Home Succede oggi «I SOLDI TEDESCHI PER COMPRARE IL PARLAMENTO GRECO PASSARONO DALL’ITALIA»

    «I SOLDI TEDESCHI PER COMPRARE IL PARLAMENTO GRECO PASSARONO DALL’ITALIA»

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    UN RACCONTO VEROSIMILE, MA DIMOSTRABILE SOLO SE I PROTAGONISTI VORRANNO CONFERMARLO

    Quanto costò il parlamento greco, perché vendesse il suo Paese ai tedeschi, e come avvenne il pagamento dalla Germania, anche attraverso l’Italia.

    Quello che sto per raccontare, prendetelo per un esercizio narrativo, perché è anti-giornalistico, in quanto non posso dimostrarlo; potrei se chi me lo ha riferito decidesse di venire allo scoperto. Quello che state per leggere mi fu detto non molto tempo fa, e mai avrei immaginato di sentirmi costretto a riportarlo senza verifica. Lo faccio, perché, se può servire a ostacolare quello che si vuol fare all’Italia, dopo quel che è stato fatto alla Grecia, dall’Europa “unita” contro chi è in difficoltà…, a volte devi violare una regola (dichiarandolo), per impedire possibili violazioni di ben altra portata.

    Facciamo così: considerate questo testo una chiacchiera. Io posso fare più di voi: crederci, conoscendo la fonte, il suo disinteresse, lo stupore di essersi trovato in una situazione come quella di cui ora saprete.

    Non ho frequentazione con la mia fonte e non so nemmeno moltissimo di lui; ci siamo incontrati, familiarizzando subito, su temi storico-politici e, ogni tanto, ma di rado, nei miei viaggi, capito dalle sue parti e sono suo ospite a tavola (ne vale la pena). È un imprenditore che, a giudicare dalla sua attività, mi sembra di successo e opera a livello internazionale: piedi piantati per terra, innamorato del suo lavoro, preoccupato per il futuro dei figli “in questa situazione”… Insomma, uno di noi, a parte il reddito, mi par di capire.

    Il nostro incontro più recente è di un paio di mesi fa o poco più. A fine pranzo, conversazione su situazione europea, italiana; e (a sorpresa), lui: «Sai, su questo c’è una cosa che mi tengo dentro da tempo». Ed è questa (non ricordo tutto perfettamente, ma non conta la precisione dei dettagli): pressi della stazione centrale di Milano, noto bar, sotto i portici; incontro fra uomini d’affari, c’è anche un italiano, ma sono quasi tutti arabi venuti “a comprare”. Si avvicina un tale che «sembra un barbone», trasandato; il mio interlocutore sta già pensando di allontanarlo dandogli spiccioli. Gli arabi invece gli parlano. Il mio interlocutore trasecola: il “barbone” ha necessità urgente di “trasferire con discrezione” una somma rilevante a Dubai. Gli arabi, che pare siano di potenza economica altissima, spiegano, come fosse cosa banalissima, che può provare con una grande banca italiana con gli uffici lì vicino. E suggeriscono che ad accompagnare il “barbone” sia l’italiano. Il quale pare non si aspettasse niente del genere, prova a obiettare qualcosa (non capisco niente di questi affari, che c’entro io?), ma gli si fa osservare che il “barbone” potrebbe avere difficoltà con la lingua, quindi “è giusto” che vada lui. L’autorevolezza degli arabi è tale che l’italiano tace e si allontana con il “barbone”.

