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    IN 24 ORE, OGNI MINUTO UNA FIRMA CONTRO LA “SECESSIONE CON SCASSO” DEL VENETO/ di Pino Aprile

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    Cosa sono 1.200 firme in 24 ore? Sono poche, sono tante? Valutate voi: in un giorno, ha raccolto 1.200 firme l’appello “No alla secessione dei ricchi”, lanciato dal professor Gianfranco Viesti contro la secessione mascherata e con uso di saccheggio, da parte del Veneto e della Lombardia (ma altre Regioni si sono accodate) e controfirmato da qualche decina di insigni suoi colleghi (senza alcuna esagerazione: fra i più autorevoli titolari di cattedre di economia e di storia, non solo in Italia).

    Noi lo abbiamo rilanciato, ma non ci aspettavamo molto: è agosto, doveva essere il mese delle ferie, della spensieratezza, persino il tempo in cui si fa qualche cazzata, perché semel in anno, almeno quando ci si spoglia e si fa baldoria o si dorme finalmente tanto, oppure poco e niente per viverla più intensamente la stagione… Insomma, il periodo peggiore, si direbbe, per lanciare una raccolta-firme. Poi, purtroppo, è arrivato uno dei peggiori agosto degli ultimi decenni: il crollo del ponte a Genova, 43 morti; la tragedia del torrente Raganello che possenti piogge hanno trasformato in una bomba d’acqua sparata contro le gole e gli escursionisti, falciando altre 10 vite.

    Ma questo non ha fermato le manovre leghiste (presidente del Veneto, Zaia e ministra alle Regioni, Stefani, veneta e leghista anche lei) per far avanzare il truffaldino progetto di “autonomia” che consiste nel trasferimento di poteri e risorse (dalla salute allo studio, per totale 23 competenze in campi diversissimi) dallo Stato centrale alle Regioni. Il termine truffaldino deriva da questo: se di alcune questioni del diritto allo studio, per esempio, si occupa non Roma, ma Venezia o Milano, in apparenza cambia poco, se alla competenza trasferita corrispondono le stesse risorse: cambia solo l’ente che spende quei soldi.

    Giusto, sbagliato? Se ne può discutere. Ma se ogni cittadino italiano ha diritto a tot per studiare, tot sia per tutti (e già, per come vanno le cose in questo ingiusto Paese, siamo alla teoria giudiziosa, perché la pratica è ben diversa, dichiaratamente razzista a danno del Sud). Il trucco da manipolatori delle tre carte della banda leghista è stato infilato nelle carte del “patto” da firmare con lo Stato e far approvare al Parlamento (per decreto governativo, ovvero senza alcuna possibilità di proporre modifiche: o così o cade il governo): le risorse da trasferire vengono calibrate non sui reali bisogni, ma sul gettito fiscale delle Regioni. Cioè: non importa quanto costa far studiare un ragazzo italiano, se il ragazzo è veneto, deve aver più soldi, perché più ricco, se calabrese, studi se può permetterselo e vada a zappare se non ne ha la possibilità. È la concezione dei diritti di stampo razzista predicata dalla Lega.

    E se queste porcherie i leghisti le fanno d’agosto (mentre ci distraggono con la nave Diciotti, le cazzate del bullo celodurista che ci augurava la morte e ci insultava da Radio Padania), non puoi aspettare il momento migliore per replicare. Il tempo è adesso.

    E il professor Viesti ha elaborato e lanciato il suo appello. Noi lo abbiamo condiviso, dicendoci che la cosa era da fare, poco importa se non dovesse, nell’immediato, avere grande esito.

    Invece: 24 ore, 1.200 firme. Non ne aspettavamo così tante, per le ragioni appena elencate. Per capirci: 1.200 firme significa che da 24 ore, ogni minuto e qualche secondo, c’è una/uno che firma, senza interruzione (inclusa la notte).

    Questo dà l’idea di quanto l’argomento sia sentito e disturbi. Non è una gran fatica mettere una firma online, ma sempre una rottura di scatole è. E la gente ha altro da fare, a cui pensare: in questa stagione non stai seduto dinanzi al computer, per lavoro; al più il telefonino, ma se stai al mare, lo lasci sotto l’ombrellone. Così, il momento rende più significativo un risultato già eccezionale.

    La cosa deve farci pensare: il bacino di persone disponibili a testimoniare la propria contrarietà, il disgusto per un’azione razzista e predatoria a danno dei diritti elementari di almeno venti milioni di italiani, è molto più ampio di quanto mostrino queste prime 1.200 firme. Quindi, se ognuno di noi dedicasse qualche minuto del suo tempo per incrementare la diffusione dell’appello, potremmo ottenere risultati stupefacenti. Sono firme che peseranno, al momento della consegna ai presidenti della Repubblica e delle Camere. Chiediamo uno sforzo a tutti. Vi terremo aggiornati.

    Questa gentaglia è convinta di poter fottere tutto a tutti, con un po’ di distrazione di massa e qualche trucco alla Calderoli. Be’, si rassegnino: il popolo c’è, ragiona, si informa e agisce.

    Un grazie a tutti quelli che hanno firmato e firmeranno; un grazie a Viesti e ai docenti, scrittori che hanno subito aderito. Andate e leggere i nomi della lista, c’è di che inorgoglirsi ed essere confortati: non siamo soli contro i lanzichenecchi.

    https://www.change.org/p/gianfranco-viesti-no-alla-secessione-dei-ricchi/preview

    Pino Aprile

    Giornalista e Scrittore


    “Fa’ quel che devi, accada quel che può”, è la mia regola. Se ti fai condizionare dai rapporti di forza (ma “loro” hanno tutto: giornali, tv, soldi, potere…) o dalle conseguenze possibili (non otterrai nulla, in compenso ti schiacceranno) non troverai mai il momento giusto per agire. Mentre l’unica cosa che conti è la ragione di agire: se c’è, fallo. E basta. Come? Don Luigi Sturzo disse: chi sa scrivere scriva, chi sa cantare canti, chi ne è capace, faccia politica. Sono nato nel 1950, sono cresciuto in una casa popolare, ho avuto ottimi genitori. Quello che ho scritto mi ha caricato di responsabilità verso gli altri e il futuro (ho un nipote…) e ora devo risponderne. Sono qui per questo.

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