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    LA TRAGEDIA DI UN UOMO PICCOLO PICCOLO CHE HA BISOGNO DI “INFERIORI”

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    ISSO FELTRI, ESSA CHIRICO E O’ MALAMENDE SALLUSTI

    Peggio la pezza del buco: le “spiegazioni” di Vittorio Feltri, circa la sua uscita razzista, non fanno rabbia, fanno pena: una persona con un minimo di palle, avrebbe detto: “Mi è scappata una parola di troppo. Mi scuso”, e forse sarebbe finita lì. Forse, perché Feltri non aveva bisogno di dire che i meridionali “sono inferiori”, per farci sapere cosa ne pensa: lo testimoniano le porcate anti-Sud vomitate dal suo fogliaccio. Ora, Feltri, dopo averci offeso, vorrebbe anche prenderci per il culo, dicendo che lui intendeva “inferiori economicamente”. E qui, la sua statura, pur da persona estremamente sgradevole, si riduce rasoterra: non ha il coraggio delle proprie azioni, dei propri pensieri. Quindi, Feltri, quando hai scritto dei calabresi “inciviliti” a Milano, perché ora somigliano ai lombardi, volevi dire che guadagnano di più?

    Provo a suggerirti altre “spiegazioni”: «Volevo dire “inferiori per latitudine”; “per temperature medie invernali sopra i 600 metri sul mare, nei giorni dispari”, “inferiori nel tempo di cottura della pasta, perché la preferiscono molto al dente”…». Caro (si fa per dire) Feltri, la statura delle persone si vede nel coraggio di essere se stessi; ci sono criminali che salgono sul patibolo a testa alta, non perché possano permetterselo (i loro crimini dicono del loro valore morale), ma per non perdere la faccia dinanzi a se stessi. Questa fuga dalle tue parole e dalle tue opinioni (girala come vuoi, le conosciamo, non le hai mai nascoste, anche se poi cerchi di camuffarle, quando non ti conviene) dice di te una cosa di cui dovresti preoccuparti, se avessi un minimo di considerazione per te stesso (parlo di quel sapere profondo di come siamo, che spesso sfugge alla coscienza): sei un uomo piccolo piccolo, un esseruccio dotato di una maestria nell’uso delle parole, capaci, però, solo di mostrarti come sei: livido, piccolo, impaurito dalla tua pochezza.

    Non te lo dico per offenderti, sto facendo cronaca e, anche se non ci crederai, non avverto astio, rabbia, ma pena per un essere umano (incanutito senza diventare saggio, direbbe Shakespeare), con la mia stessa professione, che si manifesta nella sua minuscola misura. E che sia così, è dimostrato dal fatto che tocca persino dirtelo: se hai bisogno di cercare qualcuno che sia inferiore e tu, quindi, superiore, è perché sai (non sono in grado di dire quanto consapevolmente), che l’inferiore sei tu. Chi è superiore, non ha bisogno di dirlo: glielo dicono gli altri. Nella stragrande maggioranza dei casi, chi è superiore (intendendo non un dato genetico, né paraculescamente economico, come vorresti sostenere per rimediare, ma nel senso che ogni persona, non razzista, dà al termine: una persona che diviene esempio agli altri per coraggio, statura morale, capacità intellettuale… Vabbè, dai, lascio perdere, spreco tempo), chi è superiore non sa di esserlo e spesso si mostra sorpreso della stima altrui.

    Chi deve cercare qualcuno inferiore per innalzare se stesso, sta dichiarando la sua disperazione, perché sa cos’è. Il sentimento che induce a dichiarare altri inferiori è la paura, inconscia, di vedersi come si è. Si può venirne fuori, aprendo l’anima, la mente e facendosi aiutare. Forse fai ancora in tempo.

