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    CALABRIA: NON PER CAMBIARE IL PRESIDENTE, CON LE MASSOMAFIE, MA IL FUTURO

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    NO AD ACCORDI CON I PARTITI CHE HANNO DISTRUTTO LA CALABRIA

    Per combattere il Put, Partito unico della torta, niente di meglio che sedersi alla sua tavola e pretendere per sé la fetta più grossa. Il rinnovamento che si offre alla Calabria, quindi, si ridurrebbe al cambio delle ganasce (quando si tratta delle proprie, il Put non è più uno scandalo). Così, nasce l’incontro fra PdPut-ex-anti-Put-M5S che, con la sua presenza, pur non avendo gestito nulla in Calabria, potrebbe accettare di condividere quanto ha finora (mal)fatto il Pd del Put.

    Rispetto, per favore, per i calabresi! La regione è devastata; il vice presidente facente funzione, Antonio Spirlì, per disciplina di partito leghista, non firma nemmeno il documento delle Regioni del Sud contro il furto dei soldi del Recovery Fund che spettano al Mezzogiorno, secondo le indicazioni europee e del Parlamento italiano, ma calpestate dal governo; l’ex presidente del Consiglio regionale, Domenico Tallini, è sotto inchiesta (arrestato, poi rilasciato) per concorso esterno e voto di scambio politico-mafioso; la peggiore pandemia degli ultimi cento anni mostra lo stato di abbandono della regione, in cui i diritti costituzionali sono cancellati; la Sanità distrutta; i malati costretti a curarsi lontano da casa; le strade impercorribili, il lavoro introvabile, i giovani senza futuro. Ma invece di cercare insieme come risolvere anche una sola di queste tragedie civili e personali, tutta la discussione si limita ad ambizioni personali e al modo di soddisfarle, salvando equilibri e interessi massomafiosi.

    A ridurre la Calabria in queste condizioni è stata la rovinosa guida della Regione da parte del centrodestra e del centrosinistra, indistinguibili nel metodo e in alternanza perfetta, con una serie di compromissioni tali da consegnare larghissime quote della Sanità al sistema masso-mafioso che con gli ospedali e le aziende sanitarie locali controlla gran parte del territorio e del consenso, amministra pacchetti di voti, si appropria delle risorse che dovrebbero essere spese per la salute dei calabresi, tanto che dalla Sanità la ‘ndrangheta trae quasi quanto dal traffico di cocaina, dice il procuratore capo di Catanzaro, dottor Nicola Gratteri.

    Dopo decenni così, l’unica speranza è mandar via chi ha sgovernato e demolire quelle complicità. Il Movimento 24 agosto per l’Equità territoriale, M24A-ET, ha proposto ai gruppi civici un’azione comune e un patto: i leader dei gruppi rinunciano alla propria candidatura, perché sia chiaro che si lavora per il futuro della Calabria, non per le ambizioni di qualcuno; e anche per evitare che, invece di parlare del risanamento della Sanità, di dare lavoro ai giovani nella loro terra, sostenere le aziende locali, ci si accapigli su chi dovrebbe fare il presidente.

    I maestri di giravolte dicono che la politica è l’arte di smentirsi, e qualcuno ci ha provato (entrare soldato, uscirne generale, anzi: presidente), accorgendosi di aver sbagliato i calcoli e cercando lidi più disponibili altrove. Se questa è la politica, il M24A-ET vuol fare altro: aggiustare il Paese partendo dalla Calabria. Non è la stessa cosa che vincere non importa con chi, né per fare cosa. Non per l’ego di uno e per gli affari di pochi, ma per i diritti di tutti.

    La corsa non finirebbe quando il PdPut-ex-anti-Put-M5S riuscisse a imporre il suo presidente, ma dal giorno dopo. Le scorse elezioni hanno mostrato come un candidato di valore, Pippo Callipo, vide svanire la possibile affermazione quando fu affiancato dal Pd e, nella visione semplificatrice dell’elettore, si trasformò nella presentabile foglia di fico di un impresentabile alleato. Il M5S fece la corsa da solo e raccolse briciole della valanga di consensi che poco più di un anno prima lo avevano innalzato a primo partito d’Italia (patrimonio bruciato nello scellerato accordo con la Lega, cui è seguito quello con il Pd: se Parigi vale una messa, la messa è finita). Ora, pur di vincere, non importa come e con chi, il M5S riproduce in sede regionale l’accordo nazionale. Ma se a Roma il Pd è la centrale dell’antimeridionalismo padano, in Calabria è pure peggio.

    Per questo, il M5S ha a sua volta bisogno di una foglia di fico per nascondere l’imbarazzo e si aggrappa al “pacchetto” di condizioni poste al Pd: via i consiglieri regionali che si sono votati le prebende, via gli inquisiti… eccetera, alzando cortine fumogene. Teatrino già visto con il famoso “contratto” con la Lega: niente inquisiti e condannati, ricordate? Certo, certo… E ci trovammo vice ministro l’inquisito Edoardo Rixi, poi condannato; e addirittura Armando Siri, condannato definitivo per reati incompatibili con un posto da bidello (bancarotta fraudolenta, trasferimento della cassa aziendale nel paradiso fiscale Delaware, e altre cosine) al governo, ma retrocesso a sottosegretario ai Trasporti (grande vittoria dei cinquestelle contro la Lega che lo voleva ministro. Azz!); incarico da cui Siri dovette poi dimettersi per i rapporti con un imprenditore in affari con il prestanome del boss Matteo Messina Denaro.

