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    BANCA CARIGE. CON “IL GOVERNO DEL CAMBIANIENTE” GLI UTILI RESTANO DEL NORD, IL DEFICIT È “NAZIONALE”. CI FOSSE UN “GOVERNO DEL CAMBIAMENTO”…/ di Pino Aprile

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    Banca Carige: ci risiamo, lo Stato ne garantirà i titoli senza più valore; il governo la salva, esattamente come i governi Gentiloni o Renzi-Boschi in soccorso delle banche dei propri cari (aggiungere dopo Ilva, Tap, Trivelle… alla lista “del cambiamento” o del “cambianiente”). Matteo Salvini ne è «orgoglioso»; e ci credo, visto che è riuscito a ripianare un altro disastro dei grandi manager del Nord, con i soldi di tutti: i padani fottono, i terroni pagano. Già, perché raccolta del risparmio, utili, saccheggi e furti sono territoriali, a vantaggio del Nord; i salvataggi sono nazionali, a carico di tutti. Il meccanismo perfetto costruito per spolpare il resto del Paese funziona immutato al mutare di governi, maggioranze, forme istituzionali (monarchia, dittatura, repubblica I, II, III e IV). Sempre lì stiamo: il vantaggio è di pochi, il danno del Paese. Come mai non invocano l’Autonomia quando c’è da rimediare ai casini che combinano? Beh, per ora mettiamola così: se tutti devono pagare (ormai è fatta, a tempo di record e quasi nottetempo come i ladri; mica si tratta di 49 morti di fame in mare o di quelli che “sul divano” aspettano il reddito di cittadinanza o di chi deve fare una tac perché ha il cancro e finisce il lista fra 6 mesi).

    La banca genovese è stata dissestata dai suoi amministratori e non vale più niente. In un sistema sano, si andrebbe a casa di quanti ne hanno svuotato le casse e si cercherebbe di recuperare il recuperabile (casa inclusa). Come direbbe l’uomo dei 49 milioni rubati da restituire in 80 anni e che ritira la costituzione di parte civile contro Bossi, il presunto autore (e perché?) e anzi lo fa eleggere presidente del partito (come mai?), poi gli procura la possibile latitanza in Senato (non è strano?) e infine, costretto dalla legge a denunciare qualcuno, lo fa all’ultimo minuto, ma se la piglia con il cassiere esecutore, Belsito, non il suo capo, Bossi (chissà cosa penserebbe uno un po’ malizioso…); ecco, come direbbe questo campione di legalità: chi sbaglia paga (a Riace, non a Genova, a Milano, in Veneto, non nella Lega). Negli Stati Uniti, quando accadono queste cose (ricordate i bancarottieri della Enron o delle agenzie d’affari responsabili del crollo di Wall street?) i potentissimi manager e banchieri li vedi il giorno dopo in galera o sugli sfiatatoi della metropolitana. In Italia non succede, essendo la polizia impegnata a sequestrare i cartelli “Ama il prossimo tuo” e a identificare chi canta “Bella ciao” o a placcare vecchiette che gridano a SS (sua salvinità) Capitan Kapitone cosa pensano delle sue sparate a felpa o giubbotto variabile (pagati con i soldi nostri).

    Vi meravigliate che questo sistema così economicamente e moralmente squilibrato sia tanto sollecito nel soccorrere le banche, se malcondotte, fallite, ladre, truffatrici e solo del Nord? Non per rifare tutta la storia, ma quando sono arrivati al Sud con le armi, la prima cosa che hanno fatto è stata svuotare le banche (i due terzi dei soldi di tutta Italia erano nel Regno delle Due Sicilie), moltiplicare per cinque le tasse alla popolazione colonizzata e annessa con plebisciti truccati (si chiama “unire un Paese”), chiudere o sfasciare le fabbriche (le più grandi d’Italia erano a Sud), fottersi le commesse, portarsi al Nord i macchinari e avviare l’industrializzaione padana.

    Poi, con l’accusa (rivelatasi falsa) di impossibile recupero di crediti inesigibili, si sono rubate le banche meridionali, non solo più antiche, ma tecnologicamente più avanzate (quando il Banco di Nspoli fu regalato alla Banca nazionale del Lavoro, sfondata da speculazioni sbagliate negli Stati Uniti, e poi venduto a Sanpaolo-Intesa, gli operatori ex Banco Napoli dovettero rimettere indietro le lancette della tecnologia).

