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    SE DIMINUISCE IL NUMERO DEI PARLAMENTARI, NON LE DISUGUAGLIANZE

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    Perché sono contro la riduzione del numero dei parlamentari? Mi sembra una battaglia “laterale”, inutile, inconsistente nelle motivazioni dichiarate (il risparmio!), pericolosa per il metodo e per le possibili conseguenze sulla bilancia dei poteri Nord-Sud. Non dico che la cosa sia giusta o sbagliata in sé, occhio. Non ha senso così, adesso, per le ragioni addotte.

    Mi spiego:

    1 – perché “laterale”, inutile: la questione cardine di questo Paese, su cui tutto si gioca, è la mancanza di equità; il fatto che alcuni cittadini siano privilegiati, a spese di tutti, e altri siano privati dell’indispensabile per dare ai primi il superfluo a perdere. Che a far questo danno o a porvi rimedio (magari! Si fa per dire) siano un migliaio di parlamentari o qualche centinaio in meno, chissene! Bruciare tempo, energie e risorse per modificare la forma e la dimensione dello strumento che lascia inevasi i fini (l’equità), è quasi una mossa di distrazione di massa. Per esser più chiari: si fossero chiamati gli elettori a votare, in un referendum, se è giusto o no che le Ferrovie dello Stato e Trenitalia diano a tutti gli italiani gli stessi treni, nella stessa quantità, della stessa qualità, allo stesso prezzo, mi ci sarei fiondato. Che siano mille o meno o più i colpevoli di questa iniquità che non viene corretta, mentre si parla d’altro, non ci cambia niente. Invece di occuparsi dell’obiettivo e della sostanza, ci si dedica ad altro, che lascia le cose immutate;

    2 – perché inconsistente: così risparmiamo un caffè al mese? Ma ai parlamentari raddoppierei lo stipendio e ne vorrei il doppio, se il loro lavoro lo meritasse, così come si fa con bravi professionisti e dirigenti. Il fatto è che buona parte di loro è fatta di ignoranti e fannulloni, incluso chi manco ci va in parlamento, limitandosi a farsi accreditare lo stipendio (altri, al contrario, e ne conosco, lavorano come matti, e non vedo perché debbano aver gli stessi soldi degli assenteisti o incapaci). Se davvero si volesse risparmiare, basterebbe ridurre stipendi e privilegi ai parlamentari: sono fra i più pagati, e questo imbarazzante primato non cambierebbe se a prendere quei soldi fossero alcuni di meno. Hai voglia i tagli che si potrebbero fare, con palazzi del potere, in Italia, che costano più della reggia britannica, funzionari parlamentari che guadagnano più del presidenti degli Stati Uniti, commessi e barbieri che superano, nell’accredito a fine mese, gli emolumenti di capi di Stato stranieri. Siamo seri, la scusa è mal trovata e deboluccia. Ha più il sapore di una trovata elettorale, mediatica, per assecondare, dal “Palazzo” dei privilegiati, il risentimento popolare contro i privilegiati del “Palazzo”;

