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    … E TOCCA RICOMINCIARE. DA SUD. BUON 25 APRILE

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    MIO PADRE VISSE DUE GUERRE MONDIALI E UNA COLONIALE. IO NESSUNA. IL MONDO CAMBIA…

    Sarà lo scirocco che rende opaco, sabbioso, ingrugnito e non sai se minaccioso o no il cielo di Siracusa, con muri di afa preestiva ogni tanto rotti da folate fredde e la luce del sole che rimbalza su questa specie di lente translucida, diventa eccessiva, aggredisce gli occhi e te li fa lacrimare (hai voglia ad abbassare la visiera del cappellino che uso per difenderli dalla troppa luce, invece di portare occhiali scuri, che non mi piacciono, perché anticipano la sera)…

    Sarà che mi sono sentito il cuore stringere in petto, ieri sera, quando gli amici di Siracusa mi raccontavano di 27 chilometri di paradiso trasformati in inferno dall’industria chimica che ha ucciso la terra, il mare e uccide la gente (ricordo il reportage che feci una quarantina di anni fa sugli ultimi due resistenti nella loro casetta sulla spiaggia di Marina di Melilli: storia che finì male e senza verità, lasciando mano libera all’industria coloniale chimica); e oggi, quattro bambini su cinque nascono con l’inquinamento in corpo (come nella mia Taranto), in ogni famiglia si piangono vittime per cancro di questa follia senza colpevoli ufficiali e colpevoli e complici noti a tutti…

    SI DISCUTE SE TENERE UN “AVVISATO” AL GOVERNO E SI TACE CHE È GIÀ PREGIUDICATO

    Sarà che ascolti, al solito dibattito televisivo, il solito leghista che fa l’indignato garantista sul suo compare sottosegretario Armando Siri, dicendo che l’avviso di garanzia non è colpevolezza (mentre se si è migranti, rom, terroni, si è colpevoli a prescindere, senza manco l’avviso di garanzia), e solo e se fosse rinviato a giudizio, scatterebbe l’espulsione dal governo, come da “contratto” fra i due partiti di maggioranza (questo “contratto” pare aver sostituito Costituzione, codice penale e decenza minima); e gli “oppositori” obiettano che, sì, però…, c’è di mezzo la mafia, i rapporti con quell’Arata consulente della Lega e socio del prestanome di Matteo Messina Denaro; e il pisquano leghista continua a dire Siri “innocente sino a sentenza definitiva”. E nessuno ricordi che Siri è pregiudicato, avendo patteggiato una condanna definitiva a un anno e otto mesi per bancarotta fraudolenta (erano due anni e mezzo, senza patteggiamento) e ha un socio coinvolto in un’inchiesta dell’antimafia a Reggio Calabria. E tutto questo ce l’aveva già sul groppone quando è stato imbarcato nel governo, non dopo…

