ma dirlo la seconda volta è un tentativo di cogliere i resti, rifacendo la strada fatta (il caffè di Napoli fa ancora schifo… Ma che palle! E Giuletta… l’abbiamo capito: è ‘na zoccola, lo sanno tutti ormai!).

    Giornalisticamente, è un metodo collaudato, in cui la forma sostituisce la sostanza, e fa il paio con il suo contrario, ovvero la conferma di quel che si crede di sapere: a Napoli vanno in tre sul motorino! Ecco i filmati, addirittura con il bambino! Già… e ricordate la famosa immagine della virtuosa famiglia italiana? Lui con giacca a cravatta alla guida, lei dietro, seduta di traverso con il bimbo fra le braccia, nella strada con i binari del tram, a Milano, sulla Lambretta. Ma era allora, non oggi! Certo, ognuno si muove con i mezzi che si può permettere, a meno di non credere che quella famiglia di allora a Milano e di ora a Napoli preferiscano stare scomodi e a rischio in tre su due ruote, pur di lasciare la Rolls Royce in garage, ché se no ci cacano sopra i piccioni.

    ALCUNE “SONO” NOTIZIE, ALTRE LE SI FANNO DIVENTARE

    Cosa voglio dire? Alcune notizie ti saltano addosso, “sono notizie”, altre vengono aiutate a diventarlo. Il caffè che piace ai terroni non piace allo specialista triestino, Andrej Godina, cresciuto ad arabica e Illy (e non c’è alcuna ironia: è nel suo pieno diritto). Noi siamo cresciuti con l’idea che il caffè debba essere concentrato, roba che il cucchiaino, se lo lasci nella tazza, resta in piedi, “conficcato” in quella pastosa meraviglia. Idea giusta? Sbagliata? È la nostra (ma se l’espresso è dilagato nel mondo come eccellenza, forse qualche ragione c’è). E quando mi servirono per la prima volta un caffè a New York, nel bicchierone di cartoncino, color testa di moro sbiadito, e meno male che avevano chiesto «Black?», «Yes»; e se dicevo no, di che colore me lo davi?, ecco, quando ho visto cosa chiamavano caffè, mi sono sentito come il primo bianco a cui, privandosene per onorare l’ospite, gli yanomani amazzonici offrirono a pranzo lombrichi e larve così fresche che, infilate a spiedino in un ramoscello, ancora si dibattevano (magari scopro che mangiano l’amatriciana…). Ma a loro piace così.

    Succede che quando “vuoi trovare” caffè “che non è buono”, lo trovi. Napoli è grande, ma non devi mica fare un sondaggio scientifico; quindi è facile che scelga il posto che ti dà le risposte che cerchi, a conferma di quanto vuoi dimostrare. È così? Non ho dati per sostenerlo (dovrei conoscere il criterio con cui è stato impostato il servizio; dovrei aver visto tutto il girato e sapere quali parti sono state scartate). Quindi, si resta sul piano delle sensazioni, sia pure professionali. E la sensazione è che, se la prima volta Report ha confezionato una “notizia” del primo tipo (Giuletta è ‘na zoccola; il caffè di Napoli fa schifo; il 91 per cento dei sardi è allergico al pecorino…), la seconda volta ha confezionato una “notizia” del secondo tipo: ecco la prova, fa proprio schifo il caffè, infatti, il Vesuvio non erutta: vomita (invece, con l’arabica?).

    Ma, per restare sul criterio professionale: cosa sarebbe successo se, invece di Andrej Godina (con tutto il rispetto per lui, e dico sul serio: ognuno misura il mondo con il metro della propria esperienza e della conoscenza che forma i suoi gusti), anche solo per non copiare se stesso e per offrire un diverso punto di vista, Report avesse mandato a testare i caffè di Trieste un assaggiatore cresciuto a sfoglitella e robusta dal meraviglioso sapore acidulo, aggressivo, che a-noi-ci-piace tanto e se non è così non è caffè? Adoro Trieste, ma la prima volta che sentii al bar ordinare “Un nero e un cappo”, ovvero un caffè e un cappuccino, stavo per chiedere: «Ci sta un bar qui vicino?». E sarebbe stato un errore, perché il caffè a Trieste è scienza, è cultura, è tessitura sociale e un vanto.

