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    OLIMPIADI INVERNALI: IL NORD “FA DA SOLO”, CON I SOLDI NOSTRI

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    UN MILIARDO A MILANO E CORTINA. ALTRO COLPACCIO DEI SOLITI PIGLIATUTTO. PER COMINCIARE

    “Facciamo da soli!!!”, per le Olimpiadi invernali del 2026: petto in fuori, guance gonfie di nordica fierezza, sguardo da “le palle in questo Paese le abbiamo solo noi; non abbiamo bisogno di voi. L’Italia è la nostra zavorra e ci tocca pure mantenerla!”. Andatele a rivedere quelle foto di Cip e Ciop Fontana e Zaia, presidenti di Lombardia e Veneto.

    “Facciano sa soli!!!”. E qualcuno (lo dico quale pura ipotesi) ci aveva pure creduto. Anche se, in un certo senso, dicevano la verità: loro fanno da soli, ma con i soldi nostri. Come al solito. Hanno appena arraffato un miliardo. Un miliardo! E non è che l’inizio, perché sono insaziabili e vedrete che con la scusa dei giochi invernali ci metteranno in conto di tutto, anche i fiori nelle aiuole (a prezzi da gioielleria, come all’Expo).

    Ricordate come ci si arrivò? Milano accettava di ospitare le Olimpiadi “alla pari” con Torino e Cortina d’Ampezzo, a patto che le altre due fossero meno pari di Milano. Per la cinquestelle sindaca torinese, che già aveva problemi con la sua maggioranza, questo fu un cacciavite nella crepa.

    E ricordate le roboanti dichiarazioni della coppia di governo che c’era (Salvini-Di Maio)? Se non c’è l’accordo fra le tre città, il governo non ci mette un euro. E fu allora che dopo Giulio Cesare (“Il dado è tratto”), Pier Capponi (“Voi sonerete le vostre trombe, noi soneremo le nostre campane”), Galileo Galilei (“Eppur si muove”) e Pino Campagna (“Papy, ci sei? Cela fai? Sei connesso?”), la coppia padana passò alla storia (forse domani) o alle storielle (già ora) con la frase “Facciamo da soli”.

    Infatti: l’attuale governo ha appena regalato agli organizzatori delle Olimpiadi invernali 2026 un miliardo di soldi degli italiani. Un miliardo! Non ci sono soldi per un treno a Matera, per sanare il deficit della Sanità calabrese (stessa cifra), per impedire che le università del Sud siano costrette a chiudere corsi, perdere docenti e ricercatori, per risarcire i danni subiti dalle località meridionali a causa del maltempo (per quelli a Nord, i soldi li hanno trovati). Ma un miliardo per quelli che “Facciamo da soli” (ma pagano gli altri) sono usciti. A riprova del fatto che l’Autonomia differenziata che chiedono consiste solo nel prendersi i soldi degli altri e gestirli autonomamente.

    L’AUTONOMIA CHE CHIEDONO È SOLO NEL PRENDERE E SPENDERE “DA SOLI”. MA A PAGARE SIANO GLI ALTRI.

    Ormai, ogni scusa è buona per saccheggiare le casse dello Stato: questa è l’unica vera industria rimasta a un Nord abituato, dall’esordio dello Stato unitario, a essere assistito: le sue fabbriche sorsero con garanzie statali di appalti, prezzi, commesse, “paracadute” o persino anticipazioni di soldi pubblici generose e perdute. E quando fallirono, furono salvate dalle banche a spese di tutti e poi dall’Istituto ricostruzione industriale, Iri, nato apposta (fu solo l’inizio); e poi con provvidenze, facilitazioni, finanziamenti a fondo perso (dalla Fiat alla Sir, per dirne due). Il comparto economico del Nord è stato ed è il parassita insaziabile dell’Italia, e questo ha disabituato (ove mai l’abitudine ci fosse) a camminare da soli e abituato a considerare l’economia assistita un diritto.

    Ora le aziende sono in gran parte fallite, vendute, sfiorite, ma ormai vivere “facendo da soli” con i soldi di tutti è il modo di essere dell’economia padana, anche se non ci sono più grandi fabbriche e multinazionali proprie (persino la Pirelli e la sua squadra di calcio, l’Inter, sono cinesi; i grattacieli, quartieri interi, arabi; e l’alta moda francese o comunque straniera).

