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    SE IL POTERE UCCIDE PURE LA LIBERTÀ DI MAGLIETTA

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    SEQUESTRATE LE T-SHIRT SE TURBANO SALVINI

    Ho tentennato qualche giorno, prima di decidermi a toccare questo argomento: a servizio di chi è la Polizia?

    Ho amici poliziotti che ammiro e a cui sono grato come cittadino: alcuni hanno fatto una vita che non augurerei a nessuno; uno di loro ha quasi distrutto, nella vasta subregione in cui operava, la rete di mafia e connessioni con politica ed economia, che mortificava la convivenza civile. Ha avuto scontri a fuoco, portato in galera centinaia di farabutti, convinto alcuni a cambiar vita e collaborare, non si è fermato dinanzi alle complicità di uomini delle istituzioni, nemmeno quando si è trattato di suoi colleghi. Ha dovuto risolvere, con coraggio, prontezza e da solo, anche una situazione che pareva disperata, quando hanno tentato di farlo smettere, cercando di colpire i suoi familiari (allora, ti sbrighi o no a scrivere ‘sto libro?).

    Come faccio a considerarlo collega di uomini della Polizia che sequestrano le magliette “Padania is not Sicily”, “Monreale is not Lega”? In quale norma penale e civile è scritto che quella maglietta merita un intervento delle forSe (non è un errore di battuta) dell’ordine? E se mi mostrate una norma tale, io non ho dubbi: la norma è sbagliata e liberticida; giusto disobbedire. Dice: la manifestazione n on era autorizzata. Ok, e impedisci la manifestazione, non li spogli delle magliette e gli sequestri addirittura quelle riposte nelle borse. O no? Sbaglio? E se sbaglio, allora questo è l’errore giusto.

    LA POLIZIA GARANTISCE LA NOSTRA LIBERTÀ O L’OBBLIGO DI BACIAMANO?

    La Polizia è una garanzia della nostra sicurezza e della nostra libertà o una milizia privata pagata da noi, ma al servizio non tanto del potere, quanto del potente di turno? Le magliette dan fastidio al segretario della Lega e, purtroppo per l’Italia, ministro dell’Interno? Esticazzi! Sono una civilissima manifestazione di dissenso politico: non sono i gilet gialli o i black bloc che incendiano macchine e sfondano negozi sotto gli occhi degli agenti. Ai pericolosissimi indossatori di magliette è facile avvicinarsi e con tono dell’autorità ordinare: “E llevet’a cammesella!”. Scusì: perché? E identificarli per aver osato mettere a rischio la Repubblica: “Documendaaa!”. Me cojoni! Scusi, perché?

    Io mi sento umiliato nella mia professione di giornalista, dalla miseria delle folle plaudenti e baciamano alla tv di (miserando) Stato, con oblio tv di Stato sul dissenso. E su qualche tv privata vedi conduttori che aspirando a rientrare in Rai, si fanno tappetini in attesa del premio “in quota” del partito al comando (il che ha reso la Rai un postificio senza limiti, perché il turno del potente prima o poi passa, i servitori “in quota” restano nel libro paga a vita). Ci salvano certi colleghi che difficilmente faranno carriera e devono difendere il coraggio della libertà ogni giorno, ma possono passare davanti a uno specchio senza arrossire.

    MENTRE VENIVANO PROMOSSI I CONDANNATI DELLA “MACELLERIA MESSICANA”

    Ricordo, nei giorni terribili della “macelleria messicana” al G8 di Genova, la mortificazione di un paio di miei amici arrivati (quasi per sbaglio, mi vien da dire) a livelli molto nella Polizia: il loro spirito di corpo e il ruolo che ricoprivano li obbligavano a rintuzzare le critiche che dall’Italia e dall’estero piovevano a causa dello spettacolo immondo con cui una istituzione presidio di legalità disonorò se stessa e il Paese; ma non ce la facevano. E avevi reazioni che andavano da imbarazzati silenzi a imbarazzate giustificazioni. E questo fu notato “in alto”. I protagonisti della macelleria, pur processati, pur condannati, hanno fatto luminose carriere; uno di quei due amici l’ho ritrovato anni dopo in un commissariato. Non ci fu bisogno di fargli domande: «Almeno, qui mi sento utile», disse. Mi parve come quel suo collega che aveva lavorato nella Palermo di Falcone e Borsellino, al tempo dei Cassarà, dei Giuliano e quella incredibile pattuglia di eroi rasa al suolo perché ostacolava affari e patti fra Stato e mafia: mi porgeva il passaporto… «Be’, almeno qui non rischiate niente», provai a sdrammatizzare. «Certo, certo», disse lui, «per star più sicuri». «Chi?». Finse di non capire: «Il suo passaporto. Buon viaggio» (riporto la conversazione a memoria, parola più, parola meno, dopo molti anni).

    Le attenzioni miranti a non permettere che si turbi l’animo impressionabile di Sua Eccellenza il Ministro latitante dal suo ufficio dell’Interno siano inedite. Ne abbiamo viste di ogni e persino di peggio con il rottamatore del Pd e del Sud, Matteo Renzi; o con Berlusconi. Abbiamo visto la Polizia identificare la vecchietta che urlava al Matteo leghista (trattata da potenziale aggressore di cui contenere la potenza); ma l’abbiamo vista fermare sull’autostrada, nei pullman, le persone non precettate per l’applauso (come ora il selfie) all’altro Matteo, quello “di sinistra” (smettetela di ridere: sembra una farsa, ma è una tragedia). E l’abbiamo visto fare per Berlusconi.

