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    IN ITALIA E IN EUROPA, I PIÙ RICCHI BUTTANO I POVERI A MARE. MA GLI SQUALI ASPETTANO ANCHE LORO…/ di Pino Aprile

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    Solo per riassumere:

    1 – L’alta velocità ferroviaria per merci Genova-Milano che comporta l’apertura del Terzo Valico (gli altri due sono pressocché inutilizzati e non si capisce a cosa serva il terzo, se non a foraggiare i soliti noti, con l’appoggio disinteressato, si capisce, salvo prova contraria…, delle loro dependance partitiche) è uno spreco. Lo ha confermato la Commissione nominata dal ministro: l’opera accorcerà di qualche minuto, a costi galattici, il tempo di percorrenza su 50 chilometri e per il resto, sino a Milano, no. Ma si farà lo stesso. In Sicilia 14 ore e mezzo per 300 chilometri e sei cambi; ma la cosa non merita alcuna urgenza né pare un disastro nazionale come l’abbandono del Terzo vomitevole valico.

    2 – L’alta velocità ferroviaria Torino-Lione (come per le altre linee e buona parte delle “grandi opere” autostradali del Nord o l’afflusso dei mila-mila-milioni di visitatori all’Expo) è stata varata sulla scorta di dati paurosamente sovrastimati, spese sottovalutate e previsione di un incontenibile aumento del traffico, che invece è in vistoso e continuo calo. Anche lì le analisi dicono che è uno spreco folle, ma i Salvini e altri furbacchioni già “no Tav” e ora “sì Tav” vogliono che si faccia “a furor di popolo”, che poi sarebbe un popolicchio, ma molto ben vestito e ingioiellato, che ci fa il favore di farsi vedere in piazza, tempo permettendo; mentre nelle intercettazioni della ‘ndrangheta si ascoltano pure propositi di crezione di movimento “sì Tav”. Il furor di popolo più numeroso e in lotta da tanti anni contro un’opera ingiustificata e costosissima, non fa notizia, ma disgusto. E a volere lo scempio che svuota la cassa nazionale sono “i partiti del Pil” sullo stomaco: dalla Lega al Pd, che su questo possono formare una nuova maggioranza in Parlamento. Chi si somiglia si piglia: quando si tratta dei principi (ovvero: tutti i soldi e le infrastrutture a noi), la politica salta tutte le ideologie e diviene geografia in Italia, Nord piglia, il Sud escluso tace, salvo voci nel deserto. Al Sud, le folle per il treno a Matera, l’alta velocità a Minervino, la diretta Bari-Napoli, l’invenzione delle ferrovie in gran parte del Mezzogiorno, isole comprese, non si vedono; i presidenti e i parlamentari (salvo voci nel deserto) sono occupati a fare il capello in sedici per vedere se a loro tocca qualcosina e il popolo risolve comprando la macchina a rate. Mica è un’emergenza come il Tav del cazzo Torino-Lione che, dice bene la senatrice cinquestelle Sabrina Ricciardi, costerà 20 miliardi per far risparmiare 40 minuti su quella tratta a un treno merci, fra 30 anni.

    3 – La ministra alle Regioni continua a mentire, dicendo che con l’Autonomia differenziata di quelle del Nord pigliatutto, nulla verrà tolto alle altre. Ovviamente non è vero, perché se il passaggio delle competenze dall’amministrazione centrale a quelle regionali avverrà, per il primo anno, a costi invariati, dal secondo in poi dovrà essere rapportata al gettito fiscale (ovvero alla ricchezza delle Regioni e chi ha di più avrà ancora di più), sino a raggiungere i 9/10 del totale delle tasse. Il che comporterà far arrivare più soldi ai ricchi, senza nulla togliere ai più poveri, da un totale che è sempre lo stesso. Pozz’essere cecato chi nun ce crede. Non solo, la ministra garantisce che potremo friggere senza olio e le auto, anche senza mettere carburante, non si fermeranno mai. Ma il governo entro un mese sbrigherà la pratica “urgente”, mentre la definizione del costo dei Lep, i diritti (sanità, scuola, trasporti…) uguali per tutti, aspetta da 17 anni e fra poco saranno 18. Ora nel M5S una tosta pattuglia dice: no all’Autonomia senza prima i Lep. Il Pd, sinistramente, al Nord è con la Lega e al Sud ha altro a cui pensare (a chi tocca dare l’acqua i gerani oggi? Le orecchiette con le cime di rape, con l’alice o senza?), salvo voci nel deserto e la repetina riconversione di Vincenzo De Luca, presidente della Campania. La politica è geografia; e una parte della geografia è succube, serva o distratta. Per fortuna, fuori e contro questi partiti complici, c’è una crescente pattuglia di cittadini che si dà da fare e sta mettendo bei bastoni fra le ruote di questi conducenti di camion lanciati sulla folla dei terroni e che sempre di più rischiano di finire contro un muro. Meritatamente!

    4 – Mal comune, peggior guaio: l’Italia si autodistrugge affidata a dilettanti allo sbaraglio che sgomitano per farsi vedere vicino a un terrorista che arriva in aeroporto con aereo di Stato (avemmo pure dei De Gasperi, dei Moro, dei Berlinguer, dei La Malfa…); la Francia si sgretola per le strade con al timone una nullità (un tempo i De Gaulle, i Metterand…); persino la Gran Bretagna consuma la peggiore stagione della sua storia recente, incapace di gestire l’uscita dall’Unione europea (forse non vogliono davvero andarsene, o forse sì, ma non sanno come…), condotta dalla signora May, seduta dove ci furono i Churchill, le Margaret Thatcher; la Germania vede la Merkel in uscita, la pretenziosa Deutsche bank precipitare in bilanci sempre in perdita nonostante licenziamenti di decine di migliaia di dipendenti, chiusura di intere reti di sedi e le banche regionali gonfie di titoli tossici senza più valore, mentre crescita ed esportazioni frenano.

    5 – Come si reagisce, in Italia, in Europa? Chi ha di più tende a prendersi quello che resta e buttare gli altri a mare per alleggerire la zattera. Gli squali sanno come va a finire e aspettano anche loro…

    Pino Aprile

    Giornalista e Scrittore


    “Fa’ quel che devi, accada quel che può”, è la mia regola. Se ti fai condizionare dai rapporti di forza (ma “loro” hanno tutto: giornali, tv, soldi, potere…) o dalle conseguenze possibili (non otterrai nulla, in compenso ti schiacceranno) non troverai mai il momento giusto per agire. Mentre l’unica cosa che conti è la ragione di agire: se c’è, fallo. E basta. Come? Don Luigi Sturzo disse: chi sa scrivere scriva, chi sa cantare canti, chi ne è capace, faccia politica. Sono nato nel 1950, sono cresciuto in una casa popolare, ho avuto ottimi genitori. Quello che ho scritto mi ha caricato di responsabilità verso gli altri e il futuro (ho un nipote…) e ora devo risponderne. Sono qui per questo.

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