    A NAPOLI È UN RITO IDENTITARIO

    Come a Napoli, dove è tutto questo, più il rito della “napoletana”, che Eduardo insegnò al mondo e resta, mi si perdoni il paragone, la santa messa dei napoletani, per far parte della quale, con tazza e cucchiaino in mano, pure san Gennaro farebbe il chierichetto.

    Quale sarebbe stato il responso del “robustaro” nella capitale dell’arabica? Se posso permettermi: è stato commesso un errore giornalistico. E forse, sarebbe stato più elegante per Report, fare in modo che non si leggesse, dopo la prima “botta”: La troupe di Report torna a Trieste con “Io bevo caffè di qualità”. Nulla di male, per carità: una manifestazione di settore, un invito… Ma suona tanto indiretta sottolineatura: quello schifoso lo abbiamo bevuto a Napoli.

    E nunmestabbenecheno#

    Dopo il primo “servizio” di Report, in una via-salotto di Napoli, cominciò ad andare a prendere il caffè un signore distinto, di grandie cultura ed eleganza, nome che si confonde con la storia di Napoli. Come è uso nella civile Napoli, il barista porgeva ‘a tazzulella e un bicchiere d’acqua. Il gentleman beveva il caffè, poi l’acqua. Un giorno, due, tre…, finché il barista prese coraggio e osò: «Ne’, signuri’, scusate, ma chella, ll’acqua cca se vève primma, pe pulezzà ‘a vocca e nun guastà ‘ o sapore d’ ‘o ccafè. Perdonate se mi sono permesso…». Il gran cavaliere rispose: «E che, nun’ o ssaccio! Ma si vuie tenìte stu schifo ‘e cafè i’ ll’acqua l’aggia vèvere aroppo, dopo!».

    È l’unico bar, in quella via, a usare un caffè che piace tanto all’esperto di Report. (foto da ViagginCampania)

    Pino Aprile

    Giornalista e Scrittore


    “Fa’ quel che devi, accada quel che può”, è la mia regola. Se ti fai condizionare dai rapporti di forza (ma “loro” hanno tutto: giornali, tv, soldi, potere…) o dalle conseguenze possibili (non otterrai nulla, in compenso ti schiacceranno) non troverai mai il momento giusto per agire. Mentre l’unica cosa che conti è la ragione di agire: se c’è, fallo. E basta. Come? Don Luigi Sturzo disse: chi sa scrivere scriva, chi sa cantare canti, chi ne è capace, faccia politica. Sono nato nel 1950, sono cresciuto in una casa popolare, ho avuto ottimi genitori. Quello che ho scritto mi ha caricato di responsabilità verso gli altri e il futuro (ho un nipote…) e ora devo risponderne. Sono qui per questo.

    2 Commenti

    1. Gianfranco Mosca Ho letto l’articolo di Pino Aprile, un maestro, non c’è che dire, un genio. Con la sua ultima frase, quella di chiusura, ha tappato la bocca agli assaggiatori dell’arabica e non solo.
      Pino Aprile mi perdonerà se aggiungo un parere tecnico, tutta l’inchiesta è inficiata in quanto manca la prova a doppio cieco, andate su Wikipedia dove sono più bravi di me per spiegare il significato del doppio cieco.
      Voglio inviare un abbraccio a Pino Aprile, difficile essere più bravi di lui, più educati di lui, più raffinati e profondi di lui.

    LASCIA UN COMMENTO

    Inserisci un commento!
    Inserisci il tuo nome qui