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    DIARIO. IL VIRUS DISSOLVE L’EUROPA. E CHI SCAPPA È REO SE TERRONE

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    Diario dalla reclusione volontaria-forzata ai tempi del virus. Giorno sesto:

    In un giorno, già quasi in duemila hanno firmato la lettera aperta di una trentina di movimenti e associazioni al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, per fermare le migrazioni incontrollate dalle zone in cui il coronavirus è esploso, in regioni che ne parevano indenni o pochissimo toccate, specie a Sud.

    https://www.change.org/p/governo-italiano-fermi-i-ritorni-a-sud-a-rischio-contagio-coronavirus?signed=true&fbclid=IwAR1eRI2Fvij6mSvfH68qfdLgVpFba-4s1duvkNbHmzNGrps09zb1Ew38e-w

    Ma non tutte le fughe dall’area di maggior diffusione uguali. Molti si sono lanciati in indignati commenti sulla irresponsabilità dei meridionali rientrati dalla Lombardia (e non solo), nelle regioni d’origine. Si sono lette e ascoltate cose ignobili da Catoni e Catonesse da strapazzo sui terroni ingrati che, nel momento del bisogno, abbandonavano Milano che li aveva sfamati… A parte che non si capisce cosa avrebbero potuto fare, se non restare chiusi in casa e aggravare, con la loro presenza ed eventuali contagi, la già pesante situazione in Lombardia, il sospetto è che si sia voluto il contrario, ovvero il quasi invito all’esodo (facilitato oltre ogni misura), per alleggerire la pressione nella zona calda.

    Una indiretta prova, l’ha appena fornita la Provincia di Bolzano che, con una incredibile ordinanza, espelle dal territorio i non residenti; voglio vedere i censori de sta ceppa se spenderanno parole di sdegno per chi caccia i turisti che comunque si trovavano lì e non vanno più bene quando non portano soldi e basta, ma possono gravare sui servizi locali; e si cacciano persino i lavoratori che stanno lì (ne conosco alcuni) da anni, ma non hanno cambiato la residenza, avendo altrove casa e talvolta famiglia (fanno i pendolari settimanali o quindicinali).

    Quei terroni di ritorno, per non esportare il rischio virus, avrebbero fatto bene a restare dove erano, potendo. Ma moltissimi, semplicemente, non potevano: lavoratori pendolari o occasionali che non hanno casa al Nord, al più un appoggio, e tornano in famiglia nel fine settimana, con treni della notte o pullman low cost; o studenti (centinaia di migliaia) che stanno al Nord a spaccare il centesimo, per non pesare troppo sulla famiglia “giù”. Dinanzi al rischio di dover restare “chiusi fuori”, cosa avrebbero dovuto fare, se non tornare a casa? E non lo sapevano le autorità regionali, comunali e nazionali, che muovendosi da zone infette a quella indenni si esporta il rischio? E come lo hanno combattuto questo pericolo? Con un decreto che consentiva di spostarsi per “necessità” (ovvero: la qualunque), o raggiungere “residenza”, “domicilio”…

    Mentre ci chiedevano di barricarci in casa. Invece, cosa avrebbero potuto fare le istituzioni con i presunti “terroni ingrati” che non potevano permettersi cattività casalinghe a tempo indeterminato in una delle città più costose d’Europa? A parlare dopo siamo bravi tutti, ma se li volevi tenere lì, con tutti gli alberghi vuoti, scuole vuote… hai voglia a mettercene! E non propagavi il virus.

    Poi ci sono stati quelli che, semplicemente, pur potendo starsene in quarantena nelle loro case in Lombardia, hanno preferito tornare al Sud, sperando di scansare la reclusione cautelare o viverla meglio al sole, con i parenti vicino e le cose buone dall’orto. Ok, ne volete parlare male? Fatelo. Ma mi dite perché la stessa indignazione, gli stessi toni, lo stesso sconforto per civismo orrendamente violato non si sono letti e ascoltati per l’invasione di proprietari lombardi (e non solo) di ville e doppie case in Liguria, Sardegna, Versilia, eccetera? Magari ci sono anche terroni lombardizzati e arricchiti, fra quelli; e questo li rende indenni dallo sdegno da salotto (mi spiace aver visto qualche mio amico, pugliese pure lui, fra questi censori per censo: non si finisce mai di conoscere le persone).

    E ora, anche dopo le proteste di presidenti di Regione (dal ligure Toti al pugliese Emiliano), vedremo se “le autorità” saranno altrettanto sollecite a tutelare la salute di chi sta al Sud, dove le strutture sanitarie sono quelle che sono (e sappiamo pure perché). Il Nord è allo stremo, con esempi di abnegazione di medici e no che meriteranno di essere premiati e insegnati; ma anche di egoismo oltre ogni limite, con alcune aziende che tentano di speculare sulla tragedia, chi pensa a requisire solo per sé i materiali (dalle mascherine ai macchinari) e chi, come Bolzano, idrovora di soldi, espelle “gli altri”. Mentre c’è la fila di auto mortuarie a Bergamo, una sepoltura ogni mezz’ora, e l’inceneritore sempre in funzione. Roba da peste manzoniana.