    500 MILIONI DI EURO; IN PARTE, DA MILANO A DUBAI, DA TRASFORMARE IN ORO E DIAMANTI

    Quando torna, persino abbastanza presto, sembra abbia visto un fantasma. Gli chiedono come è andata. Il “barbone” aveva condotto l’italiano in un caveau (ce ne sono lì intorno) e mostrato degli scaffali, su cui erano allineate pile di mazzette di banconote da 500 euro. «Questi devono andare a Dubai, per essere trasformati in oro e diamanti». L’italiano è un imprenditore, ma lontano anni luce da quei livelli: prende una mazzetta, conta, moltiplica per gli scaffali. «Saranno almeno 200 milioni di euro». «270», precisa il “barbone”. Il passo successivo è un importante ufficio di una grande banca italiana. L’italiano racconta che come minimo lui un po’ a disagio era, in quella situazione, per non dir altro. Insomma: il rischio di trovarsi nei guai, senza manco capire cosa stesse succedendo. Invece, come fosse la cosa più naturale del mondo, breve colloquio, trattativa veloce, dati sulla destinazione, affare fatto, subito partiti i primi 50 milioni per Dubai. E, senza che lasciare traccia, da quanto è parso di capire all’italiano, che dice di aver fatto un calcolo: in poche decine di minuti, la banca ha guadagnato 750mila euro.

    Ma la cosa più inquietante è il dopo: l’italiano appare teso, irritato per essere stato messo in quella storia e chiede al gruppetto di affaristi: «Adesso, però, mi dite cos’è questa faccenda». Sono gli arabi a rispondere, con naturalezza: «Sono i soldi con la Germania ha “comprato” il parlamento greco». A giudicare da come il mio interlocutore lo raccontava, mi parve quasi di vederle le facce degli altri. «270 milioni!», balbetta l’italiano. «No, 500, quella era la seconda tranche. Altre operazioni sono state fatte attraverso la Francia». «Le mazzette di banconote erano legate da fascette Deutsche bank…», dice l’italiano, sempre più stupito. E non solo lui. «Quel barbone? 500 milioni?», interviene il mio interlocutore. «Il sottosegretario greco, l’incaricato della distribuzione». A quanti, nel parlamento, non dissero, ma a fior di logica, se vuoi andare sul sicuro, ti devi assicurare che ci sia la maggioranza dei voti, o no?

    Allora, mettiamola così: io, a parte la simpatia, la buona cucina e la gradevolezza delle nostre rare conversazioni, del mio interlocutore non so nulla più di quello che chiunque può vedere e di qualche dettaglio che mi ha detto lui, ma che nulla aggiunge, dal momento che la nostra conoscenza è sorta su temi culturali. Non saprei dire quali siano le sue frequentazioni, in quale mondo si muova, con chi abbia rapporti, perché si trovava con gli affaristi arabi. Ma era ancora molto turbato quando mi raccontava questa faccenda.

    Può un giornalista riferirla, senza possibilità di verifica? No. E perché l’ho fatto? Perché non credo che il mio interlocutore sia un pallonaro, anzi, per quel che so, e pur limitato all’esperienza personale, mi sembra abituato a pesare le parole («L’operazione avvenne nel 2013, ma quella cosa a Milano, il 2 gennaio 2014»). Ma questo non basta, come verifica. Quindi, ho deciso di considerare questo racconto una elaborazione personale di qualcosa che potrebbe essere verosimile. E voi fate la stessa cosa. Usiamolo come spunto di riflessione.

    Se poi, qualcuno dovesse, hai visto mai?, confermare questo intrigo internazionale, avremmo di che essere se non sorpresi, ulteriormente avviliti. Obbligandomi all’ottimismo, non voglio escluderlo

    «Comprare un parlamento…», porca miseria!

    Pino Aprile

    Giornalista e Scrittore


    “Fa’ quel che devi, accada quel che può”, è la mia regola. Se ti fai condizionare dai rapporti di forza (ma “loro” hanno tutto: giornali, tv, soldi, potere…) o dalle conseguenze possibili (non otterrai nulla, in compenso ti schiacceranno) non troverai mai il momento giusto per agire. Mentre l’unica cosa che conti è la ragione di agire: se c’è, fallo. E basta. Come? Don Luigi Sturzo disse: chi sa scrivere scriva, chi sa cantare canti, chi ne è capace, faccia politica. Sono nato nel 1950, sono cresciuto in una casa popolare, ho avuto ottimi genitori. Quello che ho scritto mi ha caricato di responsabilità verso gli altri e il futuro (ho un nipote…) e ora devo risponderne. Sono qui per questo.

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