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    SALVINI PERDE IL TOCCO MAGICO E PIGLIA SBERLE. CONTE SI CREDE DI ESSERE IL CAPO DEL GOVERNO E LO FA. IL M5S FORSE SI SVEGLIA E A SUD…/ di Pino Aprile

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    Giuseppe Conte, per sua abilità o ottimi consigli, si sta rivelando politico più abile di SS (sua salvinità) Capitan Kapitone. Il quale, tornando dalla Polonia, dove ha rimediato uno schiaffone dal capo dei nazionalisti euroscettici, Jaroslaw Kaczynski (far gruppo unico con la Lega al Parlamento europeo? No, grazie: i polacchi alla faccia ci tengono, mica come certi terroni che votano Lega), ne ha beccato un altro, ben più tosto, da Conte, che ha sbloccato la questione dei 49 migranti abbandonati in Mediterraneo, ma soprattutto, lo ha fatto coinvolgendo altri Paesi europei, quindi mostrando di aver peso politico internazionale.

    Un uno-due impressionante per Salvini-puzzano-più-dei-cani, che pareva trasformare in oro qualsiasi puttanata facesse e ora non ne azzecca una. Mentre (tiemp ce vulett!), c’è chi comincia a ricordarsi, nei cinquestelle, che finché la Lega non dimostrerà di avere veramente il 375 per cento voti, nel governo ci è entrata con il 17 e il 33 è di altri. E quelli del 33, forse cominciano a ricordare (forse…) che lo devono al Sud.

    Ma questa mossa di Conte è una tranvata per Capitan Kapitone. A Tiziana Panella, la collega che conduce Tagadà su La7, quando mi chiese cosa ne pensassi di Giuseppe Conte, appena nominato, da professor Nessuno (per tutti gli italiani, meno i suoi colleghi), capo del governo, risposi: «Non lo conosco. Ma in Puglia c’è un detto, e Conte è pugliese, sui bitontini, bravissimi a sistemarsi bene, senza allarmare, se non quand’è troppo tardi: “Signerj’ si de V’tont, trase de chiatt e te mitt de pont”». Dovetti tradurre («Lei, signore, è di Bitonto, entra di piatto e si mette di punta»), non per Tiziana, terrona come me, ma per il professor Cottarelli e la sgradevolissima parlamentare berlusconiana che continuava a interrompere per addestramento forzitaliota. Per sintetizzare: scopriamo che Conte si crede di essere il capo del governo. E lo fa!

    Beh, qualche avvisaglia che ci avessi azzeccato c’era stata, recentemente; ma sui migranti si è andati quasi alla ricerca dello scontro, per vincerlo. «Mi ha scavalcato», si è lamentato il Salvini. E non si accorge che così dà dimostrazione del fatto che la fase trionfante, almeno per ora e forse non solo per ora, è finita (ho detto fase trionfante, non pacchia). Sui social, la sua forza di trascinamento si è dimezzata, nonostante la colossale macchina (chiamata “La Bestia”) al suo servizio; dopo aver velocemente raggiunto e superato il M5S nei sondaggi, ora cala vistosamente: dell’8 per cento in Veneto, rimasto a bocca asciutta con l’Autonomia-Secessione con rapina della cassa di Stato, che era stata fissata per il 22 ottobre scorso, anniversario del referendum-patacca. La Lega, nelle intenzioni di voto, è in discesa persino in Lombardia.

    Questo cambia tutto, perché finché il Capitone era in ascesa, il pallino era in mano sua: con una scusa poteva far cadere il governo e tentare di arrivare a nuove elezioni che avrebbero fatto svanire il M5S al Nord (in buona parte sovrapponibile alla Lega, quindi assimilabile) e crollare al Sud (tradito dall’accordo dei cinquestelle con la Lega, e poi Ilva, Tap, eccetera). Un raccolto aumentato dai transfughi di Forza Italia e centrodestra in generale, in cerca di candidature più solide. Insomma: tutto il cucuzzaro!

    Ma il tocco magico è spento; lo scontro con l’Europa produce solo bu-bu-bbù e marce indietro che poi Conte deve gestire (e lo fa pure bene): Berlusconi rimanda le sue truppe residue a parodiare in blu i gilet francesi, riacquistando la perduta visibilità… far saltare il tavolo non conviene più, o conviene sempre meno, perché se l’andamento è calante, da quando rompi a quando si va alle urne, passa troppo tempo e quel tempo potrebbe giocare contro di te. In più, quando la Lega mostra la sua anima più vera e più nera, pure i moderati di destra prendono le distanze, per non essere accomunati e costretti a vergognarsi (come successo con il vicesindaco di Trieste che si vanta di aver tolto a un povero cristo al gelo i suoi stracci e di averli buttati. A proposito, lo stracciarolo ora ha pure un altro guaio: per “documentare” l’invasione di migranti, sul suo profilo fb ha usato la foto di un barcone stracolmo in mare, ripreso dall’alto. Immagine strepitosa del mio geniale amico fiorentino Massimo Sestini, che fu pubblicata dai più grandi giornali del mondo e fu giustamente premiata nella Top-ten del 2015 dalla World press foto, la più prestigiosa agenzia. Massimo ha chiesto al vicesindaco di Trieste 30mila euro per violazione dei suoi diritti d’autore. Embe’…).

    E mentre la Lega si fa male e perde terreno sui suoi temi, il M5S sembra (sembra…) capire che il Sud non puoi usarlo e fotterlo, ma se ti vota, vuole essere rappresentato. Certo, dopo le docce fredde che ha distribuito, recuperare è difficilissimo, ma sono segnali importanti i post come quello della senatrice Sabrina Ricciardi (confermato in una intervista su Il Mattino) e del deputato Alessandro Amitrano, che dicono chiaro: l’Autonomia? Non prima della definizione dei Lep, i livelli essenziali delle prestazioni uguali per tutti, come da norma costituzionale. Altrettanta chiarezza non pare aver giovato ad altri, come i senatori Gregorio De Falco e Saverio De Bonis, espulsi (ma c’è il ricorso al comitato di garanzia). Forse (forse…), il M5S comincia a capire che fra quelli che sembrano meno docili c’è qualcuno che ha capito meglio e prima come stanno le cose e il da farsi. Se questo comporterà un raddrizzamento del timone, la partita con la Lega può ancora essere giocata.

    Ma previsioni, per carità… Qualcosa succede, però.

    Pino Aprile

    Giornalista e Scrittore


    “Fa’ quel che devi, accada quel che può”, è la mia regola. Se ti fai condizionare dai rapporti di forza (ma “loro” hanno tutto: giornali, tv, soldi, potere…) o dalle conseguenze possibili (non otterrai nulla, in compenso ti schiacceranno) non troverai mai il momento giusto per agire. Mentre l’unica cosa che conti è la ragione di agire: se c’è, fallo. E basta. Come? Don Luigi Sturzo disse: chi sa scrivere scriva, chi sa cantare canti, chi ne è capace, faccia politica. Sono nato nel 1950, sono cresciuto in una casa popolare, ho avuto ottimi genitori. Quello che ho scritto mi ha caricato di responsabilità verso gli altri e il futuro (ho un nipote…) e ora devo risponderne. Sono qui per questo.

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