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    IL MONDO VIENE RIVOLTATO E NOI TIFIAMO CAPITANA E KAPITONE

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    QUAL È IL NOSTRO PESO NEI GIOCHI DA CUI DERIVANO QUESTI FATTI? ZERO

    La paura ci rende ciechi e stupidi. Tutta l’attenzione si concentra su 40 disperati e il dettaglio ci nasconde il tutto. Il Nullafacente che scatena l’odio contro gli ultimi costruisce un nemico facile di cui occuparsi e da battere, umiliare, insultare. E così rasserena: se quello è il pericolo, tutto sommato non corriamo grandi rischi, possiamo farcela. E ci si illude, ci si vuole illudere che basti fermare “quelli lì”.

    Adesso si “scopre” che nei porti, da Sud e per mare, arrivano gli spiccioli dell’immigrazione, mentre il flusso vero è via terra e da Nordovest. Certo, se il Salvini Nullafacente a vita e a carico nostro fosse ministro dell’Interno e non solo il capo della propaganda elettorale della Lega, lo avrebbe saputo prima, ma stando sempre in giro a fare il piazzista di un partito che ruba 49 milioni e dice agli altri “chi sbaglia paga”, non ha avuto tempo di leggere i rapporti sulla scrivania del ministro (ci avvisano dalla regia che gli è stato appena comunicato che il ministro è lui).

    E subito partorisce la soluzione, immediata e rigorosamente stupida (per la campagna elettorale servono slogan e rimedi gridati da bar-sport): facciamo un muro lungo 230 chilometri. Perché a voi risulta che i muri, dalla grande muraglia cinese a quello di Berlino, abbiano mai fermato la fame, le idee…?

    CHI HA PAURA ALZA MURI, CHI DOMINA TRACCIA STRADE

    Chi ha paura e sa di aver già perso alza muri; ma si prende in giro da solo. Lo fanno gli Stati Uniti, ma questo indica soltanto che il tempo del loro potere è finito, ripiega sulla difesa del passato, perché il presente e il futuro sono e potranno essere sempre meno. La Cina traccia vie e rotte, della seta o di quel che vi pare, abbatte l’isolamento e si protende verso il mondo intero, ovvero il futuro. La differenza fra chi alza muri e chi fa strade è che il primo ha paura e mira a salvare almeno quello che è nei confini, mentre l’altro non si dà limiti.

    Chi si chiude nel castello, alla fine mangerà i topi e sposterà solo un po’ più in là la data della sua fine. E noi cosa facciamo? Chiudiamo i porti, alziamo muri. Anche altri in Europa, certo: la Francia e gli altri che alzano la voce si sono arroccati prima di noi. Segno chiaro, che non abbiamo un’idea e un progetto per il domani. L’Europa che ha da sempre spaziato nel mondo, pure nel modo peggiore, ora si trincera a salvezza del passato, che essendo passato è già morto.

    Ma sappiamo cosa sta accadendo? Chi sono quei 40? E le decine e centinaia di migliaia che li hanno preceduti e che li seguiranno e non potremo fermare con muri e porti chiusi?

    L’AFRICA VIENE SVUOTATA DI RISORSE E GENTE; A NOI GLI SCARTI

    C’è un continente, a Sud, l’Africa, che si sta svuotando. Noi europei per primi e ora pure i cinesi, gli abbiamo portato e gli portiamo via tutte le risorse. Mettiamo quei popoli uno contro l’altro, perché si scannino fra loro, mentre li derubiamo; e quando non resta nulla da mangiare e nessuna certezza di sopravvivere, i resti di quei massacri prendono la via del Nord, muoiono nel deserto, sono uccisi, violentati, torturati da altri come loro (a cui forniamo armi, giustificazioni e soldi), privati del poco che sono riusciti a salvare; nei campi di concentramento libici sono ridotti ad animali, cose; se sopravvivono a tutto questo, affrontano il mare su catorci; se risparmiati dal mare, sono usati come schiavi in agricoltura, nei lavori che nessuno farebbe e a quel prezzo.

