Home Conosci il SUD I TERRONI COME GLI SVEDESI? SÌ, SOLO QUANDO GLI SVEDESI SBAGLIANO

    I TERRONI COME GLI SVEDESI? SÌ, SOLO QUANDO GLI SVEDESI SBAGLIANO

    773
    0

    SE IL CORRIERE DELLA SERA INSEGUE LIBERO

    Che tocca fa’ pe’ campa’! Se il Corriere della sera insegue Libero, rischia di fare la stessa fine: il fogliaccio antimeridionale di Feltri è crollato da 120mila a poco più di 20mila copie, che conserva a stento facendosi voce più o meno ufficiale della destra più sguaiata e razzista. La Verità, pescando quasi nello stesso bacino, ma senza scendere ai livelli da sala d’aspetto di una casa d’appuntamenti del Ventennio (area saldamente presidiata dai pensatori di Libero), ha già superato lo sgangherato concorrente, pur se nata da pochissimo.

    Il Corriere della sera deve reggere botta con questi antagonisti al Nord (e c’è anche il Giornale), ma avendo ambizione di quotidiano “nazionale“ (in realtà è lombardo, con piccola parte della sua distribuzione fuori dal Nord), non può sbracare come Libero. Fa forse di peggio, ma in modo più subdolo: oggi, a riprova dell’indisciplina di tanti italiani rispetto al divieto di uscire di casa, in prima pagina pubblica due grandi foto di vie cittadine affollate: a Roma e Napoli, titolo “Troppi fuori casa, più controlli”. Nel testo, si citano (ma tra parentesi, dove si mettono le cose potrebbero anche non esserci, perché quelle davvero importanti, la ragione dell’articolo, stanno fuori) pure Firenze e Genova (le cui foto compaiono, con le altre, ma nella pagina interna). Mentre l’articolo è dedicato a Napoli e Palermo.

    E cosa è successo lì? La stessa cosa che a Roma, a Genova e Firenze.

    E perché Roma, Firenze e Genova fra parentesi e Napoli e Palermo fuori? Ah, non chiedetelo a me, ma all’autore dell’articolo, nientemeno che uno dei vicedirettori (tutta la terza pagina, una volta la più nobile del giornale). E, per aver fatto esattamente la stessa cosa dei romani, dei fiorentini, dei genovesi, napoletani e palermitani si comportano come gli svedesi: cioè (visti i pregiudizi positivi verso i nordici) bene? No, male. Per una volta che vengono accomunati alla latitudine del tutto bene, tutti bravi, tuti onesti e civili…, è per l’eccezione; già: gli svedesi (birichini, però, non cialtroni come… e se ho capito male, mi scuso) se ne sono fregati della “distanza relazionale” andandosene in giro, per strada, al tempo del coronavirus, manco fossero napoletani o palermitani (non romani, fiorentini o genovesi, però. Perché, mentre palermitani, svedesi, napoletani si assembrano illecitamente, romani, fiorentini e genovesi… pure. Oh, insomma: chiedete a lui, Antonio Polito, la differenza. Io non sono abbastanza intelligente per capire perché per “bloccare subito un latente pregiudizio antimeridionale”, lui metta sullo stesso piano svedesi e terroni e non i romani e quegli altri).

    Molti, l’articolo non lo leggono: al più i titoli, e tanti si fermano alle foto e al titolone della prima pagina, da cui apprenderanno che a fare schifo sono i napoletani e i romani. Di fiorentini e genovesi (fra parentesi, però), senza la fatica della lettura, non verrà a conoscenza. E manco dei palermitani (fuori parentesi, però, quindi fra i reprobi).

    Qualche giorno fa, sempre il Corriere della sera, dovendo dare la notizia che le forze dell’ordine avrebbero usato i droni con telecamere per sorvegliare le strade e scovare assembramenti illeciti, sparò in prima pagina una foto enorme di Scampia dall’alto, forse per suggerire dove cercarli. Ma la stessa foto smentiva l’assunto: mostrava un signore di spalle che guardava da una ringhiera due persone, forse mamma e figlia o figlio, nell’unico balconcino con tracce di vita di un semifatiscente, enorme palazzo. Uno spettacolo di solitudine e deserto per dire il contrario. Vedrai che poi si assembrano: siamo a Scampia, Napoli, capisci’ammé. Una certezza del male, momentaneamente non visibile, ma… , che fa il paio con la penosa scena della giornalista del Tg3 che, non riuscendo a scovare folle di indisciplinati napoletani, ascoltando l’eco della sua voce in una piazza deserta, se l’è cavata dicendo che “prima” c’erano gli assembramenti (poi, forse per far dispetto alla Rai e allo stuolo di sciacalli in cerca di conferma di pregiudizi, le orde di pullecenella erano andate a mangiare o ad assembrarsi da un’altra parte, boh!). Come dire: Napoli è indisciplinata, lì vai a cercare gli incivili, se non li trovi, o sono appena andati via, sfortuna del Tg3, o devono ancora arrivare, come annuncerebbe la foto di Scampia deserta sul Corriere della sera).

    Non troverete una terza pagina, per i padovani che hanno affollato il mercato (e parliamo del Veneto che è nel pieno della tempesta, non alla periferia meridionale. Certo la notizia, ma per mia deformazione di cui mi scuso i anticipo, non avvertivi quel pregiudizio strisciante). Né era un assembramento da retata la “festa”-conferenza-stampa alla Fiera di Milano, per annunciare la bufala dell’ospedale da 200 o 250 letti per terapia intensiva (residuo di iniziali 600) “finito”, ma che vedrà il primo ricovero forse prima di Pasqua e dovrebbe cominciare con 12 posti o 24, e poi arrivare a 50, e poi… dio solo sa quando sarà finito l’ospedale “finito”, ma inaugurato.

    Né sono inutili assembramenti (anche se siamo certissimi, vero?, che tutti osservano le distanze) le conferenze-stampa giornaliere del “governatore” della Lombardia, Attilio Fontana, che potrebbe dialogare con i giornalisti online, come fanno altri (il presidente della Puglia lo fa, con decine di giornalisti contemporaneamente. Ho fatto una video conferenza domande-risposte, con 175 studenti e docenti, dure giorni fa, e persino un impedito digitale come me ci è riuscito). E non mi sembra di aver notato un accanimento di ricerca degli assembramenti paragonabile a quello degli incivili di Napoli, nella Lombardia in cui il 40 per cento degli abitanti, monitorati con le celle dei telefonini, usciva di casa (per andare a lavorare. Mentre se escono a Napoli, è per andare a passeggiare).

    Pino Aprile

    Giornalista e Scrittore


    “Fa’ quel che devi, accada quel che può”, è la mia regola. Se ti fai condizionare dai rapporti di forza (ma “loro” hanno tutto: giornali, tv, soldi, potere…) o dalle conseguenze possibili (non otterrai nulla, in compenso ti schiacceranno) non troverai mai il momento giusto per agire. Mentre l’unica cosa che conti è la ragione di agire: se c’è, fallo. E basta. Come? Don Luigi Sturzo disse: chi sa scrivere scriva, chi sa cantare canti, chi ne è capace, faccia politica. Sono nato nel 1950, sono cresciuto in una casa popolare, ho avuto ottimi genitori. Quello che ho scritto mi ha caricato di responsabilità verso gli altri e il futuro (ho un nipote…) e ora devo risponderne. Sono qui per questo.

    LASCIA UN COMMENTO

    Inserisci un commento!
    Inserisci il tuo nome qui