    Ma ancora non bastava, perché era stato varato il sistema predatorio perfetto dall’uomo di tutte le stagioni, Giuliano Amato, per affidare la proprietà delle banche, ormai solo del Nord, a Fondazioni territoriali “tenute” a spendere in loco (il loco delle Fondazioni…) il risparmio raccolto al Sud. Così, con i soldi dei napoletani, per dire, le Fondazioni delle banche di Milano finanziano la Scala e non il San Carlo. Beh, se dobbiamo pagare i loro danni, vogliamo godere dei nostri benefici: che le banche reinvestano nei luoghi di raccolta e non di rapina; che le Fondazioni finanzino, in proporzione diretta, crescita culturale e civile nei luoghi di raccolta e non di “arrivo” dei soldi; che le banche del Sud non siano più sotto tutela del sistema nord-centrico (vedi l’immonda legge varata dal governo Renzi per le Bcc, con cui si misero in sicurezza, per puro caso, si capisce, le banchette di famiglia…). Non è più ammissibile che con i nostri soldi sia costruito il divario Nord-Sud che, con la Autonomia regionale “rinforzata” (tutte parole a coda di cane per nascondere la sostanza), diventerebbe “costituzionale”, potendosi le Regioni più ricche (arricchite dal saccheggio del Sud in corso da un secolo e mezzo) tenersi i 9/10 dei “loro” (e nostri) soldi.

    Nonostante questo, lorsignori Bassotti riescono a mandare gambe all’aria il sistema bancario che sarebbe nazionale ed è diventato nordico. Come fanno? Rubando o malammistrando o entrambe le cose: i soldi non evaporano, continuano a esistere, solo che lo fanno nelle tasche di qualcun altro. A questa maniera, hanno provocato uno sbilancio di 200 miliardi. Sorse con l’Unità d’Italia (che, a dire del suo re per volontà della Gran Bretagna e potere delle armi, Vittorio Emanuele II, andava governata “con la corruzione o la baionetta”), la più grande azienda settentrionale, che consiste nel rastrellare fondi pubblici da dissolvere in faraoniche e spesso inutili opere, in una sola parte del Paese, che hanno l’inspiegabile (per chi non se lo vuole spiegare) record mondiale dei costi, e nel raccogliere e far sparire i risparmi di chi affida al “sistema” i suoi soldi; questa “azienda” va perfettamente d’accordo con la più grande azienda del Sud, la mafia, ormai trasferitasi nelle regioni-lavanderia del Nord, di cui sostiene l’economia con soldi da riciclare.

    È chiaro che non tutto è marcio, non tutto è ladro, non tutto fa schifo, ma per eccesso di rapina, il sistema sta franando. Pensate al baratro aperto dalle banche venete (Popolare di Vicenza e Veneto Banca), con decine e decine di miliardi che non si sa che fine abbiano fatto e 200mila truffati; o Banca Etruria, con 35 mila risparmiatori in miseria, qualcuno suicida, mentre Maria Elena Boschi rimprovera i cattivoni di far soffrire papino suo, dirigente dell’Etruria che chiedeva consigli a un piduista condannato per bancarotta fraudolenta e con frequentazioni mafiose); e il Monte de’ Paschi di Siena foraggiato con mezzo miliardo sottratto, da mano lesta Renzi (che oggi ha il coraggio di criticare “il salvataggio delle banche!!!”), alla società napoletana che ha recuperato i “crediti inesigibili” del Banco di Napoli. E doversi sorbire lezioni dalla Lega dei 49 (milioni spariti), la cui banca bruciò il capitale in pochi mesi, e ha come consulente econonico al governo un condannato per bancarotta fraudolenta.

    Riassumo: le banche del Nord rastrellano il risparmio del Sud e lo reinverstono al Nord, finanziando le poche famiglie e società che monopolizzano e troppo spesso sprecano le risorse nazionali. I “surplus” sono spesi “sul territorio” nordico dalle Fondazioni.

    Ma quando furti, prestiti inesigibili (davvero inesigibili…), pessima amministrazione svuotano le banche, il danno diventa “nazionale” e lo Stato impone ai truffati di salvare il truffatore, sanare i danni fatti da pessimi gestori. Dopo le banche venete, toscane e via dicendo, ecco la Carige, annunciata da tempo nel club. Beh, ci siamo rotti. Che “il governo del cambianiente” (Ilva, Tap, Trivelle, banche…) almeno una cosa la cambi: banche e Fondazioni proprietarie spendano in proporzione alla raccolta, nei luoghi di raccolta. Non è più possibile che il Sud sia escluso dal dolce e costretto a condividere l’amaro.

    Che comincino a capire che ‘a criatura s’è scetata, “la pacchia è finita”… Ops! La banca viene svuotata? I libri in tribunale; e i responsabili pure.

    Pino Aprile

    Giornalista e Scrittore


    “Fa’ quel che devi, accada quel che può”, è la mia regola. Se ti fai condizionare dai rapporti di forza (ma “loro” hanno tutto: giornali, tv, soldi, potere…) o dalle conseguenze possibili (non otterrai nulla, in compenso ti schiacceranno) non troverai mai il momento giusto per agire. Mentre l’unica cosa che conti è la ragione di agire: se c’è, fallo. E basta. Come? Don Luigi Sturzo disse: chi sa scrivere scriva, chi sa cantare canti, chi ne è capace, faccia politica. Sono nato nel 1950, sono cresciuto in una casa popolare, ho avuto ottimi genitori. Quello che ho scritto mi ha caricato di responsabilità verso gli altri e il futuro (ho un nipote…) e ora devo risponderne. Sono qui per questo.

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