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    IL MINISTRO ALL’APARTHEID “ACCATTA” REGIONI DEL SUD

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    Il ministro all’Apartheid (per il progetto di attribuire a cittadini dello stesso Stato, con legge costituzionale, diritti diversificati per quantità e qualità, secondo la ricchezza dei territori), il leghista Roberto Calderoli, è alla conta degli ascari possibili, per indurre i terroni a mettersi le catene da soli, pagandole e dicendo grazie: ha incontrato il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, con dirigenti dei settori amministrativi dell’ente. L’intento dell’inqualificabile ministro, come si è già visto nell’incontro con il presidente della Campania, Vincenzo De Luca, è “accattarsi” il consenso delle vittime all’Autonomia differenziata, la porcheria costituzionale (si fa per dire), con cui blindare per sempre il sistema della “spesa storica” che ha generato il disastro del Paese diviso in due e la Questione meridionale (cioè: sempre più soldi a chi ne ha di più da 160 anni e sempre meno a chi ne ha avuti poco o niente).
    Ufficialmente, si tratta di trasferire competenze statali (servizi ai cittadini: istruzione, trasporti sanità…), dall’amministrazione centrale alle Regioni: di fatto, le più ricche, gestite dal Pun, il partito unico del Nord (dalla Lega al Pd) al servizio dell’economia padana, con quelle competenze si farebbero assegnare, per pura prepotenza e senza alcun diritto, risorse pubbliche proporzionate alla loro ricchezza o alla “spesa storica” che, con i soldi di tutti, concentra al Nord la realizzazione di ferrovie, alta velocità, autostrade, Centri di ricerca, sedi di Autorità, appalti pubblici, finanziamento di eventi costosissimi e fallimentari (vedi l’Expo che, costataci 18 miliardi, ha reso 400 milioni; e ora le Olimpiadi invernali 2026 “a costo zero” che, prima ancora di cominciare, ci han già imposto un salasso di 2,4 miliardi) e via di seguito.
    E perché dirigenti del Sud dovrebbero accettare di farsi complici della riduzione “legale” dei meridionali in stato di minorità, cittadini di serie C? Il meccanismo di governo coloniale funziona così: si spogliano un territorio e la sua popolazione, mentre si rafforza il potere delegato alla classe dirigente locale. In tal modo, più si opprime la colonia, più viene garantito, sostenuto e ampliato il potere degli intermediari del posto messi a gestire gli interessi di chi comanda: i dittatori africani che si arricchiscono mentre consentono ai loro padroni di svuotare il proprio Paese, sono mantenuti ai vertici; Thomas Sankara che cercava di liberare e risanare il suo Burkina Faso, viene ucciso.
    Così, Calderoli, dove trova orecchie disponibili, sciorina le sue favole sulla convenienza del Sud a farsi spogliare di quel che resta, poi offre ai potenti del Mezzogiorno gli avanzi, per divenire ancora più forti nella miseria ancora più grande. Fa cadere le braccia udire esponenti della classe dirigente del Sud arrampicarsi sugli specchi, per far credere di esser convinti davvero che pure ai terroni sia utile l’Autonomia differenziata (“La secessione dei ricchi”, nella lapidaria definizione dell’appello lanciato dal professor Gianfranco Viesti e firmato da più di sessantamila cittadini, fra cui centinaia di docenti, scrittori, professionisti, manager).
    Questa disponibilità all’incontro e all’ascolto è dannosa se in buona fede e criminale se in cattiva fede, per almeno due motivi:
    1 – Roberto Calderoli “sporca”, in senso politico, tutti i meridionali con cui instaura una qualche forma di rapporto, sia pure attraverso le istituzioni. Che sia parlamentare e ministro non può far ignorare chi è: ha una condanna per razzismo, ha sempre operato a danno del Mezzogiorno, con ferocia inaudita (quello che fa per l’Autonomia differenziata lo conferma); e cosa pensa dei terroni lo ha espresso con la sua definizione dei napoletani (ma lo diceva già Goebbles degli ebrei): topi da derattizzare. In nessun Paese con residue tracce di civiltà, uno così potrebbe più fare politica, se non nel Ku Klux Klan o gruppi simili; in Italia è fra i più longevi parlamentari e addirittura ministro. E non a un dicastero qualsiasi: a quello che dovrebbe rafforzare l’unità del Paese, mentre lui fa di tutto per spezzarlo (ci riuscisse, forse dovremmo dirgli grazie, o anticiparlo per liberarci prima possibile di gente come lui, del suo partito guidato da un altro condannato per razzismo e di un Nord predone e coloniale);