    E ora si vuole applicare la stessa presa in giro con il Pd in Calabria? Non potendo giustificare altrimenti i suoi balletti ai tavoli con il Pd e, a grande (sua) richiesta, con il centrodestra, l’ex-anti-Put si allinea ai cinquestelle. Ovvero, cercare l’inciucio, ma chiamarlo con un altro nome, in carta lucida e fiocchetto a colore. Ma sempre quello è: un altro “contratto” a perdere.

    Le forze sane del M5S e del Pd (e non parliamo di quattro gatti) sperano ancora di condizionare dall’interno i patti indegni fra affaristi collusi, politica e ‘ndrangheta, attraverso le logge della massomafia? Le delusioni di tanti cittadini perbene che per decenni, in Calabria, hanno cercato di risanare i partiti di centrosinistra e centrodestra, dovrebbero bastare per capire che quel marcio si abbatte solo da fuori. Se no, ci si prende in giro da soli (o si finge di crederlo): puoi chiedere alla banda di cambiare i suonatori, e magari ti accontentano pure. Ma la musica resta la stessa, perché perdere il controllo del consenso, risanando la Sanità, è un suicidio che un gruppo di potere non farà mai. Francesco Fortugno, vice presidente del Consiglio regionale, fu ucciso per meno di questo.

    Lo sa bene la gran parte di cinquestelle che non ha perduto, nelle stanze e nei corridoi del potere, lo spirito originario che li portò al successo. Come reagiranno gli attivisti all’imposizione nazionale dell’imbarazzante alleanza in loco? Tanti dicono che non la voteranno, ma non è escluso il voto contro o che si giunga alla diaspora, con liste civiche alternative alla scelta di vertice (c’è grande fermento interno: l’anima del Movimento non è ancora spenta, anzi).

    Peggiore di tutte, però, è la condizione di quei gruppi di sinistra che, disgustati dal Pd, avevano creato formazioni antagoniste, per far politica senza quegli inaccettabili condizionamenti. Alcuni sono entrati in gioco all’ultimo momento, nella convinzione di rafforzare il campo contrario al Put, e ora si trovano allo stesso tavolo. Ma… non “per trattare”. Davvero!? Chi non vuol trattare non si siede a quel tavolo. Il resto so’ chiacchiere. E persino il tavolo potrebbe divenire quello del centrodestra. Scelte legittime, ma non per gruppi che erano fuori dal Pd, per cose che lo rendevano troppo simile al centrodestra. Insomma: le storie, anche personali, contano e rischiano di essere messe in situazioni impreviste e imbarazzanti. Tutti possono fare un passo falso, avere un dubbio, ricredersi (ove non sia un’abitudine, sempre coincidente con il proprio, personale vantaggio). Ma onestà è dirsi cosa si sta veramente scegliendo e non fingere di non saperlo.

    La politica è complicata. Le cose vere, però, sono semplici e pure chiare: vincere, per noi, non è cambiare il presidente della Calabria, d’accordo con quelli che si sono mangiati la Calabria e i diritti dei calabresi; vincere è cambiare il Paese a partire dalla Calabria, il posto più disgraziato e povero d’Italia (a dispetto della sua bellezza, delle sue possibilità, della sua gente), ma anche il centro di poteri nazionali e planetari, non solo criminali, ma economici e politici. Conosciamo bene qual è la posta, quali i rischi e quale l’entità dell’impresa. Sappiamo di non essere in nulla superiori o inferiori alle donne e agli uomini a cui ci rivolgiamo. Ma sappiamo pure qual è la chiave dei grandi mutamenti sociali e persino storici, come dimostra la psicosociologia: “Persone ordinarie fanno cose straordinarie”.

    Basta volerlo. Crederci. E noi lo vogliamo e ci crediamo. In Calabria comincia un cammino che non si limita a tener fuori qualche impresentabile e non si conclude nell’ufficio di Sua Eccellenza il Presidente.

    Pino Aprile

    Giornalista e Scrittore


    “Fa’ quel che devi, accada quel che può”, è la mia regola. Se ti fai condizionare dai rapporti di forza (ma “loro” hanno tutto: giornali, tv, soldi, potere…) o dalle conseguenze possibili (non otterrai nulla, in compenso ti schiacceranno) non troverai mai il momento giusto per agire. Mentre l’unica cosa che conti è la ragione di agire: se c’è, fallo. E basta. Come? Don Luigi Sturzo disse: chi sa scrivere scriva, chi sa cantare canti, chi ne è capace, faccia politica. Sono nato nel 1950, sono cresciuto in una casa popolare, ho avuto ottimi genitori. Quello che ho scritto mi ha caricato di responsabilità verso gli altri e il futuro (ho un nipote…) e ora devo risponderne. Sono qui per questo.

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