    ESSA

    Non si riesce a fare un discorso che non sia rasoterra… Feltri è quello che è, ma diciamola tutta: non gliene è stata risparmiata una, se a difenderlo (tra l’altro, in un confronto con Luca Telese, che è come opporre sul ring un peso piuma a un peso massimo) hanno chiamato la solita macchietta del terrone evoluto, modello “sono meridionale, ma…”, Annalisa Chirico, che confesso di aver dovuto consultare google per saperne di più e scoprire che è autrice di “Siamo tutti puttane” e che, in quanto giornalista, il curriculum dice che ha studiato alla Luiss: «Se voglio uno scoop, seduco, sono una che si dà». Minchia questo insegnano alla Luiss? Io, anagraficamente, appartengo a un’altra scuola (a parte che non sono giovane, donna, bella e porterei in tribunale chi mi chiamasse puttana) e “darla” non c’erano dubbi, era riferito alla notizia. Avevo capito male?

    Essa, per difendere Feltri, lo ha rovinato definitivamente, chiamando “opinione” una espressione razzista e giustificandola con la “spiegazione” secondo cui, “un popolo economicamente più debole, alla lunga, rischia di essere anche moralmente inferiore”. Ora saltate le battute della serie: “Parla per te”, et similia: capite che questa è la prova che se Feltri ha toccato il fondo, c’è chi è disposto a scavare per andare più in basso.

    Avendo letto che Essa è di Cisternino (porca puttana, senza riferimento al libro, il mio Salento!), la sua affermazione si presta al paradosso di Epimenide di Creta (“I cretesi sono bugiardi”, ma Epimenide è cretese), quindi: essendo Essa terrona, se dice la verità, è lei stessa moralmente inferiore (a meno di non usare la scappatoia economica: se la passa benino, sembrerebbe, e sarebbe salva. Dal che si dedurrebbe che quanti più soldi hai, tanto più sei moralmente superiore. Azz!); se, invece (tralasciando la moralità proporzionale al reddito pro capite), Essa non è moralmente inferiore, allora nemmeno quelli di Cisternino e i terroni tutti non lo sono. Scelga lei, io ho già la mia idea. Per trarla dall’imbarazzo, propongo che il Comune di Cisternino conferisca ad Annalisa Chirico “La Cittadinanza Disonorevole”, per demeriti conquistati sul campo.

    O’ MALAMENDE

    Pensatela come volete su Alessandro Sallusti (che in questo caso, passa per O’ Malamende, ma è quello che ne esce meglio), però, a differenza di Feltri ha mostrato di aver le palle. Sarà il carattere del bisnonno sannita o irpino, non ricordo bene, che combatté da patriota (per l’ufficio stampa dei Savoia: “brigante”) contro l’invasore piemontese (per l’ufficio stampa dei Savoia: “liberatori”), ma avere un amico come lui è una fortuna: il modo in cui ha difeso l’indifendibile (non è la Chirico) è stato intelligente e appassionato, lodando il valore professionale di Feltri, “un caposcuola” (caro Sallusti, è come celebrare la mira di un tiratore scelto. Il fatto è: a chi spara, e perché? La differenza è lì); e la sua saldezza di principi (da mezzo secolo con la stessa moglie. Mi faccio i fatti miei, e non voglio sapere quelli di Feltri e signora, che se stanno insieme da mezzo secolo, vuol dire si trovano bene), ma è come citare, per esasperare all’estremo l’esempio di prima, la difesa di quel comandante di lager che dal balcone di casa si allenava a sparare sugli ebrei internati, ed era tanto dolce con la figlioletta e allevava canarini: chissenefrega, Sallusti, di com’è Feltri a casa sua (ricordo male o fu lui a dire qualcosa su quanto fosse contento delle visite dei nipoti, che mi fece venir voglia di fare una carezza ai pargoli?); ha detto di suoi simili che sono “inferiori” e poi ha cercato di intortarci “spiegando” che intendeva il reddito pro-capite. Sei troppo intelligente per crederci, ma non farci troppo stupidi (vabbè che siamo inferiori, ma non sino a quel punto), tanto da prendere per buona la cazzata che dice Feltri a difesa e che, meglio di lui, dici tu e peggio di lui dice Chirico.

    Acca’, niscuno è fesso (parlo degli “inferiori”).

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