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    LO STRANO CASO DI SIRI: DA CONDANNATO ERA OK, DA INDAGATO NON PIÙ

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    PREGIUDICATO PER BANCAROTTA FRAUDOLENTA, FU FATTO SOTTOSEGRETARIO

    Lo scandalo sarebbe il sottosegretario Armando Siri indagato per corruzione e i rapporti con un imprenditore in contatto con un prestanome di Matteo (un altro!) Messina Denaro? E questo è intollerabile per “il governo del cambiamento”?

    E allora, perché nel governo ci sta e resta Edoardo Rixi, uno che non solo è indagato, ma pure rinviato a giudizio, insieme ad altri consiglieri, per le spese pazze (loro) con i soldi (nostri) della Regione Liguria?

    Boh!

    E dov’è, per Siri, la novità che peggiora l’esistente? Da semplice indagato, è innocente sino a condanna definitiva, per via del garantismo che vale solo per lorsignori e gli amici di lorsignori (non sono mica “zingari”, e quindi ladri a prescindere; o migranti, e quindi terroristi islamici a prescindere; o terroni, e quindi mafiosi a prescindere… ah, no, questo era prima dell’arruolamento sotto la felpa del Kapitone, di truppe cammellate di servi, opportunisti e convertiti al volo “per Salvini” contro il Sud).

    Anzi, rispetto all’esistente, quanto emerge oggi è molto meno, visto che Armando Siri è un pregiudicato eppure è stato immesso nel “governo del cambiamento”, con incarichi di grande rilievo (per le sue competenze, la Lega ladrona di 49 milioni lo voleva addirittura ministro). Se un indagato (che, ripeto è da ritenersi innocente sino a condanna definitiva) è incompatibile con un tale governo (ma, come si è visto, c’è indagato e indagato), come può essere accettabile che ci sia uno che ora è anche sotto inchiesta, ma ha già una condanna definitiva sul groppone?

    Boh!

    E UN SUO SOCIO ERA INDAGATO PER CORRUZIONE DALL’ANTIMAFIA

    E Siri non una condanna per illecito smaltimento di mozzicone di sigaretta sul marciapiede, ma per bancarotta fraudolenta e annessi pesanti. Ha patteggiato due anni e mezzo di galera che, per il patteggiamento, ricostruisce Gianni Barbacetto su “Il fatto”, sono scesi a un anno e otto mesi. Cosa ha fatto Siri per meritarsi tanto? Una società che ha seminato debiti, poi ha trasferito soldi e beni in un’altra società, lasciando i creditori a bocca asciutta; più altre due società allocate in un paradiso fiscale, quindi irraggiunbili, nel Delaware, per “sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte”. Mica male per l’esperto di economia della Lega nel “governo del cambiamento”!

    Il cambiamento che ci si aspettava era che una fedina penale con tali ricami non dovesse più “fare curriculum”. Ma forse ci eravamo sbagliati. O illusi.

    Quindi perché adesso diviene non ammissibile la presenza di Siri pur “soltanto indagato”? (E allora Rixi?). Forse perché ora si scopre che l’imprenditore da cui Siri avrebbe preso 30mila euro (da dimostrare) ha rapporti con il prestanome, nel business dell’eolico, del boss mafioso Matteo Messina Denaro?

    Beh, è ancora una volta qualcosa di meno di quanto Siri ci aveva fatto già vedere e non era stato ritenuto incompatibile (solo da Lega e M5S) con la sua presenza nel “governo del cambiamento”: un socio di Siri era già indagato per corruzione, in un’inchiesta dell’antimafia a Reggio Calabria, quando il bancarottiere fraudolento è stato giudicato idoneo a far parte della squadra di governo. Cosa è cambiato? A spaccare il capello, il caso di cui ora si discute è meno grave, perché non è un socio di Siri a essere sospettato di contatti con la mafia, ma il suo interlocutore, che avrebbe scucito 30mila euro per far passare una norma a lui favorevole.

    Insomma, di nuovo: peggio prima, eppure andava bene.