    La libertà garantita dalle forSe dell’ordine è quella del baciamano. Persino in favore di chi ancora non comanda, ma potrà farlo domani. O avete dimenticato i poliziotti che allontanavano i cittadini con bandiera tricolore (gliela sequestravano pure? Non ricordo) al passaggio di quelle verde marcio della Lega, per evitare “provocazioni”? Peccato che al tricolore, le forSe dell’ordine giurano lealtà. Poi, per non offendere il tricolore (o le magliette della Juve, del Milan…), ai tifosi del Napoli sequestravano le bandiere delle Due Sicilie, ovvero un simbolo di oltre sette secoli di storia; e qualsiasi cosa ne richiamasse lo stemma (felpe, sciarpe, cappelli… Un tifoso si scoprì il petto: «Io ce l’ho tatuato, che vogliamo fare?»). Non si poteva, ma lo fecero.

    CI SONO POLIZIOTTI E POLIZIOTTI, GIORNALISTI E GIORNALISTI

    Ovviamente, questa non è “la Polizia”, ma a volte, intorno al potente di adesso o di domani, tale diviene la Polizia; e chi “sa stare” accanto al Sole, si scalda più facilmente. Ero cronista appena arrivato in una nuova città, 45 anni fa. Vidi il dirigente di Polizia tollerare che un infiltrato (a tutti noto come fascista provocatore, scoprii dopo) sfondasse la porta a vetri della Regione, dinanzi a cui manifestavano pacificamente braccianti agricoli. Strattonavo il dirigente, indicandogli il teppista a pochi metri da lui. Non mi guardò neppure. Poi dette ordine di attaccare i braccianti: teste rotte, nasi spaccati, poveracci per terra a proteggere il volto dai manganelli. Scrissi come erano andate le cose, ma il mio capo mi mostrò il comunicato della Questura appena giunto: «“Poliziotti aggrediti si sono difesi”. Come la mettiamo?». Per fortuna, quando capii come andavano le cose, arpionai un ragazzo con una macchina fotografica e gli urlai: «Scatta! Scatta sempre, tutto. Poi vieni al giornale». Non sapevo nemmeno come si chiamasse e lui non conosceva me. Il fattorino annunciò un ragazzo che diceva di dover consegnare delle foto a un giornalista che era davanti alla Regione stamattina, ma non sapeva dire chi. C’era tutta la sequenza.

    Quel dirigente, mesi dopo, insieme al suo capo, finì sotto inchiesta, per una brutta faccenda legata a bische clandestine. A scoprire tutto, sgominare la banda delle bische e trovare le prove fu un altro poliziotto, dello stesso ufficio.

    Non esiste “la Polizia”, ma poliziotti e poliziotti; come non esiste “il giornalismo”, ma giornalisti e giornalisti.

    ALCUNI MUOIONO IN SERVIZIO, ALTRI CERCANO MAGLIETTE. VA TUTTO BENE?

    Secondo voi, il cittadino sente come Forze dell’Ordine o forSe dell’ordine, i poliziotti Davide e Massimiliano Turazza, fratelli e uccisi entrambi in servizio, a distanza di undici anni (Davide l’anno scorso; e la figlia è entrata in Polizia) o i sequestratori di magliette e tricolori che turbano i leghisti? Chi sente come Forze dell’Ordine o forSe dell’ordine, il maresciallo dei carabinieri Vincenzo Di Gennaro, ammazzato a Cagnano Varano, dove era una specie di parroco con la divisa, o quelli che hanno picchiato a morte Stefano Cucchi?

    Ecco, solo questo chiedo. Ognuno si dia la risposta. La dia a se stesso, così, magari, può anche essere più sincero. E se volete fare un po’ di bisinisse: stampate le magliette “Padania is not Sicily”, “Padania il non Puglia”, “Campania is not Lega”, “Padania is not Calabria”: compro tutta la collezione e indosso solo quelle: il 2 giugno, il 25 aprile, il 24 maggio, il 17 marzo, il 13 febbraio e il giorno della festa della Polizia.

    Pino Aprile

    Giornalista e Scrittore


    “Fa’ quel che devi, accada quel che può”, è la mia regola. Se ti fai condizionare dai rapporti di forza (ma “loro” hanno tutto: giornali, tv, soldi, potere…) o dalle conseguenze possibili (non otterrai nulla, in compenso ti schiacceranno) non troverai mai il momento giusto per agire. Mentre l’unica cosa che conti è la ragione di agire: se c’è, fallo. E basta. Come? Don Luigi Sturzo disse: chi sa scrivere scriva, chi sa cantare canti, chi ne è capace, faccia politica. Sono nato nel 1950, sono cresciuto in una casa popolare, ho avuto ottimi genitori. Quello che ho scritto mi ha caricato di responsabilità verso gli altri e il futuro (ho un nipote…) e ora devo risponderne. Sono qui per questo.

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