    PER RADDRIZZARE LA MANO? SPEZZA LE OSSA

    Sarà che ascolto Giuseppe Ferrazzano, siracusano ex campione del mondo di kikboxing (con accanto il concittadino, a sua volta campione mondiale, Luca Maccarone), che mi vede far manovre con la mano che mi sono fratturata e mi fa: «Quinto metacarpo?». «Sì». «Quando?». «Sette mesi fa». «E ancora non riesci a chiuderla?». «No». «La Tercar?». «La sto facendo, ma non dà risultati». E mi mostra la sua mano: «Anche tu?», chiedo. E lui: «Sì. Il quinto metacarpo, e qui, e qui, e qui, e qui, e tutte le costole, e la cassa toracica, e le tibie, e la spalla…». «È un rottame!», ride la bellissima moglie rumena che parla con accento siciliano, e a cui si arrampicano le figlie, quasi non avessero tagliato il cordone ombelicale. «Ma tu la mano la chiudi!», dico. «Sì, sai come ho fatto? Per piegare le dita, tiravo il pugno al sacco di sabbia e piangevo di dolore. Fino a che le ossa si piegavano o si spezzavano, allora le legavo piegate. Quando mi spezzarono la prima volta una tibia, il dolore mi fregava la testa, ma avevo un altro incontro da fare. Un massaggiatore greco mi mise una pomata che sembrò ustionarmi, ma non sentii più il dolore». «Beh…», lo interrompo, «ma non è normale!». «Dici? Io sono sempre stato mingherlino. Un metro e 86, ma pesavo 50 chili e ne sollevavo 70 a 17 anni. Ma sono fortissimo. Dissi che sarei diventato campione del mondo e mi ridevano dietro. Lo divenni due anni dopo». «Sì, ma io il pugno sino a rompere le ossa, per piegare la mano, non lo do. E fa niente se non divento campione del mondo…». «Mettila in acqua bollente, quando senti il calore quasi intollerabile nei muscoli, nei tendini, comincia a piegarla con l’altra mano, fino a che riesci a sopportare. E tienila così. Il problema ce l’avrai quando la tiri fuori e dovrai riaprirla. Poi ricomincia…». Lo faccio, poi, in albergo: azz, è il 25 aprile, giorno della resistenza, devo resistere…

    SALVINI A CORLEONE A OFFENDERE LO STATO E IL SUD

    Sarà che vedo la faccia irritante di Matteo Salvini, insultatore seriale di meridionali (io non dimentico, chi non ha stima di sé, sì; e si ptìrende per il culo da solo, dicendosi “la gente cambia”. Certo, certo…, e a me adesso ricrescono i capelli), segretario del partito razzista nato contro meridionali, extracomunitari, migranti, comunque e sempre contro gli ultimi, che sputa sul 25 aprile e ci sfotte andando a Corleone, sporcandola due volte: quale segretario della Lega e per il messaggio sottinteso (vado a casa della mafia, Terronia, capisci’ammè, sono il ministro dell’Interno. Già, purtroppo… se becco chi ce l’ha messo! Non aveva piazze di mafia al Nord dove fare la sua sceneggiata? Ha sentito parlare del processo Aemilia, con più di duecento condannati? Non ricorda le sue foto con l’attivista della Lega e “Salvini premier” e il boss di ‘ndrangheta che fa arrivare “bancalate di cocaina” in Brianza, secondo l’antimafia? Quando una visitina da quelle parti da ministro e non da selfista?). Ogni scusa è buona per ignorare il 25 aprile e il suo significato; Berlusconi disertava le celebrazioni (avendo sdoganato fascisti e razzisti, agiva di conseguenza) e andava a mignotte, cene, merende, colazioni eleganti, vedete voi; Salvini vuol farci credere che pur di non schifare la ricorrenza (il governo è di tutti gli italiani, non della Lega, ma a lui piace farci credere il contrario e fanculo quelli non leghisti), è disposto a sembrare per un giorno, il 25 aprile, ministro dell’Interno. I fascisti non celebrano il 25 aprile: rimpiangono che non si possano più uccidere, randellare, mandare al confino o in esilio dissidenti e avversari politici; licenziare chi non si iscrive al partito, cercare di rieducare i perplessi con fiaschi di olio di ricino, perché si ricoprano di merda; emettere leggi che proibiscano agli ebrei (e oggi a chi: “zingari”, terroni in Veneto, migranti, extracomunitari?) di insegnare nelle scuole, scrivere sui giornali (pur controllati dal governo con il Minculpop, che nel nome annuncia le intenzioni), per consegnarli, alla prima occasione, ai campi di sterminio. I fascisti che inneggiano a Mussolini a piazzale Loreto e altrove, oggi, sono incoraggiati dai ministri che rifiutano la festa nazionale del 25 aprile e a cui si sentonio affini. A fare la parodia dell’antimafia, Salvini a Corleone avrebbe potuto farsi accompagnare da Siri e da certi suoi capibastone elettorali siciliani e calabresi. Sarebbe riucita meglio.

