Home Ricomincio da SUD M24A, NATO IL 10 DI OTTOBRE, NON UNA DATA QUALUNQUE…

    M24A, NATO IL 10 DI OTTOBRE, NON UNA DATA QUALUNQUE…

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    Tante firme; un luogo significativo: quella scuola abbandonata di “Gomorra”, divenuta deposito di armi della camorra e piazza di spiaccio, poi discarica, che ragazzi coraggiosi, come Ciro Corona, hanno trasformato in simbolo e cuore della rinascita di Scampia, insieme a palestra Maddaloni, Arci-Scampia e decine di gruppi di volontari. Il Movimento 24 Agosto, M24A, ora è ufficialmente nato, avendo fini non ideologici, ma solo pratici: ottenere, per il Mezzogiorno, il rispetto della Costituzione, quindi quella equità nella distribuzione delle risorse pubbliche, nella realizzazione di grandi opere, nella dotazione di infrastrutture ferroviarie, stradali, di comunicazione in genere, nell’assistenza sanitaria e nell’istruzione, che ai “meridionali”, dall’Unità a oggi, è sempre stata negata. Anche se, volerla vedere in altro modo, non c’è politica più “ideologica” di questa, perché si ispira a un valore che più alto non potrebbe essere: non importa come la pensi, non importa quale sia il tuo dio e se ne abbia uno o no, non importa in quale parte del Paese vivi, non importa se sei maschio o femmina, ricco o povero, e di quale colore sia tua pelle, se sei cittadino italiano, hai diritto a vederti riconosciuto quello che la carta costituzionale garantisce (ci avevamo pure creduto).

    Ci siamo trovati in quasi quaranta, da tutto il Sud (simpatico il notaio che registrava i nomi: «Ah, ma ci stanno pure i siciliani!») e il dovere di conservare un minimo di equilibrio “regionale” nella compagine dei fondatori e nel comitato direttivo (provvisorio, ma si deve pur cominciare), ci ha costretti a limitare il numero degli aspiranti; anche perché, il 13, a Cosenza, si dovranno impostare le Commissioni regionali e tematiche, in cui ci sarà bisogno di persone capaci, competenti, disposte a donare tempo e passione.

    (le quote rosa…)

    Una strana, stranissima sensazione; molti amici ci sono rimasti quasi un po’ delusi: si aspettavano di vedere più gioia, più emozione. Li capisco, ma la verità è che io ero molto irritato: so che era una cosa che andava fatta, ma non dovevo essere io a farla. Non ero il solo, fra quanti eravamo lì, a sentirsene costretto per la stessa, antipatica ragione: chi doveva garantire equità non lo ha fatto; i partiti che sono strumento di rappresentanza di diritti e interessi e macchina di democrazia, hanno fatto il contrario di quanto ci è promesso dalla legge fondamentale che giustifica l’esistenza degli Stati e induce i cittadini a restarvi. Le speranze riposte, di volta in volta, in uomini e partiti sono state tradite e la politica, si sa, è come l’acqua: riempie i vuoti. Il vuoto di rappresentanza dei diritti calpestati del Sud è tale, ormai, che non può più essere tollerato senza rimorsi da chi ha un pizzico di consapevolezza e senso di responsabilità.

    A ogni passo di questa avventura, ti accorgi che dici la stessa frase: «E ora c’è tutto da fare», come se ogni chiave trovata nel cassetto che finalmente hai aperto, aprisse un cassetto ancora più grande. Come faremo in tempo a completare le cose che servono per la giornata del 13 ottobre, a Cosenza, dove dovremo presentarci alle centinaia di persone che converranno per avviare un lavoro insieme, conoscere lo statuto di M24A, il logo, la bozza dei programmi, nei vari settori, da mettere a punto con il lavoro di tutti?

    E a qualcuno (tutto sommato, per fortuna) va pure di scherzare: «Dimmi la verità, l’hai fatto apposta, eh?».

    Cosa?

    «Dai, non fare finta di non saperlo, io l’ho scoperto».

    E se lo dici pure a me…

    «A chi dicono che somigli con il pizzetto, la pelata e gli occhialini?».

    Boh, non si sa più a quanti! Senza barba, dicevano che ero pari-pari Craxi: noooo!; a volto mezzo coperto, di tutto, compreso Salvemini, altro che Craxi!

    «E non te l’hanno detto che somigli a Lenin?».

    Pure, ma con pizzo e capoccione pelato si somigliano tutti, specie se aggiungi gli occhiali senza montatura.

    «Ohi Pi’, ma credi che non so che il 10 ottobre 1917, Lenin rientrò di nascosto in Russia e riuscì a indurre il partito a fare la rivoluzione? E dai!».

    Mo’ chi glielo dice che è una pura combinazione? Già non ci hanno creduto in molti che la scelta del 24 agosto, per incontrarci al Parco storico della Grancia, dipese solo dal fatto che gli altri giorni avevamo impegni già fissati; che fosse la data dell’eruzione del Vesuvio del 79 d. C. lo scoprimmo (lo scoprirono) soltanto dopo, e l “metafora delle ormai incontenibili energie compresse del Sud che prorompono…”, se volete, giochiamocela pure, ma non l’abbiamo fatto apposta. Ma dove le trovate tutte ‘ste coincidenze? «Su Google: “Accadde il…”; “Nati il…”».

    Ti pareva! Mo’ vado a vedere pure io: 10 ottobre… E avrei fatto meglio a evitarlo: sia pure da terroni, improvvisati e recalcitranti, stiamo facendo una cosa seria e se ci affidiamo alle consonanze esoteriche delle date che dovrebbero dirci qualcosa su questa avventura (Lenin, il Vesuvio, ma anche la liberazione delle Antille dallo stato coloniale, il 10/10/10, 10 ottobre 2010), siamo rovinati: il 10 ottobre di un po’ di anni fa nasceva Antonio Albanese, cazzu cazzu Cetto La Qualunque.

    A pensarci bene, ci sta; è il genere di classe dirigente terrona coccolato dal sistema di potere Nord-centrico: ti facciamo derubare le briciole ai tuoi concittadini, mentre noi saccheggiamo tutte le risorse dello Stato e del Sud. M24A nasce per il contrario: vuoi vedere che nelle pieghe di Google si celano i messaggi degli dei?

    Pino Aprile

    Giornalista e Scrittore


    “Fa’ quel che devi, accada quel che può”, è la mia regola. Se ti fai condizionare dai rapporti di forza (ma “loro” hanno tutto: giornali, tv, soldi, potere…) o dalle conseguenze possibili (non otterrai nulla, in compenso ti schiacceranno) non troverai mai il momento giusto per agire. Mentre l’unica cosa che conti è la ragione di agire: se c’è, fallo. E basta. Come? Don Luigi Sturzo disse: chi sa scrivere scriva, chi sa cantare canti, chi ne è capace, faccia politica. Sono nato nel 1950, sono cresciuto in una casa popolare, ho avuto ottimi genitori. Quello che ho scritto mi ha caricato di responsabilità verso gli altri e il futuro (ho un nipote…) e ora devo risponderne. Sono qui per questo.

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