    3 – pericolosa per il metodo: la costruzione costituzionale italiana, frutto del lavoro al di sopra delle parti (e si veniva da una guerra mondiale e una guerra civile!), delle migliori menti del secolo scorso, in Italia, è un tutt’uno che desta meraviglia per saggezza, equilibrio, profondità della visione sia storica che del futuro. Quando si dice che la nostra è la Costituzione più bella del mondo, si dice una cosa vera. Nulla è immutabile, però, e i tempi, le circostanze, persino le tecnologie e i rapporti internazionali possono indurre a delle revisioni. Ma con la stessa competenza e lo stesso spirito con cui la Costituzione fu fatta. Altrimenti, si cade in quella specie di restauri a coda di gatto (non è l’espressione giusta, ma ci siamo capiti), per cui un imbianchino “bravo a disegnare”, mette mano agli affreschi di Michelangelo alla Cappella Sistina. O la riforma della Costituzione si fa tenendo conto dell’intero costrutto e affidandola a giganti a quelli avvicinabili, o io sono contro. Abbiamo avuto i Roberto Calderoli e altri estimatori del bianco del Collio che, in un fine settimana in cantina friulana, hanno “messo a posto” le modifiche che facevano comodo ai rapinatori di risorse pubbliche del Partito Unico del Nord. Abbiamo avuto apporti epocali di stimati cesellatori di quarti di chianina, come Denis Verdini, e di altri giuristi improvvisati che il mondo ci invidia (per la incomprensibile nostra capacità di prenderli sul serio). Così, per dire, abbiamo amputato il Titolo V, come fosse un corpo a parte del tutto costituzionale e fatto derivare da quel mostro porcate che hanno indotto grandi giuristi a parlare di riforma incostituzionale della Costituzione (pensate che dei “capitati in cattedra” spacciano per “costituzionali” i cavilli a scopo di rapina dell’Autonomia differenziata). Il taglio dei parlamentari è un provvedimento della stessa natura: interviene su un ramo della pianta, ignorandone il resto, e rischia di squilibrarla. Di nuovo. Non dico che il taglio sia giusto o sbagliato, ma che disgiunto da una visione d’insieme mi preoccupa. Se si decidesse di dare una rinfrescatina alla Costituzione si potrebbe farlo, ma non a pezzetti;

    4 – perché pericolosa per le conseguenze: non entro nel merito (il numero dei nostri parlamentari pur alto, è in linea con quello di Paesi paragonabili); la sua riduzione, però, non va tanto misurata su “chi ci rimette di più, chi di meno” (regioni piccole del Sud, come Molise e Basilicata sarebbero penalizzate, mentre quelle piccole del Nord, a Statuto speciale, resterebbero sovra-rappresentate; ma su questo ferve dibattito), quanto sul fatto che un numero ridotto di parlamentari ne accrescerebbe il peso politico, perché più facilmente il voto di pochi, alla Camera e al Senato, potrebbe diventare decisivo e la bilancia del potere, che da sempre pende a Nord, sarebbe rafforzata: pensate soltanto alla capacità di influenza, di pressione (sto usando termini educati, non maliziosi) delle lobbies, che sono quasi del tutto nordiche. Inoltre, più basso il numero dei parlamentari da eleggere, più alto il numero dei voti per essere eletti, e maggiore, in proporzione, la spesa per la campagna elettorale. E questo, secondo voi, agevola o penalizza il Sud con un reddito pro-capite che è poco più della metà di quello del Nord? E renderà più facile o più difficile l’ingresso in Parlamento di formazioni politiche prive di grandi mezzi e interessati e generosi sponsor, estranee al Palazzo e la cui possibilità di entrarvi e rompere equilibri consolidati è già ostacolata in vari modi (soglie di ingresso e raccolte firme costose e alte, per dire le prime che vengono in mente)?

    Credo che il “Sì” al taglio dei parlamentari vincerà, non fosse altro che per il gusto di tagliare in piazza la testa a Maria Antonietta. A votare non andranno molti studenti e lavoratori del Sud, perché stanno al Nord e lo Stato non favorisce l’esercizio del loro diritto, non ci sono i treni o ce ne sono pochi, gli aerei sono scarsi e quando i terroni devono tornare in massa a casa, magari alzano pure i prezzi alle stelle.

    Ma su questo non è previsto referendum. Parliamo d’altro: un bel taglio alle auto blu?

    Pino Aprile

    Giornalista e Scrittore


    “Fa’ quel che devi, accada quel che può”, è la mia regola. Se ti fai condizionare dai rapporti di forza (ma “loro” hanno tutto: giornali, tv, soldi, potere…) o dalle conseguenze possibili (non otterrai nulla, in compenso ti schiacceranno) non troverai mai il momento giusto per agire. Mentre l’unica cosa che conti è la ragione di agire: se c’è, fallo. E basta. Come? Don Luigi Sturzo disse: chi sa scrivere scriva, chi sa cantare canti, chi ne è capace, faccia politica. Sono nato nel 1950, sono cresciuto in una casa popolare, ho avuto ottimi genitori. Quello che ho scritto mi ha caricato di responsabilità verso gli altri e il futuro (ho un nipote…) e ora devo risponderne. Sono qui per questo.

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