    Dal Nord chiedono al Sud, a quegli ospedali e strutture sanitarie ridotte come sappiamo, da una politica nazionale miope, di ospitare i loro ammalati gravi in terapia intensiva. E ci mancherebbe non si facesse (a Bolzano hanno provato?). Normale, in un Paese. E, almeno in queste tragedie, ricordarsi di esserlo può salvare qualcuno. Ecco: ricordarsene; nulla più di questo: ricordarsene, pure dopo.

    Entro una decina di giorni potremo valutare le conseguenze dell’esportazione a Sud del virus; e già ci sono casi pesantissimi (vedi Sciacca, con 19 contagiati proprio in ospedale; e non è un episodio isolato). Si spera che, dovesse succedere a Sud qualcosa di paragonabile a quanto abbiamo visto e vediamo a Nord, il Paese continui a essere uno (augurandosi che, nel frattempo, l’ondata peggiore sia calata dove l’epidemia è cominciata, per poi diffondersi).

    Tutto sommato, pur con gli errori, i difetti, le impreparazioni, potremmo scoprire che l’Italia è il Paese che ha affrontato meglio la cosa, divulgando, isolando, sospendendo attività economiche, scolastiche…, la vita. Il sospetto che altri Paesi abbiano volutamente sottaciuto, preso sottogamba, per non danneggiare l’economia diviene sempre più forte: la Germania oggi si è blindata; non esiste più libertà di circolazione in Europa per le merci e poca per le persone. Ci sono più contagiati nella sola Monaco che in tutta la Calabria, ma se dalla Calabria vai in Germania, finisci in quarantena. In Spagna è appena cominciata e in un giorno cento morti; la Francia… vuoi vedere che il virus non sa che i francesi so’ speciali? La Gran Bretagna lasciamo perdere! Parlano di “l’immunità di gregge”, ovvero mettersi al sicuro contagiando il 60 per cento della popolazione (una strage). Che poi, essendo un virus nuovo, chi glielo dice che funziona l’immunità di gregge e il ciclo non ricominci infettando nuovamente i guariti?

    Totale: una politica sanitaria nazionale forse nascerà dalla tragedia, alla quale siamo arrivati a pezzi (venti, uno per regione, a chi di più, a chi di meno); ma abbiamo messo in primo piano il valore vita e salute, a cui abbiamo sacrificato l’economia. Gli altri Paese paiono aver fatto il contrario. E potrebbe rivelarsi un sacrificio inutile. Ognuno pensa a sé stesso e forse addirittura con botte da carogna (l’errore in salsa tedesca della presidente francese della Banca europea è talmente grossolano che troppi dubitano non sia stato un errore, ma sabotaggio mascherato della vacillante economia italiana, che qualcuno potrebbe comprare, forse, a pochi euro, come “europeisticamente” la Germania ha fatto alla Grecia, con la complicità dell’Europa “unita”.

    L’Europa non c’è sull’economia, sulla politica sanitaria, quella estera… E questa assenza come forza unica ci rende preda: ci mangeranno un boccone alla volta; Germania e Francia penseranno di essere commensali a quel tavolo e solo quando il resto d’Europa sarà finito in portafogli altrui forse scoprirebbero di essere pure loro pietanze. Ma non ci sarebbe più il reso d’Europa a rendere troppo grande il boccone.

    Da una tragedia molto più grande di questa, la seconda guerra mondiale, uscimmo con l’incontro fra tre grandi uomini, De Gasperi, Adenauer e Schuman, che consentì al continente di ergersi sulle sue macerie e diventare una potenza economica mondiale (eravamo arrivati all’alba del Novecento con il 50 per cento della ricchezza del pianeta e patrimoni nazionali pari a dieci volte il prodotto interno lordo annuo; uscimmo dalla seconda guerra mondiale con appena due annualità e la struttura industriale e commerciale semidistrutta).

    Da questo nuovo disastro, non paragonabile a quello, tocca sperare che si esca con uomini paragonabili a quelli, se ci fosse ancora tempo…

    Pino Aprile

    Giornalista e Scrittore


    “Fa’ quel che devi, accada quel che può”, è la mia regola. Se ti fai condizionare dai rapporti di forza (ma “loro” hanno tutto: giornali, tv, soldi, potere…) o dalle conseguenze possibili (non otterrai nulla, in compenso ti schiacceranno) non troverai mai il momento giusto per agire. Mentre l’unica cosa che conti è la ragione di agire: se c’è, fallo. E basta. Come? Don Luigi Sturzo disse: chi sa scrivere scriva, chi sa cantare canti, chi ne è capace, faccia politica. Sono nato nel 1950, sono cresciuto in una casa popolare, ho avuto ottimi genitori. Quello che ho scritto mi ha caricato di responsabilità verso gli altri e il futuro (ho un nipote…) e ora devo risponderne. Sono qui per questo.

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