    Ma tutta quella violenza subìta educa alla violenza: il male è come un testimone che chi riceve passa ad altri. Così tanti diventano manovali del crimine nostrano ed evolvono in mafie proprie, etniche: esattamente come accadde con dei nostri emigrati negli Stati Uniti, che si raccordarono alla mafia irlandese e ad altre preesistenti e come sta accadendo agli ispano-americani o ai cinesi in America.

    E tutto il nostro obiettivo è quei 40 e la capitana che ha le palle, perché viola le leggi nostrane e attracca, rischiando di travolgere i nostri finanzieri, schiacchiandoli nella loro barca contro il molo? E il kapitone ha le palle, perché ha cambiato le leggi, rendendole più dure, e adesso può fare il bullo contro gli ultimi della Terra e i cattivi dell’Europa che non decidono cose più decenti, dimenticando di dire che quando c’è da decidere lui non va mai a dire la sua e i pugni sul tavolo li batte solo a distanza di sicurezza, lupo da lontano e pecora da vicino?

    E metti che risolviamo nel modo più umano ed efficiente possibile la faccenda dei 40 e della capitana (non ci credo, si fa per dire), cosa abbiamo fatto? Dove sono la nostra analisi e quella dell’Europa sul mondo com’è e come sta diventando? Cosa sappiamo delle forze, palesi e no, delle politiche, dei potentati economici, delle trame, dei futuri in costruzione che stanno cambiando la faccia della Terra? Il Vicino Oriente viene disarticolato (tutti i Paesi, meno Israele) e dopo l’Iraq, la Siria, tocca all’Iran e poi chissà, mentre interi popoli vengono cancellati dalla storia, nell’indifferenza generale, con uso di Isis o no; la schiavitù di fatto torna e i diritti dell’uomo si riducono a diritti di minoranze privilegiate?

    … E NOI A PRENDERCELA CON GLI ULTIMI DELLA TERRA

    Qual è il nostro apporto di idee e di politiche al mondo che sarà, mentre quello che è si dissolve? Qual è il nostro peso in quei giochi? Quali relazioni tessiamo, per non essere fuori dai tavoli in cui ognuno cerca di accaparrarsi una fetta di futuro, per cercare di rimanere almeno all’altezza del suo passato?

    Tutto quello che sappiamo fare è prendercela con gli ultimi, senza spendere un neurone e un minuto sulle cause di quelle migrazioni e gli interessi che le provocano? Sarebbe persino meglio se l’azione miserabile dei nostri governi, limitata solo alla gestione delle conseguenze ultime, derivasse da scellerati accordi con i padroni del gioco, per la serie: «Tenete la gente occupata a strillare sui migranti, i modelli Riace, le capitane e le navi delle ong, mentre noi facciamo i cazzi nostri planetari»; perché sarebbe addirittura peggio se quelli i fatti loro se li fanno lo stesso (vedi la Francia e la Gran Bretagna in Libia, per dire dei più vicini a noi), buttando semplicemente gli scarti nel nostro giardino, senza manco chiederci il favore di toglierli di mezzo.

    Il mondo viene rivoltato come un pedalino e noi ci occupiamo della cameriera che ruba le uova dal frigorifero. Questo è il nostro livello, oggi.

    Pino Aprile

    Giornalista e Scrittore


    “Fa’ quel che devi, accada quel che può”, è la mia regola. Se ti fai condizionare dai rapporti di forza (ma “loro” hanno tutto: giornali, tv, soldi, potere…) o dalle conseguenze possibili (non otterrai nulla, in compenso ti schiacceranno) non troverai mai il momento giusto per agire. Mentre l’unica cosa che conti è la ragione di agire: se c’è, fallo. E basta. Come? Don Luigi Sturzo disse: chi sa scrivere scriva, chi sa cantare canti, chi ne è capace, faccia politica. Sono nato nel 1950, sono cresciuto in una casa popolare, ho avuto ottimi genitori. Quello che ho scritto mi ha caricato di responsabilità verso gli altri e il futuro (ho un nipote…) e ora devo risponderne. Sono qui per questo.

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