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    UFFICIALE E BALLERINA: POCA PENA, MOLTE ROSE

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    1. Taranto induce a gesti beffardi. Il balletto della ufficialessa e gentildonne sulle note dell’inno di pace Jerusalema, ha reso la Marina italiana simpatica come poche altre volte nella sua storia. Naturalmente quello che ha fatto al giuramento delle reclute la simpaticissima ufficialessa non è consentito dai regolamenti. Ma a Taranto accadde già qualcosa di più rilevante di questo e non previsto dai regolamenti, che però fece il giro del mondo, come il video di questo balletto, glorificando la Marina italiana. Fu nel 1965, quando l’ammiraglio Felice Straulino, medaglia d’oro della Vela italiana alle olimpiadi di Helsinki, uno dei più grandi velisti e marinai di sempre, attraversò il canale fra Mar Piccolo e Mar Grande, al comando del Vespucci, con tutte le vele a riva e l’equipaggio sui pennoni: un’impresa che soltanto un dio del vento poteva fare. Naturalmente, qualsiasi errore, botta d’aria o di corrente che avesse fatto deviare il Vespucci anche soltanto di 1-2 metri, avrebbe comportato la distruzione della nave. Pertanto, Straulino ricevette dallo Stato Maggiore due lettere: una di richiamo per aver messo a rischio la nave e la vita dei suoi uomini, e una di complimenti per l’incredibile impresa marinara. Proporrei che i superiori della ufficialessa e gentildonna  che ha guidato il giuramento con uso di balletto, riceva due segni di attenzione dai suoi capi: per aver violato i regolamenti: 2-3 giorni di consegna nel proprio appartamento e, per ognuno di quei giorni, una rosa e una bottiglia di spumante, per aver reso così simpatica la Marina italiana nel mondo. Ripeto, Taranto induce a questo tipo di gesti, da Straulino, nel 1965, alla attuale ufficialessa.
    • Nella storia di Taranto, questo spiritaccio c’è. Quando l’ambasciatore romano andò a proporre al Senato di Taranto l’accordo per dividersi il mondo, ebbe pochissimo ascolto. Oltretutto, parlava in quello che, secondo lui, era greco ma, più o meno, equivaleva all’italiano di Stanlio e Ollio, per cui i tarantini ridevano come pazzi e continuavano a bere vino. Quando l’mbasciatore chiese “Allora cosa mi rispondete?”, nessuno gli dette retta, per cui lui imboccò la via dell’uscita. Ma mentre passava dall’arco del Senato, Filonide, ubriaco, si alzò la veste e gli pisciò in testa. Questo è lo spirito dei Tarantini. Quindi se la città qualcosa trasmette a chi vi dimora, da Straulino alla ufficialessa, un pizzico di comprensione e, perché no, di condivisione, ci vogliono. Grazie, Taranto, per ricordarci che la leggerezza è uno dei sapori più belli della vita.
    Pino Aprile

    Giornalista e Scrittore


    “Fa’ quel che devi, accada quel che può”, è la mia regola. Se ti fai condizionare dai rapporti di forza (ma “loro” hanno tutto: giornali, tv, soldi, potere…) o dalle conseguenze possibili (non otterrai nulla, in compenso ti schiacceranno) non troverai mai il momento giusto per agire. Mentre l’unica cosa che conti è la ragione di agire: se c’è, fallo. E basta. Come? Don Luigi Sturzo disse: chi sa scrivere scriva, chi sa cantare canti, chi ne è capace, faccia politica. Sono nato nel 1950, sono cresciuto in una casa popolare, ho avuto ottimi genitori. Quello che ho scritto mi ha caricato di responsabilità verso gli altri e il futuro (ho un nipote…) e ora devo risponderne. Sono qui per questo.

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