    DI MAIO A TARANTO A DIRE CHE STAVOLTA, L’ILVA… CERTO, CERTO

    Sarà che vedo Di Maio a Taranto, ad annunciare che la licenza di uccidere ora l’hanno tolta alla Arcelor Mittal dello stabilimento siderurgico. Vero o no (gli hanno contestato che è una finta), gli avrei creduto di più se lo avesse detto dopo le elezioni europee e non alla vigilia, ricordando cosa dissero alla vigilia delle elezioni del 4 marzo e cosa hanno fatto dopo.

    Sarà che vedo all’aeroporto i genitori che salutano i figli che ripartono dopo la Pasqua in famiglia (ma so’ tutti carabinieri?) e scorgo la solitudine sulla faccia dei vecchi e una sorta di impazienza e fastidio per l’ingiustificato senso di colpa sul volto dei giovani (non solo carabinieri), che avverti già con la testa nel luogo, fra la gente e le circostanze in cui si sta radicando la loro vita altrove.

    Sarà che è il 25 aprile di una bestia che fu uccisa 74 anni fa e di cui qualcuno ancora vuole essere schiavo e di cui ancora vuol rendere gli altri schiavi (mio padre visse due guerre mondiali e una coloniale; io non ho fatto il servizio militare. Qualcosa è cambiato); un 25 aprile di 30 anni dopo la caduta del muro di Berlino, che aprì le porte di una prigione di popoli; ed eri lì quel giorno e li hai visti piangere, ridere, disorientati, felici, pieni di paura e speranze (spesso pagate care!).

    Sarà che a volte ti senti stanco persino di essere indignato, permeabile al dolore dgli altri, deluso dell’opportunismo “obbligato” di alcuni che pur sai essere migliori, della rassegnazione dei vinti e dell’irrinunciabile condanna a ricominciare, del cinismo di chi usa le vite degli altri per profumare la sua merda (non ho fatto nomi…), di chi è disposto a scagliarla contro la propria gente, per essere fra chi usa la pala e non fra chi deve scansarla; di sapere che siamo così fragili, feroci, impauriti, confusi, orgogliosi, tenaci, ammaccati, induriti, misericordiosi, traditi ma ancora fiduciosi per essere ancora traditi, ma qualche volta no, insufficienti, deboli, ma condannati a ricominciare, dopo essere finiti quasi a terra, o rasoterra, o schiacchiati, perché non si può restare vinti per sempre, perché il potere invincibile è non accettare di esserlo, mai, qualunque cosa accada. I romani riconoscevano il valore all’uomo che pur ormai ridotto alla morte, alla schiavitù, alla galera a vita (come Nelson Mandela) non accettava di essere uno sconfitto. Ma restava “homo invictus”, invincibile.

    E sarà pure che se non lo sei, non lo siamo, sai che non possiamo essere altro. O così, o servi, educando i figli a esserlo.

    Buon 25 aprile.

    Pino Aprile

    Giornalista e Scrittore


    “Fa’ quel che devi, accada quel che può”, è la mia regola. Se ti fai condizionare dai rapporti di forza (ma “loro” hanno tutto: giornali, tv, soldi, potere…) o dalle conseguenze possibili (non otterrai nulla, in compenso ti schiacceranno) non troverai mai il momento giusto per agire. Mentre l’unica cosa che conti è la ragione di agire: se c’è, fallo. E basta. Come? Don Luigi Sturzo disse: chi sa scrivere scriva, chi sa cantare canti, chi ne è capace, faccia politica. Sono nato nel 1950, sono cresciuto in una casa popolare, ho avuto ottimi genitori. Quello che ho scritto mi ha caricato di responsabilità verso gli altri e il futuro (ho un nipote…) e ora devo risponderne. Sono qui per questo.

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