    LA PIÙ EFFICIENTE FABBRICA DEL NORD: PESCA A STRASCICO NELLE CASSE STATALI

    Quello che era un ceto per quanto assistito, dirigente e fiero, è ridotto a prepotente gregario di linee di potere non nazionali o stracittadine; e della perduta propensione a fare, sia pure a spese altrui, rimane una efficientissima macchina per rastrellare fondi pubblici in ogni angolo del bilancio nazionale e delle casse altrui (pur di attingere a fondi europei per aree svantaggiate, fecero figurare i quartieri meno ricchi di Milano come terzo mondo, rapportandoli a quelli più ricchi: peccato fossero in una delle zone a più alto reddito del continente; facemmo figura da peracottari quando l’Europa sanzionò l’Italia per aver lautamente “soccorso” il Nord “devastato” da una banalissima pioggia spacciata per inondazione del Bangladesh; fecero fallire l’Alitalia, pretendendo, giusto l’anno in cui la compagnia di bandiera era in attivo, che si trasferisse a Milano-Malpensa, con un aggravio tale di spese, che le conseguenze sono rimaste irrecuperabili; a Torino stanno sottraendo di tutto, incluso la fiera del libro…).

    Per mantenere il livello di vita, non più giustificato da quanto si produce, si inventano ragioni per arraffare vagonate di soldi pubblici, da linee ferroviarie per alta velocità progettate come dovessero collegare Pechino e Shanghai, ma a costi quasi decuplicati a chilometro, ad autostrade inutili, costosissime e semivuote (vedi Brebemi, Brescia-Bergamo-Milano); o l’Expo, con cui si arraffa l’equivalente di una legge finanziaria (circa 15 miliardi), per costruire città della scienza, della ricerca, della salute, della non si sa più cosa, salvo arrivare all’inaugurazione con niente di tutto questo e il 40 per cento dei capannoni incompleti; o lo Human Technopole, grandioso istituto di ricerca “milanese’ ma pagato dagli altri, a botte di 150 milioni di soldi pubblici all’anno, e a costo di costringere piccoli ma efficientissimi centri nel resto d’Italia a rischiar di chiudere per poche decine o centinaia di migliaia di euro all’anno che “non ci sono” (addirittura, per la regola “Facciamo da soli”, allo Human Technopole pretendono di decidere da soli quali programmi finanziare e quali no, senza un confronto fra i vari progetti. Insomma per loro è normale agire da im-prenditori privati con i soldi dello Stato).

    PRENDITORI PRIVATI CON I SOLDI PUBBLICI

    E senza fare tutta la storia di una economia sostanzialmente socialista in un Paese che non lo è, Milano toglie tutto a tutti per cercare di restare Milano, pur se poi fanno gli offesi quando qualcuno dice “il re è nudo”, come il ministro Provenzano, è cioè che Milano prende soltanto e non restituisce nulla.

    Si arriva così alle Olimpiadi invernali del 2026, che si svolgeranno fra Cortina e le nevose valli e i picchi di Milano. Per cominciare, il loro presuntuoso “Facciamo da soli” ci è costato un miliardo (ci abbiano provato con tre, in prima stesura; il dispositivo lo hanno preparato nottetempo ed è poi passato in parlamento con il voto degli eletti del Sud che non hanno detto una parola e avevano già taciuto sui 25 milioni di aiuti all’Emilia Romagna colpita dal maltempo e scarsi 50mila euro per il Materano devastato; e non hanno battuto ciglio quando la Protezione civile ha diffuso un numero verde per donazioni in soccorso di Venezia e nulla agli altri (Licata e Reggio Calabria sott’acqua, le coste sparite in larghi tratti del litorale jonico, distrutti lungomare, strade, stabilimenti, ristoranti, coltivi allagati, raccolti distrutti, e non meno di otto milioni di danni nella sola Matera).

    Ora conviene preparare i soldi perché Milano si candida a ospitare le regate di Coppa America, prolungando l’idroscalo sino a Novara con deviazione del Ticino. E se qualcuno osasse obiettare qualcosa, insorgeranno: “Facciamo da soli!!!”.

    Con i soldi nostri, si capisce. Come le Olimpiadi, lo Human Technopole, la Ryder Cup di golf (un centinaio di milioni) , l’Expo… e piove, piove sempre, governo complice.

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