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    CAMBIANO I GOVERNI, MA IL POTERE CHE DECIDE SU (CONTRO) TARANTO È SEMPRE LO STESSO, PERCHÈ…/ di Pino Aprile

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    Il potere, con l’accordo che condanna la città all’inferno dell’inquinamento siderurgico da cui si era illusa di poter uscire, ha dettato a Taranto le sue condizioni.

    Ma nessun potere è onnipotente.

    E quindi? Riprovarci. Quante volte? Finché non vinci, o finché tu non molli o schianti e un altro prende il tuo posto per continuare. Non so più cosa dire, oltre questo, a me stesso e agli amici di Taranto (nel doppio senso: tarantini amici miei e amici della città), dopo la mazzata del “migliore accordo possibile nelle condizioni peggiori possibili”.

    Chi era riuscito comunque e in anni a costruire un movimento cittadino su diritti negati (alla salute, alla vita, al lavoro: si chiedeva né più, né meno di quanto era stato riconosciuto dalla stessa azienda a Genova e ai genovesi), ora lo vede dissolversi, sfiduciato. I tarantini sono stati traditi da tutti; nel M5S era state riposte le ultime speranze (nato dal basso, facce raccomandabili, storie di donne e uomini perbene). Ma quello che è successo dice che a Taranto ha prevalso il potere.

    E cos’è il potere? Decidere chi muore prima, o chi muore al posto di un altro.

    Il centrodestra, il governo “tecnico” (seee, vabbe’), il centrosinistra decisero: i genovesi non possono morire, i tarantini sì. E rilasciarono licenza di uccidere ai padroni dell’Ilva, fottendosene delle leggi che dovrebbero tutelare, allo stesso modo, tutti i cittadini.

    Il governo Lega-M5S (una volta era il contrario, M5S-Lega, con Salvini al 17 e i cinquestelle al 33; ora l’ultimo sondaggio dà la Lega al 34 e il M5S al 28,5) ha fatto lo stesso. Se poteva fare altro e non ha voluto, i tarantini sono stati presi in giro dall’inizio; se voleva fare altro e non ha potuto, un potere maggiore ha prevaso.

    E cos’è il potere? Decidere chi muore prima, o chi muore al posto di un altro.

    I genovesi no, i tarantini sì. Dov’era il potere che decise questo? A Nord contro il Sud. E finché la decisione è la stessa di prima, il potere è lo stesso di prima.

    Si può accettare? No. «Ma a Genova, la città, la popolazione, i sindacati, le autorità si mossero insieme. Qui no: non c’è la città e il movimento non ha retto all’ennesimo tradimento e si disfa», ti dicono.

    E quindi? Vuol dire che bisogna ricominciare. Fino a quando? Fino a quando la salute, la vita, il diritto al lavoro di un tarantino avrà lo stesso valore che per un genovese.

    Ma se si è ormai in pochi? I pochi ricominciano.

    Pino Aprile

    Giornalista e Scrittore


    “Fa’ quel che devi, accada quel che può”, è la mia regola. Se ti fai condizionare dai rapporti di forza (ma “loro” hanno tutto: giornali, tv, soldi, potere…) o dalle conseguenze possibili (non otterrai nulla, in compenso ti schiacceranno) non troverai mai il momento giusto per agire. Mentre l’unica cosa che conti è la ragione di agire: se c’è, fallo. E basta. Come? Don Luigi Sturzo disse: chi sa scrivere scriva, chi sa cantare canti, chi ne è capace, faccia politica. Sono nato nel 1950, sono cresciuto in una casa popolare, ho avuto ottimi genitori. Quello che ho scritto mi ha caricato di responsabilità verso gli altri e il futuro (ho un nipote…) e ora devo risponderne. Sono qui per questo.

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