    2 – quanto al ruolo istituzionale, non è motivo per “doverlo incontrare”, ma la principale ragione di rifiutarsi di farlo, se meridionali (dovrebbe essere un danno per qualsiasi governo avercelo a bordo). Calderoli si muove come il colonizzatore che porta collanine e specchietti agli stupidi selvaggi: mentre si deruba il Sud di più di 60 miliardi all’anno, si usano soldi pubblici per sottrarre alla macro-regione con la più alta disoccupazione nel continente, altri posti di lavoro (la fabbrica Intel sarebbe sorta gratis a Sud ma, con il regalo di finanziamenti statali, quindi pure nostri, è stata fatta spostare in Veneto); si valuta la salute di un veneto tre volte e mezzo più importante di quella di un calabrese (10mila euro pro-capite, contro 3mila), eccetera, lui convoca al ministero gli amministratori del Mezzogiorno o chiede incontri “informali” in loco, per far loro ingoiare il rospo dell’Autonomia differenziata, limitandosi ai dettagli e tralasciandone la vera sostanza (Apartheid per norma costituzionale e l’assenso dei sub-cittadini). Così, il capataz terrone di turno potrà vantarsi, da perfetto “qualcosista”: abbiamo ottenuto la strada per il mare! E ora ci faranno la stazione pure a Matera! E altre collanine e specchietti. Calderoli è bravissimo in questo “offrire qualcosa per la Campania” (e ‘nto culu a tutto il Sud), che gestirà De Luca; “qualcosa per la Calabria” (e ‘nto culo a tutto il Sud), che gestirà Occhiuto. In cambio, ai qualcosisti si chiede di cedere i diritti, la dignità e il futuro di un intero popolo, sventuratamente rappresentato da bottegai di periferia che si credono più furbi di chi ha tutti i poteri e ci fotte da più di un secolo e mezzo.
    Ha fatto benissimo il presidente della Puglia, Michele Emiliano, a rifiutare l’incontro “informale” propostogli da Calderoli; e malissimo il presidente della Campania, De Luca, ad accettarlo (e si è capito cosa possiamo aspettarci: la Campania dovrebbe passarsela peggio di prima, con un De Luca più potente di prima). Ha fatto malissimo il presidente della Calabria, Roberto Occhiuto, a dare a Calderoli, ospitandolo a Catanzaro, nella Cittadella, sede della Regione, la possibilità di umiliarci una volta in più; e male ha fatto la Cisl ad accogliere l’invito a partecipare, mentre gli altri sindacati, Uil e Cgil, l’hanno declinato.
    Brutta giornata il 2 gennaio 2023 per la Calabria e il Mezzogiorno. Molto sospetta, per non dir di peggio, anche la comunicazione dell’incontro: a cavallo e a ridosso di Capodanno, come per (come per?) ostacolare o impedire ogni prevedibile e seria contestazione. Certo, la nostra storia è piena di esempi di meridionali che consegnano la propria gente al nemico, aprendogli le porte della città o… della Cittadella, ma sono sempre più numerosi quelli che, a Sud, ormai sanno come stanno le cose, sanno chi è il nemico, e su chi può contare in casa nostra. Il tempo di questi equilibristi del potere delegato sta per finire ed è sempre più evidente che potremo salvarci solo sottraendoci al loro gioco e a quello dei loro mandanti. I presidenti delle Regioni meridionali, in ordine sparso contro un Nord compatto e predone, stanno perdendo l’ennesima occasione di dare al Sud un peso politico che salvi i diritti elementari, costituzionali.
    Ed è ogni giorno più chiaro che, se non possiamo stare alla pari, dobbiamo andarcene da soli.

    Pino Aprile

    Giornalista e Scrittore


    “Fa’ quel che devi, accada quel che può”, è la mia regola. Se ti fai condizionare dai rapporti di forza (ma “loro” hanno tutto: giornali, tv, soldi, potere…) o dalle conseguenze possibili (non otterrai nulla, in compenso ti schiacceranno) non troverai mai il momento giusto per agire. Mentre l’unica cosa che conti è la ragione di agire: se c’è, fallo. E basta. Come? Don Luigi Sturzo disse: chi sa scrivere scriva, chi sa cantare canti, chi ne è capace, faccia politica. Sono nato nel 1950, sono cresciuto in una casa popolare, ho avuto ottimi genitori. Quello che ho scritto mi ha caricato di responsabilità verso gli altri e il futuro (ho un nipote…) e ora devo risponderne. Sono qui per questo.

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