    Quanto a rapporti fra la Lega e ambienti un po’ troppo vicini alla mafia (pur se solo per parentela, che non è un reato), fingere di sorprendersi è un po’ eccessivo. Una famosa inchiesta de L’Espresso ha mostrato che a Rosarno, dove la Lega ha fatto il botto, il responsabile del partito coloniale di Salvini è Vincenzo Gioffrè, che “per oltre dieci anni ha avuto rapporti d’affari con uomini sospettati di essere contigui ai clan locali”.

    BORGHEZIO: «COSE DA FAR VENIRE I CAPELLI DRITTI» PER LA LEGA IN CALABRIA

    Il coordinatore per la Calabria di “Noi per Salvini” (“noi” sarebbero quelli che una volta, come da nota filastrocca salviniana, erano colerosi che puzzavano più dei cani) è Domenico Furgiuele, eletto al parlamento, e cognato del candidato non eletto di Casapound, Massimo Cristiano; i due sono sposati con le figlie di Salvatore Mazzei, finito in carcere perché “imprenditore di riferimento delle cosche mafiose dominanti nei territori calabresi interessati dall’esecuzione di costose opere pubbliche”. Alla vigilia delle ultime elezioni, i beni delle figlie di Mazzei, mogli dei due candidati, furono sequestrati dall’antimafia. E si potrebbe continuare con Reggio Calabria, la Sicilia, dove Angelo Attaguile, salviniano, è indagato per voto di scambio… Forse potrebbero bastare i timori di Mario Borghezio, eurodeputato leghista (consigliere dei nenonazisti francesi su come arrivare al potere, fingendosi partito regionale e poi rivelarsi per quel che si è…), che essendo stato escluso dalle liste per le prossime elezioni, avverte che in Calabria: «ci saranno cose da far venire i capelli dritti… e tutti mi dicono che c’è una fortissima preoccupazione sulle liste della Calabria».

    La cosa vi sorprenderebbe, dite la verità, o il garantismo per lorsignori e gli altri no, va spinto sino al punto di fare la boccuccia a culo di gallina, l’occhio vacuo e mormorare: “Chi l’avrebbe mai potuto pensare, signora mia!?!?!?”.

    SALVINI: “SIRI PERSONA ONESTA” (CONDANNA A APARTE…)

    Comprensibile che Salvini sia di bocca buona: segretario di un partito che si è vistio derubare, dai suoi stessi, 49 milioni, ha ritirato la costituzione di parte civile (più o meno come dire: non ci sentiamo danneggiati…) contro i presunti responsabili, fra cui il fondatore della Lega, Umberto Bossi, addirittura eletto presidente onorario del partito (quindi ne incarna i… valori) e senatore. Comunque costretto a denunciare, Salvini lo ha fatto all’ultimo momento e indicando solo il tesoriere, Francesco Belsito.

    E ora, Salvini definisce Armando Siri “persona specchiata e onesta”. Solo un po’ pregiudicata e bancarottiera, con socio sotto inchiesta dell’antimafia. A meno di non volerla intendere così: la bancarotta di Siri era di circa un milione; per chi ritira la costituzione di parte civile nonostante la sparizione di una somma una cinquantina di volte maggiore, siamo abbondantemente sotto la soglia dei comportamenti criticabili. O l’abbiamo intesa male?

    A quale cifra si smette di essere specchiati e onesti pur se titolari di condanne definitive?

    Quindi, a rigor di logica, questa guerra intestina al governo non è spiegabile con la nuova rogna giudiziaria di Siri. Le ragioni devono essere altre. E la vigilia elettorale per le europee potrebbe essere solo una delle ragioni.

    Pino Aprile

    Giornalista e Scrittore


    “Fa’ quel che devi, accada quel che può”, è la mia regola. Se ti fai condizionare dai rapporti di forza (ma “loro” hanno tutto: giornali, tv, soldi, potere…) o dalle conseguenze possibili (non otterrai nulla, in compenso ti schiacceranno) non troverai mai il momento giusto per agire. Mentre l’unica cosa che conti è la ragione di agire: se c’è, fallo. E basta. Come? Don Luigi Sturzo disse: chi sa scrivere scriva, chi sa cantare canti, chi ne è capace, faccia politica. Sono nato nel 1950, sono cresciuto in una casa popolare, ho avuto ottimi genitori. Quello che ho scritto mi ha caricato di responsabilità verso gli altri e il futuro (ho un nipote…) e ora devo risponderne. Sono qui per questo.

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